30 giugno, 2007

GIUGNO 2007: The Special One?


29 giugno, 2007

SENATORI (segue)

Galliani sembra Mister no, ma le porte restano aperte a tutti.

[Goal.com] Adriano Galliani ha parlato in esclusiva ai microfoni di SKY di Cassano, Ronaldinho, Shevchenko, possibili colpi di mercato rossonero. Ecco i passi salienti dell'intervista.

Quanto sta lavorando in queste ore sul mercato?: «Sono molto soddisfatto perchè avevamo 12 giocatori che dovevamo piazzare e siamo riusciti a piazzarne 11 su 12. Manca solo il portiere Storari che sicuramente troverà una collocazione giusta, quindi stiamo facendo molte operazioni in uscita».
I tifosi sognano ancora Ronaldinho: «No, io non disturbo le altre società. Ho parlato col massimo dirigente operativo del Barcellona dopo il Presidente La Porta, che è il signor Feran Soriano. Ronaldinho ed Eto’o al momento non sono cedibili». Dalla Spagna arrivano notizie che Ronaldinho in mezzo a tutti quegli attaccanti al Barcellona non sta così bene: «Non lo so, vediamo. Noi teniamo aperte le porte, abbiamo il nostro posto da extracomunitario libero perchè Kakà è diventato italiano e quindi abbiamo un posto libero anche da extracomunitario».
Come vanno i sondaggi su Cassano?: «Non si può scherzare. Io ho fatto una battuta entrando in Lega. A me Cassano è un giocatore che non dispiace ma dobbiamo essere d’accordo tutti. A me Cassano piace perchè sarebbe una sfida affascinante, il talento non manca a questo giocatore e magari nell’ambiente Milan potrebbe fare bene, chi lo sa?».

Sa come è andata la cena a Miami tra Shevchenko e Maldini?: «Non lo so ma mi arrivano ritorni di ogni genere. Per Shevchenko c’è da capire se c’è la possibilità, ma anche qui il Chelsea ci ha detto di no, e se c’è a che prezzo. Anche lui è extracomunitario per via delle norme che sono cambiate ma noi possiamo prendere un attaccante sia comunitario che extracomunitario, quindi siamo aperti a tutti gli attaccanti del mondo».

IL SENATO

Quella strana votazione negata da capitan Maldini.

In principio fu Rino Gattuso a parlare bene di Antonio Cassano quando tutti si divertivano a parlarne male. Rino è fatto così: quando un ragazzo è in difficoltà, lui gli tende la mano. Poi, se non mette la testa a posto, la mano magari gliela stringe al punto da rompergliela. Rino e Antonio si sono conosciuti in Nazionale e Gattuso ha apprezzato il lato buono del carattere del barese: la franchezza, la lealtà, la voglia di fare gruppo. Così, un giorno ha pensato che sarebbe stato bello vederlo al Milan. Quando a Milanello si parla di una "testa calda", parte il coro: «Fatelo venire qui che lo mettiamo in riga». Qualcuno, di recente, lo ha detto anche a proposito di Adriano. Significa che quando le portte di Milanello si aprono, il gruppo è pronto ad accogliere chiunque. A patto che vengano rispettate le regole.

TRE COMPONENTI - Il problema, quindi, è faR spalancare il cancello di Milanello. Non basta che uno dei ragazzi della portineria schiacci il pulsante. No, nei casi importanti si segue la procedura eplicitata da Adriano Galliani: «Per gli acquisti particolari (grandi giocatori che rischiano di alterare gli equilibri dello spogliatoio - NdR) serve l'ok delle tre componenti: società, allenatore, giocatori». Dove per giocatori si intendono i senatori: Maldini, Costacurta (che da luglio sarà al fianco di Ancelotti), Gattuso, Ambrosini e poi Pirlo, Seedorf, Kakà e Inzaghi.

VETO TECNICO - Galliani ha detto che a gennaio furono i giocatori a bocciare Cassano. Ma come si svolse questa votazione? E, soprattutto, ci fu davvero? Il dubbio è lecito perché il 2 febbraio in un'intervista alla Gazzetta, Paolo Maldini la negò. Domanda: perché Galliani ha chiesto il suo parere e quello di Costacurta sull'acquisto di Ronaldo? Risposta: «Aveva paura che potessero esserci problemi nello spogliatoio. Ma qui i grandi campioni sono sempre ben accetti». Domanda: le ha chiesto un parere su Cassano? Risposta: «No». No. Parlando con altri giocatori (che preferiscono l'anonimato) c'è chi ribadisce il no del capitano e chi sottolinea che, a prescindere dall'ufficialità della votazione, lo spogliatoio non era favorevole. In realtà un no ci fu: quello di Carlo Ancelotti. Ma solo per motivazioni tecniche: a gennaio aveva bisogno di un finalizzatore, un cannoniere. Arrivò Ronaldo: 7 gol in 14 presenze. Quello che serviva al Milan per garantirsi la Champions 2007-08, prima della magica notte di Atene.

Dalla Gazzetta dello Sport di oggi.

28 giugno, 2007

SENATORI (segue)

Sheva e Milan più vicini.

[IlTempo.it] Lentamente, ma si avvicina il ritorno di Shevchenko al Milan. I rossoneri, nelle ultime ore hanno preso atto delle difficoltà per Eto’o e Drogba. Senza neppure parlare di Ronaldinho. Tutti giocatori che costano tanto d’ingaggio, cifre pressoché inaccessibili. Il camerunense chiede oltre 7 milioni di euro netti a stagione. Un po’ meno l’ivoriano, che però il Chelsea non vuole cedere. Per l’ucraino, invece, il discorso sarebbe diverso. Anche grazie a un patto tra il presidente Berlusconi e lo stesso calciatore, che adesso sta trascorrendo le vacanze a Miami assieme ad altri calciatori del Milan. Attenzione all’alternativa Pato. Il giovane talento dell’Internacional di Porto Alegre sta convincendo sempre più rapidamente lo staff dirigenziale rossonero. Ieri, il suo agente Veloz è stato nella sede di Via Turati e, sembrerebbe il Milan, pronto ad un clamoroso sorpasso ai danni del Chelsea, che la scorsa settimana ha presentato un’offerta di oltre 20 milioni di euro al suo club. Nei piani del Milan, in ogni caso, non va esclusa la possibilità che provino ad acquistare entrambi. Un campione per il presente, Shevchenko. Una promessa per il futuro, Pato. In un’intervista rilasciata a Mediaset, l’amministratore delegato Galliani non ha perso ancora l’ottimismo: «Abbiamo un solo obiettivo, un attaccante importante. Bisogna stare molto calmi, sia Ronaldinho che Eto’o sono incedibili. Shevchenko? È certamente la nostra storia, il più grande goleador del Milan dopo Nordahl». Quanto alla visita di Veloz, si è parlato anche di Emerson, richiesto da Ancelotti qualche mese fa come rinforzo a centrocampo. Eppure, il Milan sta riflettendo con attenzione sulle condizioni fisiche di un giocatore finito ai margini del Real proprio nella fase cruciale della Liga spagnola. Intanto, il Fenerbahce, che nei giorni scorsi aveva tentato Ronaldo prima e Adriano poi, ha effettuato un sondaggio per Oliveira. Ceduto invece Di Gennaro, una delle stelle della primavera di Galli, in prestito al Bologna.

E dalla Voce del Padrone, una conferma inequivocabile: Sheva, il Milan cerca il ribasso.

[IlGiornale.it] «Bisogna avere pazienza e aspettare, il Milan ha un solo obiettivo: un attaccante molto importante». Così Adriano Galliani tranquillizza il popolo rossonero e apre a Shevchenko («Sheva fa parte della nostra storia; è il più grande goleador del Milan dopo Nordahl»). Ronaldinho appare intoccabile, Eto’o costa troppo (soprattutto l’ingaggio di 8 milioni netti porterebbe a un disastroso effetto domino nello spogliatoio rossonero), Henry è andato al Barcellona, Drogba continua a legare il proprio destino a Mourinho, Eto’o potrebbe finire a Londra. Resta dunque Sheva che tanto piace al presidente Berlusconi e che non vede l’ora di tornare a Milanello (sta passando le vacanze a Miami con Maldini e Nesta): il Chelsea vorrebbe 25 milioni, il Milan ne ha offerti 10. L’identikit della forte punta anticipata da Galliani sembra proprio portare all’ucraino.

27 giugno, 2007

PAZIENZA

Galliani ai tifosi del Milan: Ci vuole pazienza.

[Gazzetta.it] - Il silenzio sul mercato rossonero preoccupa e i tifosi cominciano a rumoreggiare, anche se nella prelazione degli abbonamenti per la stagione 2007/2008 si registra un autentico boom con 21.344 tessere rinnovate per un incasso di 6.841.687 euro, mentre lo scorso anno, alla scadenza del diritto di prelazione, erano appena 8.150. Non a caso il Milan è l'unica squadra della serie A con la casella vuota alla voce acquisti. Adriano Galliani lo sa bene, ma invita alla calma chiedendo al popolo milanista di avere pazienza fino al 31 agosto. Ieri sera all'ippodromo di San Siro, davanti ai tifosi che gli chiedevano di Eto'o, si è limitato a fare cenno di sì con la testa, confermando che il camerunense è il primo della lista.

