20 giugno, 2007

IL FALSO NEL BILANCIO ONESTO (segue)

La Covisoc: Irregolare l'iscrizione al campionato 2005-2006

[LaStampa.it] C’è una brutta sorpresa per l’Inter nell’avviso di chiusura delle indagini sui falsi in bilancio, depositato ieri dal pubblico ministero Carlo Nocerino. Sta in una realzione della Covisoc, la commissione di vigilanza per le società calcistiche, allegata al documento. Vi si legge infatti: «L’equilibrio finanziario sarebbe saltato se la società avesse evidenziato le perdite connesse alle plusvalenze fittizie, e l’Inter non avrebbe superato i parametri richiesti per l’iscrizione al campionato 2005-2006». Detta in parole semplici, secondo la Covisoc l’Inter non avrebbe avuto i requisiti per partecipare al torneo che, come si sa, non è stato proprio un campionato qualsiasi: alla squadra nerazzurra venne assegnato «a tavolino» lo scudetto vinto e poi revocato alla Juventus, dopo uno scandalo che aveva travolto il calcio italiano.

Pronta la replica dell’Inter: «Mai appostato plusvalenze fittizie», scrive la società in un comunicato. Aggiungendo di aver «già presentato necessaria e completa documentazione tecnica a dimostrazione che è sempre stato garantito pieno rispetto dei dovuti equilibri finanziari», in particolare tramite «sistematici» aumenti di capitale. Anche per il Milan, società coinvolta assieme all’Inter nell’inchiesta, c’è la stessa «sorpresa», cioè l’estensione dell’indagine ai bilanci «propedeutici» all’ammissione al campionato 2005-2006 (e non soltanto a quello 2004-2005 come sembrava all’inizio delle indagini) ma le conseguenze, sul piano sportivo, appaiono meno gravi. Per il resto è pressochè identica l’accusa formulata dal pm: l’aver compiuto un falso in bilancio attraverso la «falsa esposizione derivata dalle operazioni di compravendita dei diritti alle prestazioni pluriennali di calciatori e delle compartecipazioni»; erano prezzi di cessione e/o acquisto fittizi «in quanto artatamente incrociati a tavolino». Questi «fatti non rispondenti al vero» avrebbero «determinato il superamento delle soglie del cinque per cento del risultato economico e dell’un per cento del patrimonio netto, nonché l’alterazione sensibile della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società». Il documento di Nocerino parla esplicitamente di «operazioni incrociate» tra Inter e Milan. E per i nerazzurri aggiunge anche «la compravendita con la Lazio dei diritti relativi ai calciatori Corradi e Crespo (ipervalutati per un importo almeno pari a 6 milioni e 669mila euro)».

Si chiude così, a Milano, un’inchiesta cominciata alla fine dell’anno scorso; partita dalla procura di Roma e con diramazioni anche a Genova e Torino. Gli indagati, oltre alle due società in quanto tali, sono il vice presidente e ad del Milan, Adriano Galliani, e, per l’Inter, Massimo Moratti, Mauro Gambaro e Rinaldo Ghelfi. Per tutti loro, vista la «durezza» della nota del pm, la richiesta del rinvio a giudizio sembra scontata. In particolare il patron e gli amministratori dell’Inter sono accusati di aver praticato «alterazioni di bilancio» tali di comportare «l’esposizione di un maggior patrimonio netto pari a 32milioni e 459mila euro» e ciò «ha indotto l’organo di vigilanza Covisoc a chiedere un ripianamento patrimoniale inferiore a quello dovuto». Cifre, quelle citate dal pm, frutto di una perizia effettuata dal consulente della procura: Luigi Magistro, colonnello della Finanza e già capo audit all’Agenzia delle entrate. Da esperto ha spulciato i bilanci delle squadre e con i risultati delle sue indagine si è rivolto alla Covisoc, chiedendo se le cifre esposte sarebbero stati «compatibili» con l’iscrizione al campionato: per l’Inter no, è stata la risposta.

C'È SOLO UN CAPITANO (segue)

Gattuso: Derubati di due scudetti

«Cannavaro ed Emersono si sentono derubati dei due scudetti della Juventus? Anch'io». Un tackle duro quello di Gennaro Gattuso ai due ex juventini (freschi campioni di Spagna con il Real Madrid). Se la Vecchia Signora, in seguito allo scandalo di Calciopoli, è stata spogliata di due titoli (uno è andato all'Inter), i rimpianti del Diavolo non sono da meno: «Sul campo la Juventus aveva dimostrato di essere forte. Come noi, secondi tutte e due le volte», prosegue "Ringhio" ai microfoni di Sky Sport. Intanto il Milan è in vacanza all'insegna del relax. E Gattuso evidenzia come il rilassamento sia influenzato anche dalla vittoria in Champions League: «Abbiamo raggiunto un traguardo che parecchi di noi non si aspettavano per tutto quello che abbiamo passato. Adesso andiamo ad affrontare una Supercoppa Europea e un Mondiale per Club: tantissimi obiettivi, e a questo gruppo manca proprio la vittoria intecontinentale per consacrarsi».

da Dieci di oggi.

STORIA DI UN CRANIO LUCENTE

Caro Signor Galliani...

[banditosnews.blogspot.com] Il Signor Adriano Galliani. Brianzolo purosangue, nato a Monza, 30.7.1944, geometra figlio di un segretario comunale; Adriano Galliani: babypensionato sociale (dal '76 all'età di anni 32) grazie agli 8 anni da geometra nell'ufficio edilizia pubblica. Una mini pensione da 223,83 euro al mese. Dopo avere provato a sfondare nel settore citofoni senza particolari risposte, e dopo avere gestito uno stabilimento balneare a Vieste sul Gargano, località raggiunta ogni fine settimana in Fiat 500, stando a malapena a galla, Galliani acquista la società Elettronica Industriale ipotecandosi l'appartamento. Produce "apparati di ricezione". In buona sostanza, antenne. Ma ha capito che le televisioni nazionali cambieranno il mondo: la scintilla si accende guardando la Svizzera e Capodistria, che in quegli anni già trasmettono a colori mentre la Rai, secondo lui, "è un mortorio". Veramente, la pulce nell'orecchio gliela infila suo padre, già segretario comunale a Lissone, che qualche anno prima aveva conosciuto uno svizzero, tale ingegner Barbuti, capace di spalancargli tutto un universo fatto di antenne, tralicci, ripetitori, concessioni, segnali, programmi in rete. Il futuro, probabilmente. Papà Galliani si mette in movimento e acquista montagne in proprio. Appalta cocuzzoli, attività che Adriano amplierà su scala industriale, vendendo i suoi apparati di ricezione e spostando la tivù svizzera fuori frequenza: chi voleva tornare a vederla, doveva acquistare i magici aggeggi dell'Elettronica Industriale.

Il tutto avveniva in assenza di leggi specifiche, anche se delle irregolarità c’erano e riguardavano i gabbiotti che ospitavano i trasmettitori che, se rintracciati, venivano chiusi dai carabinieri. «Non vorrei raccontare – Galliani racconta in una vecchia intervista al settimanale Epoca - una storia troppo piratesca e sembrare uno di quei baronetti inglesi che prima avevano fatto i corsari. Comunque con quel sistema cominciammo a vendere decine di migliaia di convertitori alla settimana. Dalla fabbrica di Lissone consegnavamo queste apparecchiature ai rivenditori di materiali elettrici che, oltre alle apparecchiature, distribuivano il segnale all’interno delle varie regioni. Una specie di catena di Sant’Antonio. Loro prendevano il segnale al Nord della regione, lo trasportavano sino al Sud e ce lo riconsegnavano. Noi lo passavamo a un altro concessionario e così via. Con questo sistema arrivammo sino a Messina con Telecapodistria e con la tv svizzera. E finalmente nel 1975, la legge di riforma della Rai: la cosa divenne legale». Così quando nel 1976 una sentenza della Corte Costituzionale riconosceva legittimità alle tv locali, Galliani era già in possesso di frequenze e ripetitori. Tra i suoi clienti comparirono i possessori di Tv locali, tra cui Mondadori, che si rivolgevano a lui per aumentare la copertura dei segnali di regione in regione attraverso un sistema di ponti. La svolta avviene alla fine del 1979, si racconta di una telefonata perentoria che lo invitava il 31 ottobre a cena ad Arcore. Berlusconi lo vuole con sé. Galliani era il braccio tecnico a cui affidare la diffusione nazionale di Canale 5. «Se accetta, io sono disposto ad acquistare il 50 per cento dell’Elettronica Industriale. Il prezzo lo faccia lei».

Geometra Galliani, il solo nel globo a dividere, al 50%, una società con Silvio Berlusconi. «Dopo quel colloquio e quell’accordo con Berlusconi - raccontò ancora Adriano Galliani - partii ventre a terra per costruire la rete di trasmissione e cominciai a preparare tante emittenti regionali, poiché solo quello si poteva fare... Chiamai a raccolta tutti miei commandos e a tutti dicemmo di abbandonare le trasmissioni della Svizzera italiana per spostarsi su quelle di Canale 5. Un anno dopo, nel novembre 1980, la rete era completata... A quel punto Berlusconi ebbe un’idea geniale, determinante per il successo: capì che non c’era spazio per una tv che trasmettesse in ambito locale, vivendo quindi di pubblicità locale. C’era bisogno di grandi inserzionisti, che a loro volta avevano bisogno di reti nazionali e soprattutto di inserire i loro messaggi nello stesso prodotto televisivo». La soluzione escogitata fu quella del "pizzone" che veniva spedito a tutte le emittenti con il medesimo programma preregistrato e gli stessi spot pubblicitari per trasmettere in simultanea ed aggirare il divieto alle trasmissioni in diretta. Con l’acquisizione di Italia1 e Retequattro (1.1.1985) la Fininvest era pronta a conquistare i mercati della tv e della pubblicità. C’era però da superare qualche problemino legale. Nel 1985 numerosi pretori italiani disposero l'oscuramento dei canali Fininvest, per chiamiamola l’extralegalità degli impianti. Ma non c’è cosa che non si possa risolvere: occorre una sanatoria e Craxi è al governo anche per questo...

Le vicende giudiziarie vedranno Galliani accompagnare Berlusconi: falso in bilancio (processo All Iberian 2, nel 2002 il governo Berlusconi ha cambiato la legge sul falso in bilancio, trasformando i suoi reati in semplici illeciti sanabili con una contravvenzione e soprattutto riducendo i tempi di prescrizione del reato - da 7 anni, aumentabili fino a 15, sono diventati 4. Processo andato quindi in prescrizione). Lo stesso Galliani è stato salvato dalla prescrizione per i dieci miliardi in nero versati dal Milan per comprare l'attaccante Luigi Lentini dal Torino. Adriano Galliani è stato rinviato a giudizio dal gip Fabio Paparella per frode fiscale a conclusione dell'indagine preliminare sui contratti di sfruttamento dell'immagine relativi ad alcuni calciatori e atleti di società sportive controllate dal gruppo Fininvest. Nel 1986 Berlusconi acquista il Milan. Galliani fa già parte del ristretto entourage di Silvio. C’è preoccupazione tra gli uomini del presidente per l’avventura calcistica, tra i tanti "precedenti" che portano con loro non ne figura nessuno in campo calcistico. Adriano sì, vanta un’esperienza dirigenziale nel Monza - anche un passato da tifoso juventino, ma su quello è meglio sorvolare conoscendo la tifoseria rossonera, solo dopo molti trionfi ne parlerà seppure in modo sfumato: «Una certa juventinità in Brianza c’è, bisogna ammetterlo... io non ero tifoso del Milan perché ero tifoso del Monza dov’ero dirigente, ma ho sempre ho avuto forte simpatia per il Milan».

