[Guardian.co.uk] There was more bad news for Jose Mourinho yesterday after reports from France suggested Didier Drogba's knee injury is likely to rule him out for two weeks, which means he could miss Chelsea's crucial early season game with Liverpool. The Chelsea manager's difficulties do not end there. He must also make a tough decision about Andriy Shevchenko. The Ukrainian trained last week despite having a slight back strain and was expecting to be part of the squad against Manchester United in the Community Shield. Mourinho erred on the side of caution, however, mindful that Salomon Kalou was among those in the treatment room, with a shoulder injury, and his other striker, Claudio Pizarro, the new signing from Bayern Munich, lacked match fitness.
Shevchenko took part in full training yesterday and is determined to play a full part against Birmingham City at Stamford Bridge on Sunday. The £30m signing from Milan struggled to justify his superstar billing last season and fell out with Mourinho at the time of the Champions League semi-final second-leg at Liverpool, when he was left out of the starting line-up and did not make the bench, after he felt an injury. Drogba's injury is the one which will be worrying Mourinho most, however. The Ivorian was his top scorer last season with 33 goals and offers the team its focal point. Drogba damaged the knee in training on Saturday and there are fears that he will miss not only the opening games of the season against Birmingham and Reading away next Tuesday but also the visit to Liverpool the following Saturday. With John Terry, the captain, already ruled out for four weeks with a knee ligament injury, he can ill afford to be without another of the team's leaders.
Shevchenko's adviser, Fabio Parisi, said: «It's a small problem, and it's not something that has suddenly happened. His back is tired, it's been a gradual thing. Jose Mourinho did not want to take the risk [in the Community Shield]». Shevchenko played in Chelsea's three friendlies on their tour of the United States and there has been concern that the hard pitches there contributed to his injury. He then appeared against Feyenoord and Rangers but did not travel to Denmark for the Brondby friendly last week. Milan's president, Silvio Berlusconi, would like to take Shevchenko back and the Italian club are exploring the possibility of a loan but Chelsea refuse to do business. Mourinho hopes to have Kalou back for Sunday but Wayne Bridge, Michael Ballack and Claude Makelele are out.
07 agosto, 2007
31 luglio, 2007
24 luglio, 2007
PAROLA DI SILVIO (segue)
Berlusconi: Per Sheva aspettiamo un segnale.
[SkyLife.it] Le cifre le ha ricordate l'ad del club, Adriano Galliani, sottolineando che quella che comincia oggi è la 22esima stagione della presidenza di Silvio Berlusconi al Milan, periodo durante il quale i rossoneri hanno conquistato 24 trofei, 13 in Italia e 11 in internazionali. «Sono il presidente che ha vinto di più nella storia del calcio mondiale», ha sottolineato Berlusconi. «Abbiamo già una grande rosa - ha detto - e in più avremo un nuovo grande acquisto. Col benestare del tecnico Carlo Ancelotti, anche se non è lui - ha scherzato - che caccia il grano».
QUARTETTO D'ATTACCO - Berlusconi ha poi ricordato di essere «lusingato e onorato di essere il presidente che ha vinto di più nella storia del calcio mondiale e vi garantisco che abbiamo intenzione di continuare. Nella prossima stagione il Milan sarà quello che ha già vinto la Champions League con in più Ronaldo, che ha trent'anni e tanta voglia di dimostrare di sapere vincere. A questo si aggiungerà almeno un campione che io e Ancelotti siamo sicuri di riuscire ad avere per poter rafforzare il nostro quartetto di attacco».
ABITUDINE A VINCERE - Prima della conferenza stampa, il patron ha scattato le foto di rito con i campioni rossoneri poi si è concesso a un bagno di folla con i tifosi assiepati lungo le cancellate di ingresso al centro sportivo di Milanello. Infine, ha ricordato che il Milan «è il campione d'Europa più forte di ogni altro, fatto da campioni che hanno contribuito a questa grande affermazione alla quale peraltro la nostra squadra ha ormai fatto l'abitudine».
RONALDINHO, O L'ESPATRIO - Quanto alla campagna acquisti, Berlusconi ha spiegato che la squadra è sul mercato ma «non ha però portato a conclusione i suoi obiettivi arrivando all'immissione di un nuovo campione al suo interno perché i giocatori possibili non avrebbero fatto la differenza e tutti quelli che avremmo voluto sono stati dichiarati incedibili». In particolare, non è andata a buon fine la trattativa con il Barcellona per Ronaldinho perché «il presidente [Joan Laporta, ndr] - ha raccontato Berlusconi - mi ha spiegato che se l'avesse ceduto avrebbe dovuto rinunciare al proprio ruolo e sarebbe stato costretto ad espatriare». Il Milan ha dunque proceduto a un restringimento della rosa, come chiesto dall'allenatore, e dato in prestito due attaccanti, Borriello [al Genoa] e Oliveira [al Real Saragozza], che «da noi non hanno potuto esprimere tutte le proprie capacità perché con la nostra rosa sono stati troppo poco in campo».
UN SEGNALE - Il Chelsea non intende cedere Andriy Shevchenko quindi l'attaccante non tornerà al Milan a meno che non dia egli stesso qualche segnale chiaro alla sua attuale squadra. Lo ha detto il presidente del Milan, Silvio Berlusconi, sottolineando: «A Sheva sono molto legato, ma ci sono ostacoli insuperabili. Oggi non penso che il Chelsea possa accettare quell'offerta che noi e il mondo calcistico riteniamo congrua per un giocatore dell'età di Shevchenko. Aspettiamo dunque che qualcosa si muova da parte di Sheva. Noi abbiamo sempre espresso a Sheva il nostro gradimento per il suo eventuale ritorno, ma comprendiamo la situazione del Chelsea e non siamo riusciti a renderla favorevole a noi e a questo ritorno».
[SkyLife.it] Le cifre le ha ricordate l'ad del club, Adriano Galliani, sottolineando che quella che comincia oggi è la 22esima stagione della presidenza di Silvio Berlusconi al Milan, periodo durante il quale i rossoneri hanno conquistato 24 trofei, 13 in Italia e 11 in internazionali. «Sono il presidente che ha vinto di più nella storia del calcio mondiale», ha sottolineato Berlusconi. «Abbiamo già una grande rosa - ha detto - e in più avremo un nuovo grande acquisto. Col benestare del tecnico Carlo Ancelotti, anche se non è lui - ha scherzato - che caccia il grano».
QUARTETTO D'ATTACCO - Berlusconi ha poi ricordato di essere «lusingato e onorato di essere il presidente che ha vinto di più nella storia del calcio mondiale e vi garantisco che abbiamo intenzione di continuare. Nella prossima stagione il Milan sarà quello che ha già vinto la Champions League con in più Ronaldo, che ha trent'anni e tanta voglia di dimostrare di sapere vincere. A questo si aggiungerà almeno un campione che io e Ancelotti siamo sicuri di riuscire ad avere per poter rafforzare il nostro quartetto di attacco».
ABITUDINE A VINCERE - Prima della conferenza stampa, il patron ha scattato le foto di rito con i campioni rossoneri poi si è concesso a un bagno di folla con i tifosi assiepati lungo le cancellate di ingresso al centro sportivo di Milanello. Infine, ha ricordato che il Milan «è il campione d'Europa più forte di ogni altro, fatto da campioni che hanno contribuito a questa grande affermazione alla quale peraltro la nostra squadra ha ormai fatto l'abitudine».
RONALDINHO, O L'ESPATRIO - Quanto alla campagna acquisti, Berlusconi ha spiegato che la squadra è sul mercato ma «non ha però portato a conclusione i suoi obiettivi arrivando all'immissione di un nuovo campione al suo interno perché i giocatori possibili non avrebbero fatto la differenza e tutti quelli che avremmo voluto sono stati dichiarati incedibili». In particolare, non è andata a buon fine la trattativa con il Barcellona per Ronaldinho perché «il presidente [Joan Laporta, ndr] - ha raccontato Berlusconi - mi ha spiegato che se l'avesse ceduto avrebbe dovuto rinunciare al proprio ruolo e sarebbe stato costretto ad espatriare». Il Milan ha dunque proceduto a un restringimento della rosa, come chiesto dall'allenatore, e dato in prestito due attaccanti, Borriello [al Genoa] e Oliveira [al Real Saragozza], che «da noi non hanno potuto esprimere tutte le proprie capacità perché con la nostra rosa sono stati troppo poco in campo».
UN SEGNALE - Il Chelsea non intende cedere Andriy Shevchenko quindi l'attaccante non tornerà al Milan a meno che non dia egli stesso qualche segnale chiaro alla sua attuale squadra. Lo ha detto il presidente del Milan, Silvio Berlusconi, sottolineando: «A Sheva sono molto legato, ma ci sono ostacoli insuperabili. Oggi non penso che il Chelsea possa accettare quell'offerta che noi e il mondo calcistico riteniamo congrua per un giocatore dell'età di Shevchenko. Aspettiamo dunque che qualcosa si muova da parte di Sheva. Noi abbiamo sempre espresso a Sheva il nostro gradimento per il suo eventuale ritorno, ma comprendiamo la situazione del Chelsea e non siamo riusciti a renderla favorevole a noi e a questo ritorno».
22 luglio, 2007
ASSALTO FINALE
Il Milan rilancia: pronto a prendere l’ucraino anche a titolo definitivo.
[CorriereDelloSport.it] Milan-Shevchenko: contatto. Dopo alcuni giorni di silenzio, il club rossonero è tornato a farsi sentire con l'attaccante ucraino, che non aspettava altro per partire immediatamente all'assalto di Roman Abramovich con il preciso obbiettivo di ottenere il via libera per l'immediato ritorno in Italia. Da Via Turati, hanno fatto sapere a Sheva di essere disposti a riprenderlo anche a titolo definitivo e non più solo in prestito, come era stato prospettato in un primo momento al bomber che, infatti, aveva gradito poco. La cifra per il suo riacquisto, però, non potrà discostarsi di molto da 20 milioni di euro. Tuttavia, ottenere il via libera da Abramovich e, soprattutto, strappare un prezzo speciale resta compito di Shevchenko. E l'ucraino ha già cominciato le grandi manovre con il magnate russo, che è finalmente arrivato nel ritiro californiano del Chelsea, giusto in tempo per assistere all'amichevole con i Los Angeles Galaxy disputatasi nella notte.
LE RAGIONI ROSSONERE - Sarebbe sbagliato interpretare la mossa del Milan come un semplice ritorno di fiamma. Lo stesso Silvio Berlusconi, infatti, ha sempre indicato nel rientro alla base di Shevchenko la prima opzione per il rafforzamento dell'attacco. Poco meno di due mesi fa, inoltre, Adriano Galliani aveva annunciato che il posto da extracomunitario per questa stagione sarebbe rimasto bloccato per l'ucraino fino al 31 luglio (e a quella scadenza mancano ancora una decina di giorni). Peraltro - particolare che non guasta mai - l'affare avrebbe anche una sua valenza economica, visto che, dopo aver ceduto Sheva per 46 milioni di euro dodici mesi fa, riacquistarlo ora per 20 milioni significherebbe aver incassato sostanzialmente ben 26 milioni per un anno di prestito.
ABRAMOVICH - Come detto, adesso tutto è passato nelle mani dell'attaccante ucraino, che ha già cominciato il suo "lavoro ai fianchi" di Ambramovich. Finora il magnate russo era sempre stato scettico all'idea di lasciarlo partire, ma, da ciò che è trapelato, non avrebbe chiuso la porta a Sheva. Fra l'altro, stando a quello che dicono in Spagna, anche Arjen Robben si sarebbe presentato di fronte al proprietario del Chelsea per chiedere di essere ceduto al Real. Comunque Shevchenko ha spiegato nel modo più chiaro possibile la sua situazione. I rapporti con Mourinho, infatti, restano freddi, con il tecnico che è sempre pronto a sottolineare l'importanza per la squadra di Drogba (immediatamente stoppato anche quando ha parlato di possibile addio), mentre non ha mai fatto altrettanto con Sheva (più volte criticato, invece, anche in modo irriverente). Inoltre, l'acquisto di Malouda e il ritorno alla piena efficienza di Joe Cole consentiranno a Mourinho di tornare all'amato 4-3-3, al cui centro dell'attacco c'è posto per il solo Drogba. E un altro anno da separato in casa, per di più da rincalzo di lusso, l'ucraino non vuole proprio viverlo.
