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20 ottobre, 2009
29 agosto, 2009
IL CERCHIO SI CHIUDE
Andriy Shevchenko rejoins Dynamo Kyiv! 29 August 2009[FCDynamo.Kiev.ua] Andriy Shevchenko has returned to his home country, agreeing a two-year contract with FC Dynamo Kyiv. The 32-year-old striker moved back to his native Dynamo after ten years at AC Milan (Italy) and Chelsea FC (England).
The player will be officially presented at a press conference at the Valeriy Lobanovskyy stadium on Sunday 30 August at 15.00, with FC Dynamo Kyiv president Ihor Surkis and team's head coach Valeriy Gazzaev taking part in the event.
Shevchenko torna a casa.
[Uefa.com] Dopo dieci anni passati tra AC Milan e Chelsea FC, Andriy Shevchenko torna a giocare per il club che lo ha lanciato nel firmamento internazionale, l'FC Dynamo Kyiv. Il 32enne ha saputo che il Chelsea lo avrebbe liberato e ha deciso di tornare in patria firmando un contratto biennale con la Dynamo che lo presenterà alla stampa al Valeriy Lobanovskiy Stadium domenica. Il sei volte Giocatore Ucraino dell'Anno aveva già giocato alla Dynamo 116 partite di campionato - segnando 60 gol - prima di passare al Milan nel 1999. Con i Rossoneri Shevchenko ha vinto la UEFA Champions League e la Supercoppa UEFA nel 2003 prima di festeggiare anche uno Scudetto. Shevchenko, che ha segnato un record di 41 gol in 87 partite con l'Ucraina, era passato al Chelsea nel 2006, ma non ha mai trovato un posto da titolare a Stamford Bridge ed è tornato in prestito al Milan la scorsa stagione. Shevchenko tornerà a San Siro il 20 ottobre contro l'FC Internazionale Milano nella gara valida per il Gruppo F di UEFA Champions League - dove sono stati sorteggiati anche FC Barcelona e FC Rubin Kazan.
23 agosto, 2008
SHEVA TORNA A CASA...
BENTORNATO SHEVA, 23/08/2008
19.58: Svolta nella trattativa per Andriy Shevchenko.
Ora si può dire: SHEVA TORNA IN ROSSONERO. Dopo giorni di attesa, il campione ucraino può tornare a sorridere e riprendersi la maglia che sente sua. Una lunga attesa, durata due anni. Andriy Shevchenko torna ad essere un giocatore del Milan. Il neo attaccante rossonero è felicissimo e a stento trattiene gioia e commozione: «Sto bene, sono contento. Era tempo che speravo di tornare e già ieri immaginavo che questa trattativa potesse concludersi bene. Per me è come aver vinto una Champions League. Ci sono state delle complicazioni, ma ora che tutto si è risolto sono proprio felice». Sono state queste le prime dichiarazioni di Sheva alla redazione di ACMilan.com e Milan Channel. Il suo arrivo è previsto nella giornata di domani, si sottoporrà alle visite mediche e poi comincerà ad allenarsi con la squadra. Le emozioni, le sensazioni provate nel corso di questi due anni sono state tante. Ora Sheva può contare sulla sua forza d'animo, sulla voglia di riscatto che ha, per tornare ad essere uno dei più grandi attaccanti del mondo. Il tabellino con i suoi 173 gol in rossonero (più il rigore di Manchester e il gol ingiustamente annullato nella semifinale di Barcellona nel 2006) aspetta solo di essere aggiornato, per la gioia e la felicità di tutti i tifosi del Milan. [ACMilan.com]
SHEVCHENKO BACK TO MILAN, Sat 23 Aug 2008
Chelsea Football Club has agreed terms for Andriy Shevchenko to return to AC Milan. Details of the agreement will remain confidential. The move is subject to a successful medical. Shevchenko signed for Chelsea from Milan before the 2006 World Cup for an undisclosed club record fee but the goals did not flow at the rate seen in Italy. He ended his first English season with 14 in total, four in the League, although there were some great strikes among them, not least at White Hart Lane in an FA Cup replay. However a hernia operation in the closing weeks of the 2006/07 season ruled him out of the Cup Final win at Wembley. By then he was already a Carling Cup winner, having played all but the closing seconds of a 2-1 win over Arsenal at Cardiff. Although the surgery cleared the way for a full pre-season the following summer, fitness problems returned to keep Andriy out of competitive action until mid-September 2007. In his second game back he scored the final goal of the José Mourinho era, in a home Champions League draw to Rosenborg. There followed an outstanding strike in the Carling Cup against Leicester but just as Shevchenko hit a good groove leading up to Christmas, scoring six important goals in ten appearances with Didier Drogba out injured, back-related problems called a seven-week halt. Although he made seven more sub appearances and scored the final league goal of last season, he did not start a game in 2008. His 2007/08 record was 8 goals in 12 starts 13 sub appearances, taking his Chelsea totals to 22 goals in 53+23 games. Further surgery this summer left him behind in the pre-season fitness schedule and although he was involved in games in Malaysia and Russia, he was not part of the opening weekend win against Portsmouth. A completed move to Milan will see Shevchenko return to a club he first joined in 1999 and one where is all-time second highest scorer with 173 goals in 296 games. Chelsea Football Club would like to thank Andriy for his contribution during his two seasons in England. [ChelseaFC.com]
19.58: Svolta nella trattativa per Andriy Shevchenko.
Ora si può dire: SHEVA TORNA IN ROSSONERO. Dopo giorni di attesa, il campione ucraino può tornare a sorridere e riprendersi la maglia che sente sua. Una lunga attesa, durata due anni. Andriy Shevchenko torna ad essere un giocatore del Milan. Il neo attaccante rossonero è felicissimo e a stento trattiene gioia e commozione: «Sto bene, sono contento. Era tempo che speravo di tornare e già ieri immaginavo che questa trattativa potesse concludersi bene. Per me è come aver vinto una Champions League. Ci sono state delle complicazioni, ma ora che tutto si è risolto sono proprio felice». Sono state queste le prime dichiarazioni di Sheva alla redazione di ACMilan.com e Milan Channel. Il suo arrivo è previsto nella giornata di domani, si sottoporrà alle visite mediche e poi comincerà ad allenarsi con la squadra. Le emozioni, le sensazioni provate nel corso di questi due anni sono state tante. Ora Sheva può contare sulla sua forza d'animo, sulla voglia di riscatto che ha, per tornare ad essere uno dei più grandi attaccanti del mondo. Il tabellino con i suoi 173 gol in rossonero (più il rigore di Manchester e il gol ingiustamente annullato nella semifinale di Barcellona nel 2006) aspetta solo di essere aggiornato, per la gioia e la felicità di tutti i tifosi del Milan. [ACMilan.com]SHEVCHENKO BACK TO MILAN, Sat 23 Aug 2008
Chelsea Football Club has agreed terms for Andriy Shevchenko to return to AC Milan. Details of the agreement will remain confidential. The move is subject to a successful medical. Shevchenko signed for Chelsea from Milan before the 2006 World Cup for an undisclosed club record fee but the goals did not flow at the rate seen in Italy. He ended his first English season with 14 in total, four in the League, although there were some great strikes among them, not least at White Hart Lane in an FA Cup replay. However a hernia operation in the closing weeks of the 2006/07 season ruled him out of the Cup Final win at Wembley. By then he was already a Carling Cup winner, having played all but the closing seconds of a 2-1 win over Arsenal at Cardiff. Although the surgery cleared the way for a full pre-season the following summer, fitness problems returned to keep Andriy out of competitive action until mid-September 2007. In his second game back he scored the final goal of the José Mourinho era, in a home Champions League draw to Rosenborg. There followed an outstanding strike in the Carling Cup against Leicester but just as Shevchenko hit a good groove leading up to Christmas, scoring six important goals in ten appearances with Didier Drogba out injured, back-related problems called a seven-week halt. Although he made seven more sub appearances and scored the final league goal of last season, he did not start a game in 2008. His 2007/08 record was 8 goals in 12 starts 13 sub appearances, taking his Chelsea totals to 22 goals in 53+23 games. Further surgery this summer left him behind in the pre-season fitness schedule and although he was involved in games in Malaysia and Russia, he was not part of the opening weekend win against Portsmouth. A completed move to Milan will see Shevchenko return to a club he first joined in 1999 and one where is all-time second highest scorer with 173 goals in 296 games. Chelsea Football Club would like to thank Andriy for his contribution during his two seasons in England. [ChelseaFC.com]
... E SHEVALOVE SI CONGEDA
Il Balon d'Or torna a casa. Ma quale casa troverà? Per due lunghi, orribili anni abbiamo sognato ad occhi aperti di vivere una serata come quella di oggi. In principio, era pura e semplice utopia. L'estate scorsa ci eravamo quasi affezionati all'dea, prima di accorgerci del copione mediatico sottostante. Questa estate, in tutta onestà, avevamo smesso di crederci ben prima che il copione ci venisse riproposto, tale e quale a un anno fa. Di più, avevamo iniziato a sognare per Sheva un epilogo migliore: lontano dai livori del sordido Ancelotti, lontano dalle grinfie delle putrescenti cariatidi di Milanello (e cartastraccia circostante), lontano dai ghigni grotteschi del brianzolo Galliani. Avevamo sperato in una svolta inattesa, una nuova pista di mercato. Magari una luminosa redenzione sotto il sole caldo di Barcelona, nella splendida casa del Camp Nou... perché no, con il benefit di quella dimora da sogno a picco sul mare liberata proprio dall'ultimo fenomeno da baraccone di Bronzetti. Comunque fosse, lontano dalle macerie di questo povero Diavolo. Che non è più il Milan di Sheva, e purtroppo non è più il nostro Milan. Shevalove ha raccontato, dal 2005 ad oggi, la decadenza di un club che forse più di ogni altro in Italia ha interpretato il crepuscolo di un movimento sportivo, e volendo allargare ancora oltre l'orizzonte, il declino di una società civile. Restano solo disgusto e imbarazzo per questa dirigenza, per questo allenatore, per questi giocatori e per questo pubblico. Né dignità né onore per i nostri colori. Ma il Balon d'Or torna a casa. Ed un altro cerchio (forse l'ultimo) si chiude, per questo gruppo di uomini ostinati e predestinati. Resteremo in silenzio, a guardare. Da debita distanza. Siamo intimamente convinti che il ritorno sia un azzardo: perché due anni di sostanziale inattività pongono un'incognita, e soprattutto perché il contesto ambientale è il medesimo che due anni fa aveva creato le condizioni per il doloroso distacco. Il rischio concreto è che il Balon d'Or diventi il bersaglio principale ed il capro espiatorio di una nuova stagione fallimentare. Ma il calcio, si sa, è una scienza inesatta. E allora resteremo in silenzio, ad osservare e a sperare che il dio del pallone faccia accadere di nuovo la magia, e possa riaccendere la passione per la maglia e l'emozione inconfondibile che solo il 7 Rossonero ci può regalare. Comunque andrà, BENTORNATO AMATISSIMO CAMPIONE!
23 maggio, 2008
FUGA DA LONDRA
Chelsea, è finita. Shevchenko in fuga.
[Gazzetta.it] Se i suoi figli hanno voglia di una favola, sarà meglio che guardino un film di Walt Disney. Perché a Mosca il finale fatato da raccontare non c’è stato. Andriy Shevchenko sperava di giocare un po’, entrare e risolvere qualcosa, poi chiedere la cessione a cuor leggero, tornare al Milan lasciando Abramovich con una coppa fra le mani, e tutti vissero felici e contenti. Invece Abramovich non ha avuto coppe (ma non sembrava preoccupato) e Shevchenko non ha avuto possibilità. E’ stato presente in tre finali di Champions: una l’ha decisa con un rigore, un’altra l’ha persa sbagliando anche lui dal dischetto. Stavolta è rimasto a guardare.
Dopo l’errore di Anelka, Shevchenko ha preso le sue cose e se n’è andato. Non sarebbe salito sul palco in caso di vittoria, non ci è salito da panchinaro sconfitto. Grant lo aveva utilizzato nelle ultime partite di Premier League e a Shevchenko, fra un salvataggio da grande difensore e un gol, sembrava di rinascere. Si sentiva in forma e Mosca era come la terra promessa, due anni di vuoto, di attese inutili, di critiche che si potevano cancellare. Invece è rimasto tutto com’era e l’amarezza è cresciuta. E con l’amarezza la rabbia per questi due anni bruciati, una rabbia fredda che lo ha portato ad andarsene senza dire parole che non ha mai voluto dire. Ieri Shevchenko è partito per Kiev dove lo aspettavano il c.t. Mikhailichenko e i compagni della nazionale ucraina. Il morale è a pezzi e dal Milan sono arrivate telefonate per cercare di tirarlo su.