«Ripeto ai tifosi: pazienza. Il Milan ha un solo obiettivo di mercato, cioè un attaccante molto importante - ha spiegato il dirigente di via Turati -. Eto'o e Ronaldinho? Molto difficili, speriamo non impossibili, come invece è Kakà per chi lo cerca. Vediamo, bisogna stare calmi e lavorare con tranquillità. Il mercato chiude il 31 agosto». Per poi ribadire: «Per ora Ronaldinho ed Eto'o per il Barcellona sono incedibili, poi vedremo». Sornione il sorriso di Galliani a proposito di Andriy Shevchenko, in vacanza a Miami con Maldini e Nesta. «Sheva è un grande attaccante. Fa parte della nostra storia. Con me sfondate una porta aperta, Sheva è il più grande goleador degli ultimi 50 anni, ma ora non è giusto fare nomi. Aspettiamo, lo ripeto, il mercato è aperto fino al 31 agosto».

Pazienza. Sotto i riflettori di Marsiglia, un cranio lucente e il suo impermeabile bianco: fuori per un anno da tutte le competizioni internazionali... ma pazienza! A merenda con Antonio e Luciano, un cranio lucente e il suo sofferto silenzio: due scudetti scippati (prima sul campo e poi nelle aule dei tribunali), una condanna per illecito sportivo in Italia e il pubblico ludibrio in Europa... ma pazienza! In vent'anni di illuminata dirigenza, tanti colpacci di mercato andati a buon fine (da Vierchowod a Vieri) e tanti altri no (da Materazzi a Poulsen)... ma pazienza! Di quando in quando, una perla d'ingegno manageriale (da Ricardo Oliveira a Suazo)... ma pazienza!
Portiamo pazienza, e rassegnamoci all'ineluttabilità del binomio grandi orecchie / cravatte gialle. Binomio inscindibile e imprescindibile, come ha sibilato Ordine nello studiolo bulgaro del Lunedì. Rassegnamoci all'idea che il nostro antennista brianzolo di mestiere non fa il biscazziere a Las Vegas, ma è semplicemente un farabutto un po' più pirla degli altri.
Rassegnamoci, oppure cambiamo sport.

25 giugno, 2007

IL BILANCIO ONESTO (segue)

Inter prima anche nei debiti, passivo 2006 di 181 milioni.

[Il Giornale.it] L’Inter avrà finalmente vinto sul campo lo scudetto, ma ci sono altre classifiche, fuori dal rettangolo di gioco, in cui la squadra di Massimo Moratti è ben lontana dalla vetta. Anzi, è addirittura all’ultimo posto fra i club della massima serie. Stiamo parlando della graduatoria stilata dal Sole 24 ore (e pubblicata ieri) sui bilanci consuntivi delle società di calcio iscritte al campionato 2005-2006 (l’ultimo di cui si conoscono le cifre). Il club nerazzurro registra una perdita di 181,5 milioni di euro. Ma è tutta la serie A, con rare eccezioni, a uscire malconcia dall’analisi del quotidiano color salmone. Basti pensare che il buco di gestione del nostro torneo per la stagione 2005-2006 si avvicina ai 380 milioni (contro i 407 del 2004-05), nonostante il giro d’affari sia salito di un buon sette per cento (raggiungendo quota 1400 milioni), rispetto alla stagione precedente. Allo studio del Sole 24 ore mancano, a dir la verità, i rapporti su tre squadre: Sampdoria, Reggina e Messina, che sono state considerate nell’indagine facendo una media delle statistiche raccolte sulle altre 17. Se il bilancio dei blucerchiati sarà presto archiviato nella banca dati Cerved-Infocamere, diverso è il discorso per calabresi e siciliani. Secondo quanto riporta il giornale diretto da Ferruccio de Bortoli, dei consuntivi di Reggina e Messina infatti «non c’è traccia». Il dato finale non subirebbe comunque variazioni rilevanti. Non si scappa, insomma: la serie A è in «rosso».

Chi si salva? Innanzittutto l’Udinese, prima della classe, forte di un utile pari a 6,5 milioni di euro. Poi il Parma, l’Ascoli e il Milan, che grazie alla plusvalenza realizzata con la cessione di Shevchenko al Chelsea (42 milioni) è in attivo per 2,48 milioni (al 31 dicembre 2006). A ruota altri cinque club, fra cui la Lazio del «moralizzatore» Claudio Lotito. In piena zona retrocessione invece Juventus (-36,5 milioni) e Fiorentina (-19,5 milioni, ma al 31 dicembre 2006), mentre la Roma chiude quasi in pareggio, con una perdita di appena 800 mila euro. Il Sole 24 ore però non si è limitato a riportare i numeri, spingendosi a dare un voto alla qualità dei conti di ogni squadra. Qui a primeggiare sarebbe il Livorno, seguito da Empoli, Juventus e Parma. L’Inter conserverebbe il primato negativo.

A incidere pesantemente sui conti delle società sono i costi del personale (741 milioni), pari al 56,6 per cento delle entrate. Ecco spiegate le vulgate da parte di proprietari e dirigenti per abbassare gli stipendi degli addetti ai lavori. Curiose, poi, le cifre che calcolano il costo delle reti segnate in rapporto agli ingaggi pagati da ogni squadra. Anche qui l’Inter recita la parte della più «spendacciona» della serie A. Ogni gol realizzato nel 2005-06 da Adriano e soci è infatti stato pagato dalla famiglia Moratti poco più di due milioni di euro. Al secondo posto la Juventus con circa 1,9 milioni a rete, mentre il terzo gradino del podio è occupato dal Milan con 1,6 milioni. Distanti le altre e comunque tutte sotto il milione a segnatura. A testimoniare come le tre grandi, almeno prima di calciopoli, avessero un tetto sugli ingaggi decisamente superiore a tutte le altre. Il confronto fra il numero dei gol fatti e gli stipendi elargiti premia, però, le piccole società come Empoli (192 mila euro a gioia), Chievo (265 mila) e Ascoli (322 mila). Anche il dato generale è interessante: ogni volta che un pallone gonfia la rete di una porta su un campo del nostro campionato, i patron sborsano in media 850mila euro.

23 giugno, 2007

SILENZIO, MORATTI TI ASCOLTA... (fine)

De Santis pedinato, la procura federale assolve Moratti.

[IlGiornale.it] Procedimento archiviato perché non sono emerse questioni di rilievo disciplinare. Al procuratore federale Stefano Palazzi basta un comunicato di poche righe per dire che il caso Moratti-De Santis non esiste, almeno per la giustizia sportiva. Dunque, non arriverà nessun deferimento per l’Inter dopo il fascicolo aperto dall’Ufficio indagini sui presunti pedinamenti ordinati dal club nerazzurro verso l’ex arbitro internazionale. L’unico caso non prescritto per la giustizia sportiva, a differenza delle altre «vittime» del presunto pedinamento: i calciatori Vieri, Ronaldo, Mutu e Jugovic. Fu proprio Moratti ad ammettere il pedinamento dell’ex centravanti azzurro davanti al capo degli 007 federali Borrelli, con Bobo pronto ora a chiedere un risarcimento danni di 21 milioni di euro.

Le indagini erano iniziate lo scorso settembre, dopo alcune notizie secondo cui nel 2002 l’Inter avrebbe commissionato a una società di investigazioni private legata a Telecom il controllo delle attività di alcuni tesserati, come l’arbitro De Santis. Le informazioni sul fischietto romano emergerebbero dalla vicenda più complessa dello spionaggio Telecom. Il dossier era stato catalogato sotto il nome «Operazione ladroni» e sarebbe nato dopo una conversazione in cui l’ex arbitro Danilo Nucini avrebbe avvertito il suo amico Giacinto Facchetti (bergamasco come lui) sugli strani rapporti tra Moggi, De Santis e l’ex dirigente di Messina e Genoa Fabiani (comparso nella seconda tranche di Calciopoli). Facchetti avrebbe chiesto a Nucini di riferire i fatti alla Procura di Milano, ma quest’ultimo avrebbe fatto marcia indietro. Così l’Inter avrebbe deciso, come sarebbe emerso dal lavoro della magistratura, di rivolgersi all’agenzia investigativa di Cipriani per far pedinare De Santis. E l’indagine privata sarebbe stata scoperta in un dvd (la chiave della vicenda), trovato in una perquisizione ordinata nell’inchiesta sullo stesso Cipriani.

Secondo quanto affermato nell’ottobre scorso da Giuliano Tavaroli, l’ex capo della security di Telecom, il dossier De Santis sarebbe stato commissionato dall’Inter e poi «confezionato» da lui e dal suo «socio in affari» Cipriani. Moratti, interrogato da Borrelli qualche giorno dopo, avrebbe negato: «A Tavaroli chiedemmo solo un consiglio, dopo quanto Facchetti aveva saputo da Nucini sulla Juve e gli arbitri. Volevo proteggere Giacinto, temevo che ai suoi danni qualcuno avesse ordito una trappola. Ma a Tavaroli non ordinammo nulla su De Santis. Tutto ciò che venne realizzato, fu una sua iniziativa». Borrelli a quel punto ha cercato di registrare la versione di Nucini. Il quale però fa ancora marcia indietro: nessuna paura, pare, dell’ex arbitro, ma rispetto alla memoria di un amico (Facchetti) appena scomparso. Un motivo nobile e rispettabile, motivo per il quale vengono a mancare i tasselli decisivi della vicenda per comporre il puzzle. Da qui l’archiviazione del procedimento sportivo, decisa da Palazzi.

