21 settembre, 2007

LA CURVA DEL VICARIO (segue)

Caso ultras e sciopero del tifo: Galliani gira sotto scorta.

[Gazzetta.it] Gelo a San Siro, paura fuori: allo stadio comandano i boss della curva Sud. La questura di Milano sta indagando da tempo, intanto il vicepresidente rossonero da maggio viene seguito 24 ore su 24 da una pattuglia di agenti. Adriano Galliani, 63 anni, in gennaio era stato chiamato in Procura a Monza per un'inchiesta sui rapporti con gli ultrà. L’intervista di Paolo Maldini, rilasciata ieri alla Gazzetta, scuote l’ambiente milanista. Si discute, e tutti danno ragione al capitano, sul silenzio dei tifosi della curva e pure di quelli degli altri settori, sui fischi a Gilardino e sugli applausi ironici a Dida. «Non mi sembra logico che la curva non ci sostenga — ha dichiarato Maldini — San Siro è sempre stato magico: adesso stiamo perdendo questa magia». I compagni, i tecnici e i dirigenti si schierano al fianco del capitano, pur sapendo che dietro la protesta del pubblico ci sono questioni molto più gravi di un gol sbagliato o di una “papera” e sulle quali, da almeno sei mesi, sta indagando la polizia.

Il silenzio di San Siro, di tutto San Siro, è figlio delle minacce. Questo è un fatto acclarato. I cosiddetti padroni della curva Sud impediscono agli altri di fare il tifo e, siccome si sta parlando di persone che hanno già ricevuto avvisi di garanzia per tentato omicidio e altri reati, c’è ben poco da scherzare. La questura di Milano, che sta lavorando a pieno ritmo su questa faccenda che puzza di criminalità ordinaria e organizzata, ha piazzato agenti in borghese, in curva, durante le partite interne del Milan. Ancora, tuttavia, non si è arrivati alla conclusione delle indagini che, lo dicono espressamente i dirigenti della questura, è difficile e complessa.

Dalla metà di maggio, cioè da poco prima prima della finale di Champions League di Atene, anche Adriano Galliani è oggetto di pesanti minacce e il ministero dell’Interno gli ha assegnato una scorta ventiquattr’ore su ventiquattro. I boss della curva Sud pretendono dalla società ciò che la società non può dare: biglietti e altri favori da gestire direttamente con gli altri tifosi. Tutto ciò è in contrasto con la legge e con il decreto Amato, emesso dopo i tragici fatti di Catania del febbraio scorso. I biglietti, infatti, adesso sono nominali e, per quanto ci possano essere negligenze nei controlli, i club o le società che gestiscono la vendita possono cederli soltanto se viene presentato un documento d’identità. In caso contrario, cioè se dessero un quantitativo di tagliandi in mano ai tifosi affinché fossero loro a distribuirli (ovviamente a prezzi maggiorati), sarebbero perseguibili penalmente. Questo clima di ricatto spiega gli striscioni anti-Galliani, che nella scorsa stagione sono stati esposti a San Siro, e il silenzio degli ultimi giorni. Unica ribellione a Montecarlo per la Supercoppa europea: in quel caso il pubblico sano è andato contro gli ordini dei capi ultrà e ha gridato “forza Milan”.

Curiosamente, il giorno successivo alle mie riflessioni sul pubblico di San Siro, il bel capitano ha parlato. Non dico il capitano sul campo (perché lì c'è solo un Capitano) ma quello che parla nello spogliatoio e in campo non si vede dalla comparsata di maggio ad Atene. Dico curiosamente, perché in vent'anni di onorata carriera - prevalentemente con la fascia bianca al braccio - di parole da Capitano ne ha spese un po' poche: si contano sulle dita di una sola mano. (Si confronti, all'uopo, la considerevole letteratura già esistente in materia alla voce Gennaro Ivan). Diventa tanto più loquace, osservo, quanto più si avvicina l'ora di appendere le scarpette al fatidico chiodo. E parla dunque del pubblico di San Siro, cioè di me e di quelle quattro decine di migliaia di inguaribili romantici che - malgrado il "Dna europeo" del club - hanno scelto anche quest'anno il campionato allo stadio e il cuscinetto invece che la poltrona e il telecomando. Bontà sua, ci concede almeno un distinguo: parla della curva e parla dei «tifosi degli altri settori». Dei primi, si rammarica per la scarsa riconoscenza e ne reclama il sostegno: «con il loro aiuto non avremmo perso il derby di ritorno» (sic!). Dei secondi, racconta che pure loro se ne stanno zitti. L'illuminato estensore dell'articolo rosa che riporto sopra, dal canto suo, non coglie il distinguo e sostiene che «il silenzio di San Siro, di tutto San Siro, è figlio delle minacce».

Gulp! Per onore del vero, vorrei innanzi tutto tranquillizzare questo signore: in trent'anni di abbonamenti allo stadio, non ho mai ricevuto minacce da un capo ultras per un coro o un applauso. Anche perché non siedo (più) in curva. Quando resto in silenzio è perché lo spettacolo non merita un commento. Il silenzio è lecito, i fischi sono altra cosa. I tifosi che fischiano - ce ne sono e ce ne son sempre stati, anche ai tempi di Rivera - di fatto, li mando regolarmente a... "vedere l'Inter" perché la maglia, a casa nostra, non si fischia. Mai! Il sostegno a prescindere (dallo spettacolo), invece no: a uno spettatore pagante non lo puoi chiedere. Lo puoi chiedere ai collaboratori esterni della società, che siedono in curva e che, fino al decreto Amato, potevano gestire la distribuzione dei biglietti e i summenzionati altri favori. Errata corrige: «i boss della Sud pretendono dalla società ciò che la società non può più dare»... l'avverbio corsivo mancante fa differenza. Ora che la festa è finita e gli antichi privilegi sono decaduti, il giro d'affari degli ultras si è notevolmente ridimensionato, e al nostro smemorato Vicario occorre circolare con i body-guard a tempo pieno: sospetto, peraltro, che l'ennesima emulazione del suo principale lo compiaccia.

La connivenza strisciante fra società, calciatori, allenatori e frange estreme del tifo è già stata svelata dai pochi cronisti e protagonisti che hanno trovato il coraggio di spezzare una catena di silenzio a dir poco omertoso. Come commentavo l'altro giorno, questa triste realtà è uno dei fattori che hanno allontanato i sostenitori sani (ad esempio, le famiglie) dallo stadio. Il silenzio della curva dovrebbe essere, quindi, salutato con un'ovazione dal pubblico civile. Che avrebbe poi il dovere morale di sollevarsi in una selva di fischi, nel momento in cui dalla curva salgono le solite risapute invettive: non solo quelle contro Polizia e Carabinieri, ma soprattutto quelle contro i tifosi che denunciano - per dirne una recente - i lanciatori di petardi e di biglie d'acciaio. Il nostro stimato capitano - che per dirne un'altra, da oltre vent'anni campa da v.i.p. grazie anche all'obolo stagionale versato non già dagli ultras, ma dai «tifosi degli altri settori» - dovrebbe se mai rammaricarsi di non sentire questo genere di "fischi civili". Oppure potrebbe spendere una parola per allargare il ragionamento ai fischi incivili di tutto San Siro - cioè di tutto il suo stadio - a un inno della nazionale. Dice bene Maldini, stiamo perdendo anche quella magia.

20 settembre, 2007

THE SPECIAL GONE

«Chelsea Statement: Chelsea Football Club and José Mourinho have agreed to part company today (Thursday) by mutual consent». Punto. Con questo laconico comunicato, il sito dei Blues scrive la parola fine all'era dell'allenatore molto speciale. Clamoroso quanto inatteso per il tempismo della risoluzione, l'addio del portoghese mi procura emozioni contraddittorie. Da un lato il sollievo per il Balon d'Or, che a partire da domenica potrà giocare forse a cuor leggero. Da un altro, vedo il capolinea di un sogno di mezza estate... In qualsiasi caso, chapeau a Mourinho: un uomo vero.

19 settembre, 2007

SHEVA (& PIPPO) ON 60!

Milestone of 60th-goal for striker Andriy Shevchenko.

Andriy Shevchenko saved the blues for Chelsea with his equaliser in a frustrating 1-1 home draw with Rosenborg at Stamford Bridge. The 31-year-old striker, a £30 million ($90m) buy from Italian giants AC Milan in May 2006, had been criticised for scoring only 14 goals in 52 appearances for the Blues. But he repaid some of that fee with a face-saving second-half header goal. At one point, Shevchenko was so downhearted that he almost opted to make a sensational return to Ukraine after his former club Dynamo Kiev wanted to take him on loan. Now, Shevchenko knows he's on the right track after hitting the special 60-mark. At the San Siro, Filippo Inzaghi - a former Milan team-mate of Shevchenko - also made the milestone with the second goal in Milan's 2-1 win over Benfica. The duo are only two goals short of the 62-goal record of former West German striker Gerd Mueller in the European scoring charts.

SOLO EUROPA?

Un anno (meno sei giorni) or sono, il povero Diavolo sopravvissuto all'estate torrida di Calciopoli esordiva a San Siro nella sua Champions League: una platea un po' sguarnita, scrissi, perché 31.836 spettatori per una prima europea non sono certo numeri da Milan. Un anno (e sei giorni) più tardi, il buon Diavolo Campione d'Europa ha esordito a San Siro difronte a 38.358 spettatori: come a dire, poco più di seimila cuori rossoneri recuperati alla causa... non si sa poi se per l'onda lunga di Atene 2007, o per la rimpatriata amarcord del buon vecchio Rui in maglia Benfica. Dentro ai numeri sono racchiuse spesso grandi verità. Non è una "partita perfetta" (dico la semifinale di maggio contro il Manchester, che pure è già una pagina di epica del calcio continentale) a riconciliare un pubblico con il proprio club. Le ferite restano tutte aperte, per chi possiede un barlume di memoria dei sentimenti. La gestione societaria dell'ultimo decennio - che io polemicamente definisco "brianzola" - ha finito per allontanare generazioni di innamorati, delusi e nauseati oltre il limite del rigurgito. Anche questa estate non sono mancate le gemme: dall'estenuante pantomima del "Mister X" di Galliani alla gaffe internazionale (in ogni senso) dell'affare "Rottonaldo", passando per lo scivolone mediatico (inconfondibilmente Suma-style) del colpo gobbo Suazo.