Galliani è nel Milan ma acquista la luce dei riflettori solo quando questi si spengono. Marsiglia, 20 marzo ’91, partita di ritorno della Coppa dei Campioni dopo il pareggio (1-1) a San Siro, il Milan perde uno a zero contro l’Olimpique. Mancano ormai pochi minuti alla fine dell’incontro e per i rossoneri si profila l’eliminazione, quando un guasto nell’impianto di illuminazione mette al buio una zona di campo. Galliani scende in campo, gesticola ed alla fine ordina il ritiro della squadra dal campo: avremo partita vinta, annuncia. Per il Milan l’Uefa ha altre idee: viene squalificato per un anno da tutte le competizioni europee. La reazione è semplice: organizzarsi una propria manifestazione, nasce proprio nell’estate del 1991 il "Trofeo Luigi Berlusconi". Qualche anno di rodaggio, le trasmissioni in diretta televisiva su Canale5, e dal 1995 l’antagonista del Milan non cambia più: è la ritualizzazione dell’appuntamento in sfida estiva Milan – Juventus. Nel 1993-94 nasce Tele+ e Galliani è presente nel suo Consiglio d’amministrazione, così come in quello della Mediaset. "Amico del presidente del Milan" - sta scritto nel Dizionario del Calcio Italiano a cura di Mario Sappino - ne diventa l’ombra, ne condivide le iniziative, ne difende le scelte a ogni livello. E quando Berlusconi entra in politica, i suoi poteri aumentano. Queste le parole di Silvio: «Ho fatto la scelta di restare nominalmente presidente del Milan... Non sono più andato a vedere le partite... I tifosi del Milan devono sapere che la responsabilità delle scelte è dell’attuale dirigenza e dell’attuale allenatore. A Galliani ho dato e confermo la mia totale fiducia. Lui ha scelto l’allenatore e ne ha condiviso le scelte. E non può essergli addebitato di aver risparmiato sugli investimenti». E Galliani per ringraziare di questa permanente investitura, puntualmente rispondeva a chi lo chiamava Presidente del Milan: «E’ una carica che non mi spetta perché il presidente può essere solo Silvio Berlusconi». E quando nel marzo 2002 l’annoso e irrisolto "conflitto di interessi" avrebbe portato verso una legge relativa all’incompatibilità tra impegni di governo e cariche onorifiche Galliani, dopo la maglia di Baresi ha ritirato anche la carica di presidente. La forza del geometra è stata la sua capacità di dare operatività a pensieri, desideri, intuizioni del Cavaliere. Da ripetitore televisivo a suo depositario nel mondo del calcio quando Berlusconi entra in politica.

Amministratore delegato e vicepresidente del Milan assume incarichi per la Lega Nazionale Calcio, fra cui trattare la cessione dei diritti televisivi alle emergenti pay-tv, fino a diventarne vicepresidente. Il bello ed il brutto della storia recente rossonera passano da Galliani. Ed è una storia ricca di successi Dal 1986: 7 scudetti, 1 coppa Italia, 5 supercoppe, 5 coppe campioni, 4 supercoppe d’Eropa, 2 coppe Intercontinentali. Ha scavalcato l’Inter e si è avvicinato alla Juve. Passano nel dimenticatoio le brutte figure, gli acquisti sbagliati, i giocatori mandati via troppo in fretta (Davids, Vieira), gli allenatori sbagliati (Tabarez, Terim), quelli rimasti solo perché hanno vinto uno scudetto come Zaccheroni, i numerosi buchi nell’acqua da Rivaldo, Redondo a Oliveira alla "colonna" Chamot, il processo per l’acquisto di Lentini... Nel 2001 Franco Carraro, presidente di Lega, viene individuato come l’uomo giusto per la presidenza della Federalcalcio. I mondiali di Corea e Giappone bussano alle porte, e non c’è tempo da perdere. In Lega si scatena la battaglia infinita tra Franco Sensi, allora avversario di Juve e Milan, ed il giovane Tanzi, che non viene risolta né a colpi di maggioranza, né dai "saggi" nominati tra cui l’imperturbabile geometra brianzolo – che nel frattempo è riuscito agevolmente a far diventare cittadino comunitario Andry Shevchenko, molto prima dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea. E proprio Galliani, con la regia di Giraudo, diventa l’uomo che risolve la crisi di Via Rosellini.

Il geometra viene nominato il 9 luglio 2002 presidente della Lega e contestualmente deve lasciare le proprie poltrone nei consigli d’amministrazione di Mediaset e Telepiù - bastano questi atti formali per mettere fine ad un conflitto d’interessi?. L’esordio è clamoroso, sembra non sia stato al vertice della squadra che più ha fatto impazzire i conti del calcio italiano (panchina lunghissima, doppia squadra, ingaggi stratosferici, obbiettivo del campionato europeo per club) e strabilia gli occhi di fronte ai bilanci – i conti sono nel pallone! Invocare lo stato di crisi, dopo averlo provocato, serve ad ottenere sgravi fiscali e misure indirette di sostegno. Serve anche a forzare la mano per interventi a sostegno del criptato, a favorire il processo di concentrazione in atto tra Stream e Tele+, con l’obbiettivo di regalare tutto al magnate Murdoch. Cosa che puntualmente avviene con l’apertura anche in Italia della piattaforma Sky. I risultati puntualmente arrivano. Dopo le minacce di serrata e la farsa di "Giococalcio" piattaforma alternativa perorata da Matarrese, il campionato riparte. Aver cancellato la Fiorentina non fa respirare le finanze del calcio nazionale, i bilanci sono drammatici, le insolvenze non si contano e, soprattutto, il giochino delle plusvalenze, che proprio il Milan di Galliani ha sviluppato in modo industriale con gli eterni rivali dell’Inter, non basta più a cambiare in positivo il segno dei bilanci. Puntualmente il governo Berlusconi all’inizio del 2003 è intervenuto con il cosiddetto decreto "spalmadebiti" che permette a poche società di distribuire in dieci anni (poi portati a 5 dall’Unione Europea) ammortamenti per 1090 miliardi di lire, posponendo la crisi finanziaria.

L’asse con Giraudo e la Juve ha una sua celebrazione a livello mondiale nel 2003. Dopo la finale di Champions a Manchester, 0-0 e poi calci di rigore, l’incontro viene replicato, questa volta per l’assegnazione della Supercoppa italiana, a New York il 3 agosto 2003. Questa "globalizzazione" del Trofeo Berlusconi ha anche un obbiettivo a breve termine. Il 31 luglio 2003 è la data di inizio delle trasmissioni di Sky, ed il primo evento di grande rilevanza ad essere trasmesso è proprio la partita di New York. Poco importa che la stessa estate del 2003 sia stata la più rovente per il calcio italiano. Il caso Catania, le sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali (TAR) che modificano in continuazione le classifiche; il decreto governativo che cambia il format della serie A e della serie B, la conseguente serrata delle squadre di B... scandali di ogni tipo, plusvalenze, fallimenti. Credibilità del calcio a pezzi, ma nessun pezzo grosso non solo non paga ne pagherà, ma rimarrà saldamente al proprio posto. L’esistenza di un centro di potere sull’asse Milano-Torino, è la caratteristica del calcio italiano all’indomani dello scudetto vinto dalla Sampdoria di Mantovani (1990-91). Degli ultimi 14 scudetti 6 sono andati al Milan e 6 alla Juventus. Al gatto ed alla volpe ne sono scappati soltanto 2 - non a caso a cavallo del Giubileo – andati a Roma e Lazio, ma costati carissimi sia a Cagnotti – fallimento - che a Sensi – patrimonio proprio ceduto a Capitalia).

La ciliegina sulla torta è l’accordo siglato da Galliani con Mediaset per la cessione dei diritti del digitale terrestre relativi a Milan, Juventus ed Inter nella tarda serata del 28 giugno 2004. Mediaset ha comunicato di aver raggiunto un accordo con Juventus, Milan e Inter per la trasmissione in Italia, con accesso a pagamento, delle partite interne del campionato di Serie A via digitale terrestre, cavo e Adsl. L`accordo ha una durata di tre stagioni, a partire dal 2004/2005, e ha un valore complessivo di 86 milioni di euro. Si scatena la protesta dei presidenti: il geometra brianzolo ha trattato direttamente con Mediaset (ovvero con se stesso) insieme a Juventus e Inter, senza informare e coinvolgere le altre 39 società che facevano parte della Lega che presiede, venendo meno a mandato, doveri e responsabilità del ruolo che riveste. Il conflitto si renderà palese quando, nella querelle tra Rai e Mediaset dopo che quest'ultima ha acquistato i diritti tv della stagione in corso, Galliani "schiererà" la Lega calcio dalla parte del biscione nelle previste battaglie legali. Ma al duopolio non può sfuggire, come si è visto lo scorso anno con la battaglia di Della Valle in Lega, il possesso dei centri decisionali che permettono, tra l’altro, la gestione delle regole e della giustizia sportiva. Per questo il 23 marzo 2005 Galliani è stato rieletto presidente della Lega. Non bisogna mai scordarsi che il mondo del calcio è, giuridicamente, un "ente privato" in cui i "soci" si danno le regole che vogliono.

Massimo Cervelli

19 giugno, 2007

SENATORI (segue)

[Gazzetta.it] Milano, 18 giugno - "Il primo obiettivo del Milan per la prossima stagione è e resta Samuel Eto'o, se ci saranno le risorse economiche da parte nostra e la disponibilità del Barcellona lo prenderemo". Così l'amministratore delegato del Milan Adriano Galliani ha ribadito una volta di più che l'obiettivo della squadra rossonera per il prossimo mercato è Eto'o e non Ronaldinho: " Ronaldinho non l'ho nominato perchè è stato dichiarato incedibilissimo dai dirigenti del Barcellona. Mal che vada - ha aggiunto Galliani prima di partecipare alla riunione del comitato di presidenza della Figc - ripartiremo con la squadra campione d'Europa più un certo Ronaldo. Shevchenko? Ne ha già parlato il presidente Berlusconi - ha concluso Galliani -, da trent'anni siamo d'accordo su tutto". "È la pista giusta? Questo non lo so. Ci sono tante piste. L'importante è che le condizioni finanziarie siano compatibili con le nostre disponibilità e che anche l'ingaggio sia compatibile con quelle che sono le retribuzioni di altri calciatori rossoneri. Non vogliamo che si comprometta l'equilibrio sindacale che c'è all'interno del Milan. Noi siamo disponibili a fare un importante investimento, ma solo a queste condizioni. Se poi in Spagna un calciatore al netto prende il 50% in più di uno italiano a parità di lordo, allora che resti o vada pure in Spagna.... Kakà? È una persona straordinaria e un calciatore magnifico. Giocherà nel Milan. Abbiamo un ottimo rapporto con lui e la sua famiglia. Difensori? No, restiamo con i nostri".