Il suo ex club ribadisce: in caso di cessione a titolo gratuito, i dirigenti sono pronti a riprendersi l’attaccante che con la maglia rossonera ha segnato meno di Nordahl e più di Van Basten. Forse Shevchenko giocherebbe poco anche a Milano, ma tornare fra gente che lo ha biasimato, ma di base gli vuole ancora bene, sarebbe un passo avanti. Il Chelsea ha chiara la situazione: Shevchenko se ne vuole andare e pare che a Londra non sappiano che farsene. Il club si è preso ancora un po’ di tempo, 2-3 giorni al massimo, per decidere, ma difficilmente Abramovich permetterà che Andriy parta gratis e il Milan, che già ritiene di avere migliorato l’offerta (dal prestito annuale all’acquisto seppure a zero, con risparmio di due anni di stipendio per i blues) non farà di più.
Oggi Sheva sarà a Rotterdam, dove l’Ucraina giocherà in amichevole contro l’Olanda. Starà in campo magari mezzora, stavolta non perché non vogliano farlo giocare, ma perché è più giusto lasciare spazio ai ragazzi che si battono per un posto nelle prossime partite ufficiali. E’ già calato nel ruolo di capitano non giocatore, insomma. Peccato che il Chelsea lo abbia destinato al ruolo di non giocatore già da un pezzo.
[Gazzetta.it] Se i suoi figli hanno voglia di una favola, sarà meglio che guardino un film di Walt Disney. Perché a Mosca il finale fatato da raccontare non c’è stato. Andriy Shevchenko sperava di giocare un po’, entrare e risolvere qualcosa, poi chiedere la cessione a cuor leggero, tornare al Milan lasciando Abramovich con una coppa fra le mani, e tutti vissero felici e contenti. Invece Abramovich non ha avuto coppe (ma non sembrava preoccupato) e Shevchenko non ha avuto possibilità. E’ stato presente in tre finali di Champions: una l’ha decisa con un rigore, un’altra l’ha persa sbagliando anche lui dal dischetto. Stavolta è rimasto a guardare.
Dopo l’errore di Anelka, Shevchenko ha preso le sue cose e se n’è andato. Non sarebbe salito sul palco in caso di vittoria, non ci è salito da panchinaro sconfitto. Grant lo aveva utilizzato nelle ultime partite di Premier League e a Shevchenko, fra un salvataggio da grande difensore e un gol, sembrava di rinascere. Si sentiva in forma e Mosca era come la terra promessa, due anni di vuoto, di attese inutili, di critiche che si potevano cancellare. Invece è rimasto tutto com’era e l’amarezza è cresciuta. E con l’amarezza la rabbia per questi due anni bruciati, una rabbia fredda che lo ha portato ad andarsene senza dire parole che non ha mai voluto dire. Ieri Shevchenko è partito per Kiev dove lo aspettavano il c.t. Mikhailichenko e i compagni della nazionale ucraina. Il morale è a pezzi e dal Milan sono arrivate telefonate per cercare di tirarlo su.
Il suo ex club ribadisce: in caso di cessione a titolo gratuito, i dirigenti sono pronti a riprendersi l’attaccante che con la maglia rossonera ha segnato meno di Nordahl e più di Van Basten. Forse Shevchenko giocherebbe poco anche a Milano, ma tornare fra gente che lo ha biasimato, ma di base gli vuole ancora bene, sarebbe un passo avanti. Il Chelsea ha chiara la situazione: Shevchenko se ne vuole andare e pare che a Londra non sappiano che farsene. Il club si è preso ancora un po’ di tempo, 2-3 giorni al massimo, per decidere, ma difficilmente Abramovich permetterà che Andriy parta gratis e il Milan, che già ritiene di avere migliorato l’offerta (dal prestito annuale all’acquisto seppure a zero, con risparmio di due anni di stipendio per i blues) non farà di più.
Oggi Sheva sarà a Rotterdam, dove l’Ucraina giocherà in amichevole contro l’Olanda. Starà in campo magari mezzora, stavolta non perché non vogliano farlo giocare, ma perché è più giusto lasciare spazio ai ragazzi che si battono per un posto nelle prossime partite ufficiali. E’ già calato nel ruolo di capitano non giocatore, insomma. Peccato che il Chelsea lo abbia destinato al ruolo di non giocatore già da un pezzo.
22 maggio, 2008
GAME OVER
Sheva-Chelsea, la rottura è insanabile.
[SportMediaset.it] Shevchenko e il Chelsea sono sempre più ai ferri corti. L'attaccante ucraino, al termine della finale di Champions League persa a Mosca contro il Manchester United, era il più arrabbiato di tutti. Sheva, infatti, si aspettava di essere impiegato almeno per uno spezzone di gara con la speranza di risultare decisivo nella lotteria dei rigori. Tenuto in panchina per tutti i 120 minuti di gara da Avram Grant, l'ucraino si è rifiutato di ritirare la medaglia d'argento al termine della partita rifugiandosi negli spogliatoi. Ecco spiegato il mistero della seconda medaglia nelle mani del tecnico Grant e poi lanciata dallo stesso Grant ai tifosi.Oggi l'ex attaccante del Milan non sarà a Londra per parlare del suo futuro perché da Mosca raggiungerà la sua nazionale a Kiev per preparare l'amichevole di Rotterdam con l'Olanda. E' probabile, comunque, che nelle prossime ore il bomber ucraino si metta in contatto con i dirigenti del Milan per pianificare il suo eventuale ritorno in rossonero. Galliani ha ribadito che se Abramovich concedesse il prestito gratuito il Milan è pronto all'acquisizione del bomber. Altrimenti l'affare è destinato a saltare. E il Fenerbahce è dietro l'angolo.
[SportMediaset.it] Shevchenko e il Chelsea sono sempre più ai ferri corti. L'attaccante ucraino, al termine della finale di Champions League persa a Mosca contro il Manchester United, era il più arrabbiato di tutti. Sheva, infatti, si aspettava di essere impiegato almeno per uno spezzone di gara con la speranza di risultare decisivo nella lotteria dei rigori. Tenuto in panchina per tutti i 120 minuti di gara da Avram Grant, l'ucraino si è rifiutato di ritirare la medaglia d'argento al termine della partita rifugiandosi negli spogliatoi. Ecco spiegato il mistero della seconda medaglia nelle mani del tecnico Grant e poi lanciata dallo stesso Grant ai tifosi.Oggi l'ex attaccante del Milan non sarà a Londra per parlare del suo futuro perché da Mosca raggiungerà la sua nazionale a Kiev per preparare l'amichevole di Rotterdam con l'Olanda. E' probabile, comunque, che nelle prossime ore il bomber ucraino si metta in contatto con i dirigenti del Milan per pianificare il suo eventuale ritorno in rossonero. Galliani ha ribadito che se Abramovich concedesse il prestito gratuito il Milan è pronto all'acquisizione del bomber. Altrimenti l'affare è destinato a saltare. E il Fenerbahce è dietro l'angolo.
IL CAMBIO SBAGLIATO
[ChelseaFC.com] Making history with a first Champions League Final appearance, Chelsea lost out on penalties to Manchester United after a penalty shootout concluded an enthralling 120 minutes of football at the Luzhniki Stadium. Substitute Nicolas Anelka saw his penalty, our seventh, crucially saved by Edwin Van der Sar in sudden death after a thrilling two hours of football had seen United take the lead through Cristiano Ronaldo before Frank Lampard levelled on the stroke of half-time. Both sides had opportunities to win the game in the second half, and extra-time, but ultimately they could not be separated, and so it was that Chelsea would lose out in Europe's premier club competition for the second season running on spot kicks.
Man United (4-4-2): Van der Sar; Brown (Anderson 120), Ferdinand (c), Vidic, Evra; Hargreaves, Carrick, Scholes (Giggs 87), Ronaldo; Rooney (Nani 100), Tevez.
Unused subs: Kuszczak, O'Shea, Silvestre, Fletcher.
Goals: Ronaldo 25
Booked: Scholes 21, Ferdinand 42, Vidic 110, Tevez 115
Penalties: Tevez scored, Carrick scored, Ronaldo missed, Hargreaves scored, Nani scored, Anderson scored, Giggs scored.
Chelsea (4-3-3): Cech, Essien, Carvalho, Terry (c), A Cole; Ballack, Makelele (Belletti 120), Lampard; J Cole (Anelka 98), Drogba, Malouda (Kalou 91).
Unused subs: Cudicini, Alex, Mikel, Shevchenko.
Goals: Lampard 44
Booked: Makelele 21, Carvalho 45, Ballack 115
Sent Off: Drogba 115
Penalties: Ballack scored, Belletti scored, Lampard scored, A Cole scored, Terry missed, Kalou scored, Anelka missed.
Man United (4-4-2): Van der Sar; Brown (Anderson 120), Ferdinand (c), Vidic, Evra; Hargreaves, Carrick, Scholes (Giggs 87), Ronaldo; Rooney (Nani 100), Tevez.
Unused subs: Kuszczak, O'Shea, Silvestre, Fletcher.
Goals: Ronaldo 25
Booked: Scholes 21, Ferdinand 42, Vidic 110, Tevez 115
Penalties: Tevez scored, Carrick scored, Ronaldo missed, Hargreaves scored, Nani scored, Anderson scored, Giggs scored.
Chelsea (4-3-3): Cech, Essien, Carvalho, Terry (c), A Cole; Ballack, Makelele (Belletti 120), Lampard; J Cole (Anelka 98), Drogba, Malouda (Kalou 91).
Unused subs: Cudicini, Alex, Mikel, Shevchenko.
Goals: Lampard 44
Booked: Makelele 21, Carvalho 45, Ballack 115
Sent Off: Drogba 115
Penalties: Ballack scored, Belletti scored, Lampard scored, A Cole scored, Terry missed, Kalou scored, Anelka missed.
17 aprile, 2008
PAROLA DI SILVIO (segue)
I progetti di Berlusconi.
[Gazzetta.it] C’è la politica nei pensieri di Silvio Berlusconi, ma uno spazio riservato al Milan non manca mai. In un’intervista a Sky il futuro presidente del Consiglio ha parlato soprattutto di calciomercato, dilungandosi su Ronaldinho e sul ritorno di Sheva e ipotizzando l’arrivo di un big in attacco. "Ronaldinho vuole venire al Milan — esordisce Berlusconi — ed è chiaro perché: uno, il Milan è la squadra campione del mondo; due, ci sono altri brasiliani in squadra, tutti sanno come noi trattiamo i nostri atleti. Forse noi paghiamo un po’ meno delle altre squadre, ma possiamo fare questo per il semplice motivo che diamo più gloria. Un altro giocatore che amerebbe venire da noi è... No, no, mi taccio. Ronaldinho l’ho detto perché lo sanno tutti. Dell’altro giocatore, importantissimo, centravanti di sfondamento, non faccio il nome. Ma noi siamo tesi all’acquisto di due fuoriclasse per il prossimo anno. E naturalmente i fuoriclasse saranno anche in difesa". Chi è Mister X? Tre i nomi: Drogba del Chelsea, Adebayor dell’Arsenal, Gomez dello Stoccarda. Drogba vorrebbe il Milan, ma il Milan ha scelto Shevchenko e dunque non lo potrà acquistare, lasciando via libera all’Inter. Quindi questa confessione sull’ivoriano appare un dispetto ai nerazzurri. Più credibili le candidature di Adebayor e Gomez.
Sul ritorno di Andriy Shevchenko: "Aveva dovuto chinarsi a una decisione che sua moglie riteneva indispensabile per il bene dei suoi figli. E quindi io l’ho assecondato. Adesso le cose sono cambiate, lui vuole ritornare. Nei tifosi c’è un certo confronto tra chi lo vorrebbe e chi, invece, dice che ha tradito il Milan. Non ha tradito il Milan: un uomo ha la famiglia come punto centrale dei suoi affetti, quindi ho capito che Sheva doveva assumere quella decisione. Sono rimasto in rapporti d’affetto con lui, addirittura gli ho dato il privilegio di prendere casa vicino alla mia ad Antigua, ed è anche più alta della mia. Credo che, se lui tornasse, dovremo accoglierlo non a braccia aperte, ma a braccia spalancate. Io sono uno dei primi sostenitori della tesi del ritorno". Ultime battute su Donadoni: "Esprimo un giudizio assolutamente positivo, mi sono anche permesso di consigliare la conferma in Nazionale. Se il Milan un giorno avesse bisogno di un cambiamento dell’allenatore, bisogno che oggi non c’è, andrebbe benissimo avere uno che è stato nel Milan". Infine sullo scudetto. "Se non sei protagonista in Italia non puoi esser certo di partecipare alle competizioni internazionali ed essere anche protagonista in Europa e nel mondo".