Il Popolo Rossonero ne ha abbastanza di queste comparsate da avanspettacolo. Ne ha abbastanza delle campagne acquisti col braccino, delle aste al ribasso. Ne ha abbastanza dei trionfalismi vischiosi e patinati da spot televisivo. Ne ha abbastanza della comunicazione istituzionale deviante e mistificata, che urta il buon gusto oltre che il buon senso di chi ascolta. Ma chi ascolta? Oggi (ieri sera) le gradinate di San Siro sono ridotte a una macchia di leopardo dalle tinte tiepide, assopite ora mai alle passioni sanguigne del primo decennio berlusconiano, inerti persino al cospetto di una curva che si anima solo per inveire contro le forze dell'ordine, stritolata com'è fra certi estremismi politici e le faide calabresi che contendono il malloppo agli stipendiati del Vicario (quelli che cantano e applaudono a comando, quello che agli inquirenti per estorsione giura e spergiura di non aver mai fatto merenda con chi di norma siede al suo tavolo nei privée).

In campo abbiamo i soliti undici noti (indisponibile più, indisponibile meno). Belli di notte e inguardabili alla luce del sole. Perché la strategia della stagione è stata misurata, ancora una volta, col bilancino del geometra. Una semifinale di coppa cuba all'incirca quanto una finale (e la finalista perdente intasca una manciatina di milioni in meno della finalista vincente), per questo motivo si definisce: obiettivo minimo della stagione. Analogamente, un quarto posto in campionato cuba all'incirca quanto un primo o un secondo (ovverosia, il gettone di presenza alla prossima Champions League), per questo motivo si definisce: secondo obiettivo minimo della stagione. La logica pelosa del tornaconto telecomanda le scelte di mercato, sicché la rosa dei 12-13 inamovibili titolari non viene mai ampliata, essendo più che sufficiente per affrontare quella ventina di sfide internazionali. Scudetto cosa? L'ultimo primato solitario in Italia data maggio 2004: diciasettesimo ed unico tricolare ancelottiano, peraltro griffato Sheva. Di mezzo, ci passano tre anni di delusioni e dodicimila abbonati (dai 53 mila della stagione 2004-2005 ai 41 mila del 2007-2008) evaporati da San Siro, forse per sempre. Sul canale bulgaro e sulla stampa di regime hanno intanto sdoganato il concetto di "Dna europeo". Ma se l'orizzonte di ogni stagione che nasce non va oltre la data della prossima finale di coppa, l'unico concetto da spendere resta - sempre più inequivocabilmente - quello d'una dolce e amara, inarrestabile decadenza.

18 settembre, 2007

CENTO GIORNI

Sheva verso Kiev.

[SportsIsland.net] I centro giorni di Shevchenko: così la vede il quotidiano britannico "The Sun" sul futuro al Chelsea del centravanti ucraino, ormai sempre più bollato come bidone della Premier League. Alla riapertura del mercato invernale, sempre secondo il tabloid in questione, la società londinese sarebbe propensa a favorire il ritorno di Sheva alla Dinamo Kiev, pronta a riaccogliere il suo campione dopo quasi dieci anni. Il matrimonio Chelsea-Shevchenko non è mai decollato, a parte qualche sporadica eccezzione, come l'esordio con gol nella Supercoppa contro il Liverpool nell'Agosto del 2006: poi l'oblio, la panchina, le incomprensioni con Mourinho, compagni e stampa. E una nostalgia, non tanto velata, per il Milan. L'ultima gara dell'ex Pallone d'oro ucraino in campionato contro il Blackburn (match finito 0-0), è stata l'ennesima prestazione deludente, tanto da far nuovamente infuriare Mourinho, che non le ha mandate a dire.

Più vicino il suo addio a gennaio?

[It.Eurosport.com] Andriy Shevchenko non ha ben impressionato il tecnico José Mourinho, che già non sembra amare molto l'attaccante ucraino, nella gara contro il Blackburn. Per questo motivo il tabloid inglese "The Sun" ritiene che i giorni di Shevchenko al Chelsea siano 'contati'. Dopo le voci su un suo possibile ritorno in Ucraina alla Dinamo Kiev, si riaprono anche le porte del Milan?

17 settembre, 2007

MILANISTA DE NACIMIENTO

Tengo un animal dentro.

[ElPais.com] El hombre desciende de Gattuso es el título del primer capítulo de su autobiografía [Si naces cuadrado no puedes morir redondo]. Él, Gennaro Gattuso (Corigliano Calabro, 29 años), dice que ha intentado tomarse con ironía una ofensa de unos aficionados. Dice también que ha nacido con los pies cuadrados pero, aún así, no se los cambiaría ni siquiera con Kaká. En Milanello, donde el pasado jueves atendió a EL PAÍS, se confiesa un enamorado de España, pero: "De no ser porqué allí trabajan tan poco ya estaría viviendo y jugando en Madrid".

Pregunta. ¿Cómo es eso de que el hombre desciende de Gattuso?
Respuesta. Hace cuatro años en un partido contra el Lazio apareció una pancarta con el dibujo de un mono que ponía 'Gattuso desciende de los monos'. Al día siguiente en las notas a los jugadores, una periodista utilizó esa frase para hacer una valoración de mi partido. Me peleé con ella, me cabreé, pero luego decidí tomármelo con ironía porque creo que todos descendemos de los monos en el sentido de que tenemos un espíritu animal. Hay quien lo controla más y quien menos. Yo más que el espíritu tengo un animal dentro.


P. Uno que nace con "los pies cuadrados", ¿cómo consigue convertirse en titular indiscutible del Milan?
R. Supongo que gracias a la constancia y las ganas de aprender que siempre me han caracterizado.

P. ¿Ha tenido que trabajar más que los demás?
R. Sí porque hay gente como Kaká que nace fenómeno y gente como yo que me he tenido que construir. El único don con el que nací son las ganas de no rendirme nunca. Pero con el trabajo lo he arreglado, en el fútbol como en la vida siempre se puede aprender.

P. Después de tantos años en el Milan, ¿sigue convencido de que tiene los pies cuadrados?
R. He mejorado pero hay que seguir trabajando. Eso sí, me gustaría marcar más pero nada... y a veces me miro los pies y les digo: 'Malditos, nunca me dais alegrías'. A Ancelotti siempre se lo digo: 'Imagínate si tuviera buenos pies... no sabríamos dónde guardar los trofeos'.

P. ¿Cómo mejora uno que no ha nacido con dotes técnicas?
R. Conozco un solo modo: pasión, pasión y pasión. Uno puede caer en el error de decirse: 'juego en el Milan, gano títulos, con lo cual he llegado...' Eso en el fútbol no vale, siempre tienes que estar mirando a los demás por si te queda algo que aprender.

P. ¿De quién ha aprendido más?
R. De Mauro Tassotti [segundo de Carlo Ancelotti y ex lateral del gran Milan de 90]. Me dedica mucho tiempo. Todos los días después del entrenamiento me quedo con él a trabajar los disparos, los centros y el golpeo del balón.

P. Los puristas del fútbol dicen que Gattuso es un insulto al balón.
R. En Italia hace años que no escucho eso. Sé que puedo gustar o no gustar y lo acepto.

P. ¿Cómo ha conquistado el respeto de sus compañeros y del entrenador?
R. Quizás por mi tozudez. Llevo ocho años aquí y mi vida es casa-Milanello, Milanello-casa. Las victorias no me han cambiado para nada. Son un estímulo para demostrar que no tengo la barriga llena todavía. Cuanto más pasan los años, más ganas tengo de trabajar.

P. ¿No ha tenido nunca la sensación de pasarse, de hacer muchas más cosas de lo que le permitían sus posibilidades?
R. Quizá si. Pero eso es lo más bonito. Vivo mi vida de futbolista como si fuera un sueño. Nunca pensé que llegaría donde he llegado, que ganaría el dinero que gano. Sigo pensando que no me lo merezco.

P. ¿El dinero o todo lo demás?
R. El dinero. Cobramos demasiado, pero sé que así va el mercado. En un mes gano más que mi padre en toda la vida.

P. ¿Qué ha quedado de aquel chaval que jugaba al fútbol en la playa de Schiavonea y ganaba algo de dinero vendiendo pescado?
R. Todo. Lo único que ha cambiado es la cuenta bancaria. Antes vivía de alquiler y ahora tengo un par de casas; antes iba al entrenamiento en vespa y ahora tengo un coche. Mi alma y las ganas de jugar siguen siendo las mismas.

P. Cuando vuelve a su pueblo en Calabria, ¿cómo ve a los chavales de hoy día? ¿Han cambiado mucho?
R
. Muchísimo. Antes, con 13 o 14 años, el problema más grande era encontrar novia. Ahora, con esa edad, lo primero que buscan es lo sballo [algo así como desfase]. Cuando yo era pequeño claro que había gente a la que le gustaba eso, pero no tanto como ahora. El divertimiento era jugar a fútbol en la playa durante el día y quedar por la noche para echar otro partidito. Ya no existe eso. En el sur de Italia no hay una sociedad con valores. Yo recuerdo que me bastaba con una mirada de mi padre para darme cuenta de que estaba haciendo algo malo. Ahora no hay respeto.

P. ¿En qué le ha servido crecer jugando al fútbol en la playa?
R
. Hace 20 años en mi pueblo ése era el único divertimiento que había. Si en lugar de la playa hubiese habido solo una acera pues allí habríamos jugado. Recuerdo que cuando salían los cromos de Panini me volvía loco. Esos años me dieron la pasión por el fútbol.

P. ¿Y la experiencia en Escocia le sirvió de algo?
R
. Muchísimo. No me cansaré nunca de agradecérselo a mi padre. Tenía 17 años y no tuve los cojones para tomar la decisión yo solo. Fue él quien me dio el ánimo y el coraje para coger un avión, abandonar Italia y fichar por el Glasgow Rangers. De haber sido por mí... no me hubiera ido. Abandonarlo todo con 17 años no era una cosa fácil y eso que salí de casa con 13. Me esperaban para firmar un contrato en otro país y no me sentía responsable para tomar una decisión en cinco minutos.

P. ¿A qué iba a renunciar?
R. En realidad no era mucho. En esa época jugaba en el Perugia y lo único que me pagaban eran los gastos. Los del Glasgow me ofrecieron un millón de euros por cuatro años. No hubiese sido correcto rechazar ese contrato sabiendo que mi familia ganaba 800 euros al mes. Me fui para no hacerles un feo a mis padres.

P. ¿Fue difícil ambientarse en Escocia?
R. No, pero ignoraba muchas cosas. En mi cabeza sólo existía la iglesia católica, llego allí y descubro que existen también los protestantes. Recuerdo que un día bajé al vestuario y vi que había un cuadro de una señora. Pregunté como un imbécil qué quién era y claro todos se rieron de mí. Era la reina.

P. Y de su primer día en Milanello, ¿qué recuerdos tiene?
R. Soy milanista de nacimiento y mi primer día con la camiseta del Milan fue en Cerdeña en una pretemporada. El equipo había ganado la liga ese año. Llegué y me encontré con los que habían hecho la historia del club: Maldini, Rossi, Albertini, Costacurta... Me dio mucho palo. Pensé: 'yo qué coño hago aquí'.