Ma nella notte il colpo di scena... anzi, il colpaccio! Ordine di scuderia:

[IlGiornale.it] Milano, 19 giugno - Clamoroso al calcio-mercato. Il Milan ha soffiato Suazo all’Inter. L’inatteso epilogo è di ieri sera, al culmine di un vertice segreto, avvenuto in via Turati, tra Adriano Galliani e Massimo Cellino, vicepresidente esecutivo del Milan e presidente del Cagliari. I due, dopo un negoziato velocissimo, hanno raggiunto l’intesa e sottoscritto il contratto di trasferimento. Suazo è stato così ceduto al Milan per una cifra che si aggira intorno ai 15 milioni. (...) L’Inter aveva dato all’operazione un valore globale di 14 milioni di euro: parte in contante, parte attraverso il prestito di Acquafresca (Treviso) e Andreolli appunto. Ieri il colpo di scena. Che è una specie di restituzione, a un anno di distanza, del contropiede col quale la società di Massimo Moratti l’anno scorso soffiò al Milan Ibrahimovic comprandolo 24 ore prima che si concludesse il turno preliminare di Champions league dei rossoneri. Nel pomeriggio di ieri, per far disperdere le tracce, Galliani aveva dichiarato a Roma di considerare Eto’o, il camerunese del Barcellona, al primo posto nella classifica del gradimento milanista. Ma sotto sotto stava lavorando al colpaccio.

Epilogo dello squallido teatrino?

[Gazzetta.it] Milano, 19 giugno - E' ufficiale: David Suazo è un giocatore del Milan. Ad annunciarlo la società rossonera attraverso un comunicato. "L'attaccante honduregno David Suazo - si legge sul sito della società - la prossima stagione vestirà la maglia del Milan. Il trasferimento dal Cagliari in rossonero si è concretizzato dopo una trattativa avvenuta nella notte". Ma non è questa l'unica novità in tema di mercato rossonero. A spiegarlo è l'amministratore delegato Adriano Galliani: l'arrivo dell'attaccante honduregno potrebbe segnare l'inizio e la fine dal calciomercato targato Milan. "È molto probabile che Eto'o non arriverà e quindi se chiuderemo la trattativa con Suazo abbiamo finito" la campagna acquisti. (...) Felice, di certo, il presidente Silvio Berlusconi: "L'ho chiamato ieri sera - ha raccontato Galliani - l'ho informato ovviamente della trattativa e ne era contento". Per il futuro Galliani si è detto molto più cauto sui possibili arrivi di Shevchenko e Eto'o: "Anche perchè portare via giocatori dalla Spagna è praticamente impossibile", mentre di certo non partirà nessuno dal Milan: "Gilardino è incedibile esattamente come Kakà e come tutti gli altri campioni del Milan". "I tifosi si accontenteranno di Suazo? I tifosi - ha concluso Galliani - si devono accontentare delle finali fatte in questi anni e del primo posto nel ranking europeo".

No comment.

18 giugno, 2007

THE SPECIAL ONE

Mourinho attacca Sheva: Per lui decide la moglie.

[Gazzetta.it] Che i rapporti fra Mourinho e Shevchenko siano sempre stati pessimi lo sanno anche i muri di Stamford Bridge, ma finora i due avevano perlomeno cercato di mantenere una formale compostezza, nascondendo la reciproca antipatia dietro frasi di circostanza. Ora, però, la tregua sembra essere finita ed è stato il tecnico dei Blues a violarla, dicendo peste e corna del suo attaccante. Pesantissime le dichiarazioni attribuite al portoghese dal tabloid "Sun" e riprese poi dal quotidiano spagnolo "AS", riguardanti la vita personale dell'ucraino e la possibilità che il giocatore torni a casa, al Milan, dopo il disastroso anno passato a Londra.

COMANDA KRISTEN - "Per sapere se Shevchenko andrà al Milan - ha ironizzato uno scatenato Mourinho, in vacanza in Ghana con la famiglia e ospite mancato venerdì scorso al matrimonio del suo capitano Terry - non dovete chiederlo a lui. In casa mia, comando io, mentre nel caso di Andriy, se sua moglie alza la voce, lui corre a nascondersi sotto il letto con la coda fra le gambe". Già lo scorso anno la bella e dolce Kristen Pazik, moglie di Sheva e madre di due figli, era finita nell’occhio del ciclone, questa volta rossonero, perché considerata responsabile del "doloroso divorzio" (come lo definì Galliani) del marito dal Milan. Si disse e si scrisse di tutto: che voleva che i figli imparassero l’inglese (lei è americana) così da avere una lingua comune in famiglia e non già un fritto misto di italiano-russo-inglese; che era stufa di Milano, dove la vita non era poi così glamour e le offerte di lavoro non così numerose (è una modella) e che il povero Sheva avrebbe fatto qualunque cosa pur di accontentarla. Logico che molti tifosi non la potessero vedere e che Kristen venisse guardata con sospetto anche Oltremanica. Ma almeno fino a questo momento nessuno l'aveva criticata così apertamente come ha, invece, fatto Mourinho, usandola come pretesto per rinnovare la sua disistima nei confronti dell'ucraino, bollato come "inutile" fin dall’inizio della sua avventura inglese dal tecnico che, infatti, non lo aveva chiesto ma che, alla fine, se lo è ritrovato in squadra per un capriccio di Abramovich. Risultato: tanta panchina, pochissimi gol per un attaccante di razza come lui e scarse possibilità di adattarsi al gioco della Premier.

NO COMMENT - In questi giorni, Shevchenko è in vacanza alle Barbados ed è là che lo hanno raggiunto gli oltraggiosi commenti di Mourinho. L'attaccante è rimasto senza parole e ha preferito trincerarsi dietro a un educato ma fermo "No comment" per nascondere la sua comprensibile irritazione e la sua sorpresa, ma la sensazione è che si sia arrivati alla resa dei conti e adesso la strada che riporta Sheva al Milan è molto più scorrevole di quanto si potesse pensare. Del resto, lo ha ribadito anche il presidente Silvio Berlusconi: "Per Shevchenko ci sarà sempre un posto". E se vorrà continuare a studiare l’inglese, mal che vada c'è sempre il British Institutes.

17 giugno, 2007

SENATORI (segue)

Tutti contro il ritorno di Sheva.

[IlGiornale.it] Shevchenko si agita, Shevchenko mobilita tutti i suoi amici milanesi, Shevchenko telefona, Shevchenko gioca in pressing sul presidente Silvio Berlusconi che in tv giovedì sera rilancia l’affare («è come un figlio per me, torna all’80%, Eto’o non lo cedono») ma la conclusione del tormentone è una: il suo ritorno a Milano è altamente improbabile. I motivi sono almeno tre.

1) Costa troppo. Il Chelsea, in modo informale ma netto, ha fatto sapere che è disposto a restituire Shevchenko al Milan in cambio di una richiesta economica che parte da 35 milioni di euro e si arresta a quota 30 milioni. La risposta, ricevuta, in modo altrettanto informale, da via Turati è stata: scordatevi quei soldi. Shevchenko è disposto a ridursi lo stipendio sotto la soglia rossonera (5,5 milioni netti l’anno contro i 6 percepiti ufficialmente a Londra) ma deve convincere Abramovich a ridurre le pretese e a prendere in esame l’ipotesi di un prestito annuale o biennale, con una spesa tra i 5 e 10 milioni di euro. Ad altre condizioni l’affare resta un pio desiderio.

2) Non è gradito allo spogliatoio. Non è un mistero che a Milanello abbiano espresso un secco no dinanzi all’eventuale ritorno di Sheva in rossonero. Perchè l’anno prima ha lasciato tutti in braghe di tela ed è andato incontro al contratto della vita, tenendo all’oscuro i compagni dell’intesa raggiunta con il presidente Berlusconi. Anzi giustificando la scelta con nobili intenti personali, «per far imparare l’inglese al figlio». Maldini, Gattuso e Seedorf, la notte di Atene, hanno parlato chiaro allo stesso presidente Berlusconi. Al Milan i senatori non comandano ma hanno voce in capitolo perchè quando c’è da vogare controcorrente sono loro a tirar fuori le migliori energie e questo clima va custodito, gelosamente. Sheva non è gradito neanche ad Ancelotti che non gli garantirebbe il posto da titolare, preferendogli Gilardino in coppia con Ronaldo. Specie dopo l’intervista della moglie Kristel al settimanale Chi nella quale suggerì persino lo schieramento tattico: «Vedrei bene Andriy in coppia con Ronaldo».

3) Ha già dato il meglio. Al Milan, Shevchenko, con la valanga di gol realizzati (173 centri in 7 stagioni), ha già dato il meglio. E i ritorni, dalle parti di Milanello, come dimostrano i precedenti da Gullit a Donadoni e Simone, non hanno funzionato granchè. A Londra ha patito anche dal punto di vista fisico: forse è colpa di una diversa preparazione o di un cedimento parziale del fisico, vero punto di forza dell’ucraino. È reduce, inoltre, da un piccolo intervento chirurgico. Anche la strategia mediatica ha provocato qualche malumore. Nessuno ha gradito, per esempio, la sua visita ad Arcore qualche settimana fa, le telefonate continue fatte all’ex premier, con la scusa «lei è come padre per me», per imprimere alla trattativa l’accelerazione desiderata, quelle rivolte a un paio di giornaliste milanesi molto amiche allo scopo di tenere in caldo la piazza e avere «una risposta definitiva», senza peraltro prendere una posizione pubblica trasparente. Anzi Sheva è diabolico nel giocare su due tavoli: a fari spenti lavora per tornare al Milan, nelle interviste ai giornali inglesi continua a sostenere «che il mio futuro è a Londra nel Chelsea».

Nel pianeta Milan i favorevoli al ritorno di Shevchenko sono molto rari. Anche il popolo dei tifosi, a larghissima maggioranza, ha espresso un voto contrario attraverso il sito e il canale tv milanchannel. I politici di fede rossonera non sono stati da meno. Sull’argomento è intervenuto Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia con una frase «spero nell’arrivo di Eto’o e/o Ronaldinho, facce nuove» che è tutto un programma e che serve a rileggere il mercato milanista nel quale si registrano un paio di cambiamenti in corsa. Fino a qualche giorno fa gli acquisti dovevano essere due, «un centravanti e un centrocampista» nelle dichiarazioni di Ancelotti e Galliani. Adesso il numero è sceso a uno: l’attaccante. La sorpresa è la virata su Henry, promesso dall’Arsenal al Barcellona. L’alternativa Eto’o (dal carattere inaffidabile) o Drogba. Cancellato dall’agenda Edmilson «Per valorizzare Gourcuff» spiegano in via Turati.

Dopo l'outing eclatante del padrone del vapore, una replica tempestiva dei suoi padroncini era quasi scontata: il lacché del Vicario, messo spalle al muro 48 ore prima, prende dunque carta e penna e ri-verga il pezzo già pubblicato il 30 maggio. Altra carne al fuoco, di fatto, non ne ha da mettere. E allora sbraca. In splendido stile folk pugliese alza i toni, schizza letame, fa appello agli amici bulgari del canale. Ciò è buon segno. Se stiamo raschiando il fondo, significa che il gioco mediatico ora mai è a carte scoperte: l'epilogo di questo squallido teatrino si avvicina...