[Gazzetta.it] C’è la politica nei pensieri di Silvio Berlusconi, ma uno spazio riservato al Milan non manca mai. In un’intervista a Sky il futuro presidente del Consiglio ha parlato soprattutto di calciomercato, dilungandosi su Ronaldinho e sul ritorno di Sheva e ipotizzando l’arrivo di un big in attacco. "Ronaldinho vuole venire al Milan — esordisce Berlusconi — ed è chiaro perché: uno, il Milan è la squadra campione del mondo; due, ci sono altri brasiliani in squadra, tutti sanno come noi trattiamo i nostri atleti. Forse noi paghiamo un po’ meno delle altre squadre, ma possiamo fare questo per il semplice motivo che diamo più gloria. Un altro giocatore che amerebbe venire da noi è... No, no, mi taccio. Ronaldinho l’ho detto perché lo sanno tutti. Dell’altro giocatore, importantissimo, centravanti di sfondamento, non faccio il nome. Ma noi siamo tesi all’acquisto di due fuoriclasse per il prossimo anno. E naturalmente i fuoriclasse saranno anche in difesa". Chi è Mister X? Tre i nomi: Drogba del Chelsea, Adebayor dell’Arsenal, Gomez dello Stoccarda. Drogba vorrebbe il Milan, ma il Milan ha scelto Shevchenko e dunque non lo potrà acquistare, lasciando via libera all’Inter. Quindi questa confessione sull’ivoriano appare un dispetto ai nerazzurri. Più credibili le candidature di Adebayor e Gomez.
Sul ritorno di Andriy Shevchenko: "Aveva dovuto chinarsi a una decisione che sua moglie riteneva indispensabile per il bene dei suoi figli. E quindi io l’ho assecondato. Adesso le cose sono cambiate, lui vuole ritornare. Nei tifosi c’è un certo confronto tra chi lo vorrebbe e chi, invece, dice che ha tradito il Milan. Non ha tradito il Milan: un uomo ha la famiglia come punto centrale dei suoi affetti, quindi ho capito che Sheva doveva assumere quella decisione. Sono rimasto in rapporti d’affetto con lui, addirittura gli ho dato il privilegio di prendere casa vicino alla mia ad Antigua, ed è anche più alta della mia. Credo che, se lui tornasse, dovremo accoglierlo non a braccia aperte, ma a braccia spalancate. Io sono uno dei primi sostenitori della tesi del ritorno". Ultime battute su Donadoni: "Esprimo un giudizio assolutamente positivo, mi sono anche permesso di consigliare la conferma in Nazionale. Se il Milan un giorno avesse bisogno di un cambiamento dell’allenatore, bisogno che oggi non c’è, andrebbe benissimo avere uno che è stato nel Milan". Infine sullo scudetto. "Se non sei protagonista in Italia non puoi esser certo di partecipare alle competizioni internazionali ed essere anche protagonista in Europa e nel mondo".
10 aprile, 2008
CAMPAGNA ELETTORALE
Berlusconi: Sheva torna.
[Gazzetta.it] La rutilante campagna elettorale non impedisce a Silvio Berlusconi di lanciare proclami sul Milan. In particolare su Andriy Shevchenko. Anzi, il suo Andriy. Perché... toccategli tutto, ma Sheva no. Ospite a "La7", Berlusconi ha affermato: «Sto cercando di riportarlo al Milan e ci sono molte probabilità che ci riesca». Il numero uno di via Turati ha inoltre commentato le perplessità di Carlo Ancelotti sull'ipotesi di rientro dell'ucraino. «Ancelotti - ha spiegato - ha manifestato una sua opinione, che non è un convincimento perché ora ci ho parlato io».
Maldini apre le porte di Milanello sia a Dinho che a Sheva.
[LaStampa.it] «Credo che questa operazione si farà». Adriano Galliani ostenta ottimismo: al termine dell’assemblea della Lega a Milano, l’ad rossonero continua a pensare che il club di via Turati sia faorito nella corsa al fuoriclasse del Barcellona, nonostante ci sia il chiaro interesse dell’Inter. «Mi risulta un loro interesse - commenta Galliani -. Io vengo informato costantemente di ogni telefonata che parte da Branca». Discorso simile per Andryi Shevchenko. «Sheva è un giocatore sotto contratto, sia lui che Ronaldinho sono nostri desideri, nostri auspici, ma sono tesserati l’uno col Chelsea, l’altro col Barcellona. Penso che se entrambi i giocatori si muoveranno verranno al Milan - spiega ancora il dirigente del Milan -. Ancelotti gradisce molto entrambi, ma non è detto che arrivino».
Il Milan ripartirà da Andriy Shevchenko e Ronaldinho. Almeno questo sembra essere l’obiettivo di Silvio Berlusconi che vuole riportare in rossonero l’attaccante ucraino e, finalmente, realizzare il sogno di vedere il fuoriclasse brasiliano con la maglia del suo Milan. Paolo Maldini apre le porte di Milanello sia a Sheva che a Dinho, partendo dall’ex che ha lasciato l’Italia due anni fa e che adesso non vede l’ora di tornare. «Dal punto di vista dell’ambiente non esiste il problema, assolutamente - assicura Maldini in un’intervista rilasciata a Sky nell’ambito della rubrica il »rosso e nero» -. Tutti quelli che hanno dato tanto a questa squadra, saranno sempre ben accetti da parte della società e dei giocatori. E qui si chiude il discorso che riguarda noi calciatori e lo spogliatoio. Poi, i discorsi tattici, di mercato, sono da fare con altre persone». Da Sheva a Ronaldinho il concetto di capitan Maldini non cambia. «È un grandissimo giocatore e sta bene in qualsiasi squadra. Poi - spiega Maldini -, c’è il discorso tecnico, tattico ma anche economico che è tutto da valutare».
[Gazzetta.it] La rutilante campagna elettorale non impedisce a Silvio Berlusconi di lanciare proclami sul Milan. In particolare su Andriy Shevchenko. Anzi, il suo Andriy. Perché... toccategli tutto, ma Sheva no. Ospite a "La7", Berlusconi ha affermato: «Sto cercando di riportarlo al Milan e ci sono molte probabilità che ci riesca». Il numero uno di via Turati ha inoltre commentato le perplessità di Carlo Ancelotti sull'ipotesi di rientro dell'ucraino. «Ancelotti - ha spiegato - ha manifestato una sua opinione, che non è un convincimento perché ora ci ho parlato io».
Maldini apre le porte di Milanello sia a Dinho che a Sheva.
[LaStampa.it] «Credo che questa operazione si farà». Adriano Galliani ostenta ottimismo: al termine dell’assemblea della Lega a Milano, l’ad rossonero continua a pensare che il club di via Turati sia faorito nella corsa al fuoriclasse del Barcellona, nonostante ci sia il chiaro interesse dell’Inter. «Mi risulta un loro interesse - commenta Galliani -. Io vengo informato costantemente di ogni telefonata che parte da Branca». Discorso simile per Andryi Shevchenko. «Sheva è un giocatore sotto contratto, sia lui che Ronaldinho sono nostri desideri, nostri auspici, ma sono tesserati l’uno col Chelsea, l’altro col Barcellona. Penso che se entrambi i giocatori si muoveranno verranno al Milan - spiega ancora il dirigente del Milan -. Ancelotti gradisce molto entrambi, ma non è detto che arrivino».
Il Milan ripartirà da Andriy Shevchenko e Ronaldinho. Almeno questo sembra essere l’obiettivo di Silvio Berlusconi che vuole riportare in rossonero l’attaccante ucraino e, finalmente, realizzare il sogno di vedere il fuoriclasse brasiliano con la maglia del suo Milan. Paolo Maldini apre le porte di Milanello sia a Sheva che a Dinho, partendo dall’ex che ha lasciato l’Italia due anni fa e che adesso non vede l’ora di tornare. «Dal punto di vista dell’ambiente non esiste il problema, assolutamente - assicura Maldini in un’intervista rilasciata a Sky nell’ambito della rubrica il »rosso e nero» -. Tutti quelli che hanno dato tanto a questa squadra, saranno sempre ben accetti da parte della società e dei giocatori. E qui si chiude il discorso che riguarda noi calciatori e lo spogliatoio. Poi, i discorsi tattici, di mercato, sono da fare con altre persone». Da Sheva a Ronaldinho il concetto di capitan Maldini non cambia. «È un grandissimo giocatore e sta bene in qualsiasi squadra. Poi - spiega Maldini -, c’è il discorso tecnico, tattico ma anche economico che è tutto da valutare».
03 aprile, 2008
IL BOIA DI REGGIOLO
Ancelotti il tenero, diventa cattivo.
[LaStampa.it] Quando nel pomeriggio di ieri si è diffusa la notizia di un Carlo Ancelotti arrabbiato e non più disposto ad assecondare le esigenze personali di alcuni giocatori del Milan, il canale tematico rossonero è trasalito: «Milanello non è una caserma». Qualsiasi illazione di questi tempi viene considerata destabilizzante. Ancelotti però non si cura di ciò che viene detto all’esterno e sembra intenzionato a portare avanti le sue convinzioni. Nonostante le smentite, in questi giorni ha cambiato registro con la squadra ed ha assunto atteggiamenti più duri. La sconfitta casalinga con l’Atalanta (seconda di fila) ha costretto l’allenatore a rivedere i programmi di allenamento. Nessuno, sia chiaro, accusa la squadra di scarsa professionalità, ma per non lasciare niente al caso si è deciso di tenere il più possibile Maldini e compagni a Milanello. Ieri ad esempio, c’è stata una doppia seduta di allenamento, questa mattina invece i giocatori si ripresenteranno alle undici per una riunione tecnica. Non era mai successo durante la gestione Ancelotti, perché di tattica si parla generalmente alla vigilia. Il mini ritiro diventerà effettivo domani dal momento che Milan-Cagliari si giocherà di sabato. Per superare il momento no, non basta soltanto cambiare uomini (certi i recuperi di Inzaghi, Kakà, Cafu e Serginho) e modulo. Ancelotti e Galliani (che ieri ha visto Arsenal-Liverpool in un ristorante milanese con Roberto De Assis, fratello e procuratore di Ronaldinho), infatti, sono convinti che il problema sia anche di atteggiamento. Non è quindi un problema solo di condizione fisica se a San Siro ha raccolto la miseria di 19 punti.
Ancelotti spera di risolvere il problema facendo rivedere alla squadra le partite giocate e mettendo maggiormente in rilievo gli errori. Pare che abbia alzato la voce in un paio di occasioni e che i giocatori non se la siano presa più di tanto perché comprendono il momento. Se il Milan, infatti, dovesse restare fuori dall’Europa sarebbe il primo a pagare. Persino le certezze di Berlusconi mostrano qualche crepa. «Gli voglio bene, mi auguro che sia ancora lui il nostro allenatore», dice a Radio Kiss Kiss. Se lo augura, ma con quali rinforzi? «Cercheremo di portare campioni autentici». Anche alla luce dei rischi che corre attualmente, Ancelotti è intenzionato a chiedere garanzie per la prossima stagione, in particolare vuole avere un maggiore controllo sulla campagna acquisti.
Non è un mistero, infatti, che non sia favorevole al ritorno di Shevchenko. L’allenatore del Milan desidera una squadra rifondata ed è stufo di veder arrivare a Milanello giocatori a parametro zero dalla scarsa affidabilità fisica. In difesa secondo lui c’è bisogno di un rinnovamento completo e non crede si possa risolvere la questione confermando Cafu, Serginho e Simic. Anche a centrocampo servono nuovi innesti: Gourcuff è stato definitivamente bocciato nonostante Berlusconi continui a pensare che sia un grande giocatore ed Emerson ha problemi ad entrambe le tibie. Gattuso, Pirlo e Ambrosini hanno bisogno di tirare il fiato. Capitolo Dida: c’è una richiesta del Lione, ma solo per il prestito. Il nodo, va da sè, è il mega-contratto: i francesi saranno disposti ad accollarselo? Galliani dovrà fare il mediatore, convincendo Berlusconi a investire cifre importanti e soprattutto a rimangiarsi la parola data a Sheva. A Leonardo, invece, il compito di setacciare il mercato. La strada però è in salita. Flamini vuole la garanzia di giocare in Champions ed è conteso dalla Juventus (al di là delle smentite di Wenger) mentre lo Stoccarda ha chiesto 50 milioni di euro per Gomez. Braida, intanto, da alcuni mesi è in pensione e non ricopre più la carica di direttore generale per ragioni fiscali e amministrative. E’ consulente iscritto all’ordine dei direttori sportivi senza però potere di firma.
Scenario sempre più apocalittico per questo nostro povero Diavolo. Distruggere il tempio per ricostruire tutto dalle macerie: solo l'ecatombe finale di maggio potrà restituirci il Milan.