P. ¿Y luego?
R. Los primeros años fueron una tragedia. En Milanello había fotos de todo el mundo celebrando títulos. No había ni una solo mía porque los primeros cuatro años no se ganó nada. Pensé: 'A ver si voy a ser el gafe'.

P. ¿Los veteranos le sometieron a algún rito de iniciación?
R. No. Pero recuerdo que el cachondo de Sebastiano Rossi, sin conocerme de nada, me daba golpes de karate. Lo miraba y me decía: 'este tío es imbécil, como sean todos así...' Enseguida me di cuenta de que el secreto de este club era el vestuario.

P. Algo tiene que tener el Milan para ser una referencia en Europa.
R. Es el vestuario, no hay más secretos. Ves a un tío como Maldini, que con 39 años hace todo lo posible para recuperarse y jugar una final de Champions, que trabaja como un loco, que escupe sangre y sudor... Viendo eso sólo un idiota no entendería que es un ejemplo para todos. Lo mismo pasa con Seedorf. Ha ganado cuatro Champions con tres equipos distintos y lo vi llorar emocionado después de la semifinal contra el Manchester. Te das cuenta de que en este club hay valores importantes.

P. ¿Eso es lo que distingue al Milan de los otros clubes?
R
. Sí. Este club tiene su ADN, se lo dio Berlusconi. Es un equipo que, por muchas dificultades que tenga, siempre encuentra las motivaciones para llegar lejos en Europa. Tiene códigos que no se pueden saltar.

P. ¿Agarrar a Ancelotti por el cuello cada vez que celebra un gol no es saltárselos?
R
. Es mi carácter. Hablo de otra cosa. Recuerdo que al principio, cuando me pasaba de listo con algún árbitro o algún adversario, me convocaron en la sede del club. Me dijeron que me controlara porque estaba vistiendo la camiseta del Milan y no podía montar pollos.

P. ¿Es verdad que tras la derrota en Estambul contra el Liverpool en 2005 pensó dejar el Milan?
R
. Sí. Llegué a pensar que era el momento de cambiar de aires. No existían motivos para seguir. Esa noche ya me veía con la Champions en las manos... pero hubo seis minutos de infierno y yo, a diferencia de otros, no conseguía borrar aquello de mi cabeza. Fue el momento más duro de mi carrera, pero el club me hizo cambiar idea.

P. ¿Es una leyenda eso de que antes de la final del Mundial pasó por el baño unas 30 veces?
R
. Más de 30. La presión de las horas previas te machaca físicamente. La gente se cree que es la bomba, pero de bonito no tiene nada. Es jodido.

P. ¿Y eso de que lee a Dostoievski en voz alta antes de jugar?
R
. Es un pequeño rito para quitarme la presión. Leo en voz alta porque así pierdo el hilo y pienso en otra cosa. Siempre me dejan algún periódico o el calendario de la Liga en el vestuario, y un día me encontré un libro de Dostoievski.


Da un paio d'anni vado ripetendo che nel Milan c'è solo un capitano. Varrebbe la pena farsene una ragione: dopo tutto, le vecchie glorie stanno meglio in cornice che sul campo d'allenamento... GATTUSO CAPITANO SUBITO!

13 settembre, 2007

SE QUESTO È UN EX

«Shevchenko, ignorato da Mourinho, e rilanciato dalla sua nazionale, ha fornito in Georgia segnali di rinascita, chissà se autentici o se interpretati solo da cronisti che gli vogliono bene come a un parente stretto». Il cameriere che scrive sul Giornale del padrone notoriamente non è uno di quei cronisti che gli vogliono bene come a un parente stretto... ma dopo Ucraina-Italia di ieri sera all'Olimpiyskiy di Kiev, ha dovuto suo malgrado reclinare il capo e attingere le migliori risorse d'ipocrisia italiota (in salsa fuggè) per darsi ragione dei novanta minuti da incubo che «il caro, vecchio Sheva» ha fatto trascorrere ai miserabili Campioni del Mondo.

Tant'è, gli è toccato scrivere di uno «strepitosto Shevchenko». Chiosando: «Tutto suo il merito della orgogliosa risposta ucraina. Fra traversa, punizioni al fulmicotone e quel gol maturato a metà della ripresa, ce n’è abbastanza per lustrarsi gli occhi e per far sapere a Mourinho che il suo è un pregiudizio intollerabile». Per riportare la cronaca nei confini della realtà, devo dire che il Balon d'Or non è stato letteralmente strepitoso, certo ancora distante dai livelli d'eccellenza che avevano incantato San Siro e il mondo. Ma ha dimostrato una condizione atletica più che dignitosa, reggendo costantemente il peso dell'attacco sulle proprie gambe: altro che postumi d'infortunio e difetto di forma! Sheva ha dato come sempre tutto di sè, spesso predicando nel deserto d'una poco più che volenterosa compagine d'altri tempi (con il libero schierato dietro la linea difensiva... e il pericoloso Voronin relegato in panchina). Secondo tradizione, ha fatto tremare i polsi e poi piegare la schiena al Gobbo di Manchester. Mentre a noi - a tutti noi che ancora abbiamo e sempre avremo il 7 Rossonero in fondo al cuore - ha fatto tremare altro che i polsi... un gol di Sheva era e resta un gol tutto nostro, come un gol del Milan.

09 settembre, 2007

C'ERA UNA VOLTA (segue)

Diritti tv, in palio mille milioni... Galliani e Cobolli "tifano" Melandri.

[Repubblica.it] «Un danno enorme per noi». Questa fu la prima reazione di Adriano Galliani alla nuova legge delega del governo sui diritti tv. In base ai calcoli degli esperti del Milan, da Cantamessa a Gandini, infatti il club campione d'Europa in futuro ci avrebbe rimesso dai 20 ai 30 milioni all'anno. A vantaggio delle società medio-piccole. Dal ministero dello sport, gli esperti della Melandri replicavano che la cifra era più bassa. Ma non è questo il punto: adesso in Lega Calcio c'è stata una fortissima spaccatura. Milan, Inter, Juventus, Napoli e Roma se ne sono andare sbattendo la porta. Ora comandano Cellino & c. Se si andasse a votare oggi, avrebbero la maggioranza. Ecco perché adesso i "falchi" Galliani, Cobolli Gigli e gli altri dei grossi club guardano con maggiore attenzione al ministero dello sport e si augurano forse che un accordo in Lega non si trovi mai, perché in quel caso loro sarebbero messi in minoranza e rischierebbero davvero di dover pagare un sacco di soldi ai "Masaniello" alla Cellino. Meglio quindi che a decidere sia la Melandri. Curioso, no? Il ministro, da parte sua, ha già pronti i decreti delegati. Galliani si fida ed ha un rapporto franco col sottosegretario Lolli. Perché il futuro del calcio passa davvero da un riassetto dei diritti tv. Lì è la vera battaglia. Solo che adesso c'è questa spaccatura senza precedenti. In ballo ci sono, dal 2010, circa 1000 milioni di euro all'anno. Ma non sarà facile trovare una soluzione: perché bisognerà anche trovare un sistema per obbligare i club medio-piccoli (Livorno, Cagliari, Empoli, ecc.) a reinvestire nel calcio, magari nel settore giovanile, i soldi in più che prenderanno. Qualche presidente potrebbe pensare di metterseli in tasca, o sistemare la sua azienda privata. No, quelli sono soldi del calcio. Attenzione, quindi. Di furbi e furbetti in giro ce n'è sin troppi.

Senza Moggi che ti cambia il pannolone... di Franco Rossi

Inter, Milan e Juventus sono state clamorosamente battute nell'elezione del consigliere di Lega: il loro candidato, Cobolli Gigli (appoggiato anche dalle altre grandi) è risultato sconfitto. Reazioni al limite dell'isteria da parte di Galliani che ha minacciato improbabili azioni legali e ha ricordato che in Lega, con l'elezione di Ghirardi, non saranno rappresentati l'84 per cento dei tifosi italiani, dimenticandosi che in ogni consesso democratico (all'Onu il voto del Portogallo vale quello dell'India, quaranta volte più popolosa, e nella Fifa il Galles ha lo stesso peso del Brasile o dell'Italia) accadono queste cose, visto che il regolamento lo permette. Come dire: le elezioni sono buone se le vinco io, altrimenti non valgono. Ernesto Paolillo, direttore generale dell'Inter è stato ancora più duro affermando che a mandare avanti il calcio sono le società come la sua (Inter, per quelli che non lo sanno) che investono soldi, dimenticandosi di dire che proprio l'Inter (oltre al Milan) da questo punto di vista è lo scandalo degli scandali visto che ha un presidente che annualmente ripiana mediamente cinquanta milioni di euro. Cobolli Gigli ha detto che non entrerà più in Lega. Ma la domanda da fare è la seguente: chi ha votato contro il candidato della cosidette Grandi? Sono state le piccole società, ovviamente, quelle piccole società che, convinte da Moggi prima appoggiavano Galliani, cioè il candidato del Potere. La serie B vuole fermarsi perchè nessuna tivù offre soldi e così via: il tutto per un'immagine del calcio italiano che più cialtronesca non si può. L'effetto Moggi è stato devastante. Senza di lui Inter, Juve e Milan sono andate allo sbando, incapaci di far eleggere il presidente della stessa Juventus, cioè della società che sino a poco tempo fa era la più potente d'Italia. Era Luciano Moggi che aveva il Potere per far eleggere chiunque: basti ricordare Carraro che alla prima votazione prese 4 voti e dopo due giorni, con l'intervento di Moggi fu eletto con oltre trenta. Moggi era il Potere del calcio, adesso senza di lui non esiste Potere. Ma Inter, Milan e Juve stiano tranquille: tra pochi mesi tornerà perché saranno proprio loro a volerlo.

Ciò detto per non dimenticare... che c'era una volta un Presidente di Lega dal cranio lucente. E c'era un patto d'acciaio fra Mediaset S.p.A. e Giovanni Agnelli & C. S.a.p.a. che consentiva alla Juventus FC di incassare diritti televisivi satellitari criptati in anticipo di due anni, fatturandone i proventi per chiudere i bilanci in attivo. C'erano poi i compagni di merenda, Antonio e Luciano. E davanti ai soprusi perpetrati ogni domenica sul campo dalla loro combriccola romana, c'erano i "sofferti silenzi" dell'amministratore delegato del Milan AC, in aperto conflitto d'interessi con la sua carica di Presidente di Lega. Tutto questo c'era una volta, e oggi non c'è più.

06 settembre, 2007

PAROLA DI SILVIO (segue)

Sheva: Non gioco e non so perché.