PATO - Nel caso in cui Abramovich dovesse cedere di fronte alle insistenze di Sheva, resta il dubbio su cosa ne sarà di Pato. Essendo extracomunitari, infatti, non potranno arrivare entrambi nella stessa stagione. Il Milan, però, sembra aver già sistemato tutto con il baby-fenomeno e il suo entourage, tanto che, in Via Turati, c'è la convinzione di non rischiare inserimenti da parte dell'Inter o di altre squadre anche nel caso in cui l'arrivo di Pato venisse rimandato al giugno 2008. Tanto più che il giovane brasiliano potrebbe comunque essere fatto arrivare in Italia a gennaio con la prospettiva di giocare per sei mesi in una squadra amica e poi trasferirsi in rossonero a fine stagione.
[CorriereDelloSport.it] Milan-Shevchenko: contatto. Dopo alcuni giorni di silenzio, il club rossonero è tornato a farsi sentire con l'attaccante ucraino, che non aspettava altro per partire immediatamente all'assalto di Roman Abramovich con il preciso obbiettivo di ottenere il via libera per l'immediato ritorno in Italia. Da Via Turati, hanno fatto sapere a Sheva di essere disposti a riprenderlo anche a titolo definitivo e non più solo in prestito, come era stato prospettato in un primo momento al bomber che, infatti, aveva gradito poco. La cifra per il suo riacquisto, però, non potrà discostarsi di molto da 20 milioni di euro. Tuttavia, ottenere il via libera da Abramovich e, soprattutto, strappare un prezzo speciale resta compito di Shevchenko. E l'ucraino ha già cominciato le grandi manovre con il magnate russo, che è finalmente arrivato nel ritiro californiano del Chelsea, giusto in tempo per assistere all'amichevole con i Los Angeles Galaxy disputatasi nella notte.
LE RAGIONI ROSSONERE - Sarebbe sbagliato interpretare la mossa del Milan come un semplice ritorno di fiamma. Lo stesso Silvio Berlusconi, infatti, ha sempre indicato nel rientro alla base di Shevchenko la prima opzione per il rafforzamento dell'attacco. Poco meno di due mesi fa, inoltre, Adriano Galliani aveva annunciato che il posto da extracomunitario per questa stagione sarebbe rimasto bloccato per l'ucraino fino al 31 luglio (e a quella scadenza mancano ancora una decina di giorni). Peraltro - particolare che non guasta mai - l'affare avrebbe anche una sua valenza economica, visto che, dopo aver ceduto Sheva per 46 milioni di euro dodici mesi fa, riacquistarlo ora per 20 milioni significherebbe aver incassato sostanzialmente ben 26 milioni per un anno di prestito.
ABRAMOVICH - Come detto, adesso tutto è passato nelle mani dell'attaccante ucraino, che ha già cominciato il suo "lavoro ai fianchi" di Ambramovich. Finora il magnate russo era sempre stato scettico all'idea di lasciarlo partire, ma, da ciò che è trapelato, non avrebbe chiuso la porta a Sheva. Fra l'altro, stando a quello che dicono in Spagna, anche Arjen Robben si sarebbe presentato di fronte al proprietario del Chelsea per chiedere di essere ceduto al Real. Comunque Shevchenko ha spiegato nel modo più chiaro possibile la sua situazione. I rapporti con Mourinho, infatti, restano freddi, con il tecnico che è sempre pronto a sottolineare l'importanza per la squadra di Drogba (immediatamente stoppato anche quando ha parlato di possibile addio), mentre non ha mai fatto altrettanto con Sheva (più volte criticato, invece, anche in modo irriverente). Inoltre, l'acquisto di Malouda e il ritorno alla piena efficienza di Joe Cole consentiranno a Mourinho di tornare all'amato 4-3-3, al cui centro dell'attacco c'è posto per il solo Drogba. E un altro anno da separato in casa, per di più da rincalzo di lusso, l'ucraino non vuole proprio viverlo.
PATO - Nel caso in cui Abramovich dovesse cedere di fronte alle insistenze di Sheva, resta il dubbio su cosa ne sarà di Pato. Essendo extracomunitari, infatti, non potranno arrivare entrambi nella stessa stagione. Il Milan, però, sembra aver già sistemato tutto con il baby-fenomeno e il suo entourage, tanto che, in Via Turati, c'è la convinzione di non rischiare inserimenti da parte dell'Inter o di altre squadre anche nel caso in cui l'arrivo di Pato venisse rimandato al giugno 2008. Tanto più che il giovane brasiliano potrebbe comunque essere fatto arrivare in Italia a gennaio con la prospettiva di giocare per sei mesi in una squadra amica e poi trasferirsi in rossonero a fine stagione.
16 luglio, 2007
SOTTO TORTURA
Galliani: Nostro uno fra Eto'o, Pato, Drogba, Dinho e Sheva.
[Gazzetta.it] Il pallone sbuca all’improvviso tra le cabine e finisce in spiaggia. Adriano Galliani, camicia e bermuda rigorosamente bianchi (se lo sapessero a Madrid...), non resiste alla tentazione del palleggio: tocco di destro, tocco di sinistro e poi la palla vola via. L’amministratore delegato rossonero è di ottimo umore, non lo infastidisce nemmeno l’impazienza generale per il primo acquisto del Milan. Che ancora non arriva e chissà quando arriverà: «Non è immobilismo, si tratta di scelte: il tempo dirà se sono giuste o sbagliate».
SOLO ACQUA - Nessuna vacanza esotica, solo qualche giorno a Forte dei Marmi: sul relax di Galliani sorveglia con dedizione l’equipe del Bagno Roma di Levante, oasi di tranquillità anche in un’affollata domenica di luglio. È quasi ora di pranzo, ma Galliani dribbla l’aperitivo alcolico. Solo un bicchiere d’acqua naturale prima di tuffarsi sul Milan. Galliani, quanto dovremo aspettare ancora il primo acquisto? «Non è neanche detto che si faccia... L’ottima campagna abbonamenti dimostra la fiducia dei tifosi. Noi vogliamo vincere in primavera, non in estate. E la squadra è già molto forte: siamo al completo in tutti i reparti».
ATTACCO - Anche in attacco? Sono in tre. «In realtà quattro: in ordine alfabetico Gilardino, Inzaghi, Kakà e Ronaldo. Su Pippo voglio aggiungere una cosa: sono felice per lui perché vive per il calcio. Non esce la sera dopo un certo giorno, cura l’alimentazione. E’ un bebè, altro che 33 anni: giocherà ancora a lungo. Quindi il nostro attacco è a posto. È vero, però, che cercheremo di prendere un altro grandissimo campione. Non posso fare i nomi dei candidati per rispetto dei loro club». Allora li facciamo noi e lei eventualmente ci corregge: sempre in ordine alfabetico Drogba, Eto’o, Pato, Ronaldinho, Shevchenko. Giusto? «Sì, da quei cinque non si esce. Anche se...»
EXTRACOMUNITARIO - Anche se? «Ce n’è un sesto, sempre extracomunitario, di cui però non dirò mezza parola neanche sotto tortura. Ma è un’ipotesi remota. Se arriverà qualcuno, comunque, sarà un extracomunitario. O almeno uno che attualmente ha questo status e magari il 31 agosto sarà comunitario». Sheva è anche un affare di cuore? «Il problema è che non me la sento di fare al Chelsea un’offerta al ribasso. Se vorranno venderlo, ce lo diranno. Lo stesso vale per Drogba, che attualmente è incedibile. Ronaldinho ed Eto’o aspettano di diventare comunitari: in Spagna cambiano status dopo due anni, in Italia dopo dieci. Non è la stessa cosa. L’Italia sta diventando esportatrice e non importatrice di giocatori: è un processo che temo diventi irreversibile. Meglio accorgersene in tempo perché la serie A rischia di impoverirsi».
PATO E KAKA' - Mette Pato già sul livello di quattro fuoriclasse affermati. «È un progetto di campione, ma per noi Pato vale gli altri quattro». Ogni anno lei è costretto a ricomprare Kakà. «Non lo ricompriamo: adeguiamo il contratto alla sua nuova realtà. Nel 2003 Kakà era il terzo numero 10 del Milan dopo Rui Costa e Rivaldo. Poi la sua crescita è stata esponenziale. Non ho parlato con lui, ma sono assolutamente tranquillo e ho fissato un appuntamento con suo padre per i giorni seguenti il raduno: il contratto sarà allungato e ritoccato. Kakà è felice, gioca nella squadra più titolata del mondo. Lui e tutti i giocatori del Milan sanno che lo stipendio annuale è determinato dal rendimento e dalla loro collocazione all’interno della rosa». Ma non è poco etico ridiscutere ogni dodici mesi un contratto pluriennale? «È una legge del mercato e un impegno d’onore che prendiamo con tutti i giocatori». Se non rendono, però, mica ritoccate verso il basso. «È vero, hanno questo potere».
GOURCUFF - Come spiega il rinnovo di Gourcuff dopo una stagione non esaltante? «È stata una scelta strategica, una dimostrazione di fiducia. Io capisco la psicologia dei calciatori e ho avuto l’impressione che Gourcuff abbia pensato di non essere ancora nel giro della nazionale francese a causa dello scarso utilizzo nel Milan. Con Ancelotti abbiamo allora deciso di non prendere nessun centrocampista e di puntare su di lui». In realtà, però, il vostro obiettivo per il centrocampo era un giocatore con le caratteristiche di Emerson. Che è ben diverso da Gourcuff. «È vero, ma Emerson o Motta avrebbero comunque tolto spazio proprio a Gourcuff. Quindi abbiamo deciso di stimolare Ancelotti, bravissimo a studiare sempre soluzioni nuove, e lo stesso Gourcuff che nei nostri piani può giocare anche al posto di Gattuso o Ambrosini». Tornando a Kakà, è vero che pensate di dargli la fascia di capitano dopo il ritiro di Maldini? «Io credo che spetti a Gattuso, in corsa c’è anche Ambrosini che ha più anzianità. Ma da questa scelta io mi chiamo fuori: sarà lo spogliatoio a decidere». Voto palese? «Vedremo... Magari facciamo anche le primarie... Scherzi a parte, tra i segreti delle vittorie del Milan ci sono l’armonia e il senso di appartenenza: rendono tutto più facile».
OLIVEIRA - Come cataloghiamo Oliveira? Delusione, fallimento, scommessa persa? «Non sarei così negativo. L’hanno richiesto quattro squadre spagnole: significa che il suo valore non è in discussione. L’abbiamo prestato al Saragozza perché potrà dimostrare quello che sa fare. Tra un anno vedremo». È già concentrato sul Mondiale per club? «Mi emoziono e sono felice al pensiero di giocarlo: è il nostro primo obiettivo. La finale con il Boca sarebbe la partita delle partite». Come sarà il campionato? «Più interessante dell’anno scorso. La mia favorita è la Juve, l’ho detto anche a Cobolli Gigli qualche giorno fa. È una bella squadra, costruita bene e con il vantaggio di non fare le coppe. Mi è piaciuta molto la scelta di Buffon: come dice Berlusconi, le bandiere non si vendono e non si comprano».
MALDINI - Sta per iniziare l’ultima stagione di Maldini. «Lancio una proposta a France Football: ogni tanto, anche per dare lustro al loro trofeo, dovrebbero assegnare un Pallone d’oro alla carriera come si fa con gli Oscar del cinema. E naturalmente penso a Paolo. Quello "normale" immagino vada a Kakà: mi sembra il candidato unico». Galliani, quanto durerà l’effetto-Champions? «Spero tanto. E sa perché sono felice? Ho appena letto sulla Gazzetta che abbiamo la leadership tra i tifosi nella fascia fino a 24 anni. Questo mi fa pensare e sperare che presto saremo la squadra con più tifosi in Italia».
La nostra tortura è avere un amministratore delegato brianzolo... SILVIO, LIBERA NOS A MALO!