Dopo il successo incassato, resta ancora aperto il fronte delle presunte plusvalenze fittizie. La relazione di Borrelli è sul tavolo di Palazzi da una quarantina di giorni, ma il procuratore federale non potrà decidere in tempi brevissimi. «Sono preoccupato quanto lo ero per le “voci” sui pedinamenti - ha detto ieri Moratti, presente all’assemblea dei soci del club nerazzurro -. Avete visto tutti come si è risolta quella vicenda. Certo, non fa piacere che giustizia sportiva e ordinaria si occupino dell’Inter». Intanto ieri è stato votato il nuovo aumento di capitale di oltre 70 milioni di euro. «Tale aumento è la dimostrazione che un’operazione analoga non sarebbe stato un problema anche all’epoca dei fatti contestati dal pm. A suo tempo abbiamo usato altri metodi, comunque regolari, proprio per evitare altre ricapitalizzazioni».

Nessuna risposta a Fabio Capello che nell’intervista a Sky ha lanciato l’ennesima frecciata all’Inter per il caso plusvalenze («in Spagna mi arrivavano tante voci sullo scudetto degli onesti..., sarebbe bello se adesso lo assegnassero alla Roma»). E sempre sull’Inter il tecnico del Real ha aggiunto: «Credo che l’Inter abbia veramente uno squadrone, il livello di classe dei giocatori in generale è nettamente superiore a tutti gli altri. Mancini? Sta facendo bene, adesso poi gli hanno dato anche due scudetti in più, mi sembra...». Capello ha parlato anche dei suoi titoli alla Juve revocati con Calciopoli, oltre che di Luciano Moggi. «Gli scudetti sono nove, le medaglie degli altri due non sono venuti i carabinieri a prendermele a casa. Noi sul campo lo abbiamo vinto correttamente, con agonismo e determinazione, non abbiamo mai avuto, secondo noi, facilitazioni durante le partite. Qualcuno ha deciso di toglierlo altrimenti avrebbero perso il posto in Champions. Moggi? Non rinnego il rapporto con lui, non sono di quelli che salgono sul carro e poi ti scaricano da un momento all’altro. C’è un’amicizia, un rapporto di lavoro che abbiamo avuto e soprattutto un rapporto fuori dal campo che è stato molto importante».

22 giugno, 2007

QUARANTADUE

Verona: crollo verticale di una città.

[DataSport.it] Sono cinque le citta` italiane che possono vantare un derby. Ma Verona e` l’unica che, in un colpo solo, possa vantare, si fa per dire, una doppia retrocessione. In realta` successe anche a Genova, nella stagione 1973-74, quando la Sampdoria chiuse al 15° posto della Serie A e il Genoa un gradino piu` in basso, ma la relegazione in cadetteria venne risparmiata ai blucerchiati a causa delle successive penalizzazioni subite da Verona e Foggia. Così, 22 anni dopo lo scudetto dell’Hellas, 5 dopo la caduta in B, 6 dopo la salita del Chievo nell’olimpo della massima serie, 64 dopo l’ultima esperienza in C dell’Hellas, ecco il doppio salto nel baratro (e se poi si vuole affondare la lama nella ferita, ci si metta anche la retrocessione in A della Marmi Lanza Verona). Questi i numeri di una città che si ritrova all’improvviso quasi senza calcio, con un precedente da brivido, visto che anche nel 1940-41 il Verona cadde nell’inferno della C dopo che all’ultima giornata dovette affrontare lo Spezia, che anche allora, come stavolta, si salvò. E anche allora, come giovedì sera, il match tra veneti e liguri terminò in parità. In mezzo tanta gloria e storia per due squadre che hanno segnato il nostro calcio, chi con tanti anni di militanza, chi attraverso la creazione di una bella favola, incrociando anche il proprio destino in 10 occasioni per un inusitato, giovane e, per qualche anno, rampantissimo derby del Duemila. In mezzo anche tanta Europa per il Chievo e uno scudetto e tre finali di Coppa Italia (perse) per l’Hellas. Che almeno, unica soddisfazione in un mare di desolazione, non perderà l’occasione di altri infuocati derby veneti. Si passerà dalle sfide al calor bianco con il Vicenza a quelle, non meno sentite, con il Padova e il Venezia. Incontri di cui, ne siamo certi, al Bentegodi avrebbero fatto volentieri a meno.


L'ultimo glorioso verdetto di una stagione sportiva che non potremo mai dimenticare: Hellas Verona in Serie C!

Fatale lo spareggio di ritorno con lo Spezia, 0 a 0 al Bentegodi dopo la sconfitta 2 a 1 dell'andata, difronte a 25mila inconsolabili tifosi Gialloblu.


Hellas, Bentegodi, Gialloblu. Nomi e luoghi, facce e colori, che possiamo finalmente rimuovere dal dizionario del calcio che conta, grazie anche al concomitante ritorno in cadetteria dell'altro quartierino felice. E un numero che ritorna: 42. Quarantadue, come l'ultima stagione dei veronesi nel campionato di terza classe (1942-43). Quarantadue, come gli anni che separano gli Onesti dall'ultimo trionfo continentale (1965). Storico gemellaggio di sponde tristi, fatale la sorte che li accomuna nel dolore. ADDIO MERDE.

20 giugno, 2007

IL FALSO NEL BILANCIO ONESTO (segue)

La Covisoc: Irregolare l'iscrizione al campionato 2005-2006

[LaStampa.it] C’è una brutta sorpresa per l’Inter nell’avviso di chiusura delle indagini sui falsi in bilancio, depositato ieri dal pubblico ministero Carlo Nocerino. Sta in una realzione della Covisoc, la commissione di vigilanza per le società calcistiche, allegata al documento. Vi si legge infatti: «L’equilibrio finanziario sarebbe saltato se la società avesse evidenziato le perdite connesse alle plusvalenze fittizie, e l’Inter non avrebbe superato i parametri richiesti per l’iscrizione al campionato 2005-2006». Detta in parole semplici, secondo la Covisoc l’Inter non avrebbe avuto i requisiti per partecipare al torneo che, come si sa, non è stato proprio un campionato qualsiasi: alla squadra nerazzurra venne assegnato «a tavolino» lo scudetto vinto e poi revocato alla Juventus, dopo uno scandalo che aveva travolto il calcio italiano.

Pronta la replica dell’Inter: «Mai appostato plusvalenze fittizie», scrive la società in un comunicato. Aggiungendo di aver «già presentato necessaria e completa documentazione tecnica a dimostrazione che è sempre stato garantito pieno rispetto dei dovuti equilibri finanziari», in particolare tramite «sistematici» aumenti di capitale. Anche per il Milan, società coinvolta assieme all’Inter nell’inchiesta, c’è la stessa «sorpresa», cioè l’estensione dell’indagine ai bilanci «propedeutici» all’ammissione al campionato 2005-2006 (e non soltanto a quello 2004-2005 come sembrava all’inizio delle indagini) ma le conseguenze, sul piano sportivo, appaiono meno gravi. Per il resto è pressochè identica l’accusa formulata dal pm: l’aver compiuto un falso in bilancio attraverso la «falsa esposizione derivata dalle operazioni di compravendita dei diritti alle prestazioni pluriennali di calciatori e delle compartecipazioni»; erano prezzi di cessione e/o acquisto fittizi «in quanto artatamente incrociati a tavolino». Questi «fatti non rispondenti al vero» avrebbero «determinato il superamento delle soglie del cinque per cento del risultato economico e dell’un per cento del patrimonio netto, nonché l’alterazione sensibile della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società». Il documento di Nocerino parla esplicitamente di «operazioni incrociate» tra Inter e Milan. E per i nerazzurri aggiunge anche «la compravendita con la Lazio dei diritti relativi ai calciatori Corradi e Crespo (ipervalutati per un importo almeno pari a 6 milioni e 669mila euro)».

Si chiude così, a Milano, un’inchiesta cominciata alla fine dell’anno scorso; partita dalla procura di Roma e con diramazioni anche a Genova e Torino. Gli indagati, oltre alle due società in quanto tali, sono il vice presidente e ad del Milan, Adriano Galliani, e, per l’Inter, Massimo Moratti, Mauro Gambaro e Rinaldo Ghelfi. Per tutti loro, vista la «durezza» della nota del pm, la richiesta del rinvio a giudizio sembra scontata. In particolare il patron e gli amministratori dell’Inter sono accusati di aver praticato «alterazioni di bilancio» tali di comportare «l’esposizione di un maggior patrimonio netto pari a 32milioni e 459mila euro» e ciò «ha indotto l’organo di vigilanza Covisoc a chiedere un ripianamento patrimoniale inferiore a quello dovuto». Cifre, quelle citate dal pm, frutto di una perizia effettuata dal consulente della procura: Luigi Magistro, colonnello della Finanza e già capo audit all’Agenzia delle entrate. Da esperto ha spulciato i bilanci delle squadre e con i risultati delle sue indagine si è rivolto alla Covisoc, chiedendo se le cifre esposte sarebbero stati «compatibili» con l’iscrizione al campionato: per l’Inter no, è stata la risposta.