E tuttavia, in qualità di Shevalover doverosamente puntualizzo. Sulle rigorose «motivazioni tecniche ed economiche» snocciolate, per Ordine di scuderia, due settimane fa mi sono già espresso. Ma oggi l'escalation dei cattivi sentimenti lascia trasparire alcune nuove parole mascherate: si intende che Galliani è interessato a riprendersi Shevchenko solo in prestito. L'obiettivo brianzolo è cioè massimizzare la plusvalenza di un'operazione che si quantificherebbe in oltre 30 milioni, fra prezzo di cessione 2006 e cartellino d'acquisto 2007. Soldoni che un anno fa, non si dimentichi, hanno fatto il mercato del Milan: tanto quello estivo quanto quello invernale (di riparazione alle cantonate estive). Con buona pace di chi è rimasto «in brache di tela». Perché la memoria del popolo bue è proverbialmente corta, ma forse alcuni ricorderanno che a Milanello erano in molti - fin dalla notte delle streghe turche - a cercare un «contratto della vita» cui andare incontro. O in alternativa, anche un contratto qualsiasi. Indubbiamente, coloro i quali non lo hanno trovato devono esserci rimasti piuttosto male. Ancor peggio per il trattamento preferenziale riservato da Berlusconi al ragazzo dell'Est, che ama come un figlio.

Dopo il Miracolo di Atene - ribadisco, il Destino lo ha voluto e sarebbe fatale travisarne valore e significato - va da sé che i reduci dell'Ataturk abbiano ritrovato il fiato per dar voce agli antichi livori. Con i quali si sposano a meraviglia, come in un grosso e grasso matrimonio foggiano, i livori del nostro Grillo Parlante. Giacché, a quanto si legge, egli non rientra nella cerchia degli «amici milanesi» mobilitati da Sheva, né purtroppo in quella delle «giornaliste milanesi molto amiche» sulla hot-line Londra-Milano. E allora, dagli all'untore! Basse allusioni e nefandezze di ogni colore si sprecano, in un crescendo rossiniano che spazia da un'ipotesi di ingaggio in nero al Chelsea («6 milioni percepiti ufficialmente»... e non ufficialmente?) fino all'ironia becera che manda il cattivo odore di un provincialismo velatamente razzista («Lei è come padre per me»).

Ma il Borat del Tavoliere, più che ironie, può dispensare comicità: involontaria, evidentemente. Le parole dell'ineffabile Signora Pazik («In Italia ci sentiamo a casa: vedrei bene Andriy al fianco di Ronaldo, uno dei miei giocatori preferiti») diventano perciò «un suggerimento tattico per Ancelotti», il quale sarebbe ora risentito al punto da preferire al Balon d'Or quel biellese insubordinato, che appena due settimane fa aveva apostrofato così: «Se Gilardino ha l'esigenza di andar via non è detto che non possa essere accontentato, purché si trovi una contropartita tecnica adeguata», specificando definitivamente che «La certezza di giocare sempre per un giocatore del Milan non c'è, perché l'unico che dovrebbe e potrebbe giocare in tutte le partite è Kakà». Esilarante il finale: Shevchenko è diabolico. E se la pensa così anche Acquasanta Formigoni, possiamo davvero metterci l'anima in pace, aspettando Eto'o.

16 giugno, 2007

SENATORI (segue)

Milan spaccato: Berlusconi vuole Sheva, tecnici e tifosi Eto'o.

[Corriere.it] Lasciarsi trasportare dalla logica o dalla nostalgia? Dalla ragione o dal sentimento? Dagli umori della piazza o dal diktat presidenziale? E cioè: Samuel Eto'o o Andriy Shevchenko? Il Milan è alla ricerca dell'attaccante che dovrà completare il reparto offensivo con Ronaldo, Alberto Gilardino e Filippo Inzaghi (Marco Borriello, che pure recentemente ha prolungato il contratto con il Milan, è sul piede di partenza: vorrebbe trasferirsi nella squadra della sua città, il Napoli; Ricardo Oliveira preparerà le valigie non appena arriverà la punta destinata a sostituirlo). Il dilemma che sta procurando una dolorosa emicrania ad Adriano Galliani è questo: meglio puntare sul 26enne camerunense del Barcellona, descritto come l'anti- Kaká (telefonino da 30 mila euro, mezza dozzina di Ferrari parcheggiate in garage, scarsa propensione alla diplomazia, ma in possesso di un talento indiscutibile), oppure su «Mister 173 gol», adorato e odiato dai milanisti come un amante traditore, sponsorizzatissimo da Silvio Berlusconi ma inviso a buona parte dello spogliatoio?

La palla passa agli esperti. «Le minestre riscaldate non mi sono mai piaciute — dichiara Zvone Boban —. Mi spiace per Andriy, le cui qualità sarebbero di aiuto al Milan, ma io non lo riprenderei. La sua non era una scelta di vita? La storia di Sheva con il Milan è chiusa, lui ci ha detto che era così, è andato via adducendo spiegazioni poco convincenti. Da uomo e da calciatore sarebbe una grande sconfitta per lui tornare. Meglio dar fiducia a nomi nuovi». È dello stesso avviso pure Demetrio Albertini, ex metronomo milanista, attualmente vice-presidente federale. «Sono un grande amico di Shevchenko, che spero non me ne voglia. Ai miei vecchi dirigenti consiglierei un giocatore diverso. Vero è che Andriy non avrebbe problemi di inserimento, ma io sceglierei Eto'o che magari avrà bisogno di qualche settimana per ambientarsi, ma che porterebbe grande entusiasmo». Anche l'ex capitano Franco Baresi opta per il blaugrana per un semplice motivo: «Completerebbe alla perfezione l'attacco con Kaká e Ronaldo. Se Sheva dovesse tornare, dovrebbe dare più di quanto ha offerto nei sette anni in cui ha vestito la maglia rossonera. Dovrebbe fronteggiare aspettative e pressioni difficili da sopportare». Josè Altafini non ha dubbi: «Comprerei Eto'o, una punta di movimento che si sposa alla perfezione con Ronaldo. Dentro l'area segna un mucchio di gol, sa scambiare la palla. È un cobra, una mangusta, il miglior acquisto possibile ». Al partito contrario all'andata e ritorno si aggiunge il presidente della Regione Lombardia Marco Formigoni: «Preferisco facce nuove. Altro che Sheva, spero nell'arrivo di Eto'o o Ronaldinho».

Di parere opposto, e dunque allineato con Berlusconi, è il professor Stefano Zecchi, di provata fede milanista. «Il figliol prodigo è una figura interessante della nostra civiltà. Sarebbe formidabile vedere Sheva al fianco del Fenomeno. Eto'o non mi entusiasma, non mi piace come personaggio. Certo sarebbe diverso se l'alternativa all'ucraino fossero Ronaldinho oppure Henry. E poi ricordiamoci che "gallina vecchia fa buon brodo"». Alberto Zaccheroni, che con i rossoneri vinse lo scudetto nel 1999, vota l'ex numero 7 milanista. «Per caratteristiche Eto'o sarebbe l'ottimo complemento alle altre punte, ma Andriy conosce ogni sfaccettatura del Milan, è integro, ha grandi stimoli, tornerebbe con enormi motivazioni». Pietro Paolo Virdis sceglie Sheva con un dubbio. «L'africano del Barcellona ha cinque anni in meno e Sheva forse è in fase calante. Ma i tifosi sarebbero entusiasti del suo ritorno, dopo 3-4 gol dimenticherebbero subito il suo addio dell'anno scorso. Poi ormai l'inglese lo ha imparato, quindi se torna non ci sarebbero più problemi...». Il regista Maurizio Nichetti, diviso fra cuore e cervello, non sa scegliere. «Dal punto di vista affettivo rivorrei Sheva. Razionalmente punterei su Eto'o, il cui arrivo riserverebbe meno imprevisti».

15 giugno, 2007

SILVIO, BASTA LA PAROLA

Berlusconi frena su Eto'o e rilancia su Sheva: Con noi all'80%

[IlSole24ore.com] «Eto'o mi piace, è giovane, ma io sono un romantico e preferisco Shevchenko». Silvio Berlusconi va in controtendenza rispetto alle indicazioni del mercato del Milan emerse negli ultimi giorni: il presidente rossonero nella serata di ieri ha frenato il progetto di portare a Milanello il camerunense del Barcellona, caro sia a Galliani che ad Ancelotti, dicendo di preferire piuttosto il ritorno dell'ucraino. «Fino all'altro ieri - ha detto Berlusconi in tv - quando ho parlato per l'ultima volta con Galliani, la linea era calda e pensavo che il ritorno di Shevchenko al Milan fosse fatto all'80 per cento. Se nel frattempo la percentuale fosse scesa magari al 50, Galliani me l'avrebbe sicuramente detto». Per il presidente rossonero il ritorno dal Chelsea dell'ucraino non è un problema: «L'ingaggio di Andriy non è un problema, rientrerebbe nei parametri della società». Berlusconi ha aggiunto che Sheva «ha un grande desiderio di tornare e non esistono ostacoli legati al suo stipendio perchè sarebbe pari a quelli degli altri nostri campioni. Poi bisogna accordarsi con il Chelsea sul costo del cartellino: ogni club cerca di fare i propri interessi. Credo comunque che Sheva completerebbe in modo ideale il nostro attacco». Ma dietro al desiderio di rivedere l'ucraino in rossonero c'è anche il mai celato affetto di Berlusconi nei confronti di Shevchenko: «Io considero Sheva mio figlio, ho vissuto momenti importanti per la sua famiglia».

E con questa, senatori e allenatore son serviti. Ora sono tutti corbezzoli per il Cranio Lucente...

14 giugno, 2007

SENATORI (segue)

Shevchenko, piange il telefono: illuso e poi scaricato dal Milan.
Il Chelsea chiede troppo, lo spogliatoio rossonero non lo ama.

[Corriere.it] Sfiduciato, disilluso, abbandonato. Così si sente Andriy Shevchenko, dall'altra parte dell'Oceano, partito con la moglie Kristen e i piccoli Jordan e Cristian per il mare delle isole Barbados. Dopo il trionfo della sua ex squadra in Champions League, il centravanti si era augurato che una parte del tesoretto riversato nelle casse della società di via Turati venisse destinato alla sua pratica. «Sono molto contento per il Milan, per tanti motivi» dichiarò sibillino la notte del 23 maggio dalla sua casa di Londra. Del resto le parole di Silvio Berlusconi prima («per Sheva le porte non sono aperte, sono spalancate»: promessa diffusa la notte del 2 maggio, dopo la partita perfetta con il Manchester United), e di Adriano Galliani poi («per Andriy terremo libero per i prossimi due mesi il posto da extracomunitario»: proclama sventolato il 9 maggio scorso a Milanello) lo avevano autorizzato a confidare nel grande rientro.