[Sport.Kataweb.it] Il calciomercato italiano (la prima parte) è chiuso, ma il tempo per fare aggiustamenti, come si sa, è praticamente infinito e così, in ottica gennaio, il Milan riapre una finestra sull'antico amore di Berlusconi, Andriy Shevchenko. Lo fa approfittando del fatto che lui non gioca. Il bomber ucraino è ancora in attesa dell'esordio stagionale col Chelsea e dice risentito di non sapere perché il tecnico Mourinho non lo faccia giocare. Secondo i medici non sarebbe ancora al meglio, ma lui contesta: «Al Chelsea non gioco e sinceramente non so perché, aspetterò comunque il mio turno». La ragione? I medici del club londinese sostengono che il bomber ucraino sarebbe ancora condizionato dall'ultimo infortunio non del tutto smaltito. Ma lui non ci sta, anche perché due settimane fa è rimasto in campo quasi un'ora nell'amichevole che la sua Ucraina ha disputato contro l'Uzbekistan. Sheva sperava di essere convocato già per la finale di Coppa di Lega, a metà agosto contro il Manchester United. Ma Mourinho non lo mise in campo, come per le partite successive, preferendogli il nuovo acquisto Claudio Pizarro . «Deve aspettare la sua chance quando si presenterà», gli ha risposto Steve Clarke, assitente di Mourinho. Dura da mandar giù, per uno come lui.

03 settembre, 2007

WINDS OF CHANGE (segue)

«Egregio Signor Galliani (caro Adriano),

L'occasione mi è gradita per fare le mie più sincere congratulazioni al vostro club per la vittoria della Super Coppa il 31 agosto 2007 a Montecarlo.

Alla luce della tragica scomparsa del giocatore del Siviglia FC, giocare la Super Coppa 2007 si presentava come un compito molto delicato. Il modo in cui i vostri giocatori sono riusciti a giocare una grande partita ed allo stesso tempo a riservare un degno tributo ad Antonio Puerta rimarrà un esempio da ricordare.

In questo senso, tutta la mia riconoscenza va anche ai vostri tifosi per il loro comportamento eccezionale, un esempio per tutto il mondo di come il calcio possa riservare dei momenti indimenticabili di solidarietà ed amicizia.

La viva emozione e l'atmosfera toccante allo stadio Louis II sono qualcosa che non dimenticherò mai.

Una volta di più voglio cogliere l'opportunità per ringraziare l'AC Milan, i giocatori, i dirigenti, i tifosi, per la vostra sincera compassione e la degna partecipazione a questo match del tutto speciale; posso solo aggiungere: "siete un grande club".

Nyon, 3 settembre 2007

UEFA
Michele Platini
President»

01 settembre, 2007

IL PRIGIONIERO

«Sto bene al Milan e voglio finire la mia carriera qui, anche se nel calcio non si può mai dire. Ma mi piacerebbe essere milanista a vita, come Franco Baresi e Paolo Maldini» (Andriy Shevchenko alla Gazzetta dello Sport, 27 marzo 2006).

La vita è strana. Un giorno sei il Balon d'Or e la critica unanime ti acclama come il numero uno dei bomber, alla soglia dei trentanni sei atleticamente integro, il popolo ti adora e il tuo presidente ti ama come un figlio, stai per giocare da capitano il primo campionato mondiale della tua Nazionale e ogni domenica puoi scendere in campo per scrivere una pagina di leggenda dello sport, diventando il primo marcatore di ogni tempo in uno dei club più blasonati del pianeta.

Il testaquadra di ReggioloSì, è vero, il tuo allenatore è una testa quadra e ti spreme come un mediano: in campo devi aiutare la difesa, impostare l'azione di rimessa e finalizzare l'attacco in gol. Una sola maglia per tre ruoli. Ma tu sei cresciuto alla scuola di un colonnello sovietico, e hai mangiato erba e disciplina fin da bambino. Sacrificio e abnegazione sono i tuoi comandamenti: il bene della squadra viene sempre prima del bene del singolo. E allora abbassi la testa e corri: lo fai da sette anni, d'altronde.

Un giorno e un anno dopo, tutto il mondo è cambiato. Hai addosso una maglia nuova e in campionato ne hai messe appena quattro, ti hanno sbattuto nella lista dei flop più clamorosi della storia e dicono che ormai hai dato il meglio, hai 31 anni e un fastidio ricorrente alla schiena, la stampa scandalistica ti accusa di fare la spia russa nello spogliatoio e i compagni in partita non te la danno mai. La critica poi è unanime su un solo concetto: l'anno che viene ci si attende molto di più da te, ma di spazio ce ne sarà meno dell'anno prima.

Lo specialone di SetùbalGià, perché nel frattempo hai trovato un nuovo allenatore piuttosto speciale, più carismatico e meno maggiordomo, ma con la testa quadra uguale al primo. E la differenza non irrilevante che, nella sua teoria di gioco, tu semplicemente non esisti. Per un anno si è fatto andare di traverso un 4-4-2 necessario per accontentare i capricci del padrone, ma ha fallito tutti gli obiettivi ed è un orgoglioso. Perciò tornerà al suo modulo ideale, che non contempla una seconda punta ma due laterali offensivi.

Quale gramo destino! Un'estate consumata nell'attesa del grande ritorno, tessendo la trama del figliol prodigo. Ma le braccia spalancate del vecchio padre-presidente facevano ombra alle manovre sconclusionate del suo contabile pelato. Un mese e più, ascoltando il tam-tam della stampa amica e i puntuali rigurgiti di una gola profonda a Milanello, che strabocca di antichi livori. Troppa invidia per quell'offerta irrinunciabile del facoltoso amico londinese, mentre la nave affondava a causa delle malefatte societarie. Dal canto suo, il ricco viziatello non voleva saperne di mollare il giocattolo. Muro lusitano contro muro russo contro muro brianzolo, si è arrivati al paradosso. Un campione irripetibile, imprigionato da tre volontà inconciliabili: quella di non cedere al ricatto psicologico, quella di non sperperare un investimento esagerato e quella di non toccare la plusvalenza di un anno prima.

All'alba di una nuova stagione, un solo quesito sorge spontaneo: cui prodest?

30 agosto, 2007

24 agosto, 2007

TORNA A CASA, SHEVA

Il presidente della Dinamo Kiev vuole l'attaccante del Chelsea in prestito.

[Gazzetta.it] Igor Surkis, il presidente della Dinamo Kiev, ha un sogno proibito: riportare a casa Andriy Shevchenko dopo otto anni. E per fare questo è disposto a pagare l'intero stipendio del bomber ucraino. Ovvio, il Chelsea dovrebbe venire incontro ai desideri del presidentissimo: vendere, sì, Sheva, ma solo in prestito. «Ho chiesto a Shevchenko di intercedere presso i suoi dirigenti per essere mandato in prestito alla Dinamo - ha spiegato Surkis sul sito del club -. Siamo pronti a prendere Andriy, guadagna tanto, ma siamo pronti a pagare quello che dobbiamo. Non so come Andriy si trovi a Londra, ma so che a Kiev starebbe bene. Se passeremo il preliminare di Champions League insisterò ancora di più». Il problema è che di Sheva si sono quasi perse le tracce. Al Chelsea (che l'ha strappato la scorsa estate dal Milan per 46 milioni di euro) quest'anno non ha ancora giocato, a causa, si dice, di un infortunio alla schiena. Due giorni fa, però, l'ucraino è sceso in campo con la sua nazionale in un'amichevole contro l'Uzbekistan, muovendosi anche abbastanza bene nei 55 minuti in cui è stato impiegato. Più plausibili, dunque, gli screzi con l'allenatore dei Blues, José Mourinho. Dissapori che potrebbero spingere l'ex milanista a un incredibile ritorno a casa.

07 agosto, 2007

KICK-OFF

[Guardian.co.uk] There was more bad news for Jose Mourinho yesterday after reports from France suggested Didier Drogba's knee injury is likely to rule him out for two weeks, which means he could miss Chelsea's crucial early season game with Liverpool. The Chelsea manager's difficulties do not end there. He must also make a tough decision about Andriy Shevchenko. The Ukrainian trained last week despite having a slight back strain and was expecting to be part of the squad against Manchester United in the Community Shield. Mourinho erred on the side of caution, however, mindful that Salomon Kalou was among those in the treatment room, with a shoulder injury, and his other striker, Claudio Pizarro, the new signing from Bayern Munich, lacked match fitness.

Shevchenko took part in full training yesterday and is determined to play a full part against Birmingham City at Stamford Bridge on Sunday. The £30m signing from Milan struggled to justify his superstar billing last season and fell out with Mourinho at the time of the Champions League semi-final second-leg at Liverpool, when he was left out of the starting line-up and did not make the bench, after he felt an injury. Drogba's injury is the one which will be worrying Mourinho most, however. The Ivorian was his top scorer last season with 33 goals and offers the team its focal point. Drogba damaged the knee in training on Saturday and there are fears that he will miss not only the opening games of the season against Birmingham and Reading away next Tuesday but also the visit to Liverpool the following Saturday. With John Terry, the captain, already ruled out for four weeks with a knee ligament injury, he can ill afford to be without another of the team's leaders.

Shevchenko's adviser, Fabio Parisi, said: «It's a small problem, and it's not something that has suddenly happened. His back is tired, it's been a gradual thing. Jose Mourinho did not want to take the risk [in the Community Shield]». Shevchenko played in Chelsea's three friendlies on their tour of the United States and there has been concern that the hard pitches there contributed to his injury. He then appeared against Feyenoord and Rangers but did not travel to Denmark for the Brondby friendly last week. Milan's president, Silvio Berlusconi, would like to take Shevchenko back and the Italian club are exploring the possibility of a loan but Chelsea refuse to do business. Mourinho hopes to have Kalou back for Sunday but Wayne Bridge, Michael Ballack and Claude Makelele are out.

31 luglio, 2007

LUGLIO 2007: Never ending story...

London, United Kingdom: Chelsea's Ukrainian striker Andriy Shevchenko takes part in a training session at Stamford Bridge in London.

24 luglio, 2007

PAROLA DI SILVIO (segue)

Berlusconi: Per Sheva aspettiamo un segnale.

[SkyLife.it] Le cifre le ha ricordate l'ad del club, Adriano Galliani, sottolineando che quella che comincia oggi è la 22esima stagione della presidenza di Silvio Berlusconi al Milan, periodo durante il quale i rossoneri hanno conquistato 24 trofei, 13 in Italia e 11 in internazionali. «Sono il presidente che ha vinto di più nella storia del calcio mondiale», ha sottolineato Berlusconi. «Abbiamo già una grande rosa - ha detto - e in più avremo un nuovo grande acquisto. Col benestare del tecnico Carlo Ancelotti, anche se non è lui - ha scherzato - che caccia il grano».

QUARTETTO D'ATTACCO - Berlusconi ha poi ricordato di essere «lusingato e onorato di essere il presidente che ha vinto di più nella storia del calcio mondiale e vi garantisco che abbiamo intenzione di continuare. Nella prossima stagione il Milan sarà quello che ha già vinto la Champions League con in più Ronaldo, che ha trent'anni e tanta voglia di dimostrare di sapere vincere. A questo si aggiungerà almeno un campione che io e Ancelotti siamo sicuri di riuscire ad avere per poter rafforzare il nostro quartetto di attacco».