C'È SOLO UN CAPITANO (segue)

Gattuso: Derubati di due scudetti

«Cannavaro ed Emersono si sentono derubati dei due scudetti della Juventus? Anch'io». Un tackle duro quello di Gennaro Gattuso ai due ex juventini (freschi campioni di Spagna con il Real Madrid). Se la Vecchia Signora, in seguito allo scandalo di Calciopoli, è stata spogliata di due titoli (uno è andato all'Inter), i rimpianti del Diavolo non sono da meno: «Sul campo la Juventus aveva dimostrato di essere forte. Come noi, secondi tutte e due le volte», prosegue "Ringhio" ai microfoni di Sky Sport. Intanto il Milan è in vacanza all'insegna del relax. E Gattuso evidenzia come il rilassamento sia influenzato anche dalla vittoria in Champions League: «Abbiamo raggiunto un traguardo che parecchi di noi non si aspettavano per tutto quello che abbiamo passato. Adesso andiamo ad affrontare una Supercoppa Europea e un Mondiale per Club: tantissimi obiettivi, e a questo gruppo manca proprio la vittoria intecontinentale per consacrarsi».

da Dieci di oggi.

STORIA DI UN CRANIO LUCENTE

Caro Signor Galliani...

[banditosnews.blogspot.com] Il Signor Adriano Galliani. Brianzolo purosangue, nato a Monza, 30.7.1944, geometra figlio di un segretario comunale; Adriano Galliani: babypensionato sociale (dal '76 all'età di anni 32) grazie agli 8 anni da geometra nell'ufficio edilizia pubblica. Una mini pensione da 223,83 euro al mese. Dopo avere provato a sfondare nel settore citofoni senza particolari risposte, e dopo avere gestito uno stabilimento balneare a Vieste sul Gargano, località raggiunta ogni fine settimana in Fiat 500, stando a malapena a galla, Galliani acquista la società Elettronica Industriale ipotecandosi l'appartamento. Produce "apparati di ricezione". In buona sostanza, antenne. Ma ha capito che le televisioni nazionali cambieranno il mondo: la scintilla si accende guardando la Svizzera e Capodistria, che in quegli anni già trasmettono a colori mentre la Rai, secondo lui, "è un mortorio". Veramente, la pulce nell'orecchio gliela infila suo padre, già segretario comunale a Lissone, che qualche anno prima aveva conosciuto uno svizzero, tale ingegner Barbuti, capace di spalancargli tutto un universo fatto di antenne, tralicci, ripetitori, concessioni, segnali, programmi in rete. Il futuro, probabilmente. Papà Galliani si mette in movimento e acquista montagne in proprio. Appalta cocuzzoli, attività che Adriano amplierà su scala industriale, vendendo i suoi apparati di ricezione e spostando la tivù svizzera fuori frequenza: chi voleva tornare a vederla, doveva acquistare i magici aggeggi dell'Elettronica Industriale.

Il tutto avveniva in assenza di leggi specifiche, anche se delle irregolarità c’erano e riguardavano i gabbiotti che ospitavano i trasmettitori che, se rintracciati, venivano chiusi dai carabinieri. «Non vorrei raccontare – Galliani racconta in una vecchia intervista al settimanale Epoca - una storia troppo piratesca e sembrare uno di quei baronetti inglesi che prima avevano fatto i corsari. Comunque con quel sistema cominciammo a vendere decine di migliaia di convertitori alla settimana. Dalla fabbrica di Lissone consegnavamo queste apparecchiature ai rivenditori di materiali elettrici che, oltre alle apparecchiature, distribuivano il segnale all’interno delle varie regioni. Una specie di catena di Sant’Antonio. Loro prendevano il segnale al Nord della regione, lo trasportavano sino al Sud e ce lo riconsegnavano. Noi lo passavamo a un altro concessionario e così via. Con questo sistema arrivammo sino a Messina con Telecapodistria e con la tv svizzera. E finalmente nel 1975, la legge di riforma della Rai: la cosa divenne legale». Così quando nel 1976 una sentenza della Corte Costituzionale riconosceva legittimità alle tv locali, Galliani era già in possesso di frequenze e ripetitori. Tra i suoi clienti comparirono i possessori di Tv locali, tra cui Mondadori, che si rivolgevano a lui per aumentare la copertura dei segnali di regione in regione attraverso un sistema di ponti. La svolta avviene alla fine del 1979, si racconta di una telefonata perentoria che lo invitava il 31 ottobre a cena ad Arcore. Berlusconi lo vuole con sé. Galliani era il braccio tecnico a cui affidare la diffusione nazionale di Canale 5. «Se accetta, io sono disposto ad acquistare il 50 per cento dell’Elettronica Industriale. Il prezzo lo faccia lei».

Geometra Galliani, il solo nel globo a dividere, al 50%, una società con Silvio Berlusconi. «Dopo quel colloquio e quell’accordo con Berlusconi - raccontò ancora Adriano Galliani - partii ventre a terra per costruire la rete di trasmissione e cominciai a preparare tante emittenti regionali, poiché solo quello si poteva fare... Chiamai a raccolta tutti miei commandos e a tutti dicemmo di abbandonare le trasmissioni della Svizzera italiana per spostarsi su quelle di Canale 5. Un anno dopo, nel novembre 1980, la rete era completata... A quel punto Berlusconi ebbe un’idea geniale, determinante per il successo: capì che non c’era spazio per una tv che trasmettesse in ambito locale, vivendo quindi di pubblicità locale. C’era bisogno di grandi inserzionisti, che a loro volta avevano bisogno di reti nazionali e soprattutto di inserire i loro messaggi nello stesso prodotto televisivo». La soluzione escogitata fu quella del "pizzone" che veniva spedito a tutte le emittenti con il medesimo programma preregistrato e gli stessi spot pubblicitari per trasmettere in simultanea ed aggirare il divieto alle trasmissioni in diretta. Con l’acquisizione di Italia1 e Retequattro (1.1.1985) la Fininvest era pronta a conquistare i mercati della tv e della pubblicità. C’era però da superare qualche problemino legale. Nel 1985 numerosi pretori italiani disposero l'oscuramento dei canali Fininvest, per chiamiamola l’extralegalità degli impianti. Ma non c’è cosa che non si possa risolvere: occorre una sanatoria e Craxi è al governo anche per questo...

Le vicende giudiziarie vedranno Galliani accompagnare Berlusconi: falso in bilancio (processo All Iberian 2, nel 2002 il governo Berlusconi ha cambiato la legge sul falso in bilancio, trasformando i suoi reati in semplici illeciti sanabili con una contravvenzione e soprattutto riducendo i tempi di prescrizione del reato - da 7 anni, aumentabili fino a 15, sono diventati 4. Processo andato quindi in prescrizione). Lo stesso Galliani è stato salvato dalla prescrizione per i dieci miliardi in nero versati dal Milan per comprare l'attaccante Luigi Lentini dal Torino. Adriano Galliani è stato rinviato a giudizio dal gip Fabio Paparella per frode fiscale a conclusione dell'indagine preliminare sui contratti di sfruttamento dell'immagine relativi ad alcuni calciatori e atleti di società sportive controllate dal gruppo Fininvest. Nel 1986 Berlusconi acquista il Milan. Galliani fa già parte del ristretto entourage di Silvio. C’è preoccupazione tra gli uomini del presidente per l’avventura calcistica, tra i tanti "precedenti" che portano con loro non ne figura nessuno in campo calcistico. Adriano sì, vanta un’esperienza dirigenziale nel Monza - anche un passato da tifoso juventino, ma su quello è meglio sorvolare conoscendo la tifoseria rossonera, solo dopo molti trionfi ne parlerà seppure in modo sfumato: «Una certa juventinità in Brianza c’è, bisogna ammetterlo... io non ero tifoso del Milan perché ero tifoso del Monza dov’ero dirigente, ma ho sempre ho avuto forte simpatia per il Milan».

Galliani è nel Milan ma acquista la luce dei riflettori solo quando questi si spengono. Marsiglia, 20 marzo ’91, partita di ritorno della Coppa dei Campioni dopo il pareggio (1-1) a San Siro, il Milan perde uno a zero contro l’Olimpique. Mancano ormai pochi minuti alla fine dell’incontro e per i rossoneri si profila l’eliminazione, quando un guasto nell’impianto di illuminazione mette al buio una zona di campo. Galliani scende in campo, gesticola ed alla fine ordina il ritiro della squadra dal campo: avremo partita vinta, annuncia. Per il Milan l’Uefa ha altre idee: viene squalificato per un anno da tutte le competizioni europee. La reazione è semplice: organizzarsi una propria manifestazione, nasce proprio nell’estate del 1991 il "Trofeo Luigi Berlusconi". Qualche anno di rodaggio, le trasmissioni in diretta televisiva su Canale5, e dal 1995 l’antagonista del Milan non cambia più: è la ritualizzazione dell’appuntamento in sfida estiva Milan – Juventus. Nel 1993-94 nasce Tele+ e Galliani è presente nel suo Consiglio d’amministrazione, così come in quello della Mediaset. "Amico del presidente del Milan" - sta scritto nel Dizionario del Calcio Italiano a cura di Mario Sappino - ne diventa l’ombra, ne condivide le iniziative, ne difende le scelte a ogni livello. E quando Berlusconi entra in politica, i suoi poteri aumentano. Queste le parole di Silvio: «Ho fatto la scelta di restare nominalmente presidente del Milan... Non sono più andato a vedere le partite... I tifosi del Milan devono sapere che la responsabilità delle scelte è dell’attuale dirigenza e dell’attuale allenatore. A Galliani ho dato e confermo la mia totale fiducia. Lui ha scelto l’allenatore e ne ha condiviso le scelte. E non può essergli addebitato di aver risparmiato sugli investimenti». E Galliani per ringraziare di questa permanente investitura, puntualmente rispondeva a chi lo chiamava Presidente del Milan: «E’ una carica che non mi spetta perché il presidente può essere solo Silvio Berlusconi». E quando nel marzo 2002 l’annoso e irrisolto "conflitto di interessi" avrebbe portato verso una legge relativa all’incompatibilità tra impegni di governo e cariche onorifiche Galliani, dopo la maglia di Baresi ha ritirato anche la carica di presidente. La forza del geometra è stata la sua capacità di dare operatività a pensieri, desideri, intuizioni del Cavaliere. Da ripetitore televisivo a suo depositario nel mondo del calcio quando Berlusconi entra in politica.