Persino la bella moglie americana, additata come la grande burattinaia della fuga al Chelsea, stanca di vedere il marito depresso, aveva benedetto la scelta di tornare a Milano: proprio nei giorni in cui i rossoneri conquistavano la Coppa dei Campioni, Kristen Pazik confidava a Chi: «In Italia ci sentiamo a casa: vedrei bene Andriy al fianco di Ronaldo, uno dei miei giocatori preferiti». In quei giorni era francamente difficile escludere l'happy end alla vicenda. Tanto che l'ucraino era piombato a Milano subito dopo la fine del campionato per rinnovare il permesso di soggiorno italiano. Cosa è successo nelle ultime due settimane? Niente. È appunto questa mancanza di notizie, di contatti, di messaggi che inquieta l'attaccante. Che attraverso i giornali ha saputo di essere scivolato dalla testa della hit parade dei desideri milanisti al secondo posto, dietro Samuel Eto'o (ammissione di Galliani in Sardegna).

Di certo dietro i tentennamenti della dirigenza milanista si celano diversi fattori:
1) la richiesta esorbitante ma comprensibile di Roman Abramovich, disposto a privarsi del suo gioiello per una cifra non inferiore ai 30 milioni di euro;
2) le perplessità di diversi esponenti autorevoli dello spogliatoio milanista che non hanno digerito l'addio frettoloso del campione di Kiev nell'estate tribolata di Calciopoli;
3) la volontà di puntare su nomi nuovi. Star, magari più giovani (come il camerunese del Barça), che non abbiano problemi di relazioni complicate da riallacciare nell'ambiente. Campioni sui quali convergerebbe l'assenso di tutti i tifosi e non solo di una parte.
Sheva è pessimista ma non ha ancora spento il cellulare.

10 giugno, 2007

AD IMPERITURA MEMORIA (segue)

Eventi - 10 giugno 2007: La grande festa

[Juventus.com] E’ una domenica di festa all’Olimpico. La Juventus chiude la sua parentesi in Serie B. La squadra torna nel campionato che le compete e lo fa tra il suo pubblico (N.d.T. spettatori paganti 20.995). I tifosi bianconeri rendono il meritato tributo a tutto la squadra che ha conquistato la promozione. Un lungo pomeriggio, iniziato con il concerto di Paolo Belli. Il cantante emiliano non è stato l’unico tifoso vip che ha preso parte alla festa. Sugli spalti presenti anche Max Pisu, Paolo Brosio, Cristina Chiabotto, Chiara Edelfa Masciotta. Spettacolare il fine partita. Tutta la squadra ha ricevuto il meritato applauso durante il lungo giro di campo, prima di ricevere dalle mani del presidente della Lega Antonio Matarrese la coppa come vincitrice del campionato di Serie B. Particolarmente toccanti due testi letti da Enrico Pignatelli (bambino di 9 anni di Aosta, pulcino della Juventus che ha parlato a nome di tutti i ragazzi del vivaio) e dal capitano Alessandro Del Piero. L’annata 2006/07 si chiude qui. Appuntamento alla prossima stagione. IN SERIE A.

LA VOSTRA CAVESE

10 GIU 07 - Stadio Olimpico di Torino: Il centrocampista dello Spezia Nicola Padoin esulta dopo aver messo a segno la rete della storica vittoria sulla Juventus.
Serie B TIM 2006-2007
Quarantaduesima giornata, domenica 10 giugno 2007
Stadio Olimpico di Torino

JUVENTUS-SPEZIA 2-3
RETI: 27 p.t. Pecorari, 28 p.t. Trezeguet, 22 s.t. Guidetti, 23 s.t. Bianco, 46 s.t. Padoin.

JUVENTUS: Mirante; Zebina, Boumsong, Piccolo (1 s.t. Bianco), Balzaretti; Birindelli (1 s.t. De Ceglie), Giannichedda, Venitucci, Giovinco; Del Piero, Trezeguet.
A disposizione: Belardi, Urbano, Bettega, Bojinov, Lanzafame.
Allenatore: Corradini.

SPEZIA: Santoni; Giuliano, Fusco (5 s.t. Scarlato), Pecorari, Nicola; Padoin, Confalone, Saverino, Gorzegno (20 s.t. Guzman); Colombo, Guidetti.
A disposizione: Mondini, Addona, Alessi, Varricchio, Do Prado.
Allenatore: Soda.

ARBITRO: Brighi di Cesena.
ASSISTENTI: Rubino e Altomare.
QUARTO UOMO: Tozzi.
AMMONITI: 22 s.t. Guidetti.

NOTE: spettatori 20.995 per un incasso di € 330.802,50.

03 giugno, 2007

COM'È TRISTE BARI (SOLTANTO UN ANNO DOPO)

BARI, ITALY - MAY 14: Juventus supporters cheer on their team during the Serie A match between Reggina and Juventus at the Stadio Granillo on May 14, 2006 in Bari, Italy. Juventus won the match and retained their championship title. (Photo by New Press/Getty Images)
Serie B TIM 2006-2007
Quarantunesima giornata, domenica 3 giugno 2007
Stadio San Nicola di Bari

BARI - JUVENTUS 1-0

RETI: 12 s.t. Carrus


BARI: Gilet; Loseto (1 s.t. Carozza), Pianu, Esposito, Belmonte (20 s.t. Milani); Fusani, Carrus (31 s.t. Allegrini), Rajcic, Scaglia; Santoruvo, Ganci.
A disposizione: Aldegani, Sgrigna, Cazzola, Vignaroli.
Allenatore: Materazzi.

JUVENTUS: Mirante; Zebina, Boumsong, Legrottaglie, Balzaretti; Birindelli, Zanetti, Venitucci (24 s.t. Giovinco), De Ceglie (10 s.t. Bianco); Trezeguet, Zalayeta (33 s.t. Lanzafame).
A disposizione: Belardi, Piccolo, Urbano, Cuneaz.
Allenatore: Corradini.

ARBITRO: De Marco di Chiavari.
ASSISTENTI: Biasiutto e Battaglia.
QUARTO UOMO: Pagano.
AMMONITI: 40 p.t. Zalayeta, 12 s.t. Carrus, 20 s.t. Santoruvo, 28 s.t. Ganci, 31 s.t. Zanetti.
ESPULSI: 40 s.t. Legrottaglie.

31 maggio, 2007

MAGGIO 2007: Sheva, come back home!

Andriy Mykolayovych Shevchenko (Андрій Миколайович Шевченко) a 22 anni passa dalla Dinamo di Kiev al Milan: nella stagione del suo esordio con il 7 Rossonero sulla pelle, il frombloliere ucraino celebrerà il Centenario del Diavolo laureandosi capocannoniere della Serie A con 24 reti in 32 partite (29 reti complessive, includendo Coppa Italia e Champions League).

30 maggio, 2007

SENATORI (segue)

Shevchenko incontra Berlusconi, ma la squadra non lo vuole

[IlGiornale.it] Altro che shopping. Andrji Shevchenko è piombato a Milano lunedì mattina per spianarsi la strada in vista di un improbabile ritorno a Milanello. E come un anno prima, ha scelto l’interlocutore privilegiato, residente ad Arcore, Silvio Berlusconi, il padrino di suo figlio Jordan, presidente del Milan. Allora il colloquio chiesto e ottenuto dopo la partita col Parma risultò decisivo per ricevere dal numero uno del club rossonero via libera per il trasferimento in Inghilterra. L’incontro di lunedì, riservatissimo, si è svolto nelle ore che han preceduto lo spoglio delle elezioni amministrative: conclusa la missione diplomatica, Sheva si è diretto nel centro di Milano dove lo hanno poi immortalato i fotografi. Berlusconi era di ottimo umore, i primi dati provenienti dalla sua segreteria politica confermavano la tendenza positiva per la Cdl. Perciò l’ospite Shevchenko non ha impiegato molto tempo per esporre il suo piano. Pur di tornare nel calcio italiano e nel Milan, Sheva si è detto disposto a ridursi lo stipendio che nel frattempo gli è stato garantito da Abramovich a Londra, 6 milioni di euro netti l’anno e non i 9 milioni dei quali si è favoleggiato entrando così nei paletti fissati da Galliani per i rossoneri (Kakà è il più pagato con 5,5 milioni l’anno).

Se Shevchenko si è rivolto direttamente a Berlusconi (ma in programma c’è anche una cena con Paolo Maldini), che gli ha spalancato le porte, i motivi sono essenzialmente due: 1) a Milanello il gruppo della squadra non ha espresso il gradimento per il suo ritorno; 2) l’ucraino non ha ancora ottenuto il colloquio con il magnate russo Abramovich, decisivo per capire a quale cifra potrà eventualmente tornare indietro. Adriano Galliani, vice-presidente vicario, ha chiosato così la vicenda: «Io so perdonare». Che ha un sapore amarognolo. Vuol dire che da altre parti, il perdono non c’è stato. E che lo stesso sentimento è condiviso da gran parte della tifoseria milanista. E pensare che proprio Galliani aveva avvertito Sheva: «Ricordati che tornare sarà impossibile». Galliani, Ancelotti e lo spogliatoio sono dello stesso avviso: meglio Eto’o che Shevchenko.

E non certo per risentimenti personali ma per queste motivazioni tecniche ed economiche: 1) il Chelsea ha pagato Sheva 46 milioni di euro un anno prima, adesso che Abramovich ha lasciato la conduzione del club a Peter Kenyon è impensabile che possa rispedire al mittente senza reclamare un indennizzo sostanzioso; 2) Sheva nell’ultimo anno si è allenato secondo i sistemi del Chelsea e ha ridotto oltre che la propria performance anche la consistenza muscolare; 3) Eto’o è molto più giovane e può garantire il futuro mentre l’ucraino, 31 anni a settembre, può al massimo garantire un paio di stagioni ad altissimo livello. Altro particolare: il Milan è alla ricerca di un attaccante di grande spessore (che non ha divertito Gilardino) per un motivo inconfessato, legato agli interrogativi fisici sul conto di Ronaldo. La società punterà sul camerunense del Barcellona ma per farlo dovrà attendere la conclusione della Liga spagnola, fine giugno. Solo in caso di mancato acquisto di Eto’o è possibile ricucire con Sheva.


Leggere Ordine è sempre spassoso ed istruttivo: come in certi giochi enigmistici, che consistono nel localizzare nomi, aggettivi e verbi a tema in una griglia di lettere - tenendo presente che possono essere scritti dall'alto verso il basso e viceversa, da sinistra verso destra e viceversa, o persino in diagonale - tutto sta a riconoscere le "parole mascherate" nel defluvio di piaggerie e verità artefatte che rigurgita con studiato tempismo dalla gola profonda di Milanello, e ricomporle infine in un messaggio di significato univoco e inequivocabile: cronache di ordinaria disonestà giornalistica. Assieme a Mauro Suma e Luca Serafini - il gran trio dei Moschiettieri del Vicario - questo splendido esemplare di rampicante pugliese esce il meglio del proprio repertorio folk quando in televisione (preferibilmente sulle frequenze bulgare) si scompone, gesticola e alza i toni sino a diventare garrulo. Ogni parola vergata o strillata attraverso i media di regime, codifica o decodifica un diktat di matrice brianzola: è il cosiddetto Ordine di scuderia.