[Gazzetta.it] Il pallone sbuca all’improvviso tra le cabine e finisce in spiaggia. Adriano Galliani, camicia e bermuda rigorosamente bianchi (se lo sapessero a Madrid...), non resiste alla tentazione del palleggio: tocco di destro, tocco di sinistro e poi la palla vola via. L’amministratore delegato rossonero è di ottimo umore, non lo infastidisce nemmeno l’impazienza generale per il primo acquisto del Milan. Che ancora non arriva e chissà quando arriverà: «Non è immobilismo, si tratta di scelte: il tempo dirà se sono giuste o sbagliate».
SOLO ACQUA - Nessuna vacanza esotica, solo qualche giorno a Forte dei Marmi: sul relax di Galliani sorveglia con dedizione l’equipe del Bagno Roma di Levante, oasi di tranquillità anche in un’affollata domenica di luglio. È quasi ora di pranzo, ma Galliani dribbla l’aperitivo alcolico. Solo un bicchiere d’acqua naturale prima di tuffarsi sul Milan. Galliani, quanto dovremo aspettare ancora il primo acquisto? «Non è neanche detto che si faccia... L’ottima campagna abbonamenti dimostra la fiducia dei tifosi. Noi vogliamo vincere in primavera, non in estate. E la squadra è già molto forte: siamo al completo in tutti i reparti».
ATTACCO - Anche in attacco? Sono in tre. «In realtà quattro: in ordine alfabetico Gilardino, Inzaghi, Kakà e Ronaldo. Su Pippo voglio aggiungere una cosa: sono felice per lui perché vive per il calcio. Non esce la sera dopo un certo giorno, cura l’alimentazione. E’ un bebè, altro che 33 anni: giocherà ancora a lungo. Quindi il nostro attacco è a posto. È vero, però, che cercheremo di prendere un altro grandissimo campione. Non posso fare i nomi dei candidati per rispetto dei loro club». Allora li facciamo noi e lei eventualmente ci corregge: sempre in ordine alfabetico Drogba, Eto’o, Pato, Ronaldinho, Shevchenko. Giusto? «Sì, da quei cinque non si esce. Anche se...»
EXTRACOMUNITARIO - Anche se? «Ce n’è un sesto, sempre extracomunitario, di cui però non dirò mezza parola neanche sotto tortura. Ma è un’ipotesi remota. Se arriverà qualcuno, comunque, sarà un extracomunitario. O almeno uno che attualmente ha questo status e magari il 31 agosto sarà comunitario». Sheva è anche un affare di cuore? «Il problema è che non me la sento di fare al Chelsea un’offerta al ribasso. Se vorranno venderlo, ce lo diranno. Lo stesso vale per Drogba, che attualmente è incedibile. Ronaldinho ed Eto’o aspettano di diventare comunitari: in Spagna cambiano status dopo due anni, in Italia dopo dieci. Non è la stessa cosa. L’Italia sta diventando esportatrice e non importatrice di giocatori: è un processo che temo diventi irreversibile. Meglio accorgersene in tempo perché la serie A rischia di impoverirsi».
PATO E KAKA' - Mette Pato già sul livello di quattro fuoriclasse affermati. «È un progetto di campione, ma per noi Pato vale gli altri quattro». Ogni anno lei è costretto a ricomprare Kakà. «Non lo ricompriamo: adeguiamo il contratto alla sua nuova realtà. Nel 2003 Kakà era il terzo numero 10 del Milan dopo Rui Costa e Rivaldo. Poi la sua crescita è stata esponenziale. Non ho parlato con lui, ma sono assolutamente tranquillo e ho fissato un appuntamento con suo padre per i giorni seguenti il raduno: il contratto sarà allungato e ritoccato. Kakà è felice, gioca nella squadra più titolata del mondo. Lui e tutti i giocatori del Milan sanno che lo stipendio annuale è determinato dal rendimento e dalla loro collocazione all’interno della rosa». Ma non è poco etico ridiscutere ogni dodici mesi un contratto pluriennale? «È una legge del mercato e un impegno d’onore che prendiamo con tutti i giocatori». Se non rendono, però, mica ritoccate verso il basso. «È vero, hanno questo potere».
GOURCUFF - Come spiega il rinnovo di Gourcuff dopo una stagione non esaltante? «È stata una scelta strategica, una dimostrazione di fiducia. Io capisco la psicologia dei calciatori e ho avuto l’impressione che Gourcuff abbia pensato di non essere ancora nel giro della nazionale francese a causa dello scarso utilizzo nel Milan. Con Ancelotti abbiamo allora deciso di non prendere nessun centrocampista e di puntare su di lui». In realtà, però, il vostro obiettivo per il centrocampo era un giocatore con le caratteristiche di Emerson. Che è ben diverso da Gourcuff. «È vero, ma Emerson o Motta avrebbero comunque tolto spazio proprio a Gourcuff. Quindi abbiamo deciso di stimolare Ancelotti, bravissimo a studiare sempre soluzioni nuove, e lo stesso Gourcuff che nei nostri piani può giocare anche al posto di Gattuso o Ambrosini». Tornando a Kakà, è vero che pensate di dargli la fascia di capitano dopo il ritiro di Maldini? «Io credo che spetti a Gattuso, in corsa c’è anche Ambrosini che ha più anzianità. Ma da questa scelta io mi chiamo fuori: sarà lo spogliatoio a decidere». Voto palese? «Vedremo... Magari facciamo anche le primarie... Scherzi a parte, tra i segreti delle vittorie del Milan ci sono l’armonia e il senso di appartenenza: rendono tutto più facile».
OLIVEIRA - Come cataloghiamo Oliveira? Delusione, fallimento, scommessa persa? «Non sarei così negativo. L’hanno richiesto quattro squadre spagnole: significa che il suo valore non è in discussione. L’abbiamo prestato al Saragozza perché potrà dimostrare quello che sa fare. Tra un anno vedremo». È già concentrato sul Mondiale per club? «Mi emoziono e sono felice al pensiero di giocarlo: è il nostro primo obiettivo. La finale con il Boca sarebbe la partita delle partite». Come sarà il campionato? «Più interessante dell’anno scorso. La mia favorita è la Juve, l’ho detto anche a Cobolli Gigli qualche giorno fa. È una bella squadra, costruita bene e con il vantaggio di non fare le coppe. Mi è piaciuta molto la scelta di Buffon: come dice Berlusconi, le bandiere non si vendono e non si comprano».
MALDINI - Sta per iniziare l’ultima stagione di Maldini. «Lancio una proposta a France Football: ogni tanto, anche per dare lustro al loro trofeo, dovrebbero assegnare un Pallone d’oro alla carriera come si fa con gli Oscar del cinema. E naturalmente penso a Paolo. Quello "normale" immagino vada a Kakà: mi sembra il candidato unico». Galliani, quanto durerà l’effetto-Champions? «Spero tanto. E sa perché sono felice? Ho appena letto sulla Gazzetta che abbiamo la leadership tra i tifosi nella fascia fino a 24 anni. Questo mi fa pensare e sperare che presto saremo la squadra con più tifosi in Italia».
La nostra tortura è avere un amministratore delegato brianzolo... SILVIO, LIBERA NOS A MALO!
14 luglio, 2007
SHOULD I STAY OR SHOULD I GO
Milan in £15M bid for Sheva.
[DalilyExpress.co.uk] AC Milan are waiting for the green light from Roman Abramovich in order to buy back Andriy Shevchenko for £15million. They want to take the unsettled striker back to the San Siro, but Abramovich himself must decide if he will be sold. Sporting director Adriano Galliani contacted the Blues at the end of last week to lodge his club’s official interest. But he was told billionaire owner Abramovich would be the only person to decide whether the Ukrainian would be allowed to leave. Shevchenko eventually arrived at Stamford Bridge last year for £30m because he is a personal friend of Abramovich. But he struggled to settle and clashed with manager Jose Mourinho, who was disappointed with his commitment, fitness and attitude. Shevchenko was at the core of the tense bust-up between Mourinho and Abramovich. Mourinho would be more than happy to wave goodbye to Shevchenko, but his future is in the hands of Abramovich. Shevchenko is also desperate to return to Italy, but part of the problem is that Milan have not yet offered enough. They want Chelsea to take a £15m loss, which Abramovich is reluctant to do.
Shev's future.
[TheMirror.co.uk] Chelsea owner Roman Abramovich will hold crunch talks with Andriy Shevchenko next week before deciding whether to allow him to go back to AC Milan.
Shevchenko, 30, endured a miserable first year in London with Chelsea when he failed to win a regular first team place because of a lack of form and injuries. That has led to AC Milan vice president Adriano Galliani making enquiries about him - just 12 months after they sold him for £30.9m. Galliani has been in touch with Chelsea chief executive Peter Kenyon and now Abramovich will decide on Shevchenko's future. The Ukraine striker has insisted publicly he wants to stay at Chelsea and Abramovich would still like him to be a success at Stamford Bridge rather than be written off as an expensive mistake. But the Russian billionaire will talk to Shevchenko to find out whether he wants to stay at Chelsea or go back to AC Milan. It is believed that if the player is desperate to leave then Abramovich will let him go - even though they will take a huge loss on the price they paid last summer. But Shevchenko, along with Michael Ballack, is Chelsea's top earner on £130,000 a week and has struggled to fit into the team and the dressing room and boss Jose Mourinho was not happy with his displays last season.
[DalilyExpress.co.uk] AC Milan are waiting for the green light from Roman Abramovich in order to buy back Andriy Shevchenko for £15million. They want to take the unsettled striker back to the San Siro, but Abramovich himself must decide if he will be sold. Sporting director Adriano Galliani contacted the Blues at the end of last week to lodge his club’s official interest. But he was told billionaire owner Abramovich would be the only person to decide whether the Ukrainian would be allowed to leave. Shevchenko eventually arrived at Stamford Bridge last year for £30m because he is a personal friend of Abramovich. But he struggled to settle and clashed with manager Jose Mourinho, who was disappointed with his commitment, fitness and attitude. Shevchenko was at the core of the tense bust-up between Mourinho and Abramovich. Mourinho would be more than happy to wave goodbye to Shevchenko, but his future is in the hands of Abramovich. Shevchenko is also desperate to return to Italy, but part of the problem is that Milan have not yet offered enough. They want Chelsea to take a £15m loss, which Abramovich is reluctant to do.
Shev's future.
[TheMirror.co.uk] Chelsea owner Roman Abramovich will hold crunch talks with Andriy Shevchenko next week before deciding whether to allow him to go back to AC Milan.
Shevchenko, 30, endured a miserable first year in London with Chelsea when he failed to win a regular first team place because of a lack of form and injuries. That has led to AC Milan vice president Adriano Galliani making enquiries about him - just 12 months after they sold him for £30.9m. Galliani has been in touch with Chelsea chief executive Peter Kenyon and now Abramovich will decide on Shevchenko's future. The Ukraine striker has insisted publicly he wants to stay at Chelsea and Abramovich would still like him to be a success at Stamford Bridge rather than be written off as an expensive mistake. But the Russian billionaire will talk to Shevchenko to find out whether he wants to stay at Chelsea or go back to AC Milan. It is believed that if the player is desperate to leave then Abramovich will let him go - even though they will take a huge loss on the price they paid last summer. But Shevchenko, along with Michael Ballack, is Chelsea's top earner on £130,000 a week and has struggled to fit into the team and the dressing room and boss Jose Mourinho was not happy with his displays last season.
11 luglio, 2007
SHEVCHENKO WHO?
[ChelseaFC.com] Wed, 11th Jul 2007 - José Mourinho has been speaking about the return to training and the season ahead from the squad's training camp in California. Talking to presenters Charlie Stillitano and former New York Cosmos and Italian international star Giorgio Chinaglia, who will have his own column on chelseafc.com for the duration of the stay, Mourinho was eager to discuss the season ahead, and how pre-season is going so far.
Manager Mourinho believes that while it is good to obtain new players, keeping hold of existing talent was more important. «I'm happy we didn't lose important players, and the group is very strong», he told the True Blue show. «I'm always more worried about keeping important players than buying new players. It's important the likes of Lampard, Drogba and Terry stay with us».