ABITUDINE A VINCERE - Prima della conferenza stampa, il patron ha scattato le foto di rito con i campioni rossoneri poi si è concesso a un bagno di folla con i tifosi assiepati lungo le cancellate di ingresso al centro sportivo di Milanello. Infine, ha ricordato che il Milan «è il campione d'Europa più forte di ogni altro, fatto da campioni che hanno contribuito a questa grande affermazione alla quale peraltro la nostra squadra ha ormai fatto l'abitudine».

RONALDINHO, O L'ESPATRIO - Quanto alla campagna acquisti, Berlusconi ha spiegato che la squadra è sul mercato ma «non ha però portato a conclusione i suoi obiettivi arrivando all'immissione di un nuovo campione al suo interno perché i giocatori possibili non avrebbero fatto la differenza e tutti quelli che avremmo voluto sono stati dichiarati incedibili». In particolare, non è andata a buon fine la trattativa con il Barcellona per Ronaldinho perché «il presidente [Joan Laporta, ndr] - ha raccontato Berlusconi - mi ha spiegato che se l'avesse ceduto avrebbe dovuto rinunciare al proprio ruolo e sarebbe stato costretto ad espatriare». Il Milan ha dunque proceduto a un restringimento della rosa, come chiesto dall'allenatore, e dato in prestito due attaccanti, Borriello [al Genoa] e Oliveira [al Real Saragozza], che «da noi non hanno potuto esprimere tutte le proprie capacità perché con la nostra rosa sono stati troppo poco in campo».

UN SEGNALE - Il Chelsea non intende cedere Andriy Shevchenko quindi l'attaccante non tornerà al Milan a meno che non dia egli stesso qualche segnale chiaro alla sua attuale squadra. Lo ha detto il presidente del Milan, Silvio Berlusconi, sottolineando: «A Sheva sono molto legato, ma ci sono ostacoli insuperabili. Oggi non penso che il Chelsea possa accettare quell'offerta che noi e il mondo calcistico riteniamo congrua per un giocatore dell'età di Shevchenko. Aspettiamo dunque che qualcosa si muova da parte di Sheva. Noi abbiamo sempre espresso a Sheva il nostro gradimento per il suo eventuale ritorno, ma comprendiamo la situazione del Chelsea e non siamo riusciti a renderla favorevole a noi e a questo ritorno».

22 luglio, 2007

ASSALTO FINALE

Il Milan rilancia: pronto a prendere l’ucraino anche a titolo definitivo.

[CorriereDelloSport.it] Milan-Shevchenko: contatto. Dopo alcuni giorni di silenzio, il club rossonero è tornato a farsi sentire con l'at­taccante ucraino, che non aspettava al­tro per partire immediatamente all'assal­to di Roman Abramovich con il preciso obbiettivo di ottenere il via libera per l'immediato ritorno in Italia. Da Via Tu­rati, hanno fatto sapere a Sheva di essere disposti a riprenderlo an­che a titolo defi­nitivo e non più solo in prestito, come era stato prospettato in un primo momento al bomber che, infatti, aveva gradito po­co. La cifra per il suo riacquisto, però, non potrà discostarsi di molto da 20 mi­lioni di euro. Tuttavia, ottenere il via libera da Abramovich e, soprattutto, strap­pare un prezzo speciale resta compito di Shevchenko. E l'ucraino ha già comincia­to le grandi manovre con il magnate rus­so, che è finalmente arrivato nel ritiro ca­liforniano del Chelsea, giusto in tempo per assistere all'amichevole con i Los An­geles Galaxy disputatasi nella notte.

LE RAGIONI ROSSONERE - Sarebbe sba­gliato interpretare la mossa del Milan co­me un semplice ritorno di fiamma. Lo stesso Silvio Berlusconi, infatti, ha sem­pre indicato nel rientro alla base di Shev­chenko la prima opzione per il rafforza­mento dell'attacco. Poco meno di due mesi fa, inoltre, Adriano Galliani aveva annunciato che il posto da extracomuni­tario per questa stagione sarebbe rimasto bloccato per l'ucraino fino al 31 luglio (e a quella scadenza mancano ancora una decina di giorni). Peraltro - particolare che non guasta mai - l'affare avrebbe an­che una sua valenza eco­nomica, visto che, dopo aver ceduto Sheva per 46 milioni di euro dodici mesi fa, riacquistarlo ora per 20 milioni significhe­rebbe aver incassato so­stanzialmente ben 26 mi­lioni per un anno di pre­stito.

ABRAMOVICH - Come detto, adesso tutto è passato nelle mani dell'attaccante ucraino, che ha già cominciato il suo "la­voro ai fianchi" di Ambramovich. Finora il magnate russo era sempre stato scetti­co all'idea di lasciarlo partire, ma, da ciò che è trapelato, non avrebbe chiuso la porta a Sheva. Fra l'altro, stando a quel­lo che dicono in Spagna, anche Arjen Robben si sarebbe presentato di fronte al proprietario del Chelsea per chiedere di essere ceduto al Real. Comunque Shevchenko ha spiegato nel modo più chiaro possibile la sua situazione. I rap­porti con Mourinho, infatti, restano fred­di, con il tecnico che è sempre pronto a sottolineare l'importanza per la squadra di Drogba (immediatamente stoppato an­che quando ha parlato di possibile ad­dio), mentre non ha mai fatto altrettanto con Sheva (più volte criticato, invece, an­che in modo irriverente). Inoltre, l'acqui­sto di Malouda e il ritorno alla piena ef­ficienza di Joe Cole consentiranno a Mourinho di tornare all'amato 4-3-3, al cui centro dell'attacco c'è posto per il solo Drogba. E un altro anno da se­parato in casa, per di più da rin­calzo di lusso, l'ucraino non vuole proprio vi­verlo.

PATO - Nel caso in cui Abramo­vich dovesse cedere di fronte alle insi­stenze di Sheva, resta il dubbio su cosa ne sarà di Pato. Essendo extracomunita­ri, infatti, non potranno arrivare entram­bi nella stessa stagione. Il Milan, però, sembra aver già sistemato tutto con il ba­by-fenomeno e il suo entourage, tanto che, in Via Turati, c'è la convinzione di non rischiare inserimenti da parte dell­'Inter o di altre squadre anche nel caso in cui l'arrivo di Pato venisse rimandato al giugno 2008. Tanto più che il giovane brasiliano potrebbe comunque essere fatto arrivare in Italia a gennaio con la prospettiva di giocare per sei mesi in una squadra amica e poi trasferirsi in rossonero a fine stagione.

16 luglio, 2007

SOTTO TORTURA

Galliani: Nostro uno fra Eto'o, Pato, Drogba, Dinho e Sheva.

[Gazzetta.it] Il pallone sbuca all’improvviso tra le cabine e finisce in spiaggia. Adriano Galliani, camicia e bermuda rigorosamente bianchi (se lo sapessero a Madrid...), non resiste alla tentazione del palleggio: tocco di destro, tocco di sinistro e poi la palla vola via. L’amministratore delegato rossonero è di ottimo umore, non lo infastidisce nemmeno l’impazienza generale per il primo acquisto del Milan. Che ancora non arriva e chissà quando arriverà: «Non è immobilismo, si tratta di scelte: il tempo dirà se sono giuste o sbagliate».

SOLO ACQUA - Nessuna vacanza esotica, solo qualche giorno a Forte dei Marmi: sul relax di Galliani sorveglia con dedizione l’equipe del Bagno Roma di Levante, oasi di tranquillità anche in un’affollata domenica di luglio. È quasi ora di pranzo, ma Galliani dribbla l’aperitivo alcolico. Solo un bicchiere d’acqua naturale prima di tuffarsi sul Milan. Galliani, quanto dovremo aspettare ancora il primo acquisto? «Non è neanche detto che si faccia... L’ottima campagna abbonamenti dimostra la fiducia dei tifosi. Noi vogliamo vincere in primavera, non in estate. E la squadra è già molto forte: siamo al completo in tutti i reparti».

ATTACCO - Anche in attacco? Sono in tre. «In realtà quattro: in ordine alfabetico Gilardino, Inzaghi, Kakà e Ronaldo. Su Pippo voglio aggiungere una cosa: sono felice per lui perché vive per il calcio. Non esce la sera dopo un certo giorno, cura l’alimentazione. E’ un bebè, altro che 33 anni: giocherà ancora a lungo. Quindi il nostro attacco è a posto. È vero, però, che cercheremo di prendere un altro grandissimo campione. Non posso fare i nomi dei candidati per rispetto dei loro club». Allora li facciamo noi e lei eventualmente ci corregge: sempre in ordine alfabetico Drogba, Eto’o, Pato, Ronaldinho, Shevchenko. Giusto? «Sì, da quei cinque non si esce. Anche se...»

EXTRACOMUNITARIO - Anche se? «Ce n’è un sesto, sempre extracomunitario, di cui però non dirò mezza parola neanche sotto tortura. Ma è un’ipotesi remota. Se arriverà qualcuno, comunque, sarà un extracomunitario. O almeno uno che attualmente ha questo status e magari il 31 agosto sarà comunitario». Sheva è anche un affare di cuore? «Il problema è che non me la sento di fare al Chelsea un’offerta al ribasso. Se vorranno venderlo, ce lo diranno. Lo stesso vale per Drogba, che attualmente è incedibile. Ronaldinho ed Eto’o aspettano di diventare comunitari: in Spagna cambiano status dopo due anni, in Italia dopo dieci. Non è la stessa cosa. L’Italia sta diventando esportatrice e non importatrice di giocatori: è un processo che temo diventi irreversibile. Meglio accorgersene in tempo perché la serie A rischia di impoverirsi».

PATO E KAKA' - Mette Pato già sul livello di quattro fuoriclasse affermati. «È un progetto di campione, ma per noi Pato vale gli altri quattro». Ogni anno lei è costretto a ricomprare Kakà. «Non lo ricompriamo: adeguiamo il contratto alla sua nuova realtà. Nel 2003 Kakà era il terzo numero 10 del Milan dopo Rui Costa e Rivaldo. Poi la sua crescita è stata esponenziale. Non ho parlato con lui, ma sono assolutamente tranquillo e ho fissato un appuntamento con suo padre per i giorni seguenti il raduno: il contratto sarà allungato e ritoccato. Kakà è felice, gioca nella squadra più titolata del mondo. Lui e tutti i giocatori del Milan sanno che lo stipendio annuale è determinato dal rendimento e dalla loro collocazione all’interno della rosa». Ma non è poco etico ridiscutere ogni dodici mesi un contratto pluriennale? «È una legge del mercato e un impegno d’onore che prendiamo con tutti i giocatori». Se non rendono, però, mica ritoccate verso il basso. «È vero, hanno questo potere».