[LaStampa.it] Quando nel pomeriggio di ieri si è diffusa la notizia di un Carlo Ancelotti arrabbiato e non più disposto ad assecondare le esigenze personali di alcuni giocatori del Milan, il canale tematico rossonero è trasalito: «Milanello non è una caserma». Qualsiasi illazione di questi tempi viene considerata destabilizzante. Ancelotti però non si cura di ciò che viene detto all’esterno e sembra intenzionato a portare avanti le sue convinzioni. Nonostante le smentite, in questi giorni ha cambiato registro con la squadra ed ha assunto atteggiamenti più duri. La sconfitta casalinga con l’Atalanta (seconda di fila) ha costretto l’allenatore a rivedere i programmi di allenamento. Nessuno, sia chiaro, accusa la squadra di scarsa professionalità, ma per non lasciare niente al caso si è deciso di tenere il più possibile Maldini e compagni a Milanello. Ieri ad esempio, c’è stata una doppia seduta di allenamento, questa mattina invece i giocatori si ripresenteranno alle undici per una riunione tecnica. Non era mai successo durante la gestione Ancelotti, perché di tattica si parla generalmente alla vigilia. Il mini ritiro diventerà effettivo domani dal momento che Milan-Cagliari si giocherà di sabato. Per superare il momento no, non basta soltanto cambiare uomini (certi i recuperi di Inzaghi, Kakà, Cafu e Serginho) e modulo. Ancelotti e Galliani (che ieri ha visto Arsenal-Liverpool in un ristorante milanese con Roberto De Assis, fratello e procuratore di Ronaldinho), infatti, sono convinti che il problema sia anche di atteggiamento. Non è quindi un problema solo di condizione fisica se a San Siro ha raccolto la miseria di 19 punti.
Ancelotti spera di risolvere il problema facendo rivedere alla squadra le partite giocate e mettendo maggiormente in rilievo gli errori. Pare che abbia alzato la voce in un paio di occasioni e che i giocatori non se la siano presa più di tanto perché comprendono il momento. Se il Milan, infatti, dovesse restare fuori dall’Europa sarebbe il primo a pagare. Persino le certezze di Berlusconi mostrano qualche crepa. «Gli voglio bene, mi auguro che sia ancora lui il nostro allenatore», dice a Radio Kiss Kiss. Se lo augura, ma con quali rinforzi? «Cercheremo di portare campioni autentici». Anche alla luce dei rischi che corre attualmente, Ancelotti è intenzionato a chiedere garanzie per la prossima stagione, in particolare vuole avere un maggiore controllo sulla campagna acquisti. Non è un mistero, infatti, che non sia favorevole al ritorno di Shevchenko. L’allenatore del Milan desidera una squadra rifondata ed è stufo di veder arrivare a Milanello giocatori a parametro zero dalla scarsa affidabilità fisica. In difesa secondo lui c’è bisogno di un rinnovamento completo e non crede si possa risolvere la questione confermando Cafu, Serginho e Simic. Anche a centrocampo servono nuovi innesti: Gourcuff è stato definitivamente bocciato nonostante Berlusconi continui a pensare che sia un grande giocatore ed Emerson ha problemi ad entrambe le tibie. Gattuso, Pirlo e Ambrosini hanno bisogno di tirare il fiato. Capitolo Dida: c’è una richiesta del Lione, ma solo per il prestito. Il nodo, va da sè, è il mega-contratto: i francesi saranno disposti ad accollarselo? Galliani dovrà fare il mediatore, convincendo Berlusconi a investire cifre importanti e soprattutto a rimangiarsi la parola data a Sheva. A Leonardo, invece, il compito di setacciare il mercato. La strada però è in salita. Flamini vuole la garanzia di giocare in Champions ed è conteso dalla Juventus (al di là delle smentite di Wenger) mentre lo Stoccarda ha chiesto 50 milioni di euro per Gomez. Braida, intanto, da alcuni mesi è in pensione e non ricopre più la carica di direttore generale per ragioni fiscali e amministrative. E’ consulente iscritto all’ordine dei direttori sportivi senza però potere di firma.
Scenario sempre più apocalittico per questo nostro povero Diavolo. Distruggere il tempio per ricostruire tutto dalle macerie: solo l'ecatombe finale di maggio potrà restituirci il Milan.
02 aprile, 2008
SENATORI (segue)
Sheva vuole il Milan, un ritorno con rebus.
[Gazzetta.it] Ripartire, questo è sicuro. Ma se sia possibile e soprattutto utile ripartire dal Milan, nemmeno lui lo sa. Andriy Shevchenko si allena con le riserve del Chelsea, ogni tanto lo portano in panchina e non è certo questo la vita che voleva scegliendo Londra. Una stagione fa, l’attaccante ucraino non se l’è sentita di chiedere di essere lasciato andare: Abramovich aveva speso 45 milioni di euro per averlo e un anno non bastava a azzerare tutte le aspettative. Adesso è diverso. Due stagioni, poche partite, pochi gol. Sheva a Londra non è mai stato Sheva, forse soltanto per un mese. L’avventura è finita nella dimenticanza generale. E dopo tante chiacchiere dei tabloid, anche l’indifferenza e il silenzio sono una cosa buona per l’ex Pallone d’oro. Soprattutto, permettono un affare che quasi certamente si farà. Perché lo vuole Berlusconi e perché il Chelsea non sembra intenzionato, a questo punto, a chiedere cifre comparabili con quella spesa per portare l’ucraino in Inghilterra. Se non ci saranno sorprese, Shevchenko sarà liberato praticamente a costo zero. Poi vedrà se il Milan lo vuole davvero e il Milan non è soltanto Berlusconi.
Andriy a 31 si sente integro, pieno di forza e di motivazioni. In effetti, è difficile pensare che non ne abbia un campione che per due stagioni si è ritrovato ai margini di un club che per almeno due anni lo aveva corteggiato con insistenza. Le motivazioni ci sono, perché Shevchenko ha voglia di giocare e anche di dimostrare di poter dare tanto. Sa di non essere più quello di quattro anni fa, ma questo è comprensibile. Dunque, armato di stimoli e di nuove consapevolezza vorrebbe tornare a Milano, ma solo se saprà che a Milano lo vogliono. Non ha nessuna intenzione di infilarsi in un altro vicolo cieco, con un altro allenatore pronto a fargli la guerra. Questo vorrà chiarire appena il fair play di una stagione ancora in corso, anche se non per lui, gli permetterà di parlarne con Ancelotti. Ma Ancelotti non è contento di riaverlo. Ha dubbi sulle sue motivazioni e anche sulla sua utilità tattica. Per il 2008-2009 punta ovviamente su Pato e alla società ha chiesto un attaccante diverso. Forse le ultime dichiarazioni su Sheva sono state fatte anche per ricordare al club che il ritorno dell’ucraino non dovrebbe chiudere la campagna attaccanti, ma resta il fatto che sono state dichiarazioni piuttosto pesanti.
Shevchenko aspetta, ormai è abituato, poi quando sarà il momento chiederà. Tornare a Milano è un rischio anche per lui: ridursi l’ingaggio non sarà un problema, rinunciare al numero 7, sulle spalle di Pato, neppure. E Shevchenko ha sufficienti energie per ricominciare daccapo: le partite che continua a giocare con la nazionale ucraina sono la dimostrazione di un’efficienza fisica ritrovata e di un sentimento del gol conservato. Ma Milano-bis resta un rischio, perché Shevchenko potrebbe trasformarsi nell’ideale capro espiatorio se la stagione della squadra andasse ancora storta. Eppure Andriy è disposto probabilmente a correre il pericolo e ad accettare la freddezza iniziale dei tifosi. L’unico rischio che non vuole correre è di tornare e casa e scoprire che nessuno lo vuole. Dopo due anni di nulla, ritrovarsi a Milanello per piombare in un’altra battaglia di nervi sarebbe la peggiore delle beffe. Tanto varrebbe ripartire da zero. Altrove, ma veramente altrove.
Ora che il Boia di Reggiolo è uscito allo scoperto, cade il velo dell'ipocrisia di due anni e le miserevoli verità del popolo bue si mostrano finalmente per quello che son sempre state. Lo scenario che dipinge oggi il foglio rosa (la sponda buona del Balon d'Or, come ha ben imparato il povero Ordine) è agghiacciante ma del tutto verosimile: a queste condizioni, se pure a malincuore, per Sheva (e per Shevalove) meglio chiudere col Milan. Per sempre.
[Gazzetta.it] Ripartire, questo è sicuro. Ma se sia possibile e soprattutto utile ripartire dal Milan, nemmeno lui lo sa. Andriy Shevchenko si allena con le riserve del Chelsea, ogni tanto lo portano in panchina e non è certo questo la vita che voleva scegliendo Londra. Una stagione fa, l’attaccante ucraino non se l’è sentita di chiedere di essere lasciato andare: Abramovich aveva speso 45 milioni di euro per averlo e un anno non bastava a azzerare tutte le aspettative. Adesso è diverso. Due stagioni, poche partite, pochi gol. Sheva a Londra non è mai stato Sheva, forse soltanto per un mese. L’avventura è finita nella dimenticanza generale. E dopo tante chiacchiere dei tabloid, anche l’indifferenza e il silenzio sono una cosa buona per l’ex Pallone d’oro. Soprattutto, permettono un affare che quasi certamente si farà. Perché lo vuole Berlusconi e perché il Chelsea non sembra intenzionato, a questo punto, a chiedere cifre comparabili con quella spesa per portare l’ucraino in Inghilterra. Se non ci saranno sorprese, Shevchenko sarà liberato praticamente a costo zero. Poi vedrà se il Milan lo vuole davvero e il Milan non è soltanto Berlusconi.
Andriy a 31 si sente integro, pieno di forza e di motivazioni. In effetti, è difficile pensare che non ne abbia un campione che per due stagioni si è ritrovato ai margini di un club che per almeno due anni lo aveva corteggiato con insistenza. Le motivazioni ci sono, perché Shevchenko ha voglia di giocare e anche di dimostrare di poter dare tanto. Sa di non essere più quello di quattro anni fa, ma questo è comprensibile. Dunque, armato di stimoli e di nuove consapevolezza vorrebbe tornare a Milano, ma solo se saprà che a Milano lo vogliono. Non ha nessuna intenzione di infilarsi in un altro vicolo cieco, con un altro allenatore pronto a fargli la guerra. Questo vorrà chiarire appena il fair play di una stagione ancora in corso, anche se non per lui, gli permetterà di parlarne con Ancelotti. Ma Ancelotti non è contento di riaverlo. Ha dubbi sulle sue motivazioni e anche sulla sua utilità tattica. Per il 2008-2009 punta ovviamente su Pato e alla società ha chiesto un attaccante diverso. Forse le ultime dichiarazioni su Sheva sono state fatte anche per ricordare al club che il ritorno dell’ucraino non dovrebbe chiudere la campagna attaccanti, ma resta il fatto che sono state dichiarazioni piuttosto pesanti.
Shevchenko aspetta, ormai è abituato, poi quando sarà il momento chiederà. Tornare a Milano è un rischio anche per lui: ridursi l’ingaggio non sarà un problema, rinunciare al numero 7, sulle spalle di Pato, neppure. E Shevchenko ha sufficienti energie per ricominciare daccapo: le partite che continua a giocare con la nazionale ucraina sono la dimostrazione di un’efficienza fisica ritrovata e di un sentimento del gol conservato. Ma Milano-bis resta un rischio, perché Shevchenko potrebbe trasformarsi nell’ideale capro espiatorio se la stagione della squadra andasse ancora storta. Eppure Andriy è disposto probabilmente a correre il pericolo e ad accettare la freddezza iniziale dei tifosi. L’unico rischio che non vuole correre è di tornare e casa e scoprire che nessuno lo vuole. Dopo due anni di nulla, ritrovarsi a Milanello per piombare in un’altra battaglia di nervi sarebbe la peggiore delle beffe. Tanto varrebbe ripartire da zero. Altrove, ma veramente altrove.
Ora che il Boia di Reggiolo è uscito allo scoperto, cade il velo dell'ipocrisia di due anni e le miserevoli verità del popolo bue si mostrano finalmente per quello che son sempre state. Lo scenario che dipinge oggi il foglio rosa (la sponda buona del Balon d'Or, come ha ben imparato il povero Ordine) è agghiacciante ma del tutto verosimile: a queste condizioni, se pure a malincuore, per Sheva (e per Shevalove) meglio chiudere col Milan. Per sempre.
01 aprile, 2008
PAROLA DI SILVIO (segue)
Berlusconi: Ancelotti è il meglio e torna Sheva.
Siccome si tratta di Inghilterra, Silvio Berlusconi parte in inglese. «Sa come diceva la Thatcher all'Unione Europea?I want my money back. E io rivoglio indietro il mio Sheva». Ma il suo allenatore ha appena lasciato intendere che è un traditore, ha detto che non farebbe una buona coppia con Pato... Il presidente del Milan addenta un maccherone e fa un gesto con la mano come dire, tutto passa.
Shevchenko ha scelto il Chelsea per via della moglie?
«Le donne sono padrone in certe situazioni. Kristen è una brava ragazza, intelligente. È stato fatto un errore di valutazione. Shevchenko sarebbe un buon ritorno per noi».
I tifosi fischiano, si lamentano, vogliono gente nuova.
«I tifosi devono stare tranquilli, c'è il massimo impegno per fare un altro grande Milan. Rinnoveremo, ma con prudenza, passione, buon senso, come abbiamo sempre fatto. Nel calcio l'alternanza è ineluttabile. Dopo un grande ciclo arriva sempre l'onda di ritorno».
C'è chi si chiede invece se non sia finito il ciclo di Ancelotti.