Amministratore delegato e vicepresidente del Milan assume incarichi per la Lega Nazionale Calcio, fra cui trattare la cessione dei diritti televisivi alle emergenti pay-tv, fino a diventarne vicepresidente. Il bello ed il brutto della storia recente rossonera passano da Galliani. Ed è una storia ricca di successi Dal 1986: 7 scudetti, 1 coppa Italia, 5 supercoppe, 5 coppe campioni, 4 supercoppe d’Eropa, 2 coppe Intercontinentali. Ha scavalcato l’Inter e si è avvicinato alla Juve. Passano nel dimenticatoio le brutte figure, gli acquisti sbagliati, i giocatori mandati via troppo in fretta (Davids, Vieira), gli allenatori sbagliati (Tabarez, Terim), quelli rimasti solo perché hanno vinto uno scudetto come Zaccheroni, i numerosi buchi nell’acqua da Rivaldo, Redondo a Oliveira alla "colonna" Chamot, il processo per l’acquisto di Lentini... Nel 2001 Franco Carraro, presidente di Lega, viene individuato come l’uomo giusto per la presidenza della Federalcalcio. I mondiali di Corea e Giappone bussano alle porte, e non c’è tempo da perdere. In Lega si scatena la battaglia infinita tra Franco Sensi, allora avversario di Juve e Milan, ed il giovane Tanzi, che non viene risolta né a colpi di maggioranza, né dai "saggi" nominati tra cui l’imperturbabile geometra brianzolo – che nel frattempo è riuscito agevolmente a far diventare cittadino comunitario Andry Shevchenko, molto prima dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea. E proprio Galliani, con la regia di Giraudo, diventa l’uomo che risolve la crisi di Via Rosellini.

Il geometra viene nominato il 9 luglio 2002 presidente della Lega e contestualmente deve lasciare le proprie poltrone nei consigli d’amministrazione di Mediaset e Telepiù - bastano questi atti formali per mettere fine ad un conflitto d’interessi?. L’esordio è clamoroso, sembra non sia stato al vertice della squadra che più ha fatto impazzire i conti del calcio italiano (panchina lunghissima, doppia squadra, ingaggi stratosferici, obbiettivo del campionato europeo per club) e strabilia gli occhi di fronte ai bilanci – i conti sono nel pallone! Invocare lo stato di crisi, dopo averlo provocato, serve ad ottenere sgravi fiscali e misure indirette di sostegno. Serve anche a forzare la mano per interventi a sostegno del criptato, a favorire il processo di concentrazione in atto tra Stream e Tele+, con l’obbiettivo di regalare tutto al magnate Murdoch. Cosa che puntualmente avviene con l’apertura anche in Italia della piattaforma Sky. I risultati puntualmente arrivano. Dopo le minacce di serrata e la farsa di "Giococalcio" piattaforma alternativa perorata da Matarrese, il campionato riparte. Aver cancellato la Fiorentina non fa respirare le finanze del calcio nazionale, i bilanci sono drammatici, le insolvenze non si contano e, soprattutto, il giochino delle plusvalenze, che proprio il Milan di Galliani ha sviluppato in modo industriale con gli eterni rivali dell’Inter, non basta più a cambiare in positivo il segno dei bilanci. Puntualmente il governo Berlusconi all’inizio del 2003 è intervenuto con il cosiddetto decreto "spalmadebiti" che permette a poche società di distribuire in dieci anni (poi portati a 5 dall’Unione Europea) ammortamenti per 1090 miliardi di lire, posponendo la crisi finanziaria.

L’asse con Giraudo e la Juve ha una sua celebrazione a livello mondiale nel 2003. Dopo la finale di Champions a Manchester, 0-0 e poi calci di rigore, l’incontro viene replicato, questa volta per l’assegnazione della Supercoppa italiana, a New York il 3 agosto 2003. Questa "globalizzazione" del Trofeo Berlusconi ha anche un obbiettivo a breve termine. Il 31 luglio 2003 è la data di inizio delle trasmissioni di Sky, ed il primo evento di grande rilevanza ad essere trasmesso è proprio la partita di New York. Poco importa che la stessa estate del 2003 sia stata la più rovente per il calcio italiano. Il caso Catania, le sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali (TAR) che modificano in continuazione le classifiche; il decreto governativo che cambia il format della serie A e della serie B, la conseguente serrata delle squadre di B... scandali di ogni tipo, plusvalenze, fallimenti. Credibilità del calcio a pezzi, ma nessun pezzo grosso non solo non paga ne pagherà, ma rimarrà saldamente al proprio posto. L’esistenza di un centro di potere sull’asse Milano-Torino, è la caratteristica del calcio italiano all’indomani dello scudetto vinto dalla Sampdoria di Mantovani (1990-91). Degli ultimi 14 scudetti 6 sono andati al Milan e 6 alla Juventus. Al gatto ed alla volpe ne sono scappati soltanto 2 - non a caso a cavallo del Giubileo – andati a Roma e Lazio, ma costati carissimi sia a Cagnotti – fallimento - che a Sensi – patrimonio proprio ceduto a Capitalia).

La ciliegina sulla torta è l’accordo siglato da Galliani con Mediaset per la cessione dei diritti del digitale terrestre relativi a Milan, Juventus ed Inter nella tarda serata del 28 giugno 2004. Mediaset ha comunicato di aver raggiunto un accordo con Juventus, Milan e Inter per la trasmissione in Italia, con accesso a pagamento, delle partite interne del campionato di Serie A via digitale terrestre, cavo e Adsl. L`accordo ha una durata di tre stagioni, a partire dal 2004/2005, e ha un valore complessivo di 86 milioni di euro. Si scatena la protesta dei presidenti: il geometra brianzolo ha trattato direttamente con Mediaset (ovvero con se stesso) insieme a Juventus e Inter, senza informare e coinvolgere le altre 39 società che facevano parte della Lega che presiede, venendo meno a mandato, doveri e responsabilità del ruolo che riveste. Il conflitto si renderà palese quando, nella querelle tra Rai e Mediaset dopo che quest'ultima ha acquistato i diritti tv della stagione in corso, Galliani "schiererà" la Lega calcio dalla parte del biscione nelle previste battaglie legali. Ma al duopolio non può sfuggire, come si è visto lo scorso anno con la battaglia di Della Valle in Lega, il possesso dei centri decisionali che permettono, tra l’altro, la gestione delle regole e della giustizia sportiva. Per questo il 23 marzo 2005 Galliani è stato rieletto presidente della Lega. Non bisogna mai scordarsi che il mondo del calcio è, giuridicamente, un "ente privato" in cui i "soci" si danno le regole che vogliono.

Massimo Cervelli

19 giugno, 2007

SENATORI (segue)

[Gazzetta.it] Milano, 18 giugno - "Il primo obiettivo del Milan per la prossima stagione è e resta Samuel Eto'o, se ci saranno le risorse economiche da parte nostra e la disponibilità del Barcellona lo prenderemo". Così l'amministratore delegato del Milan Adriano Galliani ha ribadito una volta di più che l'obiettivo della squadra rossonera per il prossimo mercato è Eto'o e non Ronaldinho: " Ronaldinho non l'ho nominato perchè è stato dichiarato incedibilissimo dai dirigenti del Barcellona. Mal che vada - ha aggiunto Galliani prima di partecipare alla riunione del comitato di presidenza della Figc - ripartiremo con la squadra campione d'Europa più un certo Ronaldo. Shevchenko? Ne ha già parlato il presidente Berlusconi - ha concluso Galliani -, da trent'anni siamo d'accordo su tutto". "È la pista giusta? Questo non lo so. Ci sono tante piste. L'importante è che le condizioni finanziarie siano compatibili con le nostre disponibilità e che anche l'ingaggio sia compatibile con quelle che sono le retribuzioni di altri calciatori rossoneri. Non vogliamo che si comprometta l'equilibrio sindacale che c'è all'interno del Milan. Noi siamo disponibili a fare un importante investimento, ma solo a queste condizioni. Se poi in Spagna un calciatore al netto prende il 50% in più di uno italiano a parità di lordo, allora che resti o vada pure in Spagna.... Kakà? È una persona straordinaria e un calciatore magnifico. Giocherà nel Milan. Abbiamo un ottimo rapporto con lui e la sua famiglia. Difensori? No, restiamo con i nostri".