GOURCUFF - Come spiega il rinnovo di Gourcuff dopo una stagione non esaltante? «È stata una scelta strategica, una dimostrazione di fiducia. Io capisco la psicologia dei calciatori e ho avuto l’impressione che Gourcuff abbia pensato di non essere ancora nel giro della nazionale francese a causa dello scarso utilizzo nel Milan. Con Ancelotti abbiamo allora deciso di non prendere nessun centrocampista e di puntare su di lui». In realtà, però, il vostro obiettivo per il centrocampo era un giocatore con le caratteristiche di Emerson. Che è ben diverso da Gourcuff. «È vero, ma Emerson o Motta avrebbero comunque tolto spazio proprio a Gourcuff. Quindi abbiamo deciso di stimolare Ancelotti, bravissimo a studiare sempre soluzioni nuove, e lo stesso Gourcuff che nei nostri piani può giocare anche al posto di Gattuso o Ambrosini». Tornando a Kakà, è vero che pensate di dargli la fascia di capitano dopo il ritiro di Maldini? «Io credo che spetti a Gattuso, in corsa c’è anche Ambrosini che ha più anzianità. Ma da questa scelta io mi chiamo fuori: sarà lo spogliatoio a decidere». Voto palese? «Vedremo... Magari facciamo anche le primarie... Scherzi a parte, tra i segreti delle vittorie del Milan ci sono l’armonia e il senso di appartenenza: rendono tutto più facile».

OLIVEIRA - Come cataloghiamo Oliveira? Delusione, fallimento, scommessa persa? «Non sarei così negativo. L’hanno richiesto quattro squadre spagnole: significa che il suo valore non è in discussione. L’abbiamo prestato al Saragozza perché potrà dimostrare quello che sa fare. Tra un anno vedremo». È già concentrato sul Mondiale per club? «Mi emoziono e sono felice al pensiero di giocarlo: è il nostro primo obiettivo. La finale con il Boca sarebbe la partita delle partite». Come sarà il campionato? «Più interessante dell’anno scorso. La mia favorita è la Juve, l’ho detto anche a Cobolli Gigli qualche giorno fa. È una bella squadra, costruita bene e con il vantaggio di non fare le coppe. Mi è piaciuta molto la scelta di Buffon: come dice Berlusconi, le bandiere non si vendono e non si comprano».

MALDINI - Sta per iniziare l’ultima stagione di Maldini. «Lancio una proposta a France Football: ogni tanto, anche per dare lustro al loro trofeo, dovrebbero assegnare un Pallone d’oro alla carriera come si fa con gli Oscar del cinema. E naturalmente penso a Paolo. Quello "normale" immagino vada a Kakà: mi sembra il candidato unico». Galliani, quanto durerà l’effetto-Champions? «Spero tanto. E sa perché sono felice? Ho appena letto sulla Gazzetta che abbiamo la leadership tra i tifosi nella fascia fino a 24 anni. Questo mi fa pensare e sperare che presto saremo la squadra con più tifosi in Italia».


La nostra tortura è avere un amministratore delegato brianzolo... SILVIO, LIBERA NOS A MALO!

14 luglio, 2007

SHOULD I STAY OR SHOULD I GO

Milan in £15M bid for Sheva.

[DalilyExpress.co.uk] AC Milan are waiting for the green light from Roman Abramovich in order to buy back Andriy Shevchenko for £15million. They want to take the unsettled striker back to the San Siro, but Abramovich himself must decide if he will be sold. Sporting director Adriano Galliani contacted the Blues at the end of last week to lodge his club’s official interest. But he was told billionaire owner Abramovich would be the only person to decide whether the Ukrainian would be allowed to leave. Shevchenko eventually arrived at Stamford Bridge last year for £30m because he is a personal friend of Abramovich. But he struggled to settle and clashed with manager Jose Mourinho, who was disappointed with his commitment, fitness and attitude. Shevchenko was at the core of the tense bust-up between Mourinho and Abramovich. Mourinho would be more than happy to wave goodbye to Shevchenko, but his future is in the hands of Abramovich. Shevchenko is also desperate to return to Italy, but part of the problem is that Milan have not yet offered enough. They want Chelsea to take a £15m loss, which Abramovich is reluctant to do.

Shev's future.

[TheMirror.co.uk] Chelsea owner Roman Abramovich will hold crunch talks with Andriy Shevchenko next week before deciding whether to allow him to go back to AC Milan.
Shevchenko, 30, endured a miserable first year in London with Chelsea when he failed to win a regular first team place because of a lack of form and injuries. That has led to AC Milan vice president Adriano Galliani making enquiries about him - just 12 months after they sold him for £30.9m. Galliani has been in touch with Chelsea chief executive Peter Kenyon and now Abramovich will decide on Shevchenko's future. The Ukraine striker has insisted publicly he wants to stay at Chelsea and Abramovich would still like him to be a success at Stamford Bridge rather than be written off as an expensive mistake. But the Russian billionaire will talk to Shevchenko to find out whether he wants to stay at Chelsea or go back to AC Milan. It is believed that if the player is desperate to leave then Abramovich will let him go - even though they will take a huge loss on the price they paid last summer. But Shevchenko, along with Michael Ballack, is Chelsea's top earner on £130,000 a week and has struggled to fit into the team and the dressing room and boss Jose Mourinho was not happy with his displays last season.

11 luglio, 2007

SHEVCHENKO WHO?

[ChelseaFC.com] Wed, 11th Jul 2007 - José Mourinho has been speaking about the return to training and the season ahead from the squad's training camp in California. Talking to presenters Charlie Stillitano and former New York Cosmos and Italian international star Giorgio Chinaglia, who will have his own column on chelseafc.com for the duration of the stay, Mourinho was eager to discuss the season ahead, and how pre-season is going so far.

Manager Mourinho believes that while it is good to obtain new players, keeping hold of existing talent was more important. «I'm happy we didn't lose important players, and the group is very strong», he told the True Blue show. «I'm always more worried about keeping important players than buying new players. It's important the likes of Lampard, Drogba and Terry stay with us».

10 luglio, 2007

IL GIORNO DELLA VERITÀ

Milan-Shevchenko, ore decisive.

[Sports.it] Queste potrebbero essere ore decisive per il ritorno di Andriy Shevchenko al Milan: l'attaccante è arrivato a Los Angeles per il raduno del Chelsea e incontrerà a breve il presidente Roman Abramovich, il direttore sportivo Kenyon Martin e il suo "nemico", il tecnico José Mourinho. Si tratterà di una prima, importante occasione per l'ucraino per spiegare le proprie intenzioni per il futuro: in sostanza, Sheva dovrà prendere posizione e dichiarare apertamente di voler davvero tornare al Milan, come - al di là di ovvie dichiarazioni ufficiali improntate alla fedeltà ai Blues - si vocifera ormai da tempo. Se ci sono buone possibilità che l'ex-Pallone d'oro chieda effettivamente ad Ambramovich e Martin di essere lasciato andare, resta però da verificare se il Chelsea sia disposto, un anno dopo averlo acquistato, a cedere il proprio attaccante, e se sì, con quale modalità e a che prezzo.

L'ipotesi per la quale si continua a spingere maggiormente da Via Turati è quella del prestito annuale con diritto di riscatto da esercitare tra dodici mesi e fissato sui venti milioni o, come seconda opzione, l'acquisto immediato a titolo definitivo ma a non più di 25 milioni di euro, ben ventuno in meno del prezzo cui Sheva è stato ceduto al Chelsea l'anno scorso. Di sicuro c'è che il Milan non vuole invece prendere in considerazione altre possibilità o prezzi per arrivare al calciatore, che, dal canto suo, sa di non essere una prima scelta - Berlusconi gli preferisce Ronaldinho, Ancelotti vorrebbe Eto'o - e, addirittura, di essere in seconda fila anche rispetto al compagno di squadra Didier Drogba, che però Mourinho ritiene incedibile e che potrebbe partire solo qualora arrivasse proprio Eto'o. Quello tra Andriy Shevchenko e il Milan resta quindi un "matrimonio" fattibile ma, al momento, solo perché altri "pretendenti all'altare" non sono disponibili. Qualora qualcuno di questi si liberasse o il prezzo dell'ucraino restasse proibitivo, allora questi sarebbe costretto ad allungare quello che considera ormai un sorta di esilio: dorato ed in una città splendida come Londra, ma pur sempre un esilio.

08 luglio, 2007

IL NUOVO SHEVCHENKO

Spedito in Spagna l'ultimo Milan bluff.

[Libero.it] Ricardo Oliveira Oly Adios "Lulù"! Ora lo possiamo dire, ora lo possiamo finalmente scrivere quel soprannome dato per sberleffo al povero Ricardo Oliveira che nella prossima stagione giocherà nel Real Saragozza, in Spagna, dove forse lo capiranno un po' di più. "Lulù", come il più celebre Oliveira, quello che in Italia fra Cagliari e Fiorentina - e ancora oggi nelle serie minori - di gol ne ha segnati non a frotte ma sicuramente in quantità interessante (ben 143 dalla A alla C2). Ricardo, invece, il cartellino l'ha timbrato solo 5 volte in 37 apparizioni. Pochino per colui che a fine agosto dell'estate scorsa era stato strappato al Betis Siviglia per sostituire Shevchenko all'economica cifra di 17,5 milioni di euro più il cartellino di Vogel. Un pacchetto dono da 21 milioni versato da Adriano Galliani al presidente della seconda squadra di Siviglia, tale Manuel Ruiz de Lopera, capace di tenere in scacco il club di Via Turati manco fosse quel "bugiardone" di Calderon.

Accolto all'aeroporto privato di Linate dai massimi dirigenti rossoneri, il brasiliano dalla faccia trisre aveva garantito: «Mi prendo il 7 di Shevchenko, non temo paragoni perché non devo dimostrare nulla, farò la storia di questa società». Insomma, non avrà scritto un capitolo molto bello del libro milanista, ma un ricordo indelebile l'ha comunque lasciato nei tifosi di San Siro e non solo. Diciamocelo: il buon Ricardo non è stato fortunato, anzi verrebbe da dire totalmente sfigato, ma quel fardello di 21 milioni sulle spalle l'ha bollato per tutta la stagione. Un'annata nella quale il brutto anatroccolo della banda brasiliana rossonera (anche Dida è riuscito a trovare alla fine il sorriso) ne ha viste di tutti i colori.

Innanzi tutto si è dovuto calare in una realtà che nei primi sei mesi sembrava aver smarrito la bussola, con risultati deludenti in campionato e stiracchiati in Champions League, dopodiché è arrivata la mazzata del rapimento della sorella Maria de Lourdes poi rimasta nelle mani dei sequestratori dal 4 ottobre al 13 marzo. Infine, ha dovuto fare i conti con un fisico non propriamente a posto, visto che era reduce da un brutto infortunio ai legamenti rimediato in Champions nell'autunno 2005. Ma nonostante tutte queste zavorre, da Milanello usciva sempre la solita tiritera: «In allenamento fa cose mostruose».