«Carletto va benissimo. Si cambia per migliorare. Per il Milan chi potrei trovare di meglio?».
Ci dica intanto chi prenderà per rinforzare il Milan...
«Cominceremo rinnovando la difesa. Ma non è giusto parlare di mercato adesso. E ricordo anche che è vero, il rendimento del Milan in campionato è insufficiente e il rendimento a San Siro resta un mistero incomprensibile. Ma questa stagione è cominciata benissimo, abbiamo vinto la Supercoppa europea e il Mondiale, e penso ancora che possiamo arrivare quarti...».
Come si spiega le difficoltà?
«L'infortunio di Ronaldo ci ha penalizzato pesantemente. Io avevo pensato la squadra con il trio delle meraviglie, Kakà dietro a Pato e Ronaldo. Senza Ronie è diventato tutto complicato. Se avrà voglia tornerà. Io vorrei fargli un contratto a rendimento, per stimolarlo».
Chi vincerà lo scudetto?
«L'Inter. La Roma ha perso una buona occasione nel derby».
da La Gazzetta dello Sport di oggi.
Siccome si tratta di Inghilterra, Silvio Berlusconi parte in inglese. «Sa come diceva la Thatcher all'Unione Europea?I want my money back. E io rivoglio indietro il mio Sheva». Ma il suo allenatore ha appena lasciato intendere che è un traditore, ha detto che non farebbe una buona coppia con Pato... Il presidente del Milan addenta un maccherone e fa un gesto con la mano come dire, tutto passa.
Shevchenko ha scelto il Chelsea per via della moglie?
«Le donne sono padrone in certe situazioni. Kristen è una brava ragazza, intelligente. È stato fatto un errore di valutazione. Shevchenko sarebbe un buon ritorno per noi».
I tifosi fischiano, si lamentano, vogliono gente nuova.
«I tifosi devono stare tranquilli, c'è il massimo impegno per fare un altro grande Milan. Rinnoveremo, ma con prudenza, passione, buon senso, come abbiamo sempre fatto. Nel calcio l'alternanza è ineluttabile. Dopo un grande ciclo arriva sempre l'onda di ritorno».
C'è chi si chiede invece se non sia finito il ciclo di Ancelotti.
«Carletto va benissimo. Si cambia per migliorare. Per il Milan chi potrei trovare di meglio?».
Ci dica intanto chi prenderà per rinforzare il Milan...
«Cominceremo rinnovando la difesa. Ma non è giusto parlare di mercato adesso. E ricordo anche che è vero, il rendimento del Milan in campionato è insufficiente e il rendimento a San Siro resta un mistero incomprensibile. Ma questa stagione è cominciata benissimo, abbiamo vinto la Supercoppa europea e il Mondiale, e penso ancora che possiamo arrivare quarti...».
Come si spiega le difficoltà?
«L'infortunio di Ronaldo ci ha penalizzato pesantemente. Io avevo pensato la squadra con il trio delle meraviglie, Kakà dietro a Pato e Ronaldo. Senza Ronie è diventato tutto complicato. Se avrà voglia tornerà. Io vorrei fargli un contratto a rendimento, per stimolarlo».
Chi vincerà lo scudetto?
«L'Inter. La Roma ha perso una buona occasione nel derby».
da La Gazzetta dello Sport di oggi.
12 marzo, 2008
PAROLA DI SILVIO (segue)
Un tesoretto da 50 milioni per ridisegnare la squadra.
Nella prossima campagna acquisti estiva il Milan potrà fare affidamento su almeno 50 milioni di euro. Sarebbe questa l’entità del "tesoretto" messo a disposizione dal presidente Berlusconi. Il numero uno di via Turati, intervenendo lunedì sera in diretta ad Antenna 3 Lombardia, ha fatto una promessa importante: l’acquisto di un fuoriclasse, con chiaro riferimento ad un attaccante di un certo peso e prestigio. Gli indizi conducono a uno fra Drogba, Amauri e Adebayor. Quest’ultimo appare sfavorito per il fatto che è extracomunitario e, quindi, toglierebbe il posto al rientrante Shevchenko. La scelta verrebbe ridotta a Drogba e Amauri. L’ivoriano e il brasiliano sono soggetti a una discriminante che potrebbe fare la differenza. Drogba viene valutato dal Chelsea almeno 35 milioni di euro. Zamparini ha fissato in 25 milioni di euro il prezzo di Amauri. Berlusconi ha annunciato anche un intervento piuttosto importante anche in difesa. Il gettonatissimo Zambrotta sta già preparando le valigie e dovrebbe costare almeno 6 milioni di euro, poco più della metà di quanto l’aveva pagato il Barcellona. Il rientro alla base di Marzoratti contribuirebbe ad abbassare l’età media dell’organico milanista. Scontato il divorzio da Dida, in via Turati ci si sta interrogando sull’eventualità di puntare anche su un portiere esperto e affermato come Frey (valutato almeno 20 milioni di euro) oppure su un giovane promettente come Lloris, anche lui francese, attualmente fra i pali del Nizza. Si tratta di una scommessa del valore di 3,5 milioni di euro. La campagna acquisti rossonera dovrebbe essere completata dagli ingaggi di Shevchenko (ceduto in prestito gratuito dal Chelsea) e da Flamini. Il potente centrocampista dell’Arsenal è in scadenza di contratto e il Milan l’ha già opzionato.
dal Corriere dello Sport di oggi.
Nella prossima campagna acquisti estiva il Milan potrà fare affidamento su almeno 50 milioni di euro. Sarebbe questa l’entità del "tesoretto" messo a disposizione dal presidente Berlusconi. Il numero uno di via Turati, intervenendo lunedì sera in diretta ad Antenna 3 Lombardia, ha fatto una promessa importante: l’acquisto di un fuoriclasse, con chiaro riferimento ad un attaccante di un certo peso e prestigio. Gli indizi conducono a uno fra Drogba, Amauri e Adebayor. Quest’ultimo appare sfavorito per il fatto che è extracomunitario e, quindi, toglierebbe il posto al rientrante Shevchenko. La scelta verrebbe ridotta a Drogba e Amauri. L’ivoriano e il brasiliano sono soggetti a una discriminante che potrebbe fare la differenza. Drogba viene valutato dal Chelsea almeno 35 milioni di euro. Zamparini ha fissato in 25 milioni di euro il prezzo di Amauri. Berlusconi ha annunciato anche un intervento piuttosto importante anche in difesa. Il gettonatissimo Zambrotta sta già preparando le valigie e dovrebbe costare almeno 6 milioni di euro, poco più della metà di quanto l’aveva pagato il Barcellona. Il rientro alla base di Marzoratti contribuirebbe ad abbassare l’età media dell’organico milanista. Scontato il divorzio da Dida, in via Turati ci si sta interrogando sull’eventualità di puntare anche su un portiere esperto e affermato come Frey (valutato almeno 20 milioni di euro) oppure su un giovane promettente come Lloris, anche lui francese, attualmente fra i pali del Nizza. Si tratta di una scommessa del valore di 3,5 milioni di euro. La campagna acquisti rossonera dovrebbe essere completata dagli ingaggi di Shevchenko (ceduto in prestito gratuito dal Chelsea) e da Flamini. Il potente centrocampista dell’Arsenal è in scadenza di contratto e il Milan l’ha già opzionato.
dal Corriere dello Sport di oggi.
07 marzo, 2008
SENATORI (segue)
Sheva, con 10 milioni si scappa dal Chelsea.
Un affare di famiglia. Nella notte dopo l'eliminazione, il presidente Berlusconi è tornato più forte e più chiaramente che mai sulla scelta di cuore («Voglio riprendermi Shevchenko») e ieri, davanti alle telecamere di Sky, anche Paolo Maldini ha fatto la sua dichiarazione di voto: «Sheva ha già fatto 200 gol per il Milan, quelli che hanno fatto bene per il Milan hanno sempre una porta aperta». La sera del 20 febbraio, dopo lo 0 a 0 all'Emirates contro l'Arsenal, Shevchenko salì sul pullman del Milan e andò a cena con i suoi ex compagni. In albergo, c'erano già i familiari ad aspettare. Adriana Maldini era seduta a tavola con Kristen Shevchenko.
Tante voci si sono diffuse subito dopo l'eliminazione del Milan dalla Champions e qualcuno parla di contatti fra la moglie dell'ucraino e agenti immobiliari: i due cercherebbero casa a Milano. In realtà, i due non hanno necessità immediata di un appartamento, visto che ne hanno conservato uno nella zona più elegante del centro. L'unica certezza, nella nebbia che ancora avvolge la carriera di Shevchenko, è che l'ucraino in nessun caso resterà a Londra. E non ci sono molte squadre, Milan a parte, per le quali abbia voglia di traslocare.
E non ci sono neppure molte offerte valide: due anni di Chelsea hanno sensibilmente ridotto il suo appeal, però anche il valore del suo cartellino è cambiato e questo per il Milan potrebbe essere un vantaggio. Perché quello che non si poteva fare per motivi economici dopo la finale di Atene si può fare adesso: Sheva potrebbe costare 10 milioni di euro, ed è stato ceduto per 45. I tifosi del Milan protestano perché non vogliono più giocatori «a fine carriera», come scrivono su molti siti, ma è difficile che Berlusconi in questo momento spenda 40 milioni per un attaccante: i messaggi dell'altra notte sono chiarissimi.
Nonostante le due stagioni di riposo più o meno forzato, causato in principio da Mourinho, poi dai suoi guai fisici, infine dalla eccezionale concorrenza (Drogba, Salomon Kalou, Anelka, Wright Phillips), l'ucraino si ritiene in ottime condizioni, e lo stesso pensano fisioterapisti e preparatori che lavorano con lui. Shevchenko si allena accanitamente, anche da solo quando non può farlo con le riserve del Chelsea: ieri ha sostenuto dei test di velocità e i risultati sono brillanti. Fisicamente, l'ucraino c'è. Il resto dovrà valutarlo il Milan, ma è chiaro che il ritorno a casa (così la famiglia Shevchenko considera Milano) è il desiderio più grande.
da La Gazzetta dello Sport di oggi.
Osservo con un occhio evidentemente interessato l'evoluzione recente della comunicazione mediatica sul tema che mi sta a cuore. A parte il tam-tam ogni giorno più insistente del foglio nazionale - ma si sa (ne sa qualcosa anche il povero Ordine) che la sponda rosa è quella buona - rilevo che il Senato di Milanello ha già iniziato a manifestare le proprie dichiarazioni di voto, come si legge sopra. Dico il Senato delle famose «tre componenti» di Galliani, quello del «veto tecnico», insomma quello che ha scagliato lontano il Balon d'Or un paio d'estati or sono. Ebbene, detto di Maldini (dichiarazione sommamente diplomatica, dichiarazione da prossimo dirigente non giocatore), riporto nei commenti una carrellata di opinioni rubate fra le righe. Ciò che conta è che oggi si trova il coraggio di pubblicare una verità che su questo blog si racconta da mesi: il presidente non investirà per ricostruire. E allora, per quale motivo dovrebbe essere Sheva l'eccezione alla regola di cinque anni di gestione al risparmio del club?
Un affare di famiglia. Nella notte dopo l'eliminazione, il presidente Berlusconi è tornato più forte e più chiaramente che mai sulla scelta di cuore («Voglio riprendermi Shevchenko») e ieri, davanti alle telecamere di Sky, anche Paolo Maldini ha fatto la sua dichiarazione di voto: «Sheva ha già fatto 200 gol per il Milan, quelli che hanno fatto bene per il Milan hanno sempre una porta aperta». La sera del 20 febbraio, dopo lo 0 a 0 all'Emirates contro l'Arsenal, Shevchenko salì sul pullman del Milan e andò a cena con i suoi ex compagni. In albergo, c'erano già i familiari ad aspettare. Adriana Maldini era seduta a tavola con Kristen Shevchenko.
Tante voci si sono diffuse subito dopo l'eliminazione del Milan dalla Champions e qualcuno parla di contatti fra la moglie dell'ucraino e agenti immobiliari: i due cercherebbero casa a Milano. In realtà, i due non hanno necessità immediata di un appartamento, visto che ne hanno conservato uno nella zona più elegante del centro. L'unica certezza, nella nebbia che ancora avvolge la carriera di Shevchenko, è che l'ucraino in nessun caso resterà a Londra. E non ci sono molte squadre, Milan a parte, per le quali abbia voglia di traslocare.
E non ci sono neppure molte offerte valide: due anni di Chelsea hanno sensibilmente ridotto il suo appeal, però anche il valore del suo cartellino è cambiato e questo per il Milan potrebbe essere un vantaggio. Perché quello che non si poteva fare per motivi economici dopo la finale di Atene si può fare adesso: Sheva potrebbe costare 10 milioni di euro, ed è stato ceduto per 45. I tifosi del Milan protestano perché non vogliono più giocatori «a fine carriera», come scrivono su molti siti, ma è difficile che Berlusconi in questo momento spenda 40 milioni per un attaccante: i messaggi dell'altra notte sono chiarissimi.