Ma nella notte il colpo di scena... anzi, il colpaccio! Ordine di scuderia:

[IlGiornale.it] Milano, 19 giugno - Clamoroso al calcio-mercato. Il Milan ha soffiato Suazo all’Inter. L’inatteso epilogo è di ieri sera, al culmine di un vertice segreto, avvenuto in via Turati, tra Adriano Galliani e Massimo Cellino, vicepresidente esecutivo del Milan e presidente del Cagliari. I due, dopo un negoziato velocissimo, hanno raggiunto l’intesa e sottoscritto il contratto di trasferimento. Suazo è stato così ceduto al Milan per una cifra che si aggira intorno ai 15 milioni. (...) L’Inter aveva dato all’operazione un valore globale di 14 milioni di euro: parte in contante, parte attraverso il prestito di Acquafresca (Treviso) e Andreolli appunto. Ieri il colpo di scena. Che è una specie di restituzione, a un anno di distanza, del contropiede col quale la società di Massimo Moratti l’anno scorso soffiò al Milan Ibrahimovic comprandolo 24 ore prima che si concludesse il turno preliminare di Champions league dei rossoneri. Nel pomeriggio di ieri, per far disperdere le tracce, Galliani aveva dichiarato a Roma di considerare Eto’o, il camerunese del Barcellona, al primo posto nella classifica del gradimento milanista. Ma sotto sotto stava lavorando al colpaccio.

Epilogo dello squallido teatrino?

[Gazzetta.it] Milano, 19 giugno - E' ufficiale: David Suazo è un giocatore del Milan. Ad annunciarlo la società rossonera attraverso un comunicato. "L'attaccante honduregno David Suazo - si legge sul sito della società - la prossima stagione vestirà la maglia del Milan. Il trasferimento dal Cagliari in rossonero si è concretizzato dopo una trattativa avvenuta nella notte". Ma non è questa l'unica novità in tema di mercato rossonero. A spiegarlo è l'amministratore delegato Adriano Galliani: l'arrivo dell'attaccante honduregno potrebbe segnare l'inizio e la fine dal calciomercato targato Milan. "È molto probabile che Eto'o non arriverà e quindi se chiuderemo la trattativa con Suazo abbiamo finito" la campagna acquisti. (...) Felice, di certo, il presidente Silvio Berlusconi: "L'ho chiamato ieri sera - ha raccontato Galliani - l'ho informato ovviamente della trattativa e ne era contento". Per il futuro Galliani si è detto molto più cauto sui possibili arrivi di Shevchenko e Eto'o: "Anche perchè portare via giocatori dalla Spagna è praticamente impossibile", mentre di certo non partirà nessuno dal Milan: "Gilardino è incedibile esattamente come Kakà e come tutti gli altri campioni del Milan". "I tifosi si accontenteranno di Suazo? I tifosi - ha concluso Galliani - si devono accontentare delle finali fatte in questi anni e del primo posto nel ranking europeo".

No comment.

18 giugno, 2007

THE SPECIAL ONE

Mourinho attacca Sheva: Per lui decide la moglie.

[Gazzetta.it] Che i rapporti fra Mourinho e Shevchenko siano sempre stati pessimi lo sanno anche i muri di Stamford Bridge, ma finora i due avevano perlomeno cercato di mantenere una formale compostezza, nascondendo la reciproca antipatia dietro frasi di circostanza. Ora, però, la tregua sembra essere finita ed è stato il tecnico dei Blues a violarla, dicendo peste e corna del suo attaccante. Pesantissime le dichiarazioni attribuite al portoghese dal tabloid "Sun" e riprese poi dal quotidiano spagnolo "AS", riguardanti la vita personale dell'ucraino e la possibilità che il giocatore torni a casa, al Milan, dopo il disastroso anno passato a Londra.

COMANDA KRISTEN - "Per sapere se Shevchenko andrà al Milan - ha ironizzato uno scatenato Mourinho, in vacanza in Ghana con la famiglia e ospite mancato venerdì scorso al matrimonio del suo capitano Terry - non dovete chiederlo a lui. In casa mia, comando io, mentre nel caso di Andriy, se sua moglie alza la voce, lui corre a nascondersi sotto il letto con la coda fra le gambe". Già lo scorso anno la bella e dolce Kristen Pazik, moglie di Sheva e madre di due figli, era finita nell’occhio del ciclone, questa volta rossonero, perché considerata responsabile del "doloroso divorzio" (come lo definì Galliani) del marito dal Milan. Si disse e si scrisse di tutto: che voleva che i figli imparassero l’inglese (lei è americana) così da avere una lingua comune in famiglia e non già un fritto misto di italiano-russo-inglese; che era stufa di Milano, dove la vita non era poi così glamour e le offerte di lavoro non così numerose (è una modella) e che il povero Sheva avrebbe fatto qualunque cosa pur di accontentarla. Logico che molti tifosi non la potessero vedere e che Kristen venisse guardata con sospetto anche Oltremanica. Ma almeno fino a questo momento nessuno l'aveva criticata così apertamente come ha, invece, fatto Mourinho, usandola come pretesto per rinnovare la sua disistima nei confronti dell'ucraino, bollato come "inutile" fin dall’inizio della sua avventura inglese dal tecnico che, infatti, non lo aveva chiesto ma che, alla fine, se lo è ritrovato in squadra per un capriccio di Abramovich. Risultato: tanta panchina, pochissimi gol per un attaccante di razza come lui e scarse possibilità di adattarsi al gioco della Premier.

NO COMMENT - In questi giorni, Shevchenko è in vacanza alle Barbados ed è là che lo hanno raggiunto gli oltraggiosi commenti di Mourinho. L'attaccante è rimasto senza parole e ha preferito trincerarsi dietro a un educato ma fermo "No comment" per nascondere la sua comprensibile irritazione e la sua sorpresa, ma la sensazione è che si sia arrivati alla resa dei conti e adesso la strada che riporta Sheva al Milan è molto più scorrevole di quanto si potesse pensare. Del resto, lo ha ribadito anche il presidente Silvio Berlusconi: "Per Shevchenko ci sarà sempre un posto". E se vorrà continuare a studiare l’inglese, mal che vada c'è sempre il British Institutes.

17 giugno, 2007

SENATORI (segue)

Tutti contro il ritorno di Sheva.

[IlGiornale.it] Shevchenko si agita, Shevchenko mobilita tutti i suoi amici milanesi, Shevchenko telefona, Shevchenko gioca in pressing sul presidente Silvio Berlusconi che in tv giovedì sera rilancia l’affare («è come un figlio per me, torna all’80%, Eto’o non lo cedono») ma la conclusione del tormentone è una: il suo ritorno a Milano è altamente improbabile. I motivi sono almeno tre.

1) Costa troppo. Il Chelsea, in modo informale ma netto, ha fatto sapere che è disposto a restituire Shevchenko al Milan in cambio di una richiesta economica che parte da 35 milioni di euro e si arresta a quota 30 milioni. La risposta, ricevuta, in modo altrettanto informale, da via Turati è stata: scordatevi quei soldi. Shevchenko è disposto a ridursi lo stipendio sotto la soglia rossonera (5,5 milioni netti l’anno contro i 6 percepiti ufficialmente a Londra) ma deve convincere Abramovich a ridurre le pretese e a prendere in esame l’ipotesi di un prestito annuale o biennale, con una spesa tra i 5 e 10 milioni di euro. Ad altre condizioni l’affare resta un pio desiderio.

2) Non è gradito allo spogliatoio. Non è un mistero che a Milanello abbiano espresso un secco no dinanzi all’eventuale ritorno di Sheva in rossonero. Perchè l’anno prima ha lasciato tutti in braghe di tela ed è andato incontro al contratto della vita, tenendo all’oscuro i compagni dell’intesa raggiunta con il presidente Berlusconi. Anzi giustificando la scelta con nobili intenti personali, «per far imparare l’inglese al figlio». Maldini, Gattuso e Seedorf, la notte di Atene, hanno parlato chiaro allo stesso presidente Berlusconi. Al Milan i senatori non comandano ma hanno voce in capitolo perchè quando c’è da vogare controcorrente sono loro a tirar fuori le migliori energie e questo clima va custodito, gelosamente. Sheva non è gradito neanche ad Ancelotti che non gli garantirebbe il posto da titolare, preferendogli Gilardino in coppia con Ronaldo. Specie dopo l’intervista della moglie Kristel al settimanale Chi nella quale suggerì persino lo schieramento tattico: «Vedrei bene Andriy in coppia con Ronaldo».

3) Ha già dato il meglio. Al Milan, Shevchenko, con la valanga di gol realizzati (173 centri in 7 stagioni), ha già dato il meglio. E i ritorni, dalle parti di Milanello, come dimostrano i precedenti da Gullit a Donadoni e Simone, non hanno funzionato granchè. A Londra ha patito anche dal punto di vista fisico: forse è colpa di una diversa preparazione o di un cedimento parziale del fisico, vero punto di forza dell’ucraino. È reduce, inoltre, da un piccolo intervento chirurgico. Anche la strategia mediatica ha provocato qualche malumore. Nessuno ha gradito, per esempio, la sua visita ad Arcore qualche settimana fa, le telefonate continue fatte all’ex premier, con la scusa «lei è come padre per me», per imprimere alla trattativa l’accelerazione desiderata, quelle rivolte a un paio di giornaliste milanesi molto amiche allo scopo di tenere in caldo la piazza e avere «una risposta definitiva», senza peraltro prendere una posizione pubblica trasparente. Anzi Sheva è diabolico nel giocare su due tavoli: a fari spenti lavora per tornare al Milan, nelle interviste ai giornali inglesi continua a sostenere «che il mio futuro è a Londra nel Chelsea».