Manager Mourinho believes that while it is good to obtain new players, keeping hold of existing talent was more important. «I'm happy we didn't lose important players, and the group is very strong», he told the True Blue show. «I'm always more worried about keeping important players than buying new players. It's important the likes of Lampard, Drogba and Terry stay with us».
10 luglio, 2007
IL GIORNO DELLA VERITÀ
Milan-Shevchenko, ore decisive.
[Sports.it] Queste potrebbero essere ore decisive per il ritorno di Andriy Shevchenko al Milan: l'attaccante è arrivato a Los Angeles per il raduno del Chelsea e incontrerà a breve il presidente Roman Abramovich, il direttore sportivo Kenyon Martin e il suo "nemico", il tecnico José Mourinho. Si tratterà di una prima, importante occasione per l'ucraino per spiegare le proprie intenzioni per il futuro: in sostanza, Sheva dovrà prendere posizione e dichiarare apertamente di voler davvero tornare al Milan, come - al di là di ovvie dichiarazioni ufficiali improntate alla fedeltà ai Blues - si vocifera ormai da tempo. Se ci sono buone possibilità che l'ex-Pallone d'oro chieda effettivamente ad Ambramovich e Martin di essere lasciato andare, resta però da verificare se il Chelsea sia disposto, un anno dopo averlo acquistato, a cedere il proprio attaccante, e se sì, con quale modalità e a che prezzo.
L'ipotesi per la quale si continua a spingere maggiormente da Via Turati è quella del prestito annuale con diritto di riscatto da esercitare tra dodici mesi e fissato sui venti milioni o, come seconda opzione, l'acquisto immediato a titolo definitivo ma a non più di 25 milioni di euro, ben ventuno in meno del prezzo cui Sheva è stato ceduto al Chelsea l'anno scorso. Di sicuro c'è che il Milan non vuole invece prendere in considerazione altre possibilità o prezzi per arrivare al calciatore, che, dal canto suo, sa di non essere una prima scelta - Berlusconi gli preferisce Ronaldinho, Ancelotti vorrebbe Eto'o - e, addirittura, di essere in seconda fila anche rispetto al compagno di squadra Didier Drogba, che però Mourinho ritiene incedibile e che potrebbe partire solo qualora arrivasse proprio Eto'o. Quello tra Andriy Shevchenko e il Milan resta quindi un "matrimonio" fattibile ma, al momento, solo perché altri "pretendenti all'altare" non sono disponibili. Qualora qualcuno di questi si liberasse o il prezzo dell'ucraino restasse proibitivo, allora questi sarebbe costretto ad allungare quello che considera ormai un sorta di esilio: dorato ed in una città splendida come Londra, ma pur sempre un esilio.
[Sports.it] Queste potrebbero essere ore decisive per il ritorno di Andriy Shevchenko al Milan: l'attaccante è arrivato a Los Angeles per il raduno del Chelsea e incontrerà a breve il presidente Roman Abramovich, il direttore sportivo Kenyon Martin e il suo "nemico", il tecnico José Mourinho. Si tratterà di una prima, importante occasione per l'ucraino per spiegare le proprie intenzioni per il futuro: in sostanza, Sheva dovrà prendere posizione e dichiarare apertamente di voler davvero tornare al Milan, come - al di là di ovvie dichiarazioni ufficiali improntate alla fedeltà ai Blues - si vocifera ormai da tempo. Se ci sono buone possibilità che l'ex-Pallone d'oro chieda effettivamente ad Ambramovich e Martin di essere lasciato andare, resta però da verificare se il Chelsea sia disposto, un anno dopo averlo acquistato, a cedere il proprio attaccante, e se sì, con quale modalità e a che prezzo.
L'ipotesi per la quale si continua a spingere maggiormente da Via Turati è quella del prestito annuale con diritto di riscatto da esercitare tra dodici mesi e fissato sui venti milioni o, come seconda opzione, l'acquisto immediato a titolo definitivo ma a non più di 25 milioni di euro, ben ventuno in meno del prezzo cui Sheva è stato ceduto al Chelsea l'anno scorso. Di sicuro c'è che il Milan non vuole invece prendere in considerazione altre possibilità o prezzi per arrivare al calciatore, che, dal canto suo, sa di non essere una prima scelta - Berlusconi gli preferisce Ronaldinho, Ancelotti vorrebbe Eto'o - e, addirittura, di essere in seconda fila anche rispetto al compagno di squadra Didier Drogba, che però Mourinho ritiene incedibile e che potrebbe partire solo qualora arrivasse proprio Eto'o. Quello tra Andriy Shevchenko e il Milan resta quindi un "matrimonio" fattibile ma, al momento, solo perché altri "pretendenti all'altare" non sono disponibili. Qualora qualcuno di questi si liberasse o il prezzo dell'ucraino restasse proibitivo, allora questi sarebbe costretto ad allungare quello che considera ormai un sorta di esilio: dorato ed in una città splendida come Londra, ma pur sempre un esilio.
08 luglio, 2007
IL NUOVO SHEVCHENKO
Spedito in Spagna l'ultimo Milan bluff.
[Libero.it] Ricardo Oliveira Oly Adios "Lulù"! Ora lo possiamo dire, ora lo possiamo finalmente scrivere quel soprannome dato per sberleffo al povero Ricardo Oliveira che nella prossima stagione giocherà nel Real Saragozza, in Spagna, dove forse lo capiranno un po' di più. "Lulù", come il più celebre Oliveira, quello che in Italia fra Cagliari e Fiorentina - e ancora oggi nelle serie minori - di gol ne ha segnati non a frotte ma sicuramente in quantità interessante (ben 143 dalla A alla C2). Ricardo, invece, il cartellino l'ha timbrato solo 5 volte in 37 apparizioni. Pochino per colui che a fine agosto dell'estate scorsa era stato strappato al Betis Siviglia per sostituire Shevchenko all'economica cifra di 17,5 milioni di euro più il cartellino di Vogel. Un pacchetto dono da 21 milioni versato da Adriano Galliani al presidente della seconda squadra di Siviglia, tale Manuel Ruiz de Lopera, capace di tenere in scacco il club di Via Turati manco fosse quel "bugiardone" di Calderon.
Accolto all'aeroporto privato di Linate dai massimi dirigenti rossoneri, il brasiliano dalla faccia trisre aveva garantito: «Mi prendo il 7 di Shevchenko, non temo paragoni perché non devo dimostrare nulla, farò la storia di questa società». Insomma, non avrà scritto un capitolo molto bello del libro milanista, ma un ricordo indelebile l'ha comunque lasciato nei tifosi di San Siro e non solo. Diciamocelo: il buon Ricardo non è stato fortunato, anzi verrebbe da dire totalmente sfigato, ma quel fardello di 21 milioni sulle spalle l'ha bollato per tutta la stagione. Un'annata nella quale il brutto anatroccolo della banda brasiliana rossonera (anche Dida è riuscito a trovare alla fine il sorriso) ne ha viste di tutti i colori.
Innanzi tutto si è dovuto calare in una realtà che nei primi sei mesi sembrava aver smarrito la bussola, con risultati deludenti in campionato e stiracchiati in Champions League, dopodiché è arrivata la mazzata del rapimento della sorella Maria de Lourdes poi rimasta nelle mani dei sequestratori dal 4 ottobre al 13 marzo. Infine, ha dovuto fare i conti con un fisico non propriamente a posto, visto che era reduce da un brutto infortunio ai legamenti rimediato in Champions nell'autunno 2005. Ma nonostante tutte queste zavorre, da Milanello usciva sempre la solita tiritera: «In allenamento fa cose mostruose».
Si dirà: ma nel Milan che ha vinto la Champions c'era o no pure lui? Sì, a guardare le statistiche: sei presenze (zero gol). No, andando a fondo nell'analisi delle partite: prima di tutto perché la finale di Atene se l'è goduta in tribuna insieme a Galliani e Berlusconi (forse qualche fila più in là...), così come le sfide con il Manchester United in semifinale. Un po' meglio nei quarti, con una presenza in panchina a Monaco con il Bayern, e una tribuna, mentre negli ottavi con il Celtic è addirittura sceso in campo per 13 minuti. Prima, 280 minuti di insufficienze. Dunque... Buona fortuna Ricardo.
Nota: aggiungo nei Commenti una spassosa selezione di "parole famose" pronunciate dai miei beniamini Galliani, Suma (sul sito ufficiale) e Ancelotti.
[Libero.it] Ricardo Oliveira Oly Adios "Lulù"! Ora lo possiamo dire, ora lo possiamo finalmente scrivere quel soprannome dato per sberleffo al povero Ricardo Oliveira che nella prossima stagione giocherà nel Real Saragozza, in Spagna, dove forse lo capiranno un po' di più. "Lulù", come il più celebre Oliveira, quello che in Italia fra Cagliari e Fiorentina - e ancora oggi nelle serie minori - di gol ne ha segnati non a frotte ma sicuramente in quantità interessante (ben 143 dalla A alla C2). Ricardo, invece, il cartellino l'ha timbrato solo 5 volte in 37 apparizioni. Pochino per colui che a fine agosto dell'estate scorsa era stato strappato al Betis Siviglia per sostituire Shevchenko all'economica cifra di 17,5 milioni di euro più il cartellino di Vogel. Un pacchetto dono da 21 milioni versato da Adriano Galliani al presidente della seconda squadra di Siviglia, tale Manuel Ruiz de Lopera, capace di tenere in scacco il club di Via Turati manco fosse quel "bugiardone" di Calderon.
Accolto all'aeroporto privato di Linate dai massimi dirigenti rossoneri, il brasiliano dalla faccia trisre aveva garantito: «Mi prendo il 7 di Shevchenko, non temo paragoni perché non devo dimostrare nulla, farò la storia di questa società». Insomma, non avrà scritto un capitolo molto bello del libro milanista, ma un ricordo indelebile l'ha comunque lasciato nei tifosi di San Siro e non solo. Diciamocelo: il buon Ricardo non è stato fortunato, anzi verrebbe da dire totalmente sfigato, ma quel fardello di 21 milioni sulle spalle l'ha bollato per tutta la stagione. Un'annata nella quale il brutto anatroccolo della banda brasiliana rossonera (anche Dida è riuscito a trovare alla fine il sorriso) ne ha viste di tutti i colori.
Innanzi tutto si è dovuto calare in una realtà che nei primi sei mesi sembrava aver smarrito la bussola, con risultati deludenti in campionato e stiracchiati in Champions League, dopodiché è arrivata la mazzata del rapimento della sorella Maria de Lourdes poi rimasta nelle mani dei sequestratori dal 4 ottobre al 13 marzo. Infine, ha dovuto fare i conti con un fisico non propriamente a posto, visto che era reduce da un brutto infortunio ai legamenti rimediato in Champions nell'autunno 2005. Ma nonostante tutte queste zavorre, da Milanello usciva sempre la solita tiritera: «In allenamento fa cose mostruose».
Si dirà: ma nel Milan che ha vinto la Champions c'era o no pure lui? Sì, a guardare le statistiche: sei presenze (zero gol). No, andando a fondo nell'analisi delle partite: prima di tutto perché la finale di Atene se l'è goduta in tribuna insieme a Galliani e Berlusconi (forse qualche fila più in là...), così come le sfide con il Manchester United in semifinale. Un po' meglio nei quarti, con una presenza in panchina a Monaco con il Bayern, e una tribuna, mentre negli ottavi con il Celtic è addirittura sceso in campo per 13 minuti. Prima, 280 minuti di insufficienze. Dunque... Buona fortuna Ricardo.
Nota: aggiungo nei Commenti una spassosa selezione di "parole famose" pronunciate dai miei beniamini Galliani, Suma (sul sito ufficiale) e Ancelotti.
07 luglio, 2007
SENATORI (segue)
Bivio Milan: Sheva o Pato?