Nonostante le due stagioni di riposo più o meno forzato, causato in principio da Mourinho, poi dai suoi guai fisici, infine dalla eccezionale concorrenza (Drogba, Salomon Kalou, Anelka, Wright Phillips), l'ucraino si ritiene in ottime condizioni, e lo stesso pensano fisioterapisti e preparatori che lavorano con lui. Shevchenko si allena accanitamente, anche da solo quando non può farlo con le riserve del Chelsea: ieri ha sostenuto dei test di velocità e i risultati sono brillanti. Fisicamente, l'ucraino c'è. Il resto dovrà valutarlo il Milan, ma è chiaro che il ritorno a casa (così la famiglia Shevchenko considera Milano) è il desiderio più grande.
da La Gazzetta dello Sport di oggi.
Osservo con un occhio evidentemente interessato l'evoluzione recente della comunicazione mediatica sul tema che mi sta a cuore. A parte il tam-tam ogni giorno più insistente del foglio nazionale - ma si sa (ne sa qualcosa anche il povero Ordine) che la sponda rosa è quella buona - rilevo che il Senato di Milanello ha già iniziato a manifestare le proprie dichiarazioni di voto, come si legge sopra. Dico il Senato delle famose «tre componenti» di Galliani, quello del «veto tecnico», insomma quello che ha scagliato lontano il Balon d'Or un paio d'estati or sono. Ebbene, detto di Maldini (dichiarazione sommamente diplomatica, dichiarazione da prossimo dirigente non giocatore), riporto nei commenti una carrellata di opinioni rubate fra le righe. Ciò che conta è che oggi si trova il coraggio di pubblicare una verità che su questo blog si racconta da mesi: il presidente non investirà per ricostruire. E allora, per quale motivo dovrebbe essere Sheva l'eccezione alla regola di cinque anni di gestione al risparmio del club?
06 marzo, 2008
PAROLA DI SILVIO (segue)
Berlusconi vuole Sheva: La soluzione migliore.
Presidente, sarà un boccone duro da mandar giù.
«Sono stato tutta la sera al telefono, ho dovuto consolare molte persone...».
Che cosa è mancato in particolare al Milan in questa sfida con l'Arsenal?
«Più di ogni altra cosa si è notata l'assenza di Ronaldo».
Non rischia di diventare un alibi?
«No, perché in avanti ci manca un pilastro. Avevamo progettato e impostato la squadra con una punta come Inzaghi o Pato assieme a un giocatore prestante come Ronaldo. E ora tutto questo non è possibile».
Non lo sarà ancora per un bel po'...
«Io sarò un romantico, ma credo ancora in un suo ritorno a pieno regime».
Adebayor...
«Sì, è davvero bravo, ma io quando penso a un attaccante ho sempre un'altra figura di riferimento».
È per caso Drogba? Pare sia il nome in cima alla vostra lista.
«Veramente intendevo Shevchenko. Ci penso continuamente, e lo sento con regolarità. Non credo che Abramovich abbia problemi a liberarlo. I tifosi capirebbero il suo ritorno. Per noi sarebbe la soluzione migliore».
La piazza però pare un po' scettica su un ritorno di Andriy.
I tifosi capirebbero che sarebbe la scelta più indicata. Lui è un giocatore prestante, per noi potrebbe rappresentare la soluzione migliore.
Presidente, sarà un boccone duro da mandar giù.
«Sono stato tutta la sera al telefono, ho dovuto consolare molte persone...».
Che cosa è mancato in particolare al Milan in questa sfida con l'Arsenal?
«Più di ogni altra cosa si è notata l'assenza di Ronaldo».
Non rischia di diventare un alibi?
«No, perché in avanti ci manca un pilastro. Avevamo progettato e impostato la squadra con una punta come Inzaghi o Pato assieme a un giocatore prestante come Ronaldo. E ora tutto questo non è possibile».
Non lo sarà ancora per un bel po'...
«Io sarò un romantico, ma credo ancora in un suo ritorno a pieno regime».
Adebayor...
«Sì, è davvero bravo, ma io quando penso a un attaccante ho sempre un'altra figura di riferimento».
È per caso Drogba? Pare sia il nome in cima alla vostra lista.
«Veramente intendevo Shevchenko. Ci penso continuamente, e lo sento con regolarità. Non credo che Abramovich abbia problemi a liberarlo. I tifosi capirebbero il suo ritorno. Per noi sarebbe la soluzione migliore».
La piazza però pare un po' scettica su un ritorno di Andriy.
I tifosi capirebbero che sarebbe la scelta più indicata. Lui è un giocatore prestante, per noi potrebbe rappresentare la soluzione migliore.
Davvero le considerazioni sull'attacco si esauriscono qui?
«No di certo. Bisogna tenere in considerazione Borriello, che adesso è il capocannoniere del campionato e tornerà alla base, e poi ci sarà anche Paloschi».
Situazione negli altri reparti?
«In difesa siamo messi abbastanza bene, mentre per il centrocampo credo molto in Gourcuff. A mio parere riuscirà a trovare un posto in mediana, e non dimentichiamo che ha un gran bel tiro».
Ora in Champions chi si tifa?
«Senz'altro Inter. Mia mamma è stata segretaria di Moratti e io sono amico di Massimo: gli auguro di vincere la coppa, così festeggeremo tutti insieme. Magari i tifosi del Milan non ne saranno molto contenti, ma io sono un tifoso anomalo...».
da La Gazzetta dello Sport di oggi.
01 marzo, 2008
SHEVA CERCA CASA
Shevchenko agli amici: Io ritorno a Milano.
[Corriere.it] Dice che un giorno scriverà un libro su Mourinho e su quella che è stata la sua amara avventura nel Chelsea. Dice che quando ha incontrato i suoi ex compagni a Londra, che lui stesso è andato a visitare in ritiro prima della gara con l’Arsenal, si è sentito uno di loro. «È come se non fossi mai andato via». Soprattutto ad alcuni amici milanesi, Andriy Shevchenko, 31 anni, l’attaccante fuggito due estati fa alla corte di Roman Abramovich per imparare l’inglese, ha confidato: «Sono pronto a rientrare a Milano». Chissà se alla sua convinzione hanno contribuito le parole di Adriano Galliani con cui si è intrattenuto a tavola dieci sere fa dopo lo 0-0 di coppa dei rossoneri. Un cheek to cheek che non era sfuggito nemmeno ai tabloid che già avevano sottolineato la strana decisione dell’ucraino di salire sull’autobus del Milan all’uscita dell’Emirates Stadium. Il centravanti avrebbe raccontato di aver raggiunto un’intesa di massima con la società rossonera per un accordo triennale. «Chiudo la carriera nella squadra che rappresenta la mia famiglia. Torno a casa». Di certo la moglie Kristen, che ebbe un ruolo rilevante nella scelta di traslocare sulle rive del Tamigi, è d’accordo sul rimpatrio.
Agli amici di Milano Andriy ha aggiunto che è alla ricerca di una nuova sistemazione italiana: dopo aver abbandonato la villa sul lago di Como nella quale risiedeva in affitto, ora Shevchenko vuole una casa adatta per sé, la moglie e i piccoli Jordan e Cristian (è già partita anche la caccia alla scuola materna per i bimbi). Pagato 43,5 milioni di euro nel giugno del 2006, ora la sua quotazione èmiseramente crollata. Problemi fisici alla schiena e il recente ingaggio di Nicolas Anelka hanno contribuito a rendere ancora più sporadica la sua presenza in campo. A Londra si sussurra che il patron dei blues, dopo le reticenze dello scorso anno, sarebbe ora disposto a cedere il suo pupillo con la formula del prestito. Proprio ieri Kaká, nel celebrare il prolungamento del suo matrimonio con il Milan, ha ricordato le parole con cui Sheva lo ha dissuaso dall’accettare la corte del Real Madrid. «Ho visto giocatori andare via, come Andriy, che poi mi hanno sempre consigliato di valutare bene le mie decisioni perché il Milan è diverso. Vive di sentimenti, di affetto». Uno degli ostacoli alla riuscita dell’operazione nostalgia è rappresentata dallo status di extracomunitario. Quindi l’eventuale tesseramento di Sheva impedirebbe l’arrivo di altri big (Drogba), però sarebbe compatibile con il rientro alla base di Marco Borriello, uno che a detta di Ancelotti «può giocare titolare nel Milan». Ne risentiremo parlare.
[Corriere.it] Dice che un giorno scriverà un libro su Mourinho e su quella che è stata la sua amara avventura nel Chelsea. Dice che quando ha incontrato i suoi ex compagni a Londra, che lui stesso è andato a visitare in ritiro prima della gara con l’Arsenal, si è sentito uno di loro. «È come se non fossi mai andato via». Soprattutto ad alcuni amici milanesi, Andriy Shevchenko, 31 anni, l’attaccante fuggito due estati fa alla corte di Roman Abramovich per imparare l’inglese, ha confidato: «Sono pronto a rientrare a Milano». Chissà se alla sua convinzione hanno contribuito le parole di Adriano Galliani con cui si è intrattenuto a tavola dieci sere fa dopo lo 0-0 di coppa dei rossoneri. Un cheek to cheek che non era sfuggito nemmeno ai tabloid che già avevano sottolineato la strana decisione dell’ucraino di salire sull’autobus del Milan all’uscita dell’Emirates Stadium. Il centravanti avrebbe raccontato di aver raggiunto un’intesa di massima con la società rossonera per un accordo triennale. «Chiudo la carriera nella squadra che rappresenta la mia famiglia. Torno a casa». Di certo la moglie Kristen, che ebbe un ruolo rilevante nella scelta di traslocare sulle rive del Tamigi, è d’accordo sul rimpatrio.
Agli amici di Milano Andriy ha aggiunto che è alla ricerca di una nuova sistemazione italiana: dopo aver abbandonato la villa sul lago di Como nella quale risiedeva in affitto, ora Shevchenko vuole una casa adatta per sé, la moglie e i piccoli Jordan e Cristian (è già partita anche la caccia alla scuola materna per i bimbi). Pagato 43,5 milioni di euro nel giugno del 2006, ora la sua quotazione èmiseramente crollata. Problemi fisici alla schiena e il recente ingaggio di Nicolas Anelka hanno contribuito a rendere ancora più sporadica la sua presenza in campo. A Londra si sussurra che il patron dei blues, dopo le reticenze dello scorso anno, sarebbe ora disposto a cedere il suo pupillo con la formula del prestito. Proprio ieri Kaká, nel celebrare il prolungamento del suo matrimonio con il Milan, ha ricordato le parole con cui Sheva lo ha dissuaso dall’accettare la corte del Real Madrid. «Ho visto giocatori andare via, come Andriy, che poi mi hanno sempre consigliato di valutare bene le mie decisioni perché il Milan è diverso. Vive di sentimenti, di affetto». Uno degli ostacoli alla riuscita dell’operazione nostalgia è rappresentata dallo status di extracomunitario. Quindi l’eventuale tesseramento di Sheva impedirebbe l’arrivo di altri big (Drogba), però sarebbe compatibile con il rientro alla base di Marco Borriello, uno che a detta di Ancelotti «può giocare titolare nel Milan». Ne risentiremo parlare.
22 febbraio, 2008
IL CHIODO FISSO DI ORDINE
La scelta di vita di Sheva: Riprendetemi.
[IlGiornale.it] Sheva ha un chiodo fisso. Si chiama Milan e continua a martellare amici, conoscenti, dirigenti, ex sodali, nel tentativo disperato di rientrare a Milanello. «Io penso sempre al Milan» detta all’intervistatore televisivo di turno. In concreto fa molto di più: passa l’intera serata del martedì a cena con i suoi ex compagni, detta alcune «dritte» calcistiche sull’Arsenal non molto ascoltate e il mercoledì notte, dopo la sfida dell’Emirates «s’inbuca» sul torpedone rossonero per tornare nella city londinese. Nell’estate del 2007 Sheva si presentò ad Arcore, parlò ripetutamente con Galliani, non se ne fece niente per la cifra reclamata dal Chelsea e per la tiepida accoglienza registrata nello spogliatoio. A Miami, durante le vacanze estive, incontrò Maldini e Nesta, ma non ebbe il coraggio di affrontare lo spinoso argomento. «Altrimenti - fece sapere il capitano - gli avrei spiegato senza problemi il mio punto di vista». Adesso, con Ronaldo sotto i ferri, due pareggi senza gol di fila (Parma e Arsenal), e un mercato tutto da impostare, Sheva torna all’assalto. Vuole chiudere la carriera al Milan e fermarsi a Milano. E l’inglese per i figli? Già studiato. Per preparare il terreno scrive un editoriale sulla Gazzetta dello Sport, tiene contatti con altri cronisti amici e sul proprio stato fisico rassicura: «Con Milanlab tornerei in forma nel giro di tre mesi». Evidente: le notizie di stampa sull’interesse per Drogba lo fanno diventare pazzo. Pazzo di gelosia. Al Chelsea nessuno lo considera più, Adriano Galliani per il momento resiste alle pressioni: non sbatte la porta in faccia ma non sottoscrive nemmeno garanzie. C’è il nodo dello status giuridico (extra-comunitario) da sciogliere. «Adesso vediamo»: con questa frase il congedo nella notte di mercoledì tra il Milan e Shevchenko.