Nel pianeta Milan i favorevoli al ritorno di Shevchenko sono molto rari. Anche il popolo dei tifosi, a larghissima maggioranza, ha espresso un voto contrario attraverso il sito e il canale tv milanchannel. I politici di fede rossonera non sono stati da meno. Sull’argomento è intervenuto Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia con una frase «spero nell’arrivo di Eto’o e/o Ronaldinho, facce nuove» che è tutto un programma e che serve a rileggere il mercato milanista nel quale si registrano un paio di cambiamenti in corsa. Fino a qualche giorno fa gli acquisti dovevano essere due, «un centravanti e un centrocampista» nelle dichiarazioni di Ancelotti e Galliani. Adesso il numero è sceso a uno: l’attaccante. La sorpresa è la virata su Henry, promesso dall’Arsenal al Barcellona. L’alternativa Eto’o (dal carattere inaffidabile) o Drogba. Cancellato dall’agenda Edmilson «Per valorizzare Gourcuff» spiegano in via Turati.

Dopo l'outing eclatante del padrone del vapore, una replica tempestiva dei suoi padroncini era quasi scontata: il lacché del Vicario, messo spalle al muro 48 ore prima, prende dunque carta e penna e ri-verga il pezzo già pubblicato il 30 maggio. Altra carne al fuoco, di fatto, non ne ha da mettere. E allora sbraca. In splendido stile folk pugliese alza i toni, schizza letame, fa appello agli amici bulgari del canale. Ciò è buon segno. Se stiamo raschiando il fondo, significa che il gioco mediatico ora mai è a carte scoperte: l'epilogo di questo squallido teatrino si avvicina...

E tuttavia, in qualità di Shevalover doverosamente puntualizzo. Sulle rigorose «motivazioni tecniche ed economiche» snocciolate, per Ordine di scuderia, due settimane fa mi sono già espresso. Ma oggi l'escalation dei cattivi sentimenti lascia trasparire alcune nuove parole mascherate: si intende che Galliani è interessato a riprendersi Shevchenko solo in prestito. L'obiettivo brianzolo è cioè massimizzare la plusvalenza di un'operazione che si quantificherebbe in oltre 30 milioni, fra prezzo di cessione 2006 e cartellino d'acquisto 2007. Soldoni che un anno fa, non si dimentichi, hanno fatto il mercato del Milan: tanto quello estivo quanto quello invernale (di riparazione alle cantonate estive). Con buona pace di chi è rimasto «in brache di tela». Perché la memoria del popolo bue è proverbialmente corta, ma forse alcuni ricorderanno che a Milanello erano in molti - fin dalla notte delle streghe turche - a cercare un «contratto della vita» cui andare incontro. O in alternativa, anche un contratto qualsiasi. Indubbiamente, coloro i quali non lo hanno trovato devono esserci rimasti piuttosto male. Ancor peggio per il trattamento preferenziale riservato da Berlusconi al ragazzo dell'Est, che ama come un figlio.

Dopo il Miracolo di Atene - ribadisco, il Destino lo ha voluto e sarebbe fatale travisarne valore e significato - va da sé che i reduci dell'Ataturk abbiano ritrovato il fiato per dar voce agli antichi livori. Con i quali si sposano a meraviglia, come in un grosso e grasso matrimonio foggiano, i livori del nostro Grillo Parlante. Giacché, a quanto si legge, egli non rientra nella cerchia degli «amici milanesi» mobilitati da Sheva, né purtroppo in quella delle «giornaliste milanesi molto amiche» sulla hot-line Londra-Milano. E allora, dagli all'untore! Basse allusioni e nefandezze di ogni colore si sprecano, in un crescendo rossiniano che spazia da un'ipotesi di ingaggio in nero al Chelsea («6 milioni percepiti ufficialmente»... e non ufficialmente?) fino all'ironia becera che manda il cattivo odore di un provincialismo velatamente razzista («Lei è come padre per me»).

Ma il Borat del Tavoliere, più che ironie, può dispensare comicità: involontaria, evidentemente. Le parole dell'ineffabile Signora Pazik («In Italia ci sentiamo a casa: vedrei bene Andriy al fianco di Ronaldo, uno dei miei giocatori preferiti») diventano perciò «un suggerimento tattico per Ancelotti», il quale sarebbe ora risentito al punto da preferire al Balon d'Or quel biellese insubordinato, che appena due settimane fa aveva apostrofato così: «Se Gilardino ha l'esigenza di andar via non è detto che non possa essere accontentato, purché si trovi una contropartita tecnica adeguata», specificando definitivamente che «La certezza di giocare sempre per un giocatore del Milan non c'è, perché l'unico che dovrebbe e potrebbe giocare in tutte le partite è Kakà». Esilarante il finale: Shevchenko è diabolico. E se la pensa così anche Acquasanta Formigoni, possiamo davvero metterci l'anima in pace, aspettando Eto'o.

16 giugno, 2007

SENATORI (segue)

Milan spaccato: Berlusconi vuole Sheva, tecnici e tifosi Eto'o.

[Corriere.it] Lasciarsi trasportare dalla logica o dalla nostalgia? Dalla ragione o dal sentimento? Dagli umori della piazza o dal diktat presidenziale? E cioè: Samuel Eto'o o Andriy Shevchenko? Il Milan è alla ricerca dell'attaccante che dovrà completare il reparto offensivo con Ronaldo, Alberto Gilardino e Filippo Inzaghi (Marco Borriello, che pure recentemente ha prolungato il contratto con il Milan, è sul piede di partenza: vorrebbe trasferirsi nella squadra della sua città, il Napoli; Ricardo Oliveira preparerà le valigie non appena arriverà la punta destinata a sostituirlo). Il dilemma che sta procurando una dolorosa emicrania ad Adriano Galliani è questo: meglio puntare sul 26enne camerunense del Barcellona, descritto come l'anti- Kaká (telefonino da 30 mila euro, mezza dozzina di Ferrari parcheggiate in garage, scarsa propensione alla diplomazia, ma in possesso di un talento indiscutibile), oppure su «Mister 173 gol», adorato e odiato dai milanisti come un amante traditore, sponsorizzatissimo da Silvio Berlusconi ma inviso a buona parte dello spogliatoio?

La palla passa agli esperti. «Le minestre riscaldate non mi sono mai piaciute — dichiara Zvone Boban —. Mi spiace per Andriy, le cui qualità sarebbero di aiuto al Milan, ma io non lo riprenderei. La sua non era una scelta di vita? La storia di Sheva con il Milan è chiusa, lui ci ha detto che era così, è andato via adducendo spiegazioni poco convincenti. Da uomo e da calciatore sarebbe una grande sconfitta per lui tornare. Meglio dar fiducia a nomi nuovi». È dello stesso avviso pure Demetrio Albertini, ex metronomo milanista, attualmente vice-presidente federale. «Sono un grande amico di Shevchenko, che spero non me ne voglia. Ai miei vecchi dirigenti consiglierei un giocatore diverso. Vero è che Andriy non avrebbe problemi di inserimento, ma io sceglierei Eto'o che magari avrà bisogno di qualche settimana per ambientarsi, ma che porterebbe grande entusiasmo». Anche l'ex capitano Franco Baresi opta per il blaugrana per un semplice motivo: «Completerebbe alla perfezione l'attacco con Kaká e Ronaldo. Se Sheva dovesse tornare, dovrebbe dare più di quanto ha offerto nei sette anni in cui ha vestito la maglia rossonera. Dovrebbe fronteggiare aspettative e pressioni difficili da sopportare». Josè Altafini non ha dubbi: «Comprerei Eto'o, una punta di movimento che si sposa alla perfezione con Ronaldo. Dentro l'area segna un mucchio di gol, sa scambiare la palla. È un cobra, una mangusta, il miglior acquisto possibile ». Al partito contrario all'andata e ritorno si aggiunge il presidente della Regione Lombardia Marco Formigoni: «Preferisco facce nuove. Altro che Sheva, spero nell'arrivo di Eto'o o Ronaldinho».

Di parere opposto, e dunque allineato con Berlusconi, è il professor Stefano Zecchi, di provata fede milanista. «Il figliol prodigo è una figura interessante della nostra civiltà. Sarebbe formidabile vedere Sheva al fianco del Fenomeno. Eto'o non mi entusiasma, non mi piace come personaggio. Certo sarebbe diverso se l'alternativa all'ucraino fossero Ronaldinho oppure Henry. E poi ricordiamoci che "gallina vecchia fa buon brodo"». Alberto Zaccheroni, che con i rossoneri vinse lo scudetto nel 1999, vota l'ex numero 7 milanista. «Per caratteristiche Eto'o sarebbe l'ottimo complemento alle altre punte, ma Andriy conosce ogni sfaccettatura del Milan, è integro, ha grandi stimoli, tornerebbe con enormi motivazioni». Pietro Paolo Virdis sceglie Sheva con un dubbio. «L'africano del Barcellona ha cinque anni in meno e Sheva forse è in fase calante. Ma i tifosi sarebbero entusiasti del suo ritorno, dopo 3-4 gol dimenticherebbero subito il suo addio dell'anno scorso. Poi ormai l'inglese lo ha imparato, quindi se torna non ci sarebbero più problemi...». Il regista Maurizio Nichetti, diviso fra cuore e cervello, non sa scegliere. «Dal punto di vista affettivo rivorrei Sheva. Razionalmente punterei su Eto'o, il cui arrivo riserverebbe meno imprevisti».