L'articolo che riproduco sopra, nel suo genere è un capolavoro. Il filo di arianna è quello che vado riavvolgendo dall'estate scorsa sotto il capitolo:
senatori. In buona sostanza, il Balon d'Or non se ne andò neppure per soldi, giacché guadagna a Londra due spiccioli (in valuta berlusconiana) più di quanto guadagni a Milano il Bambino d'Oro. Appurato che la benemerita Signora Pazik avrebbe già nostalgia del Lago di Como (o di Corso Como, non è rilevante) e che le lezioni d'inglese non hanno mai dato i frutti attesi, verrebbe spontaneo domandare al nostro Pifferaio Magico del Tavoliere quale sia stata la motivazione autentica dell'alto tradimento di Sheva. La motivazione è la medesima per la quale Sheva non tornerà, ed è sintetizzata nel titolo: «la squadra non lo vuole»! La "squadra", ça va sans dir, non è un congresso democratico ma un senato nel quale pochi eletti hanno diritto di voto (e nel caso specifico, di veto): tant'è che «in programma c'è anche una cena con Paolo Maldini». L'annunciata investitura dell'altra cariatide Costacurta a vice allenatore (by the way, con tanti cordiali saluti al caro vecchio Tasso...) chiude, una volta per tutte, il cerchio dei miei leciti sospetti e delle ipocrisie pelose confezionate ad uso e consumo del popolo bue.

Una volta pronunciata l'ingombrante verità, che è poi una sentenza definitiva, non resta che depositarne le motivazioni. Quelle che seguono sono tre pennellate da premio Pulitzer. Il "pollice verso" dei senatori si spiegherebbe «non certo per risentimenti personali» bensì per le seguenti «motivazioni tecniche ed economiche».
1) Il giocatore era stato venduto a 46 e andrebbe riacquistato oggi al costo di un sostanzioso indennizzo, si parla di 25-30. Un enigma finanziario: questa operazione non produrrebbe una plusvalenza di almeno 16 milioni (in un anno, senza contare i 6 milioni d'ingaggio risparmiati)?
2) Nove mesi in Blues non solo avrebbero deteriorato le performance del calciatore, ma addirittura la sua «consistenza muscolare». Un enigma medico: gli scienziati di Milan Lab, che hanno riportato in vita centravanti trapassati come Vieri o Ronaldo, e recentemente condotto il Santo Piacentino fin sull'Olimpo di Atene, guarderebbero ora impotenti ed arresi il nostro ucraino smagrito?
3) L'anagrafe di Sheva poi è da vertigine: classe 1975, con il pronostico benevolo di appena due anni di autonomia agonostica. Contemporaneamente in Via Turati, si rinnova il contratto a Fiori (1969), a Kakac (1972), e a Dida (1973). Poi a Cafu (1970), a Serginho (1971), a Favalli (1972) e naturalmente a Maldini (1968). Oltre che a Inzaghi (1973), per non dire di Ronaldo (1976). E della trattativa in corso con il Real Madrid per il coetaneo Emerson: classe 1975, da scambiare alla pari con il fenomeno Ricardo Oliveira (23 milioni un estate fa) oltre a una decina di milioni cash, cosa possiamo dire?

Le soluzioni del gioco si leggono in ultima pagina, capovolte, oppure nel prossimo numero.

29 maggio, 2007

C'È SOLO UN CAPITANO

[Gazzetta.it] Era stato zitto, ma a fatica. Fino a ieri sera, quando ha deciso che fosse giunto il momento di dire basta. Rino Gattuso è esploso e ha attaccato duramente l’Inter e il suo amico Marco Materazzi per la reazione nerazzurra allo striscione esposto da Massimo Ambrosini durante i festeggiamenti per la vittoria in Champions League («Lo scudetto mettilo nel culo»). Ieri sera Rino era sul divano davanti alla tv, stava guardando l’intervento di Adriano Galliani ad Antenna 3. Pochi minuti dopo il commiato dell’amministratore delegato, l’emittente lombarda ha mandato in onda le immagini della festa scudetto dell’Inter e le dichiarazioni di Materazzi. Per l’ennesima volta il difensore ha sottolineato la "pulizia" dell’Inter, simboleggiata a suo dire dallo smoking bianco indossato domenica sera a San Siro, e la differente eleganza dei nerazzurri con evidente riferimento all’ormai famoso striscione milanista sulla sede ideale in cui piazzare lo scudetto appena vinto.

REAZIONE - Gattuso è saltato sul divano e ha telefonato in diretta durante il programma condotto da Fabio Ravezzani. Ed è stato durissimo: «L’Inter non può insegnarci come dobbiamo comportarci. Forse Moratti si è già dimenticato il suo gesto dell’ombrello durante il derby. Dopo quello che hanno fatto a Valencia non accettiamo lezioni da loro. Io e Materazzi siamo amici, ma adesso Marco la deve finire: sembra diventato Gesù Cristo. Io dico basta. Non voglio difendere il Milan perché sullo striscione siamo indifendibili. Ma non ce la faccio più a sentire certe cose. Moratti ha detto che i giocatori dell’Inter non dimenticheranno lo striscione: ma cosa sono queste minacce? Io lo rispetto, ma un presidente non può dire certe cose. Noi ci siamo scusati, cosa dovremmo fare di più? Andare a piedi fino in Germania? In Italia perdoniamo chi fa cose ben peggiori e invece da giorni si parla solo dello striscione. E’ un’esagerazione».

UN ANNO DI SOFFERENZA - Nello sfogo di ieri sera c’è tutta la delusione accumulata in quasi un anno di accuse e insulti. Rino non ha dimenticato i cori che accompagnano il Milan (e la Juve) dalla scorsa estate, quella in cui esplose lo scandalo del calcio: «Di quello striscione sul pullman dei nostri festeggiamenti noi ci siamo accorti tardi, ma in ogni caso qualcuno finge di ignorare che noi e i giocatori della Juve da un anno siamo costretti a sentire la storia dello "scudetto degli onesti"... e questa cosa mi pesa, perché in campo abbiamo sudato come gli altri. Anche Del Piero dopo un po’ ha reagito: certe cose non si possono accettare. Dà fastidio sentire che qualcuno ci debba insegnare a vivere senza motivo».

LA PROPOSTA - Gattuso non si limita a rispondere alle provocazioni nerazzurre. Lui è soprattutto un grandissimo appassionato di sport e lo vive nella maniera migliore. Ecco perché, dal suo cuore, nasce una proposta molto intelligente in un momento come questo in cui la rivalità cittadina rischia seriamente di trascendere con possibili problemi di ordine pubblico in occasione dei futuri derby: «Queste polemiche sono un peccato — spiega Rino — anche perché l’atmosfera delle partite tra Milan e Inter deve restare tranquilla come è sempre stata. Io non ho problemi a chiarire la situazione con Materazzi: ci vedremo subito in Nazionale e ci parleremo. Io gli assicurerò pure che nessuno di noi milanisti ha mai fatto un coro offensivo nei suoi confronti. Ma spero anche che capitan Maldini e capitan Zanetti possano presto incontrarsi e risolvano questa storia». È la speranza di tutti.


La mia speranza è un'altra. Da due anni vado ripetendo su questo blog che il Capitano del Milan si chiama Gennaro Ivan e non Paolo e nemmeno Alessandro detto Billy. Grazie di cuore per questi vent'anni irripetibili a Maldini e a Costacurta, hanno tutta la nostra riconoscenza e l'abbiamo manifestata ad oltranza - spero per l'ultima volta ad Atene - con sincerità ed affetto. Ma ora è il momento di girare pagina e scrivere una storia nuova: con GATTUSO CAPITANO SUBITO!

25 maggio, 2007

WINDS OF CHANGE (segue)

«Caro Signor Galliani,

Noi desideriamo estendere le nostre sincere congratulazioni al vostro club per la sua vittoria nella finale di Champions League 2006-07 ad Atene.

C'era una meravigliosa atmosfera all'intero dello splendido Stadio Oaka Spiros Louis e la vittoria del Milan ha rispecchiato lo spirito di solidarietà della squadra del Milan, il suo impegno e il suo desiderio di rendere avvincente l'intero match.

Noi vorremmo anche congratularci con i vostri giocatori per la sportività con cui hanno rispettato i loro avversari dopo il fischio finale.

A questo proposito, vogliamo anche manifestare i sensi del nostro apprezzamento per i vostri tifosi che hanno celebrato la vittoria di mercoledì in maniera positiva e hanno dimostrato che il calcio può e deve essere una celebrazione sportiva e culturale.

Ancora una volta, ci congratuliamo con il vostro club per le sue prestazioni in questa stagione e diamo appuntamento a tutti voi anche per la Finale di Super Coppa a Monaco.

UEFA
Il presidente
MICHEL PLATINI»

24 maggio, 2007

REDS AGONY

L'agonia dei Rossi. L'agonia di Rossi?
Tornerà il Professorone degli Onesti, chiamerà il fido poliziotto Borrelli a riscrivere anche questa graduatoria?
Consegnerà una coppa di cartone - la già nota Cartoons Champions League - agli eliminati (con abominio e rissa proverbiale) nei quarti di finale?
Invocherà la nullità della nostra iscrizione dello scorso agosto, brandirà un nuovo artato diktat Uefa?
Riconvocherà infine i Tre Saggi?


Tutto ha un senso... questo pensiero sottile aveva iniziato a farsi strada nella mia mente la notte del 2 maggio scorso. Quella in cui il Diavolo Rossonero decideva di scrivere una nuova pagina di epica del calcio europeo annientando in semifinale gli altri Red Devils sotto un diluvio universale di sudore, di rabbia, di classe e di gol. Un pensiero sottile, che nasceva come un'intuizione diabolicamente provocatoria e che diventava certezza, giorno dopo giorno nell'attesa del nuovo Ventitre Maggio. E poi, minuto dopo minuto, nel settore 21 dello Stadio Oaka Spiros Louis di Atene: pessima prospettiva (del campo), visione geniale.

Bianchi contro Rossi, Milan e Liverpool di nuovo contro: la madre di tutte le rivincite. Succede solo al cinema, non appartiene alla realtà e non si era mai visto prima. Ecco il senso! Dall'ecatombe infernale di Istanbul al golpe bianco (o rosso?) di Calciopoli: un anno intero di incubi ad occhi aperti ha trovato non solo una ragion d'essere, ma la sua sublime legittimazione nel giorno del Settimo Sigillo. Perché non sarebbe mai esistita Atene se non fosse esistita Istanbul. Come non sarebbe esistito lo Scudetto degli Onesti se non fosse esistita Calciopoli. E tutto ciò è stato concepito dal grande dio del pallone affinché si compiesse la beffa ventennale - o meglio la "beffona", per dirla deliziosamente con Pellegatti al primo gol del nostro santo piacentino - del tricolore neroblu oscurato, non dalle antenne ma dalle Grandi Orecchie di Silvio.

Da oggi, gli stolidi dei vari media (di regime e non) spenderanno parole vane e vacue: si leggerà che abbiamo cancellato la notte delle streghe di Ataturk, riscritto il verdetto della Storia, prolungato ancora una volta il ciclo degli Immortali che è destinato a non finire mai... Nulla di tutto ciò, le ferite non si cancellano. Questo blog era nato proprio nell'estate del 2005 e da allora racconta - oltre che un sentimento con la A maiuscola - una sola verità. Quella dello spirito di rivalsa di un gruppo, sconfitto sanguinosamente sul campo (e in seguito, umiliato nelle aule dei tribunali), quale autentica e sola motivazione di sopravvivenza a se stesso: la sfida individuale e la promessa reciproca di tornare ad affrontare quei demoni rossi, l'unico collante in grado di cementare - per un anno ancora - un gruppo che aveva cessato di essere Squadra. Scommessa lecita, ho ripetuto fino all'ossessione durante questi due anni faticosi, scommessa perduta un passo prima di arrivare allo Stade de France di Parigi.