Una settimana da incubo, quella del nostro tele-ubiquo tamburino fuggè. Prima si prende del «BURATTINO» in diretta nazionale Mediaset, niente meno che dalla Vergine di Jesi. Poi vola a Londra, e inciampa di nuovo nel Balon d'Or... adirittura, deve subire l'onta di un editorale a firma Shevchenko in prima pagina del foglio rosa! E io che so', nu fetende? avrà garrito. Allora che fa, sbotta d'invidia e va a raschiare gli ultimi, estremi, sospiri esalati dalla sua storica Gola Profonda (per gli appassionati del genere splatter, consiglio di riprendere in archivio il filone Senatori) e schizza ancora un po' di letame. Qua sopra, eccolo di nuovo a imbrattare una pagina col profilo del mendicante, reietto, in cerca di un riparo asciutto per l'età del tramonto: disgustoso, ma anche profondamente autobiografico. È l'auspicio e un augurio sincero, pronunciato col cuore da Shevalove.
[IlGiornale.it] Sheva ha un chiodo fisso. Si chiama Milan e continua a martellare amici, conoscenti, dirigenti, ex sodali, nel tentativo disperato di rientrare a Milanello. «Io penso sempre al Milan» detta all’intervistatore televisivo di turno. In concreto fa molto di più: passa l’intera serata del martedì a cena con i suoi ex compagni, detta alcune «dritte» calcistiche sull’Arsenal non molto ascoltate e il mercoledì notte, dopo la sfida dell’Emirates «s’inbuca» sul torpedone rossonero per tornare nella city londinese. Nell’estate del 2007 Sheva si presentò ad Arcore, parlò ripetutamente con Galliani, non se ne fece niente per la cifra reclamata dal Chelsea e per la tiepida accoglienza registrata nello spogliatoio. A Miami, durante le vacanze estive, incontrò Maldini e Nesta, ma non ebbe il coraggio di affrontare lo spinoso argomento. «Altrimenti - fece sapere il capitano - gli avrei spiegato senza problemi il mio punto di vista». Adesso, con Ronaldo sotto i ferri, due pareggi senza gol di fila (Parma e Arsenal), e un mercato tutto da impostare, Sheva torna all’assalto. Vuole chiudere la carriera al Milan e fermarsi a Milano. E l’inglese per i figli? Già studiato. Per preparare il terreno scrive un editoriale sulla Gazzetta dello Sport, tiene contatti con altri cronisti amici e sul proprio stato fisico rassicura: «Con Milanlab tornerei in forma nel giro di tre mesi». Evidente: le notizie di stampa sull’interesse per Drogba lo fanno diventare pazzo. Pazzo di gelosia. Al Chelsea nessuno lo considera più, Adriano Galliani per il momento resiste alle pressioni: non sbatte la porta in faccia ma non sottoscrive nemmeno garanzie. C’è il nodo dello status giuridico (extra-comunitario) da sciogliere. «Adesso vediamo»: con questa frase il congedo nella notte di mercoledì tra il Milan e Shevchenko.
Una settimana da incubo, quella del nostro tele-ubiquo tamburino fuggè. Prima si prende del «BURATTINO» in diretta nazionale Mediaset, niente meno che dalla Vergine di Jesi. Poi vola a Londra, e inciampa di nuovo nel Balon d'Or... adirittura, deve subire l'onta di un editorale a firma Shevchenko in prima pagina del foglio rosa! E io che so', nu fetende? avrà garrito. Allora che fa, sbotta d'invidia e va a raschiare gli ultimi, estremi, sospiri esalati dalla sua storica Gola Profonda (per gli appassionati del genere splatter, consiglio di riprendere in archivio il filone Senatori) e schizza ancora un po' di letame. Qua sopra, eccolo di nuovo a imbrattare una pagina col profilo del mendicante, reietto, in cerca di un riparo asciutto per l'età del tramonto: disgustoso, ma anche profondamente autobiografico. È l'auspicio e un augurio sincero, pronunciato col cuore da Shevalove.
18 febbraio, 2008
NUMERI, NON PAROLE
Milan: Shevchenko, perché sì.
[Datasport.it] È ormai Alberto Gilardino l’unico titolare, peraltro spesso confinato in panchina, dell’attacco del Milan. Con Ronaldo che ormai ha chiuso la propria stagione per infortunio, con l’esordiente Pato pure acciaccato, con Inzaghi utilizzato con il contagocce e che da ormai un anno non segna più in campionato, il reparto offensivo rossonero risulta anche qualcosa più di anemico. Specie se rapportato a quello dei cugini dell’Inter che, con Ibrahimovic, Cruz, Suazo e Crespo (con Balotelli pronto a essere lanciato nel firmamento nerazzurro). Contestabile sicuramente l’affermazione della società milanista di trasformare Kakà in attaccante, esperimento non riuscito dal punto di vista pratico soprattutto riferito alle caratteristiche intrinseche del giocatore.
Ecco che, a questo punto, le voci dell’ennesimo interessamento del Milan verso un ritorno in rossonero di Andriy Shevchenko, eterno deluso al Chelsea e sempre legato ai colori del Diavolo, tornano a farsi insistenti. Dall’Inghilterra i giornali della domenica, e non solo i tabloid, hanno parlato di un nuovo contatto fra la società milanista e quella londinese per riavere il giocatore, anche solo con la formula del prestito. Del resto i numeri sono impietosi: senza Sheva, il Milan non segna e, di conseguenza, porta meno punti in cascina. Nelle sue due ultime stagioni con la maglia milanista Shevchenko ha realizzato 36 reti, una dote che nessun altro attaccante è riuscito più a eguagliare.
Gilardino, Inzaghi, Ronaldo, Oliveira, Borriello e Pato, ovvero gli eredi (escludendo Paloschi e Aubameyang, quelli insomma che ancora non hanno i numeri per poter essere giudicati) del Numero 7 ucraino, in totale negli ultimi due anni, con 38 centri, hanno in pratica eguagliato quello che Shevchenko ha fatto da solo. Per segnare i suoi 36 gol negli ultimi due anni l’attuale attaccante del Chelsea ha dovuto disputare 57 partite, contro le 144 complessive del gruppo di attaccanti che ne ha raccolto l’eredità. Insomma, non c’è confronto, così come non c’è confronto fra i punti portati dal solo Sheva nella sua ultima stagione in rossonero, il 2005-06, quando l’ucraino totalizzò 19 gol su 28 partite giocate, di cui 5 vincenti ("game winning gol"), per un totale di reti che hanno portato, da sole, almeno 17 dei 61 punti della causa milanista (gli altri 27 vennero fatti senza Sheva in campo).
Nel 2006-07 Oliveira, Borriello, Gilardino, Inzaghi e Ronaldo hanno totalizzato nel complesso 5 "game winning gol" (uno Oliveira, uno Inzaghi, due Gilardino e uno Ronaldo), per un totale, gol nei pareggi compresi, di 18 punti regalati alla causa, ovvero appena uno in più rispetto a Shevchenko, ma per opera di tutto il gruppo degli attaccanti. Insomma, tutto il Milan, in un epico sforzo (costato soldi per portare nuovi giocatori, e dispendio per cercare di sopperire all’assenza di Sheva) è bastato appena per riuscire a eguagliare quanto Shevchenko faceva da solo. Certamente l’attaccante ucraino, due anni dopo, potrebbe rendere in maniera ben diversa da quello che baldanzosamente aveva seguito a Londra la moglie sulle pedane della vita modaiola inglese. Ma mai come in questo caso saremmo di fronte ad un "usato sicuro" e a un giocatore che, per temperamento, indole e, va detto, cosa rara nel calcio, senso di riconoscenza, da sempre non ha mai smesso di amare il rossonero. Perché anche nel calcio il cuore conta.
2005-06, le partite "a punti" di Shevchenko:
Ascoli-Milan 1-1, 1 gol, 1 punto
Milan-Lazio 2-0, 1 gol, 3 punti (gwg)
Treviso-Milan 0-2, 1 gol, 3 punti (gwg)
Milan-Messina 4-0 , 2 gol, 3 punti (gwg)
Milan-Parma 4-3, 1 gol, 3 punti (gwg)
Milan-Sampdoria 1-1, 1 gol, 1 punto
Udinese-Milan 0-4, 2 gol, 3 punti (gwg)
2006-07, le partite "a punti" di tutti gli attaccanti del Milan:
Milan-Lazio 2-1, Oliveira 1 gol, 3 punti (gwg)
Cagliari-Milan 2-2, Borriello 1 gol, 1 punto
Fiorentina-Milan 2-2, Gilardino 1 gol, 1 punto
Milan-Parma 1-0, Inzaghi 1 gol, 3 punti (gwg)
Roma-Milan 1-1, Gilardino 1 gol, 1 punto
Milan-Empoli 3-1, Gilardino 1 gol, 3 punti (gwg)
Ascoli-Milan 2-5, Gilardino 2 gol, 3 punti (gwg)
Milan-Cagliari 3-1, Ronaldo 2 gol, 3 punti (gwg)
2007-08, le partite "a punti" di tutti gli attaccanti del Milan:
Reggina-Milan 0-1, Gilardino 1 gol, 3 punti (gwg)
Milan-Napoli 5-2, Ronaldo 2 gol, 3 (gwg)
Udinese-Milan 0-1, Gilardino 1 gol 3 punti (gwg)
Milan-Genoa 2-0, Pato 2 gol, 3 punti (gwg)
Fiorentina-Milan 0-1, Pato 1 gol, 3 punti (gwg)
Milan-Siena 1-0, Paloschi 1 gol, 3 punti (gwg)
NB: per "gwg" si intende "game winning gol", ovvero la rete che decide il match, per esempio l’unica di un 1-0, la seconda di un 2-1, la terza di un 3-2 o di un 4-2 e così via.
[Datasport.it] È ormai Alberto Gilardino l’unico titolare, peraltro spesso confinato in panchina, dell’attacco del Milan. Con Ronaldo che ormai ha chiuso la propria stagione per infortunio, con l’esordiente Pato pure acciaccato, con Inzaghi utilizzato con il contagocce e che da ormai un anno non segna più in campionato, il reparto offensivo rossonero risulta anche qualcosa più di anemico. Specie se rapportato a quello dei cugini dell’Inter che, con Ibrahimovic, Cruz, Suazo e Crespo (con Balotelli pronto a essere lanciato nel firmamento nerazzurro). Contestabile sicuramente l’affermazione della società milanista di trasformare Kakà in attaccante, esperimento non riuscito dal punto di vista pratico soprattutto riferito alle caratteristiche intrinseche del giocatore.
Ecco che, a questo punto, le voci dell’ennesimo interessamento del Milan verso un ritorno in rossonero di Andriy Shevchenko, eterno deluso al Chelsea e sempre legato ai colori del Diavolo, tornano a farsi insistenti. Dall’Inghilterra i giornali della domenica, e non solo i tabloid, hanno parlato di un nuovo contatto fra la società milanista e quella londinese per riavere il giocatore, anche solo con la formula del prestito. Del resto i numeri sono impietosi: senza Sheva, il Milan non segna e, di conseguenza, porta meno punti in cascina. Nelle sue due ultime stagioni con la maglia milanista Shevchenko ha realizzato 36 reti, una dote che nessun altro attaccante è riuscito più a eguagliare.
Gilardino, Inzaghi, Ronaldo, Oliveira, Borriello e Pato, ovvero gli eredi (escludendo Paloschi e Aubameyang, quelli insomma che ancora non hanno i numeri per poter essere giudicati) del Numero 7 ucraino, in totale negli ultimi due anni, con 38 centri, hanno in pratica eguagliato quello che Shevchenko ha fatto da solo. Per segnare i suoi 36 gol negli ultimi due anni l’attuale attaccante del Chelsea ha dovuto disputare 57 partite, contro le 144 complessive del gruppo di attaccanti che ne ha raccolto l’eredità. Insomma, non c’è confronto, così come non c’è confronto fra i punti portati dal solo Sheva nella sua ultima stagione in rossonero, il 2005-06, quando l’ucraino totalizzò 19 gol su 28 partite giocate, di cui 5 vincenti ("game winning gol"), per un totale di reti che hanno portato, da sole, almeno 17 dei 61 punti della causa milanista (gli altri 27 vennero fatti senza Sheva in campo).