[Gazzetta.it] Il Milan è a un bivio: deve decidere se investire sul ritorno di Andriy Shevchenko oppure se puntare sul talento di Alexandre Pato. Soltanto uno dei due può arrivare, poiché sono entrambi extracomunitari. Nella rosa dei rossoneri, dopo l’italianizzazione di Kakà, c’è un posto libero per un lavoratore proveniente da un Paese non affiliato all’Unione Europea. Galliani e Braida stanno studiando le mosse, valutando tutt’e due le operazioni e ascoltando i consigli di Ancelotti. Il possibile ritorno di Shevchenko piace moltissimo al presidente Berlusconi che non ha mai nascosto il feeling con l’ucraino. L’eventuale arrivo di Pato rappresenterebbe l’inizio di una nuova era milanista, poiché il brasiliano ha soltanto 17 anni e tutti lo definiscono il campione del futuro.
CONTATTO - La novità è la seguente: il Milan ha fatto un’offerta ufficiale al Chelsea, 25 milioni di euro per riavere la proprietà del cartellino di Sheva. Il presidente Roman Abramovich e il suo braccio esecutivo Peter Kenyon chiedono però 35 milioni di euro. La trattativa non è semplice e i dirigenti milanisti lo sanno bene. Nella scorsa estate hanno incassato 46 milioni dalla cessione di Sheva, ripianando così il bilancio. Ora non vorrebbero svenarsi. Shevchenko, da parte sua, è disponibile a una sensibile riduzione dell’ingaggio. Attualmente percepisce dal Chelsea uno stipendio di 7 milioni di euro a stagione. Per tornare al Milan gli bastano 5,5 milioni.
TRATTATIVA - La volontà di Shevchenko, in questo affare, è determinante. Il campione ucraino ha più volte espresso il desiderio di tornare al Milan. Non si è trovato bene in Inghilterra, non ha legato con l’allenatore José Mourinho che, anche recentemente, gli ha rifilato alcune stoccate del genere: «In casa mia comando io. In casa di Sheva, invece, comanda la moglie». Logico che il rapporto tra i due sia praticamente inesistente e altrettanto logico che non si possa trascinare per un’altra stagione. Abramovich ha parlato con Mourinho che gli avrebbe dato il benestare per la cessione di Shevchenko, ma ora si deve raggiungere l’accordo con gli acquirenti, cioè con il Milan. Shevchenko è stato molto chiaro in proposito: se non torna in rossonero, resta a Londra. Non gli interessano altre soluzioni.
RIUNIONE - Martedì il Chelsea si raduna a Los Angeles e sarà l’occasione per l’attaccante di parlare con i dirigenti inglesi. Lui è sempre rimasto in contatto con l’Italia, con i suoi amici e anche con i dirigenti milanisti. La prossima settimana sarà decisiva per conoscere il futuro di Sheva. Il suo ritorno al Milan non comporterebbe alcun problema all’interno dello spogliatoio, come si era vociferato da più parti: gli ex compagni hanno dimenticato il clamoroso addio di un anno fa, con spiegazioni poco chiare, e sono pronti a riaccoglierlo senza polemiche. Alla ripresa degli allenamenti del Chelsea bisognerà anche vedere come si comporterà Mourinho con Shevchenko: gli parlerà o lo ignorerà come ha fatto nell’ultimo periodo della scorsa stagione? Anche da questo si potrà capire qualcosa di più.
ALTRA IPOTESI - In ogni caso il Milan tiene aperta la strada che porta a Alexandre Pato. Il brasiliano, 17 anni, è impegnato nel Mondiale Under 20 in Canada, ma i dirigenti rossoneri sono in costante contatto con il procuratore Gilmar Veloz. Pato, il cui cartellino è di proprietà dell’Internacional di Porto Alegre, costa 20 milioni di euro e i rossoneri sono disposti a sborsare questa cifra. Al giocatore verrebbe sottoposto un contratto di cinque anni per 1,5 milioni netti a stagione. E’ possibile superare anche il problema di tesseramento che riguarda i minori: il Milan sarebbe disposto a organizzare il trasferimento di tutta la famiglia di Pato garantendo al padre un posto di lavoro.
CONCORRENZA - Sul gioiellino brasiliano si sono, però, tutte le grandi d’Europa. Il Milan è in pole position, ma il Chelsea non molla la presa e ha già formulato un’offerta ufficiale all’Internacional. L’Inter e il Real Madrid seguono attentamente la situazione e, secondo il procuratore Gilamr Veloz, avrebbero già comunicato alla società brasiliana le loro intenzioni. A questo punto, l’impressione è che il pallone torni nei piedi di Pato, il quale dovrà decidere il suo futuro: l’idea di giocare nel Milan assieme a Kakà e Ronaldo lo alletta parecchio. Molto di più del trasferimento in Inghilterra o in Spagna.
[Gazzetta.it] Il Milan è a un bivio: deve decidere se investire sul ritorno di Andriy Shevchenko oppure se puntare sul talento di Alexandre Pato. Soltanto uno dei due può arrivare, poiché sono entrambi extracomunitari. Nella rosa dei rossoneri, dopo l’italianizzazione di Kakà, c’è un posto libero per un lavoratore proveniente da un Paese non affiliato all’Unione Europea. Galliani e Braida stanno studiando le mosse, valutando tutt’e due le operazioni e ascoltando i consigli di Ancelotti. Il possibile ritorno di Shevchenko piace moltissimo al presidente Berlusconi che non ha mai nascosto il feeling con l’ucraino. L’eventuale arrivo di Pato rappresenterebbe l’inizio di una nuova era milanista, poiché il brasiliano ha soltanto 17 anni e tutti lo definiscono il campione del futuro.
CONTATTO - La novità è la seguente: il Milan ha fatto un’offerta ufficiale al Chelsea, 25 milioni di euro per riavere la proprietà del cartellino di Sheva. Il presidente Roman Abramovich e il suo braccio esecutivo Peter Kenyon chiedono però 35 milioni di euro. La trattativa non è semplice e i dirigenti milanisti lo sanno bene. Nella scorsa estate hanno incassato 46 milioni dalla cessione di Sheva, ripianando così il bilancio. Ora non vorrebbero svenarsi. Shevchenko, da parte sua, è disponibile a una sensibile riduzione dell’ingaggio. Attualmente percepisce dal Chelsea uno stipendio di 7 milioni di euro a stagione. Per tornare al Milan gli bastano 5,5 milioni.
TRATTATIVA - La volontà di Shevchenko, in questo affare, è determinante. Il campione ucraino ha più volte espresso il desiderio di tornare al Milan. Non si è trovato bene in Inghilterra, non ha legato con l’allenatore José Mourinho che, anche recentemente, gli ha rifilato alcune stoccate del genere: «In casa mia comando io. In casa di Sheva, invece, comanda la moglie». Logico che il rapporto tra i due sia praticamente inesistente e altrettanto logico che non si possa trascinare per un’altra stagione. Abramovich ha parlato con Mourinho che gli avrebbe dato il benestare per la cessione di Shevchenko, ma ora si deve raggiungere l’accordo con gli acquirenti, cioè con il Milan. Shevchenko è stato molto chiaro in proposito: se non torna in rossonero, resta a Londra. Non gli interessano altre soluzioni.
RIUNIONE - Martedì il Chelsea si raduna a Los Angeles e sarà l’occasione per l’attaccante di parlare con i dirigenti inglesi. Lui è sempre rimasto in contatto con l’Italia, con i suoi amici e anche con i dirigenti milanisti. La prossima settimana sarà decisiva per conoscere il futuro di Sheva. Il suo ritorno al Milan non comporterebbe alcun problema all’interno dello spogliatoio, come si era vociferato da più parti: gli ex compagni hanno dimenticato il clamoroso addio di un anno fa, con spiegazioni poco chiare, e sono pronti a riaccoglierlo senza polemiche. Alla ripresa degli allenamenti del Chelsea bisognerà anche vedere come si comporterà Mourinho con Shevchenko: gli parlerà o lo ignorerà come ha fatto nell’ultimo periodo della scorsa stagione? Anche da questo si potrà capire qualcosa di più.
ALTRA IPOTESI - In ogni caso il Milan tiene aperta la strada che porta a Alexandre Pato. Il brasiliano, 17 anni, è impegnato nel Mondiale Under 20 in Canada, ma i dirigenti rossoneri sono in costante contatto con il procuratore Gilmar Veloz. Pato, il cui cartellino è di proprietà dell’Internacional di Porto Alegre, costa 20 milioni di euro e i rossoneri sono disposti a sborsare questa cifra. Al giocatore verrebbe sottoposto un contratto di cinque anni per 1,5 milioni netti a stagione. E’ possibile superare anche il problema di tesseramento che riguarda i minori: il Milan sarebbe disposto a organizzare il trasferimento di tutta la famiglia di Pato garantendo al padre un posto di lavoro.
CONCORRENZA - Sul gioiellino brasiliano si sono, però, tutte le grandi d’Europa. Il Milan è in pole position, ma il Chelsea non molla la presa e ha già formulato un’offerta ufficiale all’Internacional. L’Inter e il Real Madrid seguono attentamente la situazione e, secondo il procuratore Gilamr Veloz, avrebbero già comunicato alla società brasiliana le loro intenzioni. A questo punto, l’impressione è che il pallone torni nei piedi di Pato, il quale dovrà decidere il suo futuro: l’idea di giocare nel Milan assieme a Kakà e Ronaldo lo alletta parecchio. Molto di più del trasferimento in Inghilterra o in Spagna.
AFFARI DI CUORE
[IlGiornale.it] È solo questione di cuore, quello rimasto rossonero di Andriy Shevchenko che non vede l’ora di tornare a Milano e quello blucerchiato di Vincenzo Montella che non ha mai dimenticato il triennio trascorso a Genova. Due storie che si intrecciano, che hanno la stessa origine, l’Inghilterra (sponda Chelsea per Sheva, sponda Fulham per l’Aeroplanino) e che potrebbero concludersi allo stesso modo: il rientro in Italia. Ci sta provando da un pezzo l’ucraino che non è mai riuscito ad entrare in sintonia con l’allenatore José Mourinho e che martedì prossimo, in occasione del raduno del Chelsea a Los Angeles, chiederà al presidente Roman Abramovich di essere rispedito al Milan. Non più a titolo definitivo, perché il Milan non pagherà mai i 35 milioni richiesti dal Chelsea (la controfferta si ferma a 25 milioni), ma come prestito gratuito per la prossima stagione con possibilità di restare a Milano anche per la successiva. Ma siccome non si fa mai niente per niente e l’idea del ritorno era partita proprio da via Turati (il presidente Berlusconi in più di un’occasione si è espresso favorevolmente), Sheva andrà incontro ai rossoneri, riducendosi considerevolmente il sontuoso ingaggio. Attualmente prende 5,5 milioni netti ma, pur di rientrare nei parametri rossoneri, quelli stessi che hanno sconsigliato l’acquisto di Eto’o che avrebbe creato un effetto domino su tutti gli altri ingaggi, l’ucraino sarebbe disposto a ridurre del 30% i suoi emolumenti. Fuori gioco resta soltanto lo stipendio di Kakà, che salirà a 8,5 milioni annui, per poter vincere la corte del Real Madrid. A far decidere Sheva è anche l’ostilità di Mourinho che in una recente intervista al quotidiano spagnolo Sport ha dichiarato per l’ennesima volta: «Per me che se ne vada pure. È la cosa migliore per la squadra». Via Oliveira (Saragozza) e Borriello (Genoa), persosi per strada Cassano, Sheva dovrà avere la pazienza di aspettare ancora 2-3 settimane prima di coronare il sogno di riallenarsi a Milanello. Anche se il suo agente Stephen Curnow afferma che Sheva «non ha alcuna intenzione di lasciare Londra». A sparigliare il gioco potrebbe però essere il brasiliano Pato, probabilmente da gennaio al Milan, e destinato ad occupare l’unica casella ancora disponibile di extracomunitario. E che il Milan avrebbe intenzione di tenere libera proprio per lui.
Nota: si confronti questo articolo con quello di ieri. La testata è la medesima, fra l'altro un cortile di proprietà. Qui però non scrive Ordine ma Scevola. E i 10 milioni di controfferta diventano 25, l'idea del ritorno è partita da Via Turati e non da Londra, ma soprattutto l'affare si farà nel giro di qualche settimana invece che mai. Con buona pace dei senatori dalla gola profonda. Varrebbe la pena informare il tamburino foggiano che nella sua redazione qualcuno si abbevera ad altre fonti.