Ora l'anello si è chiuso. Il Destino lo ha voluto. Perciò non ho mai dubitato, in fondo al cuore, del trionfo finale di questi uomini straordinariamente ostinati e predestinati: tanto nella cattiva sorte turca, quanto nella buona sorte greca. Ma da qui bisogna partire con un nuovo progetto: un progetto che non può passare altro che per la testa e le tasche del nostro Presidente - «un Presidente! c'è solo un Presidente!», il coro spontaneo esploso ad Atene prima del fischio d'inizio - e mai più delegato a chi possiede, nella migliore delle ipotesi, intelligenza imitativa e mani equivocamente bucate.


Ancora una volta, in Rino veritas: ai microfoni del canale bulgaro, forse un'ora dopo il trionfo sul campo, la lucidità del nostro Capitano in pectore - difronte a un reverendo Suma prostrato, più per la gravità del verbo che per lo stress emotivo della serata - libera il campo da ogni residua velleità retorica. Ora ci aspettiamo un segnale forte dalla società - ha dichiarato Ivan il Terribile - perché abbiamo dimostrato di essere una grande squadra, ma ci manca ancora "qualcosina".

18 maggio, 2007

EYE OF THE STORM

Chelsea's Shevchenko talks about his difficult season

[SportsIllustrated.CNN.com] I finally have something in common with hundreds of thousands of Chelsea fans: I'm terribly disappointed in Andriy Shevchenko. But my frustration has little to do with his shortcomings on the field. Sure, I understand why Blues fans feel let down by the Ukrainian superstar. After all, Chelsea didn't pay AC Milan $60 million to see its prize acquisition struggle on the field and then sit out key Champions League matches, as well as this Saturday's FA Cup final against Manchester United. No, I'm more let down by the opportunity Sheva let slip away. Last week, SI.com's Gabriele Marcotti and I drove out to posh Wentworth golf club in the southwestern London suburbs for an exclusive interview with the Chelsea striker. Shevchenko's people have guarded him carefully during this tumultuous season, and he has given few interviews to the English-language press.

But his handlers graciously gave us an audience with the 30-year-old scoring machine, and the timing couldn't have been better. Shevchenko has been absolutely pummeled by Chelsea fans, the media and English fans in general for his failure to produce this season. After scoring 173 goals in all competitions over seven prolific seasons at AC Milan, Sheva has managed only 14 in 52 matches in his first season in England. He's also been the center of a supposed feud between manager José Mourinho and billionaire club owner Roman Abramovich, men with egos to match their expensive tastes. The story goes that Abramovich brought in both Sheva and German national-team captain Michael Ballack last summer against Mourinho's wishes.

Neither megastar fit into the outspoken Portuguese coach's system, and both players' inabilities to adapt this season threw the team off -- just one of many reasons why Chelsea flamed out of the Champions League again and came up short in its bid for a third straight English Premier league title. Worse, one tabloid reported Shevchenko faked his recent groin injury at the behest of Abramovich, who was hoping a frustrated Mourinho would leave Stamford Bridge at the end of the season. (Chelsea issued a statement denying the report.) That's quite a load to heap on Shevchenko's (very rich) shoulders. Yes, he's struggled mightily at times, but I don't believe it's all his fault.

He played out of position all season in a system that isn't geared to his strengths. The players who might have complemented his game the most -- Joe Cole and Arjen Robben -- struggled to stay in the lineup. And in Sheva's defense, without him on the pitch, there's probably no way Didier Drogba would have lit up Chelsea's opposition for 38 goals. Still, I wanted to hear Shevchenko's side of the story -- if he thought he'd been treated unfairly by the club, if he thought Mourinho's criticism of him was unfounded, if he felt the English fans have been too harsh. And for a moment, I thought we were going to get an exclusive confessional.

SI.com: "Do you feel the club has done everything in its power to support you this season?" I asked.

Marcotti quickly translated into Italian, the language Shevchenko speaks at home with his American model wife, Kristen Pazik, also in attendance at our interview. Sheva listened carefully to the question, looked me square in the eyes, and answered, point blank: "No."
After seven seasons at Milan, Shevchenko will watch ex-teammates Kaká and Clarence Seedorf in the Champions League final from afar next week. No? "No," he repeated. And then thought better of it after his handlers stepped in. "It's a long story, I'd rather not," he continued. "Maybe it's best if we leave this question out." So much for Sheva's side of the story.

I don't necessarily blame him. After all, he's still trying to make his English adventure work out. And if he really is planning on going back to AC Milan, as some speculation says (club president Silvio Berlusconi has repeated time and again he'd take Sheva back in a heartbeat), he doesn't want to burn any bridges. With my scoop dissolved into thin air, I pressed on. Sheva dished a little on his struggles, but we kept the conversation to mostly soccer: his experiences adapting to England (perhaps tellingly, in the past tense), his relationships with his teammates and what it will be like to see his former teammates at Milan back in the Champions League final without him. I found Shevchenko to be a fascinating guy, quite honestly, even second-hand through Marcotti's translating. It's not every day you talk to a man who lived through the Chernobyl nuclear disaster as a 9-year-old growing up in a small Ukrainian village.

We closed our conversation with the topic it seems every matured European star talks about these days: a desire to someday end his career in Major League Soccer. There's an image: And starting at center forward for Chivas USA, Andriiiiiiy Shev-CHENNNN-ko!! I doubt anyone in the U.S. would be disappointed in that.

SI.com: Has this been the most difficult season of your career?

Shevchenko: It wasn't a great season but it hasn't been the worst. It was a new experience, but I did my part. I ignored all the talk and worked for the time. I contributed the best I could to the results we reached.

SI.com: Has there been more pressure on you than before?

Shevchenko: People always expect a lot from me. And when you can only give, say, 20 percent less than what people expect, people will start talking. I wasn't well in the first four months, partly because of [fatigue from] the World Cup, partly because of the injury I was carrying. But then I had a good stretch in the middle of the season. I scored some important goals [and] we played well. In the end, despite everything, I ended up with 14 goals and 11 or 12 assists -- and that's not a bad season. I know people wanted 30 goals a season, but the reality is that it can't happen every season. With all the problems I had, I don't think I did that badly.

SI.com: Why do you think you struggled on the field this season?

Shevchenko: I didn't play in my position this year. I wasn't the key of the attack. I was playing further behind, away from goal, which is different from how I played at Milan and maybe that's why Drogba scored so many goals this year. We made a good partnership with me setting him up some of the time. At Milan I played in my natural role. Here I had to adapt to be something else. And I did it so I could help the team.

SI.com: So then why have you received such criticism this year?

Shevchenko: Because there were problems that were created, some of them invented by journalists. I think the club could have worked a lot better in that sense if they had communicated things better to the press in the right way and at the right time. The truth is that all I thought about here was trying to play better and trying to do my best, partly for myself and partly also for these fans who supported me all along and who deserve much better. I never created any problems, but there were many things that were written about me that were simply made up. And the media was able to do that because the club's p.r. department didn't communicate the truth in time.

SI.com: Have you been able to build friendships with your teammates here?

Shevchenko: I have good relationship with my teammates; I've never had conflicts with any of them. [Kristen and I] often go out with Frank Lampard and Michael Ballack and their girlfriends. I've played golf with John Terry. When I arrived, Lampard and his fiancée, Elen, immediately organized things for us and our families and invited the kids around -- they were very welcoming.

SI.com: What have you found to be the biggest differences in the English game?

Shevchenko: There is a lot of difference between the English and Italian leagues. In England, it's more physical. Some teams play simpler -- they just rely on the long ball and try to pick up scraps. But there is also a lot of difference between Milan and Chelsea, and a big difference between Chelsea and, say, some other English sides like Arsenal or Manchester United, whose game is perhaps closer to Milan's.

SI.com: Are you glad you made the move to Chelsea?

Shevchenko: Moving to Chelsea was a great experience despite the difficulties which, after all, are part of my job. The fans backed me all the way. They were always close to me. Plus, I really like England -- the quality of life is high. And it's been great to see all these different grounds, see the differences from club to club, the way the fans are, the way the teams play, discovering the Premiership. That has all been great. My main priority for me is feeling well next season.

SI.com: If Chelsea had made the Champions League final, you could have been playing against your former teammates.

Shevchenko: I don't know how I would have reacted. But I'm happy for Milan. They proved to all once again that they are a great club with great players who play great football. I talk often with them -- mostly Paolo Maldini, Kaká, Gennaro Gattuso, Clarence Seedorf and Kakha Kaladze.

SI.com: So what's your prediction for the rematch against Liverpool?

Shevchenko: 2-0 Milan. Kaká will score both goals.

SI.com: I hear you'd eventually like to raise your two sons in the U.S.?

Shevchenko: I'd like to play there, actually. Soccer is growing in the U.S. and I'd like to be a part of that. I played there last summer against the MLS All-Stars and I saw myself that it's definitely improving

07 maggio, 2007

SENATORI (segue)

Il desiderio di Sheva

I finalisti di Atene meritano rispetto, applausi e pacche sulle spalle. Se non gli rompessimo le scatole con le storie di mercato, e con il tormentone Ancelotti, sarebbe cosa buona e giusta. Ci proveremo. Intanto vi diamo un aggiornamento legato a Shevchenko: come anticipato, molto dipenderà dal destino di Mourinho. Che ieri ha perso anche la Premier, quindi ci sta che riceva il foglio di via. In tal caso, è complicato pensare a Shevchenko sul mercato: Abramovich ha appena investito un pacco di milioni. Se Mourinho restasse, Sheva sarebbe ben lieto di tornare a Milanello: c'è il placet di Berlusconi, la soddisfazione di Galliani, l'entusiasmo di Ancelotti. Dentro lo spoglitoio mica funziona così. Non gli hanno rimproverato il desiderio di tagliare la corda in uno dei momenti più delicati della storia rossonera. Tornare perché a Londra ha fallito, oppure perché Mourinho non si schioda, è un'aspirazione legittima. Ma andrebbe a sbattere contro qualche senatore che considera Sheva al Milan un capitolo chiuso. Quindi un romanzo già letto: dalla prima all'ultima pagina.

da Dieci di oggi.

05 maggio, 2007

CINQUE MAGGIO

Per festeggiare la ricorrenza, un estratto da "Il sistema Inter" di Emilio Cambiaghi.