Nel 2006-07 Oliveira, Borriello, Gilardino, Inzaghi e Ronaldo hanno totalizzato nel complesso 5 "game winning gol" (uno Oliveira, uno Inzaghi, due Gilardino e uno Ronaldo), per un totale, gol nei pareggi compresi, di 18 punti regalati alla causa, ovvero appena uno in più rispetto a Shevchenko, ma per opera di tutto il gruppo degli attaccanti. Insomma, tutto il Milan, in un epico sforzo (costato soldi per portare nuovi giocatori, e dispendio per cercare di sopperire all’assenza di Sheva) è bastato appena per riuscire a eguagliare quanto Shevchenko faceva da solo. Certamente l’attaccante ucraino, due anni dopo, potrebbe rendere in maniera ben diversa da quello che baldanzosamente aveva seguito a Londra la moglie sulle pedane della vita modaiola inglese. Ma mai come in questo caso saremmo di fronte ad un "usato sicuro" e a un giocatore che, per temperamento, indole e, va detto, cosa rara nel calcio, senso di riconoscenza, da sempre non ha mai smesso di amare il rossonero. Perché anche nel calcio il cuore conta.
2005-06, le partite "a punti" di Shevchenko:
Ascoli-Milan 1-1, 1 gol, 1 punto
Milan-Lazio 2-0, 1 gol, 3 punti (gwg)
Treviso-Milan 0-2, 1 gol, 3 punti (gwg)
Milan-Messina 4-0 , 2 gol, 3 punti (gwg)
Milan-Parma 4-3, 1 gol, 3 punti (gwg)
Milan-Sampdoria 1-1, 1 gol, 1 punto
Udinese-Milan 0-4, 2 gol, 3 punti (gwg)
2006-07, le partite "a punti" di tutti gli attaccanti del Milan:
Milan-Lazio 2-1, Oliveira 1 gol, 3 punti (gwg)
Cagliari-Milan 2-2, Borriello 1 gol, 1 punto
Fiorentina-Milan 2-2, Gilardino 1 gol, 1 punto
Milan-Parma 1-0, Inzaghi 1 gol, 3 punti (gwg)
Roma-Milan 1-1, Gilardino 1 gol, 1 punto
Milan-Empoli 3-1, Gilardino 1 gol, 3 punti (gwg)
Ascoli-Milan 2-5, Gilardino 2 gol, 3 punti (gwg)
Milan-Cagliari 3-1, Ronaldo 2 gol, 3 punti (gwg)
2007-08, le partite "a punti" di tutti gli attaccanti del Milan:
Reggina-Milan 0-1, Gilardino 1 gol, 3 punti (gwg)
Milan-Napoli 5-2, Ronaldo 2 gol, 3 (gwg)
Udinese-Milan 0-1, Gilardino 1 gol 3 punti (gwg)
Milan-Genoa 2-0, Pato 2 gol, 3 punti (gwg)
Fiorentina-Milan 0-1, Pato 1 gol, 3 punti (gwg)
Milan-Siena 1-0, Paloschi 1 gol, 3 punti (gwg)
NB: per "gwg" si intende "game winning gol", ovvero la rete che decide il match, per esempio l’unica di un 1-0, la seconda di un 2-1, la terza di un 3-2 o di un 4-2 e così via.
17 febbraio, 2008
GRAZIE RONIE...
Stampa GB: Milan vuole riprendersi Shevchenko.
[LaRepubblica.it] Il Milan vuole riportare Andryi Shevchenko a Milano. Lo scrive il tabloid inglese "Daily Star Sunday", secondo cui il progetto avrebbe preso un'accelerata dopo l'infortunio di Ronaldo. Il Chelsea sarebbe disposto a cederlo al Milan con la formula del prestito, notizia questa che viene riportata anche da un altro tabloid britannico, il "Sunday Express".
Un motivo per ricordare questi quattordici mesi di Crescina99?
[LaRepubblica.it] Il Milan vuole riportare Andryi Shevchenko a Milano. Lo scrive il tabloid inglese "Daily Star Sunday", secondo cui il progetto avrebbe preso un'accelerata dopo l'infortunio di Ronaldo. Il Chelsea sarebbe disposto a cederlo al Milan con la formula del prestito, notizia questa che viene riportata anche da un altro tabloid britannico, il "Sunday Express".
Un motivo per ricordare questi quattordici mesi di Crescina99?
29 gennaio, 2008
IL 7 ROSSONERO
Sheva: mi rivedo in Pato.
[Gazzetta.it] Si è rivisto com’era lui allora? Non proprio, ma ha visto qualcuno di molto simile. Pato è un po’ più piccolo, un po’ più giovane, forse più veloce, meno potente. Ma più di un riflesso nello specchio ha portato Andriy Shevchenko a rileggersi com’era nel 1999 e a vedere com’è adesso questo ragazzo brasiliano che ha conquistato tutti con la stessa maglia sulle spalle. A 18 anni, Shevchenko non era ancora nei piani del Milan, ma giocava già in prima squadra con la Dinamo Kiev. A 18 ha fatto il suo primo gol in Champions, a 22 è stato capocannoniere della Champions, sempre a 22, nel 1999, è arrivato al Milan, a 26 ha vinto la Champions e a 27 è stato campione d’Italia. Ha giocato il primo e probabilmente unico Mondiale a 29, perché essere ucraino non è come essere brasiliano. Pato ha fatto molte cose prima di Shevchenko e altre può farne per bruciare il tempo. «È così bravo, ma ha soltanto 18 anni. Spero non lo tormentiate con i paragoni».
Dicono che Pato le somigli. Sembra anche a lei?
«Sì. Perché anche a Pato piace partire un po’ indietro. Non si comporta proprio da prima punta e ha un modo di giocare che somiglia al mio: capisce il gioco, va negli spazi. A me non piaceva e non mi piace stare fermo. Vedo che non piace nemmeno a lui».
Pato ha segnato già tre gol ma ne ha anche sbagliati tanti. Lei alla sue età sbagliava molto?
«In questo ero esattamente come lui. Ero potente, ma sbagliavo tanti gol anch’io. Sono migliorato negli anni e la fortuna di Pato è di essere arrivato al Milan presto».
Qualcuno ha detto: troppo presto.
«Non è mai troppo presto se capiti in una società seria come il Milan. Pato ha compagni che lo aiuteranno a crescere, gente che ha una visione del gioco diversa dagli altri. Parlo di Pirlo, Kakà, Seedorf. Giocare accanto a gente così per un attaccante è una garanzia».
Nostalgia di quei tempi? A trentuno anni, non si sentirà già vecchio...
«Per carità. Ho ricominciato proprio in questi giorni ad allenarmi dopo un problema alla schiena che mi ha tenuto fermo per un po’. Sono in un grande club, la squadra sta andando bene. La vita non è fatta soltanto di passato: la mia vita ora è al Chelsea. Al Milan ho fatto il mio tempo. Il futuro è di Pato».
Insomma, la sua maglia numero 7 ha trovato un vero erede....
«Pato farà la sua storia come io ho fatto la mia. Io sono felice del segno che ho lasciato nel Milan, ho passato sette anni fantastici e ho dato il meglio di me. Anche le stagioni difficili a Milano sono state belle e questa è la cosa che mi resta dentro. Amo il Milan e amo l’Italia che mi ha dato tante cose, l’ho sempre detto e non c’è niente di male a continuare a dirlo. Al tuo posto arriva sempre qualcuno altro: il Milan trova i giocatori che lasciano il segno».
A sostituirla, veramente, hanno fatto un po’ di fatica.
«Quello che ho fatto io, o Rivera, o Boban, o Baresi, o Van Basten, resterà. Giudicatemi per quello che ho dato, ma il futuro non è mio».
Che cosa le piace di Pato?
«Che fa tutto verso la porta, come facevo io. Cerca di velocizzare e non fa mai un movimento laterale, si muove sempre in avanti. Ha qualità, ma non deve dimostrare qualcosa a ogni partita. Dategli modo di crescere».
I tifosi immaginano quanti gol potrà segnare e contano quanti ne servono al Milan per risalire la classifica...
«Non è importante quanti gol segna, sono importanti le sue caratteristiche. Pato è perfetto per il gioco della squadra. Al Milan serviva un giocatore così, a lui serviva una squadra come il Milan per emergere: matrimonio perfetto».
È così difficile ambientarsi nel calcio italiano?
«È difficile se non ti ricordi che non sempre le storie sono semplici, anche se cominciano bene. Ma mi dicono che Pato è un ragazzo equilibrato, e poi Ancelotti sa come trattarlo e i miei ex compagni sono giocatori intelligenti: sanno dargli la palla al momento giusto, sapranno dargli una mano fuori dal campo quando arriveranno momenti meno facili. Fidatevi di uno che di gol ne ha fatti tanti: se Pato sbaglia non importa, importa quello che è. Il ragazzo giusto al posto giusto».
Com’era lui, ma sono passati tanti anni e di questo è meglio non parlare più.
[Gazzetta.it] Si è rivisto com’era lui allora? Non proprio, ma ha visto qualcuno di molto simile. Pato è un po’ più piccolo, un po’ più giovane, forse più veloce, meno potente. Ma più di un riflesso nello specchio ha portato Andriy Shevchenko a rileggersi com’era nel 1999 e a vedere com’è adesso questo ragazzo brasiliano che ha conquistato tutti con la stessa maglia sulle spalle. A 18 anni, Shevchenko non era ancora nei piani del Milan, ma giocava già in prima squadra con la Dinamo Kiev. A 18 ha fatto il suo primo gol in Champions, a 22 è stato capocannoniere della Champions, sempre a 22, nel 1999, è arrivato al Milan, a 26 ha vinto la Champions e a 27 è stato campione d’Italia. Ha giocato il primo e probabilmente unico Mondiale a 29, perché essere ucraino non è come essere brasiliano. Pato ha fatto molte cose prima di Shevchenko e altre può farne per bruciare il tempo. «È così bravo, ma ha soltanto 18 anni. Spero non lo tormentiate con i paragoni».
Dicono che Pato le somigli. Sembra anche a lei?
«Sì. Perché anche a Pato piace partire un po’ indietro. Non si comporta proprio da prima punta e ha un modo di giocare che somiglia al mio: capisce il gioco, va negli spazi. A me non piaceva e non mi piace stare fermo. Vedo che non piace nemmeno a lui».
Pato ha segnato già tre gol ma ne ha anche sbagliati tanti. Lei alla sue età sbagliava molto?
«In questo ero esattamente come lui. Ero potente, ma sbagliavo tanti gol anch’io. Sono migliorato negli anni e la fortuna di Pato è di essere arrivato al Milan presto».
Qualcuno ha detto: troppo presto.
«Non è mai troppo presto se capiti in una società seria come il Milan. Pato ha compagni che lo aiuteranno a crescere, gente che ha una visione del gioco diversa dagli altri. Parlo di Pirlo, Kakà, Seedorf. Giocare accanto a gente così per un attaccante è una garanzia».
Nostalgia di quei tempi? A trentuno anni, non si sentirà già vecchio...
«Per carità. Ho ricominciato proprio in questi giorni ad allenarmi dopo un problema alla schiena che mi ha tenuto fermo per un po’. Sono in un grande club, la squadra sta andando bene. La vita non è fatta soltanto di passato: la mia vita ora è al Chelsea. Al Milan ho fatto il mio tempo. Il futuro è di Pato».
Insomma, la sua maglia numero 7 ha trovato un vero erede....
«Pato farà la sua storia come io ho fatto la mia. Io sono felice del segno che ho lasciato nel Milan, ho passato sette anni fantastici e ho dato il meglio di me. Anche le stagioni difficili a Milano sono state belle e questa è la cosa che mi resta dentro. Amo il Milan e amo l’Italia che mi ha dato tante cose, l’ho sempre detto e non c’è niente di male a continuare a dirlo. Al tuo posto arriva sempre qualcuno altro: il Milan trova i giocatori che lasciano il segno».
A sostituirla, veramente, hanno fatto un po’ di fatica.
«Quello che ho fatto io, o Rivera, o Boban, o Baresi, o Van Basten, resterà. Giudicatemi per quello che ho dato, ma il futuro non è mio».
Che cosa le piace di Pato?
«Che fa tutto verso la porta, come facevo io. Cerca di velocizzare e non fa mai un movimento laterale, si muove sempre in avanti. Ha qualità, ma non deve dimostrare qualcosa a ogni partita. Dategli modo di crescere».
I tifosi immaginano quanti gol potrà segnare e contano quanti ne servono al Milan per risalire la classifica...
«Non è importante quanti gol segna, sono importanti le sue caratteristiche. Pato è perfetto per il gioco della squadra. Al Milan serviva un giocatore così, a lui serviva una squadra come il Milan per emergere: matrimonio perfetto».
È così difficile ambientarsi nel calcio italiano?
«È difficile se non ti ricordi che non sempre le storie sono semplici, anche se cominciano bene. Ma mi dicono che Pato è un ragazzo equilibrato, e poi Ancelotti sa come trattarlo e i miei ex compagni sono giocatori intelligenti: sanno dargli la palla al momento giusto, sapranno dargli una mano fuori dal campo quando arriveranno momenti meno facili. Fidatevi di uno che di gol ne ha fatti tanti: se Pato sbaglia non importa, importa quello che è. Il ragazzo giusto al posto giusto».
Com’era lui, ma sono passati tanti anni e di questo è meglio non parlare più.
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