Nota: si confronti questo articolo con quello di ieri. La testata è la medesima, fra l'altro un cortile di proprietà. Qui però non scrive Ordine ma Scevola. E i 10 milioni di controfferta diventano 25, l'idea del ritorno è partita da Via Turati e non da Londra, ma soprattutto l'affare si farà nel giro di qualche settimana invece che mai. Con buona pace dei senatori dalla gola profonda. Varrebbe la pena informare il tamburino foggiano che nella sua redazione qualcuno si abbevera ad altre fonti.
06 luglio, 2007
SENATORI (segue)
Il Milan non compra ma piace.
[IlGiornale.it] Forse è l’onda lunga di Atene. Di sicuro lo squillo di tromba avvertito ieri mattina in via Turati, abbonamenti arrivati a quota 30mila, è un dato in controtendenza rispetto alle canoniche abitudini del settore. Di solito, le esperienze del passato, Milan compreso, si possono così sintetizzare: calcio-mercato sontuoso uguale corsa all’abbonamento. Nell’era Berlusconi il precedente irraggiungibile è di oltre 70 mila abbonamenti (oltre il tetto del Napoli di Maradona). Ricevuta la notizia, Adriano Galliani ha dettato al sito di casa una dichiarazione affatto banale. «Li ringrazio tutti, uno a uno. A loro e agli altri tifosi rossoneri che si abboneranno per la prossima stagione, assicuro che il signor Ricardo Kakà è assolutamente incedibile. È un impegno d’onore che prendo anche a nome del presidente Silvio Berlusconi».
Ecco il punto: per difendere Kakà, con le unghie e con i denti, dall’assalto del Real Madrid e per evitare che l’arrivo di altre stelle (Ronaldinho su tutti) possa provocare il distacco del brasiliano dal club rossonero, il Milan ha scelto d’investire sul “ritocco” dello stipendio da passare al brasiliano e su un paio di giovani che possono garantire il futuro. Non è una questione di disponibilità economica. I mezzi, a parte la nota generosità dell’azionista (ogni anno vengono ripianati debiti per circa 60-70 milioni di euro), ci sono. Un paio di cifre sono simboliche, in proposito. Gli oltre 10 milioni di euro incassati con gli abbonamenti (30mila in campionato, 5mila per la Champions a scatola chiusa), aggiunti ai 39 milioni 592mila euroni ricavati dal trionfo di Atene costituiscono un tesoretto sufficiente. Così dall’elenco dei possibili rinforzi sono stati via via cancellati nomi impegnativi come Henry, Ronaldinho, Eto’o, adesso anche Shevchenko frenato dal costo eccessivo (il Chelsea è fermo a 20-25 milioni di euro, il Milan a 10) oltre che dalla forte opposizione interna, a causa in particolare della visita fatta da Sheva ad Arcore, tre settimane fa. Neanche la cena a Miami con Maldini e Nesta è servita a ricucire i rapporti diplomatici. Formalmente Cassano può diventare una pedina ma il Real invece che scegliere la pratica della rescissione ha vincolato il trasferimento del giocatore barese, con un prezzo fissato, 5,5 milioni, al gradimento di Calderon. Ancelotti ha contribuito a sintetizzare tutte le esigenze e ha trovato una brillante via d’uscita.
L’eventuale colpaccio può essere indirizzato lungo la rotta brasiliana, con Pato, il cui agente, Gilmar Veloz, ha parlato chiaro ieri: «Lo vogliono tutti, Chelsea, Inter, Milan e Real Madrid. A fine anno prenderemo una decisione». A fine anno vuol dire che Pato è trasferibile col mercato di gennaio a causa della sua giovane età (deve compiere in ottobre i 18 anni). E vuol dire anche che il Milan per tesserarlo deve lasciare libera la casella del terzo extracomunitario. L’idea di Ancelotti è la seguente: la formula Champions, un solo attaccante, Ronaldo (Gilardino e Inzaghi le alternative), più Kakà seconda punta, con alle spalle un trequartista fisso, Seedorf e Gourcuff ricambio immediato. Solo in alcune partite di campionato si passerebbe ai 2 attaccanti più Kakà. Con Oliveira a Saragozza la quarta punta arriverà a gennaio: Pato appunto.
[IlGiornale.it] Forse è l’onda lunga di Atene. Di sicuro lo squillo di tromba avvertito ieri mattina in via Turati, abbonamenti arrivati a quota 30mila, è un dato in controtendenza rispetto alle canoniche abitudini del settore. Di solito, le esperienze del passato, Milan compreso, si possono così sintetizzare: calcio-mercato sontuoso uguale corsa all’abbonamento. Nell’era Berlusconi il precedente irraggiungibile è di oltre 70 mila abbonamenti (oltre il tetto del Napoli di Maradona). Ricevuta la notizia, Adriano Galliani ha dettato al sito di casa una dichiarazione affatto banale. «Li ringrazio tutti, uno a uno. A loro e agli altri tifosi rossoneri che si abboneranno per la prossima stagione, assicuro che il signor Ricardo Kakà è assolutamente incedibile. È un impegno d’onore che prendo anche a nome del presidente Silvio Berlusconi».
Ecco il punto: per difendere Kakà, con le unghie e con i denti, dall’assalto del Real Madrid e per evitare che l’arrivo di altre stelle (Ronaldinho su tutti) possa provocare il distacco del brasiliano dal club rossonero, il Milan ha scelto d’investire sul “ritocco” dello stipendio da passare al brasiliano e su un paio di giovani che possono garantire il futuro. Non è una questione di disponibilità economica. I mezzi, a parte la nota generosità dell’azionista (ogni anno vengono ripianati debiti per circa 60-70 milioni di euro), ci sono. Un paio di cifre sono simboliche, in proposito. Gli oltre 10 milioni di euro incassati con gli abbonamenti (30mila in campionato, 5mila per la Champions a scatola chiusa), aggiunti ai 39 milioni 592mila euroni ricavati dal trionfo di Atene costituiscono un tesoretto sufficiente. Così dall’elenco dei possibili rinforzi sono stati via via cancellati nomi impegnativi come Henry, Ronaldinho, Eto’o, adesso anche Shevchenko frenato dal costo eccessivo (il Chelsea è fermo a 20-25 milioni di euro, il Milan a 10) oltre che dalla forte opposizione interna, a causa in particolare della visita fatta da Sheva ad Arcore, tre settimane fa. Neanche la cena a Miami con Maldini e Nesta è servita a ricucire i rapporti diplomatici. Formalmente Cassano può diventare una pedina ma il Real invece che scegliere la pratica della rescissione ha vincolato il trasferimento del giocatore barese, con un prezzo fissato, 5,5 milioni, al gradimento di Calderon. Ancelotti ha contribuito a sintetizzare tutte le esigenze e ha trovato una brillante via d’uscita.
L’eventuale colpaccio può essere indirizzato lungo la rotta brasiliana, con Pato, il cui agente, Gilmar Veloz, ha parlato chiaro ieri: «Lo vogliono tutti, Chelsea, Inter, Milan e Real Madrid. A fine anno prenderemo una decisione». A fine anno vuol dire che Pato è trasferibile col mercato di gennaio a causa della sua giovane età (deve compiere in ottobre i 18 anni). E vuol dire anche che il Milan per tesserarlo deve lasciare libera la casella del terzo extracomunitario. L’idea di Ancelotti è la seguente: la formula Champions, un solo attaccante, Ronaldo (Gilardino e Inzaghi le alternative), più Kakà seconda punta, con alle spalle un trequartista fisso, Seedorf e Gourcuff ricambio immediato. Solo in alcune partite di campionato si passerebbe ai 2 attaccanti più Kakà. Con Oliveira a Saragozza la quarta punta arriverà a gennaio: Pato appunto.
05 luglio, 2007
GOING NOWHERE?
[DailyMail.co.uk] Andriy Shevchenko has attempted to end speculation about his Chelsea future by insisting he's going nowhere. The Ukraine striker has been linked with a return to AC Milan just 12 months after the Blues paid £31m for the hitman. But Shevchenko's agent, Stephen Curnow, told the Daily Star: «It has never been his desire or on the agenda to move away from Chelsea. Andriy was disappointed with his first season, but he is determined to help bring success to the club next season».
Shevchenko negocia su regreso al Milan.
[Sport.es] Mientras especula con su interés por arrebatar al Barça a Ronaldinho o Eto’o, a la vez que desmiente por activa y por pasiva (y hasta el aburrimiento) que vaya a negociar el traspaso de Kaká al Real Madrid, mientras se mantiene a la espera de dar un golpe en el mercado que, de hecho, todo el mundo espera, el Milan sienta las bases para cerrar el regreso de Shevchenko a San Siro. Utópico hace unos meses y esperado hace algunas semanas, bien puede decirse que ahora está cerca de ser una realidad. Según se ha filtrado desde Londres, el pasado viernes Roman Abramovich y José Mourinho mantuvieron una agria conversación telefónica en la que el ruso poco menos que obligó al portugués a ser el que cargase con la responsabilidad de abrir la puerta al futbolista. «Por mi, que se vaya. Es lo mejor para el equipo» le habría dicho el entrenador portugués, ante lo que el empresario ruso le advirtió que suya sería toda la responsabilidad. Y si aquello ocurrió el viernes, el domingo un representante se puso en contacto con el Milan, en nombre del Chelsea, para hacerle saber la disponibilidad del club londinense a entablar conversaciones con vistas al traspaso del delantero ucraniano al club lombardo.
El Milan y Shevchenko, de hecho, ya lo tienen todo pactado desde hace cerca de dos meses. Silvio Berlusconi, en persona, llevó las negociaciones con el jugador y éste aceptó rebajar su ficha de los más de siete millones de euros anuales que tenía en su anterior etapa o los ocho y medio que gana en el Chelsea a poco más de cinco que le ofreció ‘Il Cavaliere’ con un contrato garantizado de tres temporadas con una cuarta opcional. Falta, sin embargo, lo más difícil y es el pacto entre los dos clubs ya que mientras el Milan le hizo saber al enviado del Chelsea que está dispuesto a pagar 25 millones de euros por el fichaje, desde Londres se pretende que la cantidad no sea en ningún caso menor a los 35, dando por imposible recuperar los 45 que pagó por su fichaje hace apenas doce meses.En el Milan la operación se da por segura.
Hasta Carlo Ancelotti, entrenador del equipo y que no era demasiado favorable al retorno del ucraniano, ha acabado claudicando ante los deseos de Berlusconi y ha aceptado su regreso... con una condición que el club le ha concedido sin problemas. Y es que Ancelotti dijo a Galliani que si le traían a Sheva, él quería también a Alexandre Pato, por lo que el pasado sábado, en compañía de Leonardo, se marchó a Canadá para conocer en persona al joven futbolista brasileño que disputa el Mundial Sub’20.Así, puede darse el caso que el Milan, de una tacada, fiche a dos nuevos delanteros, lo que abriría la puerta a la marcha tanto del brasileño Oliveira como de Alberto Gilardino, futbolista éste que llegó como gran apuesta de Ancelotti y que ha decepcionado enormemente al técnico. Falta convencer aún al Chelsea, pero, sabiendo Abramovich que Mourinho no quiere a Sheva, parece claro que el destino del ucraniano será San Siro. Es, el suyo, un regreso cantado.
Shevchenko negocia su regreso al Milan.
[Sport.es] Mientras especula con su interés por arrebatar al Barça a Ronaldinho o Eto’o, a la vez que desmiente por activa y por pasiva (y hasta el aburrimiento) que vaya a negociar el traspaso de Kaká al Real Madrid, mientras se mantiene a la espera de dar un golpe en el mercado que, de hecho, todo el mundo espera, el Milan sienta las bases para cerrar el regreso de Shevchenko a San Siro. Utópico hace unos meses y esperado hace algunas semanas, bien puede decirse que ahora está cerca de ser una realidad. Según se ha filtrado desde Londres, el pasado viernes Roman Abramovich y José Mourinho mantuvieron una agria conversación telefónica en la que el ruso poco menos que obligó al portugués a ser el que cargase con la responsabilidad de abrir la puerta al futbolista. «Por mi, que se vaya. Es lo mejor para el equipo» le habría dicho el entrenador portugués, ante lo que el empresario ruso le advirtió que suya sería toda la responsabilidad. Y si aquello ocurrió el viernes, el domingo un representante se puso en contacto con el Milan, en nombre del Chelsea, para hacerle saber la disponibilidad del club londinense a entablar conversaciones con vistas al traspaso del delantero ucraniano al club lombardo.