Si dirà: ma nel Milan che ha vinto la Champions c'era o no pure lui? Sì, a guardare le statistiche: sei presenze (zero gol). No, andando a fondo nell'analisi delle partite: prima di tutto perché la finale di Atene se l'è goduta in tribuna insieme a Galliani e Berlusconi (forse qualche fila più in là...), così come le sfide con il Manchester United in semifinale. Un po' meglio nei quarti, con una presenza in panchina a Monaco con il Bayern, e una tribuna, mentre negli ottavi con il Celtic è addirittura sceso in campo per 13 minuti. Prima, 280 minuti di insufficienze. Dunque... Buona fortuna Ricardo.

Nota: aggiungo nei Commenti una spassosa selezione di "parole famose" pronunciate dai miei beniamini Galliani, Suma (sul sito ufficiale) e Ancelotti.

07 luglio, 2007

SENATORI (segue)

Bivio Milan: Sheva o Pato?

[Gazzetta.it] Il Milan è a un bivio: deve decidere se investire sul ritorno di Andriy Shevchenko oppure se puntare sul talento di Alexandre Pato. Soltanto uno dei due può arrivare, poiché sono entrambi extracomunitari. Nella rosa dei rossoneri, dopo l’italianizzazione di Kakà, c’è un posto libero per un lavoratore proveniente da un Paese non affiliato all’Unione Europea. Galliani e Braida stanno studiando le mosse, valutando tutt’e due le operazioni e ascoltando i consigli di Ancelotti. Il possibile ritorno di Shevchenko piace moltissimo al presidente Berlusconi che non ha mai nascosto il feeling con l’ucraino. L’eventuale arrivo di Pato rappresenterebbe l’inizio di una nuova era milanista, poiché il brasiliano ha soltanto 17 anni e tutti lo definiscono il campione del futuro.

CONTATTO - La novità è la seguente: il Milan ha fatto un’offerta ufficiale al Chelsea, 25 milioni di euro per riavere la proprietà del cartellino di Sheva. Il presidente Roman Abramovich e il suo braccio esecutivo Peter Kenyon chiedono però 35 milioni di euro. La trattativa non è semplice e i dirigenti milanisti lo sanno bene. Nella scorsa estate hanno incassato 46 milioni dalla cessione di Sheva, ripianando così il bilancio. Ora non vorrebbero svenarsi. Shevchenko, da parte sua, è disponibile a una sensibile riduzione dell’ingaggio. Attualmente percepisce dal Chelsea uno stipendio di 7 milioni di euro a stagione. Per tornare al Milan gli bastano 5,5 milioni.

TRATTATIVA - La volontà di Shevchenko, in questo affare, è determinante. Il campione ucraino ha più volte espresso il desiderio di tornare al Milan. Non si è trovato bene in Inghilterra, non ha legato con l’allenatore José Mourinho che, anche recentemente, gli ha rifilato alcune stoccate del genere: «In casa mia comando io. In casa di Sheva, invece, comanda la moglie». Logico che il rapporto tra i due sia praticamente inesistente e altrettanto logico che non si possa trascinare per un’altra stagione. Abramovich ha parlato con Mourinho che gli avrebbe dato il benestare per la cessione di Shevchenko, ma ora si deve raggiungere l’accordo con gli acquirenti, cioè con il Milan. Shevchenko è stato molto chiaro in proposito: se non torna in rossonero, resta a Londra. Non gli interessano altre soluzioni.

RIUNIONE - Martedì il Chelsea si raduna a Los Angeles e sarà l’occasione per l’attaccante di parlare con i dirigenti inglesi. Lui è sempre rimasto in contatto con l’Italia, con i suoi amici e anche con i dirigenti milanisti. La prossima settimana sarà decisiva per conoscere il futuro di Sheva. Il suo ritorno al Milan non comporterebbe alcun problema all’interno dello spogliatoio, come si era vociferato da più parti: gli ex compagni hanno dimenticato il clamoroso addio di un anno fa, con spiegazioni poco chiare, e sono pronti a riaccoglierlo senza polemiche. Alla ripresa degli allenamenti del Chelsea bisognerà anche vedere come si comporterà Mourinho con Shevchenko: gli parlerà o lo ignorerà come ha fatto nell’ultimo periodo della scorsa stagione? Anche da questo si potrà capire qualcosa di più.

ALTRA IPOTESI - In ogni caso il Milan tiene aperta la strada che porta a Alexandre Pato. Il brasiliano, 17 anni, è impegnato nel Mondiale Under 20 in Canada, ma i dirigenti rossoneri sono in costante contatto con il procuratore Gilmar Veloz. Pato, il cui cartellino è di proprietà dell’Internacional di Porto Alegre, costa 20 milioni di euro e i rossoneri sono disposti a sborsare questa cifra. Al giocatore verrebbe sottoposto un contratto di cinque anni per 1,5 milioni netti a stagione. E’ possibile superare anche il problema di tesseramento che riguarda i minori: il Milan sarebbe disposto a organizzare il trasferimento di tutta la famiglia di Pato garantendo al padre un posto di lavoro.

CONCORRENZA - Sul gioiellino brasiliano si sono, però, tutte le grandi d’Europa. Il Milan è in pole position, ma il Chelsea non molla la presa e ha già formulato un’offerta ufficiale all’Internacional. L’Inter e il Real Madrid seguono attentamente la situazione e, secondo il procuratore Gilamr Veloz, avrebbero già comunicato alla società brasiliana le loro intenzioni. A questo punto, l’impressione è che il pallone torni nei piedi di Pato, il quale dovrà decidere il suo futuro: l’idea di giocare nel Milan assieme a Kakà e Ronaldo lo alletta parecchio. Molto di più del trasferimento in Inghilterra o in Spagna.

AFFARI DI CUORE

[IlGiornale.it] È solo questione di cuore, quello rimasto rossonero di Andriy Shevchenko che non vede l’ora di tornare a Milano e quello blucerchiato di Vincenzo Montella che non ha mai dimenticato il triennio trascorso a Genova. Due storie che si intrecciano, che hanno la stessa origine, l’Inghilterra (sponda Chelsea per Sheva, sponda Fulham per l’Aeroplanino) e che potrebbero concludersi allo stesso modo: il rientro in Italia. Ci sta provando da un pezzo l’ucraino che non è mai riuscito ad entrare in sintonia con l’allenatore José Mourinho e che martedì prossimo, in occasione del raduno del Chelsea a Los Angeles, chiederà al presidente Roman Abramovich di essere rispedito al Milan. Non più a titolo definitivo, perché il Milan non pagherà mai i 35 milioni richiesti dal Chelsea (la controfferta si ferma a 25 milioni), ma come prestito gratuito per la prossima stagione con possibilità di restare a Milano anche per la successiva. Ma siccome non si fa mai niente per niente e l’idea del ritorno era partita proprio da via Turati (il presidente Berlusconi in più di un’occasione si è espresso favorevolmente), Sheva andrà incontro ai rossoneri, riducendosi considerevolmente il sontuoso ingaggio. Attualmente prende 5,5 milioni netti ma, pur di rientrare nei parametri rossoneri, quelli stessi che hanno sconsigliato l’acquisto di Eto’o che avrebbe creato un effetto domino su tutti gli altri ingaggi, l’ucraino sarebbe disposto a ridurre del 30% i suoi emolumenti. Fuori gioco resta soltanto lo stipendio di Kakà, che salirà a 8,5 milioni annui, per poter vincere la corte del Real Madrid. A far decidere Sheva è anche l’ostilità di Mourinho che in una recente intervista al quotidiano spagnolo Sport ha dichiarato per l’ennesima volta: «Per me che se ne vada pure. È la cosa migliore per la squadra». Via Oliveira (Saragozza) e Borriello (Genoa), persosi per strada Cassano, Sheva dovrà avere la pazienza di aspettare ancora 2-3 settimane prima di coronare il sogno di riallenarsi a Milanello. Anche se il suo agente Stephen Curnow afferma che Sheva «non ha alcuna intenzione di lasciare Londra». A sparigliare il gioco potrebbe però essere il brasiliano Pato, probabilmente da gennaio al Milan, e destinato ad occupare l’unica casella ancora disponibile di extracomunitario. E che il Milan avrebbe intenzione di tenere libera proprio per lui.

Nota: si confronti questo articolo con quello di ieri. La testata è la medesima, fra l'altro un cortile di proprietà. Qui però non scrive Ordine ma Scevola. E i 10 milioni di controfferta diventano 25, l'idea del ritorno è partita da Via Turati e non da Londra, ma soprattutto l'affare si farà nel giro di qualche settimana invece che mai. Con buona pace dei senatori dalla gola profonda. Varrebbe la pena informare il tamburino foggiano che nella sua redazione qualcuno si abbevera ad altre fonti.

06 luglio, 2007

SENATORI (segue)

Il Milan non compra ma piace.

[IlGiornale.it] Forse è l’onda lunga di Atene. Di sicuro lo squillo di tromba avvertito ieri mattina in via Turati, abbonamenti arrivati a quota 30mila, è un dato in controtendenza rispetto alle canoniche abitudini del settore. Di solito, le esperienze del passato, Milan compreso, si possono così sintetizzare: calcio-mercato sontuoso uguale corsa all’abbonamento. Nell’era Berlusconi il precedente irraggiungibile è di oltre 70 mila abbonamenti (oltre il tetto del Napoli di Maradona). Ricevuta la notizia, Adriano Galliani ha dettato al sito di casa una dichiarazione affatto banale. «Li ringrazio tutti, uno a uno. A loro e agli altri tifosi rossoneri che si abboneranno per la prossima stagione, assicuro che il signor Ricardo Kakà è assolutamente incedibile. È un impegno d’onore che prendo anche a nome del presidente Silvio Berlusconi».