15 giugno, 2007

SILVIO, BASTA LA PAROLA

Berlusconi frena su Eto'o e rilancia su Sheva: Con noi all'80%

[IlSole24ore.com] «Eto'o mi piace, è giovane, ma io sono un romantico e preferisco Shevchenko». Silvio Berlusconi va in controtendenza rispetto alle indicazioni del mercato del Milan emerse negli ultimi giorni: il presidente rossonero nella serata di ieri ha frenato il progetto di portare a Milanello il camerunense del Barcellona, caro sia a Galliani che ad Ancelotti, dicendo di preferire piuttosto il ritorno dell'ucraino. «Fino all'altro ieri - ha detto Berlusconi in tv - quando ho parlato per l'ultima volta con Galliani, la linea era calda e pensavo che il ritorno di Shevchenko al Milan fosse fatto all'80 per cento. Se nel frattempo la percentuale fosse scesa magari al 50, Galliani me l'avrebbe sicuramente detto». Per il presidente rossonero il ritorno dal Chelsea dell'ucraino non è un problema: «L'ingaggio di Andriy non è un problema, rientrerebbe nei parametri della società». Berlusconi ha aggiunto che Sheva «ha un grande desiderio di tornare e non esistono ostacoli legati al suo stipendio perchè sarebbe pari a quelli degli altri nostri campioni. Poi bisogna accordarsi con il Chelsea sul costo del cartellino: ogni club cerca di fare i propri interessi. Credo comunque che Sheva completerebbe in modo ideale il nostro attacco». Ma dietro al desiderio di rivedere l'ucraino in rossonero c'è anche il mai celato affetto di Berlusconi nei confronti di Shevchenko: «Io considero Sheva mio figlio, ho vissuto momenti importanti per la sua famiglia».

E con questa, senatori e allenatore son serviti. Ora sono tutti corbezzoli per il Cranio Lucente...

14 giugno, 2007

SENATORI (segue)

Shevchenko, piange il telefono: illuso e poi scaricato dal Milan.
Il Chelsea chiede troppo, lo spogliatoio rossonero non lo ama.

[Corriere.it] Sfiduciato, disilluso, abbandonato. Così si sente Andriy Shevchenko, dall'altra parte dell'Oceano, partito con la moglie Kristen e i piccoli Jordan e Cristian per il mare delle isole Barbados. Dopo il trionfo della sua ex squadra in Champions League, il centravanti si era augurato che una parte del tesoretto riversato nelle casse della società di via Turati venisse destinato alla sua pratica. «Sono molto contento per il Milan, per tanti motivi» dichiarò sibillino la notte del 23 maggio dalla sua casa di Londra. Del resto le parole di Silvio Berlusconi prima («per Sheva le porte non sono aperte, sono spalancate»: promessa diffusa la notte del 2 maggio, dopo la partita perfetta con il Manchester United), e di Adriano Galliani poi («per Andriy terremo libero per i prossimi due mesi il posto da extracomunitario»: proclama sventolato il 9 maggio scorso a Milanello) lo avevano autorizzato a confidare nel grande rientro.

Persino la bella moglie americana, additata come la grande burattinaia della fuga al Chelsea, stanca di vedere il marito depresso, aveva benedetto la scelta di tornare a Milano: proprio nei giorni in cui i rossoneri conquistavano la Coppa dei Campioni, Kristen Pazik confidava a Chi: «In Italia ci sentiamo a casa: vedrei bene Andriy al fianco di Ronaldo, uno dei miei giocatori preferiti». In quei giorni era francamente difficile escludere l'happy end alla vicenda. Tanto che l'ucraino era piombato a Milano subito dopo la fine del campionato per rinnovare il permesso di soggiorno italiano. Cosa è successo nelle ultime due settimane? Niente. È appunto questa mancanza di notizie, di contatti, di messaggi che inquieta l'attaccante. Che attraverso i giornali ha saputo di essere scivolato dalla testa della hit parade dei desideri milanisti al secondo posto, dietro Samuel Eto'o (ammissione di Galliani in Sardegna).

Di certo dietro i tentennamenti della dirigenza milanista si celano diversi fattori:
1) la richiesta esorbitante ma comprensibile di Roman Abramovich, disposto a privarsi del suo gioiello per una cifra non inferiore ai 30 milioni di euro;
2) le perplessità di diversi esponenti autorevoli dello spogliatoio milanista che non hanno digerito l'addio frettoloso del campione di Kiev nell'estate tribolata di Calciopoli;
3) la volontà di puntare su nomi nuovi. Star, magari più giovani (come il camerunese del Barça), che non abbiano problemi di relazioni complicate da riallacciare nell'ambiente. Campioni sui quali convergerebbe l'assenso di tutti i tifosi e non solo di una parte.
Sheva è pessimista ma non ha ancora spento il cellulare.

10 giugno, 2007

AD IMPERITURA MEMORIA (segue)

Eventi - 10 giugno 2007: La grande festa

[Juventus.com] E’ una domenica di festa all’Olimpico. La Juventus chiude la sua parentesi in Serie B. La squadra torna nel campionato che le compete e lo fa tra il suo pubblico (N.d.T. spettatori paganti 20.995). I tifosi bianconeri rendono il meritato tributo a tutto la squadra che ha conquistato la promozione. Un lungo pomeriggio, iniziato con il concerto di Paolo Belli. Il cantante emiliano non è stato l’unico tifoso vip che ha preso parte alla festa. Sugli spalti presenti anche Max Pisu, Paolo Brosio, Cristina Chiabotto, Chiara Edelfa Masciotta. Spettacolare il fine partita. Tutta la squadra ha ricevuto il meritato applauso durante il lungo giro di campo, prima di ricevere dalle mani del presidente della Lega Antonio Matarrese la coppa come vincitrice del campionato di Serie B. Particolarmente toccanti due testi letti da Enrico Pignatelli (bambino di 9 anni di Aosta, pulcino della Juventus che ha parlato a nome di tutti i ragazzi del vivaio) e dal capitano Alessandro Del Piero. L’annata 2006/07 si chiude qui. Appuntamento alla prossima stagione. IN SERIE A.

LA VOSTRA CAVESE

10 GIU 07 - Stadio Olimpico di Torino: Il centrocampista dello Spezia Nicola Padoin esulta dopo aver messo a segno la rete della storica vittoria sulla Juventus.
Serie B TIM 2006-2007
Quarantaduesima giornata, domenica 10 giugno 2007
Stadio Olimpico di Torino

JUVENTUS-SPEZIA 2-3
RETI: 27 p.t. Pecorari, 28 p.t. Trezeguet, 22 s.t. Guidetti, 23 s.t. Bianco, 46 s.t. Padoin.

JUVENTUS: Mirante; Zebina, Boumsong, Piccolo (1 s.t. Bianco), Balzaretti; Birindelli (1 s.t. De Ceglie), Giannichedda, Venitucci, Giovinco; Del Piero, Trezeguet.
A disposizione: Belardi, Urbano, Bettega, Bojinov, Lanzafame.
Allenatore: Corradini.

SPEZIA: Santoni; Giuliano, Fusco (5 s.t. Scarlato), Pecorari, Nicola; Padoin, Confalone, Saverino, Gorzegno (20 s.t. Guzman); Colombo, Guidetti.
A disposizione: Mondini, Addona, Alessi, Varricchio, Do Prado.
Allenatore: Soda.

ARBITRO: Brighi di Cesena.
ASSISTENTI: Rubino e Altomare.
QUARTO UOMO: Tozzi.
AMMONITI: 22 s.t. Guidetti.

NOTE: spettatori 20.995 per un incasso di € 330.802,50.

03 giugno, 2007

COM'È TRISTE BARI (SOLTANTO UN ANNO DOPO)

BARI, ITALY - MAY 14: Juventus supporters cheer on their team during the Serie A match between Reggina and Juventus at the Stadio Granillo on May 14, 2006 in Bari, Italy. Juventus won the match and retained their championship title. (Photo by New Press/Getty Images)
Serie B TIM 2006-2007
Quarantunesima giornata, domenica 3 giugno 2007
Stadio San Nicola di Bari

BARI - JUVENTUS 1-0

RETI: 12 s.t. Carrus


BARI: Gilet; Loseto (1 s.t. Carozza), Pianu, Esposito, Belmonte (20 s.t. Milani); Fusani, Carrus (31 s.t. Allegrini), Rajcic, Scaglia; Santoruvo, Ganci.
A disposizione: Aldegani, Sgrigna, Cazzola, Vignaroli.
Allenatore: Materazzi.

JUVENTUS: Mirante; Zebina, Boumsong, Legrottaglie, Balzaretti; Birindelli, Zanetti, Venitucci (24 s.t. Giovinco), De Ceglie (10 s.t. Bianco); Trezeguet, Zalayeta (33 s.t. Lanzafame).
A disposizione: Belardi, Piccolo, Urbano, Cuneaz.
Allenatore: Corradini.

ARBITRO: De Marco di Chiavari.
ASSISTENTI: Biasiutto e Battaglia.
QUARTO UOMO: Pagano.
AMMONITI: 40 p.t. Zalayeta, 12 s.t. Carrus, 20 s.t. Santoruvo, 28 s.t. Ganci, 31 s.t. Zanetti.
ESPULSI: 40 s.t. Legrottaglie.