El Milan y Shevchenko, de hecho, ya lo tienen todo pactado desde hace cerca de dos meses. Silvio Berlusconi, en persona, llevó las negociaciones con el jugador y éste aceptó rebajar su ficha de los más de siete millones de euros anuales que tenía en su anterior etapa o los ocho y medio que gana en el Chelsea a poco más de cinco que le ofreció ‘Il Cavaliere’ con un contrato garantizado de tres temporadas con una cuarta opcional. Falta, sin embargo, lo más difícil y es el pacto entre los dos clubs ya que mientras el Milan le hizo saber al enviado del Chelsea que está dispuesto a pagar 25 millones de euros por el fichaje, desde Londres se pretende que la cantidad no sea en ningún caso menor a los 35, dando por imposible recuperar los 45 que pagó por su fichaje hace apenas doce meses.En el Milan la operación se da por segura.
Hasta Carlo Ancelotti, entrenador del equipo y que no era demasiado favorable al retorno del ucraniano, ha acabado claudicando ante los deseos de Berlusconi y ha aceptado su regreso... con una condición que el club le ha concedido sin problemas. Y es que Ancelotti dijo a Galliani que si le traían a Sheva, él quería también a Alexandre Pato, por lo que el pasado sábado, en compañía de Leonardo, se marchó a Canadá para conocer en persona al joven futbolista brasileño que disputa el Mundial Sub’20.Así, puede darse el caso que el Milan, de una tacada, fiche a dos nuevos delanteros, lo que abriría la puerta a la marcha tanto del brasileño Oliveira como de Alberto Gilardino, futbolista éste que llegó como gran apuesta de Ancelotti y que ha decepcionado enormemente al técnico. Falta convencer aún al Chelsea, pero, sabiendo Abramovich que Mourinho no quiere a Sheva, parece claro que el destino del ucraniano será San Siro. Es, el suyo, un regreso cantado.
01 luglio, 2007
PAROLA DI SILVIO (segue)
[Gazzetta.it] - Il Milan che ha vinto la Champions League e il Milan che punterà a nuovi traguardi. Nella sala delle coppe della sua villa di Arcore, Silvio Berlusconi svela inediti retroscena sull'ultima cavalcata europea in un dvd prodotto da Sky e dalla Gazzetta, e poi aggiorna i suoi sogni presidenziali in questa intervista. Con una premessa fondamentale per comprendere i segreti suoi e della squadra rossonera. «A me non piace festeggiare i traguardi raggiunti. Quando vinco, la mattina successiva penso soltanto ai successi da ottenere in futuro. Per questo non sono un nostalgico e continuo a sentirmi giovane».
Guardando al futuro allora, chi acquisterà il Milan?
«I nostri tifosi devono stare tranquilli. Prenderemo un grande giocatore, ma senza fretta perché è importante avere pazienza. E comunque vorrei ricordare che noi abbiamo già un campione in più, che l'anno scorso non ha potuto giocare in Europa. Mi riferisco a un certo Ronaldo che è il primo grande acquisto per il futuro».
Crespo ha dichiarato alla Gazzetta che all'Inter sono in troppi: c'è la possibilità che Adriano passi al Milan?
«Magari! Adriano mi è sempre piaciuto tantissimo e penso che al Milan in mezzo a tanti brasiliani si troverebbe a suo agio, perché il Milan è una grande famiglia e gli darebbe la possibilità di esprimersi al meglio, come è già capitato a Ronaldo. Con quello che è successo recentemente non so però se sarà possibile, perché ho telefonato a Moratti per organizzare un'amichevole in cui si potessero festeggiare insieme i nostri successi, ma non siamo ancora riusciti a trovare una data. Fatta questa precisazione, ripeto però che Adriano mi piacerebbe molto, se si potesse raggiungere un accordo senza problemi».
Il passaggio di Suazo all'Inter le ha dato fastidio?
«È stato il Cagliari a offrirci il giocatore, poi quando abbiamo saputo che non era possibile acquistarlo ci siamo ritirati, senza ostacolare l'Inter».
Suo figlio Piersilvio ha detto che preferirebbe Eto'o a Ronaldinho, scartando l'ipotesi di un ritorno di Shevchenko: ha cambiato idea anche lei?
«Per me al primo posto c'è sempre Shevchenko, ma Abramovich chiede troppo. Shevchenko non avrebbe problemi a tornare da noi e sono convinto che sarebbe l'attaccante ideale per giocare al fianco di Ronaldo».
Poi chi c'è nel suo podio ideale?
«Poi c'è Ronaldinho, ma so che è un sogno impossibile perché il presidente del Barcellona, che è eletto dai soci, mi ha detto che non potrebbe più rimanere in Spagna se cedesse Ronaldinho. Eto'o è bravissimo, ma anche per lui è molto difficile la trattativa, anche perché le società di calcio in Spagna possono sfruttare un sistema fiscale diverso, che permette ai giocatori di avere ingaggi molto più alti rispetto ai nostri».
In Spagna c'è anche Cassano che è italiano: può essere un problema acquistare un giocatore con il suo carattere?
«Io non conosco Cassano. Leggo che è circondato da molte critiche, ma so che ha un grande talento e noi i talenti li accogliamo sempre bene, tanto è vero che non abbiamo mai avuto problemi con nessuno, perché nel Milan non c'è stata nessuna mela marcia».
È vero che in gennaio lo spogliatoio si era opposto al suo arrivo?
«Confesso che non lo so. Ma è vero che noi siamo abituati a studiare prima i giocatori che acquistiamo e ascoltiamo il parere dei giocatori più esperti, perché è giusto che ci sia una specie di democrazia nello spogliatoio. E quindi se pensassimo a Cassano, ascolteremmo il parere dei nostri campioni, perché mi sembra un fatto naturale».
Mentre voi pensate a chi prendere, il Real Madrid continua a cercare di strapparvi Kakà: come potete resistere?
«Questa storia ci ha stancato e ci siamo anche lamentati con il Real Madrid. Kakà non va via e se lo devono mettere in testa tutti».
Lei parla sempre di grandi attaccanti, ma non sarebbe il caso di acquistare un grande difensore pensando all'età di Maldini?
«E infatti ci stiamo pensando. Vorremmo trovare un difensore giovane, come abbiamo trovato Kakà per l'attacco».
Cannavaro allora non ha più l'età?
«Pensando agli anni di Costacurta e Maldini, Cannavaro è un ragazzo, ma come dicevo prima puntiamo a un giovane».
Per il centrocampo potrebbe arrivare Emerson?
«Lo stimiamo molto, perché Emerson è un ottimo giocatore, ma il suo arrivo frenerebbe il lancio di Gourcuff nel quale noi crediamo molto, perché questo ragazzo può diventare il nuovo Zidane».
Che cosa pensa del fatto che Capello ha vinto il campionato, ma non è stato confermato?
«Ricordo che quando gli affidai la panchina del Milan, lo accusarono di essere un mio lacchè e invece poi si è rivelato un grande allenatore. Evidentemente si è rotto qualcosa con il presidente, perché non c'è altra spiegazione. Ma con la liquidazione che si porta a casa, non credo che Capello sarà così scontento».
Il Milan giocherà contro la Juventus a San Siro, nel trofeo Berlusconi: inviterà Veltroni?
«Perchè no?».
Guardando al futuro allora, chi acquisterà il Milan?
«I nostri tifosi devono stare tranquilli. Prenderemo un grande giocatore, ma senza fretta perché è importante avere pazienza. E comunque vorrei ricordare che noi abbiamo già un campione in più, che l'anno scorso non ha potuto giocare in Europa. Mi riferisco a un certo Ronaldo che è il primo grande acquisto per il futuro».
Crespo ha dichiarato alla Gazzetta che all'Inter sono in troppi: c'è la possibilità che Adriano passi al Milan?
«Magari! Adriano mi è sempre piaciuto tantissimo e penso che al Milan in mezzo a tanti brasiliani si troverebbe a suo agio, perché il Milan è una grande famiglia e gli darebbe la possibilità di esprimersi al meglio, come è già capitato a Ronaldo. Con quello che è successo recentemente non so però se sarà possibile, perché ho telefonato a Moratti per organizzare un'amichevole in cui si potessero festeggiare insieme i nostri successi, ma non siamo ancora riusciti a trovare una data. Fatta questa precisazione, ripeto però che Adriano mi piacerebbe molto, se si potesse raggiungere un accordo senza problemi».
Il passaggio di Suazo all'Inter le ha dato fastidio?
«È stato il Cagliari a offrirci il giocatore, poi quando abbiamo saputo che non era possibile acquistarlo ci siamo ritirati, senza ostacolare l'Inter».
Suo figlio Piersilvio ha detto che preferirebbe Eto'o a Ronaldinho, scartando l'ipotesi di un ritorno di Shevchenko: ha cambiato idea anche lei?
«Per me al primo posto c'è sempre Shevchenko, ma Abramovich chiede troppo. Shevchenko non avrebbe problemi a tornare da noi e sono convinto che sarebbe l'attaccante ideale per giocare al fianco di Ronaldo».
Poi chi c'è nel suo podio ideale?
«Poi c'è Ronaldinho, ma so che è un sogno impossibile perché il presidente del Barcellona, che è eletto dai soci, mi ha detto che non potrebbe più rimanere in Spagna se cedesse Ronaldinho. Eto'o è bravissimo, ma anche per lui è molto difficile la trattativa, anche perché le società di calcio in Spagna possono sfruttare un sistema fiscale diverso, che permette ai giocatori di avere ingaggi molto più alti rispetto ai nostri».
In Spagna c'è anche Cassano che è italiano: può essere un problema acquistare un giocatore con il suo carattere?
«Io non conosco Cassano. Leggo che è circondato da molte critiche, ma so che ha un grande talento e noi i talenti li accogliamo sempre bene, tanto è vero che non abbiamo mai avuto problemi con nessuno, perché nel Milan non c'è stata nessuna mela marcia».
È vero che in gennaio lo spogliatoio si era opposto al suo arrivo?
«Confesso che non lo so. Ma è vero che noi siamo abituati a studiare prima i giocatori che acquistiamo e ascoltiamo il parere dei giocatori più esperti, perché è giusto che ci sia una specie di democrazia nello spogliatoio. E quindi se pensassimo a Cassano, ascolteremmo il parere dei nostri campioni, perché mi sembra un fatto naturale».
Mentre voi pensate a chi prendere, il Real Madrid continua a cercare di strapparvi Kakà: come potete resistere?
«Questa storia ci ha stancato e ci siamo anche lamentati con il Real Madrid. Kakà non va via e se lo devono mettere in testa tutti».
Lei parla sempre di grandi attaccanti, ma non sarebbe il caso di acquistare un grande difensore pensando all'età di Maldini?
«E infatti ci stiamo pensando. Vorremmo trovare un difensore giovane, come abbiamo trovato Kakà per l'attacco».
Cannavaro allora non ha più l'età?
«Pensando agli anni di Costacurta e Maldini, Cannavaro è un ragazzo, ma come dicevo prima puntiamo a un giovane».
Per il centrocampo potrebbe arrivare Emerson?
«Lo stimiamo molto, perché Emerson è un ottimo giocatore, ma il suo arrivo frenerebbe il lancio di Gourcuff nel quale noi crediamo molto, perché questo ragazzo può diventare il nuovo Zidane».
Che cosa pensa del fatto che Capello ha vinto il campionato, ma non è stato confermato?
«Ricordo che quando gli affidai la panchina del Milan, lo accusarono di essere un mio lacchè e invece poi si è rivelato un grande allenatore. Evidentemente si è rotto qualcosa con il presidente, perché non c'è altra spiegazione. Ma con la liquidazione che si porta a casa, non credo che Capello sarà così scontento».
Il Milan giocherà contro la Juventus a San Siro, nel trofeo Berlusconi: inviterà Veltroni?