Ecco il punto: per difendere Kakà, con le unghie e con i denti, dall’assalto del Real Madrid e per evitare che l’arrivo di altre stelle (Ronaldinho su tutti) possa provocare il distacco del brasiliano dal club rossonero, il Milan ha scelto d’investire sul “ritocco” dello stipendio da passare al brasiliano e su un paio di giovani che possono garantire il futuro. Non è una questione di disponibilità economica. I mezzi, a parte la nota generosità dell’azionista (ogni anno vengono ripianati debiti per circa 60-70 milioni di euro), ci sono. Un paio di cifre sono simboliche, in proposito. Gli oltre 10 milioni di euro incassati con gli abbonamenti (30mila in campionato, 5mila per la Champions a scatola chiusa), aggiunti ai 39 milioni 592mila euroni ricavati dal trionfo di Atene costituiscono un tesoretto sufficiente. Così dall’elenco dei possibili rinforzi sono stati via via cancellati nomi impegnativi come Henry, Ronaldinho, Eto’o, adesso anche Shevchenko frenato dal costo eccessivo (il Chelsea è fermo a 20-25 milioni di euro, il Milan a 10) oltre che dalla forte opposizione interna, a causa in particolare della visita fatta da Sheva ad Arcore, tre settimane fa. Neanche la cena a Miami con Maldini e Nesta è servita a ricucire i rapporti diplomatici. Formalmente Cassano può diventare una pedina ma il Real invece che scegliere la pratica della rescissione ha vincolato il trasferimento del giocatore barese, con un prezzo fissato, 5,5 milioni, al gradimento di Calderon. Ancelotti ha contribuito a sintetizzare tutte le esigenze e ha trovato una brillante via d’uscita.

L’eventuale colpaccio può essere indirizzato lungo la rotta brasiliana, con Pato, il cui agente, Gilmar Veloz, ha parlato chiaro ieri: «Lo vogliono tutti, Chelsea, Inter, Milan e Real Madrid. A fine anno prenderemo una decisione». A fine anno vuol dire che Pato è trasferibile col mercato di gennaio a causa della sua giovane età (deve compiere in ottobre i 18 anni). E vuol dire anche che il Milan per tesserarlo deve lasciare libera la casella del terzo extracomunitario. L’idea di Ancelotti è la seguente: la formula Champions, un solo attaccante, Ronaldo (Gilardino e Inzaghi le alternative), più Kakà seconda punta, con alle spalle un trequartista fisso, Seedorf e Gourcuff ricambio immediato. Solo in alcune partite di campionato si passerebbe ai 2 attaccanti più Kakà. Con Oliveira a Saragozza la quarta punta arriverà a gennaio: Pato appunto.

05 luglio, 2007

GOING NOWHERE?

[DailyMail.co.uk] Andriy Shevchenko has attempted to end speculation about his Chelsea future by insisting he's going nowhere. The Ukraine striker has been linked with a return to AC Milan just 12 months after the Blues paid £31m for the hitman. But Shevchenko's agent, Stephen Curnow, told the Daily Star: «It has never been his desire or on the agenda to move away from Chelsea. Andriy was disappointed with his first season, but he is determined to help bring success to the club next season».

Shevchenko negocia su regreso al Milan.

[Sport.es] Mientras especula con su interés por arrebatar al Barça a Ronaldinho o Eto’o, a la vez que desmiente por activa y por pasiva (y hasta el aburrimiento) que vaya a negociar el traspaso de Kaká al Real Madrid, mientras se mantiene a la espera de dar un golpe en el mercado que, de hecho, todo el mundo espera, el Milan sienta las bases para cerrar el regreso de Shevchenko a San Siro. Utópico hace unos meses y esperado hace algunas semanas, bien puede decirse que ahora está cerca de ser una realidad. Según se ha filtrado desde Londres, el pasado viernes Roman Abramovich y José Mourinho mantuvieron una agria conversación telefónica en la que el ruso poco menos que obligó al portugués a ser el que cargase con la responsabilidad de abrir la puerta al futbolista. «Por mi, que se vaya. Es lo mejor para el equipo» le habría dicho el entrenador portugués, ante lo que el empresario ruso le advirtió que suya sería toda la responsabilidad. Y si aquello ocurrió el viernes, el domingo un representante se puso en contacto con el Milan, en nombre del Chelsea, para hacerle saber la disponibilidad del club londinense a entablar conversaciones con vistas al traspaso del delantero ucraniano al club lombardo.

El Milan y Shevchenko, de hecho, ya lo tienen todo pactado desde hace cerca de dos meses. Silvio Berlusconi, en persona, llevó las negociaciones con el jugador y éste aceptó rebajar su ficha de los más de siete millones de euros anuales que tenía en su anterior etapa o los ocho y medio que gana en el Chelsea a poco más de cinco que le ofreció ‘Il Cavaliere’ con un contrato garantizado de tres temporadas con una cuarta opcional. Falta, sin embargo, lo más difícil y es el pacto entre los dos clubs ya que mientras el Milan le hizo saber al enviado del Chelsea que está dispuesto a pagar 25 millones de euros por el fichaje, desde Londres se pretende que la cantidad no sea en ningún caso menor a los 35, dando por imposible recuperar los 45 que pagó por su fichaje hace apenas doce meses.En el Milan la operación se da por segura.

Hasta Carlo Ancelotti, entrenador del equipo y que no era demasiado favorable al retorno del ucraniano, ha acabado claudicando ante los deseos de Berlusconi y ha aceptado su regreso... con una condición que el club le ha concedido sin problemas. Y es que Ancelotti dijo a Galliani que si le traían a Sheva, él quería también a Alexandre Pato, por lo que el pasado sábado, en compañía de Leonardo, se marchó a Canadá para conocer en persona al joven futbolista brasileño que disputa el Mundial Sub’20.Así, puede darse el caso que el Milan, de una tacada, fiche a dos nuevos delanteros, lo que abriría la puerta a la marcha tanto del brasileño Oliveira como de Alberto Gilardino, futbolista éste que llegó como gran apuesta de Ancelotti y que ha decepcionado enormemente al técnico. Falta convencer aún al Chelsea, pero, sabiendo Abramovich que Mourinho no quiere a Sheva, parece claro que el destino del ucraniano será San Siro. Es, el suyo, un regreso cantado.

01 luglio, 2007

PAROLA DI SILVIO (segue)

[Gazzetta.it] - Il Milan che ha vinto la Champions League e il Milan che punterà a nuovi traguardi. Nella sala delle coppe della sua villa di Arcore, Silvio Berlusconi svela inediti retroscena sull'ultima cavalcata europea in un dvd prodotto da Sky e dalla Gazzetta, e poi aggiorna i suoi sogni presidenziali in questa intervista. Con una premessa fondamentale per comprendere i segreti suoi e della squadra rossonera. «A me non piace festeggiare i traguardi raggiunti. Quando vinco, la mattina successiva penso soltanto ai successi da ottenere in futuro. Per questo non sono un nostalgico e continuo a sentirmi giovane».

Guardando al futuro allora, chi acquisterà il Milan?
«I nostri tifosi devono stare tranquilli. Prenderemo un grande giocatore, ma senza fretta perché è importante avere pazienza. E comunque vorrei ricordare che noi abbiamo già un campione in più, che l'anno scorso non ha potuto giocare in Europa. Mi riferisco a un certo Ronaldo che è il primo grande acquisto per il futuro».

Crespo ha dichiarato alla Gazzetta che all'Inter sono in troppi: c'è la possibilità che Adriano passi al Milan?
«Magari! Adriano mi è sempre piaciuto tantissimo e penso che al Milan in mezzo a tanti brasiliani si troverebbe a suo agio, perché il Milan è una grande famiglia e gli darebbe la possibilità di esprimersi al meglio, come è già capitato a Ronaldo. Con quello che è successo recentemente non so però se sarà possibile, perché ho telefonato a Moratti per organizzare un'amichevole in cui si potessero festeggiare insieme i nostri successi, ma non siamo ancora riusciti a trovare una data. Fatta questa precisazione, ripeto però che Adriano mi piacerebbe molto, se si potesse raggiungere un accordo senza problemi».

Il passaggio di Suazo all'Inter le ha dato fastidio?
«È stato il Cagliari a offrirci il giocatore, poi quando abbiamo saputo che non era possibile acquistarlo ci siamo ritirati, senza ostacolare l'Inter».

Suo figlio Piersilvio ha detto che preferirebbe Eto'o a Ronaldinho, scartando l'ipotesi di un ritorno di Shevchenko: ha cambiato idea anche lei?
«Per me al primo posto c'è sempre Shevchenko, ma Abramovich chiede troppo. Shevchenko non avrebbe problemi a tornare da noi e sono convinto che sarebbe l'attaccante ideale per giocare al fianco di Ronaldo».

Poi chi c'è nel suo podio ideale?
«Poi c'è Ronaldinho, ma so che è un sogno impossibile perché il presidente del Barcellona, che è eletto dai soci, mi ha detto che non potrebbe più rimanere in Spagna se cedesse Ronaldinho. Eto'o è bravissimo, ma anche per lui è molto difficile la trattativa, anche perché le società di calcio in Spagna possono sfruttare un sistema fiscale diverso, che permette ai giocatori di avere ingaggi molto più alti rispetto ai nostri».

In Spagna c'è anche Cassano che è italiano: può essere un problema acquistare un giocatore con il suo carattere?
«Io non conosco Cassano. Leggo che è circondato da molte critiche, ma so che ha un grande talento e noi i talenti li accogliamo sempre bene, tanto è vero che non abbiamo mai avuto problemi con nessuno, perché nel Milan non c'è stata nessuna mela marcia».

È vero che in gennaio lo spogliatoio si era opposto al suo arrivo?
«Confesso che non lo so. Ma è vero che noi siamo abituati a studiare prima i giocatori che acquistiamo e ascoltiamo il parere dei giocatori più esperti, perché è giusto che ci sia una specie di democrazia nello spogliatoio. E quindi se pensassimo a Cassano, ascolteremmo il parere dei nostri campioni, perché mi sembra un fatto naturale».

Mentre voi pensate a chi prendere, il Real Madrid continua a cercare di strapparvi Kakà: come potete resistere?
«Questa storia ci ha stancato e ci siamo anche lamentati con il Real Madrid. Kakà non va via e se lo devono mettere in testa tutti».

Lei parla sempre di grandi attaccanti, ma non sarebbe il caso di acquistare un grande difensore pensando all'età di Maldini?
«E infatti ci stiamo pensando. Vorremmo trovare un difensore giovane, come abbiamo trovato Kakà per l'attacco».

Cannavaro allora non ha più l'età?
«Pensando agli anni di Costacurta e Maldini, Cannavaro è un ragazzo, ma come dicevo prima puntiamo a un giovane».

Per il centrocampo potrebbe arrivare Emerson?
«Lo stimiamo molto, perché Emerson è un ottimo giocatore, ma il suo arrivo frenerebbe il lancio di Gourcuff nel quale noi crediamo molto, perché questo ragazzo può diventare il nuovo Zidane».

Che cosa pensa del fatto che Capello ha vinto il campionato, ma non è stato confermato?
«Ricordo che quando gli affidai la panchina del Milan, lo accusarono di essere un mio lacchè e invece poi si è rivelato un grande allenatore. Evidentemente si è rotto qualcosa con il presidente, perché non c'è altra spiegazione. Ma con la liquidazione che si porta a casa, non credo che Capello sarà così scontento».


Il Milan giocherà contro la Juventus a San Siro, nel trofeo Berlusconi: inviterà Veltroni?
«Perchè no?».