Serie A:

Consideriamo gli anni dall’ultimo scudetto reale, quello del 1989 (tra parentesi i dati con i tre punti a vittoria)

▪ 1989/90 - TERZA: -7 (-11) punti dal Napoli vincitore
▪ 1990/91 - TERZA: -5 (-7) punti dalla Samp vincitrice
▪ 1991/92 - OTTAVA: -19 (-31) punti dal Milan vincitore
▪ 1992/93 - SECONDA: -4 (-5) punti dal Milan vincitore
▪ 1993/94 – TREDICESIMA: -19 (-27) punti dal Milan vincitore
▪ 1994/95 – SESTA: -21 punti dalla Juventus vincitrice
▪ 1995/96 – SETTIMA: -19 punti dal Milan vincitore
▪ 1996/97 – TERZA: -6 punti dalla Juventus vincitrice
▪ 1997/98 – SECONDA: -5 punti dalla Juventus vincitrice
▪ 1998/99 – OTTAVA: -24 punti dal Milan vincitore
▪ 1999/00 – QUARTA: -14 punti dalla Lazio vincitrice
▪ 2000/01 – QUINTA: -24 punti dalla Roma vincitrice
▪ 2001/02 – TERZA: -2 punti dalla Juventus vincitrice
▪ 2002/03 - SECONDA: -7 punti dalla Juventus vincitrice
▪ 2003/04 - QUARTA: -23 punti dal Milan vincitore
▪ 2004/05 - TERZA: -14 punti dalla Juventus vincitrice
▪ 2005/06 - TERZA: -15 punti dalla Juventus vincitrice

In sintesi, in 17 anni l’Inter ha raggiunto solo tre volte il secondo posto ed è stata in corsa per il titolo fino alla fine solo in due occasioni (1997/98, 2001/02). Nel 1992/93 e del 2002/03 l’Inter si è classificata seconda ma senza opporre una valida resistenza alle squadre campioni (Milan e Juventus). Ma i dati più significativi sono quelli legati ai punti di distacco. Considerando la formula dei tre punti a vittoria, nei diciassette anni presi in esame, si ottengono queste cifre: 255 punti di distacco dalla squadra campione. Una media esatta di 15 punti a stagione.

Champions League:

▪ Ultima vittoria: 1965
▪ Ultima finale: 1972
▪ Semifinali negli ultimi 35 anni: 2 (1981, 2003)


CALCIATORI IN ROSA DURANTE LA PRESIDENZA DI MASSIMO MORATTI (1994/95 – 2006/07)

PORTIERI (15): Ballotta, Bindi, Carini, Cordaz, Ferron, Fontana, Frey, Frezzolini, Julio Cesar, Mazzantini, Nuzzo, Orlandoni, Pagliuca, Peruzzi, Toldo.

DIFENSORI (63): Adani, Andreolli, Angloma, Barollo, Bergomi, Bia, Blanc, Bonucci, Brechet, Burdisso, Z.Camara, F.Cannavaro, Centofanti, Cirillo, Coco, Colonnese, M.Conte, Cordoba, Dellafiore, Domoraud, Favalli, Ferrari, Festa, Franchini, Fresi, Galante, Gamarra, Georgatos (due volte), Gilberto, Gresko, Grosso, Helveg, Macellari, Maicon, Materazzi, Maxwell, Mezzano, Mihajlovic, Milanese, Padalino, A.Paganin, M.Paganin, Panucci, Pasquale, Pedroni, Pistone, Potenza, Rivas, Roberto Carlos, Samuel, Sartor, M.Serena, Silvestre, Simic, Sorondo, Tarantino, Tramezzani, Vivas, West, Wome, J.Zanetti, Ze Maria.

CENTROCAMPISTI (66): Almeyda, Aloe, Beati, Belaid, Berti, Bianchi, Biava, Binotto, Brocchi, Cambiasso, Carbone, Cauet, Cinetti, Dabo, Dacourt, Dalmat, D’Autilia, Davids, Dell’Anno, Di Biagio, Djorkaeff, Emre, Fadiga, Farinos, Figo, Gonzalez, Guglielminpietro, Ince, Jonk, Jugovic, Karagounis, Kily Gonzales, Lamouchi, Luciano, Maa Boumsong, Manicone, Marino, Morfeo, Moriero, Nichetti, Okan, Orlandini, A.Orlando, Paulo Sousa, Peralta, Pinto Fraga, Pirlo, Pizarro, Rebecchi, Seedorf, Seno, Sergio Conceiçao, Sforza, Shalimov, Simeone, Solari, Stankovic, Trezzi, Vampeta, Van Der Meyde, Veron, Vieira, Winter, Zanchetta, C.Zanetti, Zé Elias.

ATTACCANTI (42): Adriano, M.Altobelli, Baggio, Batistuta, Bergkamp, Branca, Caio, Choutos, Colombo, Corradi, Crespo (due volte), Cruz, Delvecchio, Di Napoli, Ferrante, D.Fontolan, Ganz, Germinale, Ibrahimovic, Kallon, Kanu, R.Keane, Martins, Meggiorini, Momenté, Mutu, Pacheco, Pancev, Rambert, Recoba, Robbiati, Ronaldo, Ruben Sosa, Russo, Sinigaglia, Slavkovski, Hakan Sukur, Ventola, Veronese, C.Vieri, Zamorano.

ALLENATORI (14): Bianchi, Castellini (due volte), Cuper, Hodgson (due volte), Lippi, Lucescu, Mancini, Simoni, Suarez, Tardelli, Verdelli, Zaccheroni.


In totale, 186 calciatori e 14 allenatori (una media di 1,16 allenatori a stagione) sono entrati a libro paga dell’Inter nei 12 anni e mezzo di presidenza morattiana (Massimo rilevò l’Inter il 18 febbraio 1995). Per fare un confronto, la Juventus si è avvalsa di 135 calciatori e 4 allenatori (Lippi, Ancelotti, ancora Lippi, Capello) nell’analogo periodo. Alla fine del 2006 sono ben 120 i giocatori acquistati, grazie all’esborso di circa 700 milioni di euro, con una media di 56 milioni l’anno.

dal blog Camillo, di Christian Rocca

03 maggio, 2007

WINDS OF CHANGE

«Dear Mr. Galliani (caro Adriano)

We woul like to congratulate your club on reaching the final of the 2006/07 UEFA Champions League and to especially compliment AC Milan on their outstanding performances during the group stage, as well as the knock-out round, quarter-finals and semi-finals, and wish your team an equally brilliant performance in the final itself.

Your club's achievement in reaching the final of Europe's flagship club competition, reflects the professional attitude and commitment of your team and the club's officials, and confirms that AC Milan is a worthy member of the European football elite.

We should also like to express our sincere gratitude to you, to all of your club's officialS and staff, for the competent and friendly co-operation that we have enjoyed with your club throughout the season for all your home matches at "San Siro".

We look forward to a magnificent final, and wish you an excellent match.

Yours sincerely,

UEFA
Michel Platini
President».

02 maggio, 2007

GOOD WINNERS

Boss: Best team won

[ManUtd.com] Sir Alex held his hands up and admitted that the best team on the night had won as United fell to a 3-0 defeat in the San Siro. A poor start by the Reds was pounced upon by AC Milan with two goals in the first 30 minutes. As United sought to find some way back into the game, the Italians broke away to snatch a third late one, confirming their place in the Champions League final.

"We gave away goals very cheaply and at this level you can't do that," the United boss told Sky Sports. "Credit to Milan, they pressed us really well and were very well prepared. They were certainly sharper and quicker to the ball. They've been good winners". Gennaro Gattuso and Clarence Seedorf excelled in Milan's midfield, while Kaka again proved dangerous just behind the main striker. It forced United deep and allowed Paul Scholes and Michael Carrick little room in which to operate. "Without question, we were on the back foot all the time," added the boss. "Even in possession of the ball we found it difficult. I think they were better prepared, physically. They've been resting players and that can make a difference. We've had to play the same players all the time. For 15 minutes after half-time we looked like we were getting some momentum and had a few shots blocked. But we needed that goal to turn the game around. In fairness, we didn't really look like we were going to score."

30 aprile, 2007

APRILE 2007: Euro 2012 chez Sheva!

CARDIFF, 18 aprile 2007 - Italia battuta nella corsa agli Europei 2012. L'Esecutivo dell'Uefa, riunitosi a Cardiff, ha assegnato la competizione alla candidatura congiunta di Polonia e Ucraina, preferita a quelle di Italia e Croazia-Ungheria.

23 aprile, 2007

IL FRATELLO SC...ARSO

Senza rubare

Il fratello scarso è una figura ricorrente nella Storia d’Italia. I parenti lo affidano di solito al fratello più sveglio che gli fa da padre per tutta la vita. Massimo Moratti è il fratello scarso dei fratelli scarsi. E’ riuscito ad offuscare persino Paolo Berlusconi. Gli si perdona qualunque cosa, anche le intercettazioni a Bobone Vieri. La famiglia per evitare danni lo ha nominato presidente dell’Inter. Gli ha concesso un vitalizio di qualche decina di milioni di euro all’anno per i giocatori. Lui è contento così.Ogni tanto il fratello maggiore Gianmarco gli chiede di mettere una firma sui collocamenti. La gente si fida di lui, del suo aspetto da Bugs Bunny buono. E così è stato anche per il debutto di Saras in Borsa. I Moratti hanno incassato 1,7 miliardi di euro, ne avevano bisogno per rinforzare la squadra. Il titolo fu quotato a 6 euro in un momento di crollo del settore energetico. Chi lo comprò perse il 12% in un solo giorno. Jp Morgan e Morgan Stanley, le banche responsabili del collocamento, guadagnarono 12 milioni di euro a testa grazie alle oscillazioni.Riassunto: qualcuno decide che il prezzo di 6 euro è giusto, i risparmiatori ci credono, comprano, perdono. I Moratti e le banche ci guadagnano e la procura indaga. La Consob dov’era? Cardia illuminaci.Lo scudetto di ieri non lo ha vinto l’Inter. Infatti il marchio non gli appartiene più da tempo. Lo ha venduto, dopo una rettifica a questo blog, alla Inter Brand srl per 159 milioni di euro. La Procura sta indagando per l’ipotesi di “buchi in bilancio per cui non ci sono indagati”(Corriere della Sera). Sono sicuro che è un’ipotesi che si dimostrerà priva di qualsiasi fondamento. Massimo vince, ma senza rubare.

dal blog di Beppe Grillo

17 aprile, 2007

L'ALTRA BESTIA NERA

Serie B TIM 2006-2007
Recupero ventiduesima giornata, martedì 17 aprile 2007
Stadio Olimpico di Torino

JUVENTUS - RIMINI 0-0

JUVENTUS: Buffon; Birindelli, Legrottaglie, Chiellini, Balzaretti; Camoranesi, Marchisio (1 s.t. Zebina), Giannichedda, Nedved; Del Piero (38 s.t. Zalayeta), Trezeguet (30 s.t. Palladino).
A disposizione: Mirante, Venitucci, Marchionni, Bojinov.
Allenatore: Deschamps.

RIMINI: Handanovic; Baccin (38 s.t. Cristiano), Vitiello, Porchia, Bravo; Cascione, Tasso; Pagano, Ricchiuti (22 s.t. Jeda), Valiani; Moscardelli (29 s.t. Matri).
A disposizione: Pugliesi, Pezzi, Ambrosini, Bischeri.
Allenatore: Acori.

ARBITRO: Ciampi di Roma.
ASSISTENTI: Giordano e Costa.
QUARTO UOMO: Gallione.
AMMONITI: 29 s.t. Zebina, 32 s.t. Cascione, 35 s.t. Matri, 42 s.t. Cristiano.
ESPULSI: 1 s.t. Balzaretti.