«Perchè no?».
30 giugno, 2007
29 giugno, 2007
SENATORI (segue)
Galliani sembra Mister no, ma le porte restano aperte a tutti.
[Goal.com] Adriano Galliani ha parlato in esclusiva ai microfoni di SKY di Cassano, Ronaldinho, Shevchenko, possibili colpi di mercato rossonero. Ecco i passi salienti dell'intervista.
Quanto sta lavorando in queste ore sul mercato?: «Sono molto soddisfatto perchè avevamo 12 giocatori che dovevamo piazzare e siamo riusciti a piazzarne 11 su 12. Manca solo il portiere Storari che sicuramente troverà una collocazione giusta, quindi stiamo facendo molte operazioni in uscita».
I tifosi sognano ancora Ronaldinho: «No, io non disturbo le altre società. Ho parlato col massimo dirigente operativo del Barcellona dopo il Presidente La Porta, che è il signor Feran Soriano. Ronaldinho ed Eto’o al momento non sono cedibili». Dalla Spagna arrivano notizie che Ronaldinho in mezzo a tutti quegli attaccanti al Barcellona non sta così bene: «Non lo so, vediamo. Noi teniamo aperte le porte, abbiamo il nostro posto da extracomunitario libero perchè Kakà è diventato italiano e quindi abbiamo un posto libero anche da extracomunitario».
Come vanno i sondaggi su Cassano?: «Non si può scherzare. Io ho fatto una battuta entrando in Lega. A me Cassano è un giocatore che non dispiace ma dobbiamo essere d’accordo tutti. A me Cassano piace perchè sarebbe una sfida affascinante, il talento non manca a questo giocatore e magari nell’ambiente Milan potrebbe fare bene, chi lo sa?».
Sa come è andata la cena a Miami tra Shevchenko e Maldini?: «Non lo so ma mi arrivano ritorni di ogni genere. Per Shevchenko c’è da capire se c’è la possibilità, ma anche qui il Chelsea ci ha detto di no, e se c’è a che prezzo. Anche lui è extracomunitario per via delle norme che sono cambiate ma noi possiamo prendere un attaccante sia comunitario che extracomunitario, quindi siamo aperti a tutti gli attaccanti del mondo».
[Goal.com] Adriano Galliani ha parlato in esclusiva ai microfoni di SKY di Cassano, Ronaldinho, Shevchenko, possibili colpi di mercato rossonero. Ecco i passi salienti dell'intervista.
Quanto sta lavorando in queste ore sul mercato?: «Sono molto soddisfatto perchè avevamo 12 giocatori che dovevamo piazzare e siamo riusciti a piazzarne 11 su 12. Manca solo il portiere Storari che sicuramente troverà una collocazione giusta, quindi stiamo facendo molte operazioni in uscita».
I tifosi sognano ancora Ronaldinho: «No, io non disturbo le altre società. Ho parlato col massimo dirigente operativo del Barcellona dopo il Presidente La Porta, che è il signor Feran Soriano. Ronaldinho ed Eto’o al momento non sono cedibili». Dalla Spagna arrivano notizie che Ronaldinho in mezzo a tutti quegli attaccanti al Barcellona non sta così bene: «Non lo so, vediamo. Noi teniamo aperte le porte, abbiamo il nostro posto da extracomunitario libero perchè Kakà è diventato italiano e quindi abbiamo un posto libero anche da extracomunitario».
Come vanno i sondaggi su Cassano?: «Non si può scherzare. Io ho fatto una battuta entrando in Lega. A me Cassano è un giocatore che non dispiace ma dobbiamo essere d’accordo tutti. A me Cassano piace perchè sarebbe una sfida affascinante, il talento non manca a questo giocatore e magari nell’ambiente Milan potrebbe fare bene, chi lo sa?».
Sa come è andata la cena a Miami tra Shevchenko e Maldini?: «Non lo so ma mi arrivano ritorni di ogni genere. Per Shevchenko c’è da capire se c’è la possibilità, ma anche qui il Chelsea ci ha detto di no, e se c’è a che prezzo. Anche lui è extracomunitario per via delle norme che sono cambiate ma noi possiamo prendere un attaccante sia comunitario che extracomunitario, quindi siamo aperti a tutti gli attaccanti del mondo».
IL SENATO
Quella strana votazione negata da capitan Maldini.
In principio fu Rino Gattuso a parlare bene di Antonio Cassano quando tutti si divertivano a parlarne male. Rino è fatto così: quando un ragazzo è in difficoltà, lui gli tende la mano. Poi, se non mette la testa a posto, la mano magari gliela stringe al punto da rompergliela. Rino e Antonio si sono conosciuti in Nazionale e Gattuso ha apprezzato il lato buono del carattere del barese: la franchezza, la lealtà, la voglia di fare gruppo. Così, un giorno ha pensato che sarebbe stato bello vederlo al Milan. Quando a Milanello si parla di una "testa calda", parte il coro: «Fatelo venire qui che lo mettiamo in riga». Qualcuno, di recente, lo ha detto anche a proposito di Adriano. Significa che quando le portte di Milanello si aprono, il gruppo è pronto ad accogliere chiunque. A patto che vengano rispettate le regole.
TRE COMPONENTI - Il problema, quindi, è faR spalancare il cancello di Milanello. Non basta che uno dei ragazzi della portineria schiacci il pulsante. No, nei casi importanti si segue la procedura eplicitata da Adriano Galliani: «Per gli acquisti particolari (grandi giocatori che rischiano di alterare gli equilibri dello spogliatoio - NdR) serve l'ok delle tre componenti: società, allenatore, giocatori». Dove per giocatori si intendono i senatori: Maldini, Costacurta (che da luglio sarà al fianco di Ancelotti), Gattuso, Ambrosini e poi Pirlo, Seedorf, Kakà e Inzaghi.
VETO TECNICO - Galliani ha detto che a gennaio furono i giocatori a bocciare Cassano. Ma come si svolse questa votazione? E, soprattutto, ci fu davvero? Il dubbio è lecito perché il 2 febbraio in un'intervista alla Gazzetta, Paolo Maldini la negò. Domanda: perché Galliani ha chiesto il suo parere e quello di Costacurta sull'acquisto di Ronaldo? Risposta: «Aveva paura che potessero esserci problemi nello spogliatoio. Ma qui i grandi campioni sono sempre ben accetti». Domanda: le ha chiesto un parere su Cassano? Risposta: «No». No. Parlando con altri giocatori (che preferiscono l'anonimato) c'è chi ribadisce il no del capitano e chi sottolinea che, a prescindere dall'ufficialità della votazione, lo spogliatoio non era favorevole. In realtà un no ci fu: quello di Carlo Ancelotti. Ma solo per motivazioni tecniche: a gennaio aveva bisogno di un finalizzatore, un cannoniere. Arrivò Ronaldo: 7 gol in 14 presenze. Quello che serviva al Milan per garantirsi la Champions 2007-08, prima della magica notte di Atene.
Dalla Gazzetta dello Sport di oggi.
In principio fu Rino Gattuso a parlare bene di Antonio Cassano quando tutti si divertivano a parlarne male. Rino è fatto così: quando un ragazzo è in difficoltà, lui gli tende la mano. Poi, se non mette la testa a posto, la mano magari gliela stringe al punto da rompergliela. Rino e Antonio si sono conosciuti in Nazionale e Gattuso ha apprezzato il lato buono del carattere del barese: la franchezza, la lealtà, la voglia di fare gruppo. Così, un giorno ha pensato che sarebbe stato bello vederlo al Milan. Quando a Milanello si parla di una "testa calda", parte il coro: «Fatelo venire qui che lo mettiamo in riga». Qualcuno, di recente, lo ha detto anche a proposito di Adriano. Significa che quando le portte di Milanello si aprono, il gruppo è pronto ad accogliere chiunque. A patto che vengano rispettate le regole.
TRE COMPONENTI - Il problema, quindi, è faR spalancare il cancello di Milanello. Non basta che uno dei ragazzi della portineria schiacci il pulsante. No, nei casi importanti si segue la procedura eplicitata da Adriano Galliani: «Per gli acquisti particolari (grandi giocatori che rischiano di alterare gli equilibri dello spogliatoio - NdR) serve l'ok delle tre componenti: società, allenatore, giocatori». Dove per giocatori si intendono i senatori: Maldini, Costacurta (che da luglio sarà al fianco di Ancelotti), Gattuso, Ambrosini e poi Pirlo, Seedorf, Kakà e Inzaghi.
VETO TECNICO - Galliani ha detto che a gennaio furono i giocatori a bocciare Cassano. Ma come si svolse questa votazione? E, soprattutto, ci fu davvero? Il dubbio è lecito perché il 2 febbraio in un'intervista alla Gazzetta, Paolo Maldini la negò. Domanda: perché Galliani ha chiesto il suo parere e quello di Costacurta sull'acquisto di Ronaldo? Risposta: «Aveva paura che potessero esserci problemi nello spogliatoio. Ma qui i grandi campioni sono sempre ben accetti». Domanda: le ha chiesto un parere su Cassano? Risposta: «No». No. Parlando con altri giocatori (che preferiscono l'anonimato) c'è chi ribadisce il no del capitano e chi sottolinea che, a prescindere dall'ufficialità della votazione, lo spogliatoio non era favorevole. In realtà un no ci fu: quello di Carlo Ancelotti. Ma solo per motivazioni tecniche: a gennaio aveva bisogno di un finalizzatore, un cannoniere. Arrivò Ronaldo: 7 gol in 14 presenze. Quello che serviva al Milan per garantirsi la Champions 2007-08, prima della magica notte di Atene.
Dalla Gazzetta dello Sport di oggi.
28 giugno, 2007
SENATORI (segue)
Sheva e Milan più vicini.
[IlTempo.it] Lentamente, ma si avvicina il ritorno di Shevchenko al Milan. I rossoneri, nelle ultime ore hanno preso atto delle difficoltà per Eto’o e Drogba. Senza neppure parlare di Ronaldinho. Tutti giocatori che costano tanto d’ingaggio, cifre pressoché inaccessibili. Il camerunense chiede oltre 7 milioni di euro netti a stagione. Un po’ meno l’ivoriano, che però il Chelsea non vuole cedere. Per l’ucraino, invece, il discorso sarebbe diverso. Anche grazie a un patto tra il presidente Berlusconi e lo stesso calciatore, che adesso sta trascorrendo le vacanze a Miami assieme ad altri calciatori del Milan. Attenzione all’alternativa Pato. Il giovane talento dell’Internacional di Porto Alegre sta convincendo sempre più rapidamente lo staff dirigenziale rossonero. Ieri, il suo agente Veloz è stato nella sede di Via Turati e, sembrerebbe il Milan, pronto ad un clamoroso sorpasso ai danni del Chelsea, che la scorsa settimana ha presentato un’offerta di oltre 20 milioni di euro al suo club. Nei piani del Milan, in ogni caso, non va esclusa la possibilità che provino ad acquistare entrambi. Un campione per il presente, Shevchenko. Una promessa per il futuro, Pato. In un’intervista rilasciata a Mediaset, l’amministratore delegato Galliani non ha perso ancora l’ottimismo: «Abbiamo un solo obiettivo, un attaccante importante. Bisogna stare molto calmi, sia Ronaldinho che Eto’o sono incedibili. Shevchenko? È certamente la nostra storia, il più grande goleador del Milan dopo Nordahl». Quanto alla visita di Veloz, si è parlato anche di Emerson, richiesto da Ancelotti qualche mese fa come rinforzo a centrocampo. Eppure, il Milan sta riflettendo con attenzione sulle condizioni fisiche di un giocatore finito ai margini del Real proprio nella fase cruciale della Liga spagnola. Intanto, il Fenerbahce, che nei giorni scorsi aveva tentato Ronaldo prima e Adriano poi, ha effettuato un sondaggio per Oliveira. Ceduto invece Di Gennaro, una delle stelle della primavera di Galli, in prestito al Bologna.
E dalla Voce del Padrone, una conferma inequivocabile: Sheva, il Milan cerca il ribasso.
[IlGiornale.it] «Bisogna avere pazienza e aspettare, il Milan ha un solo obiettivo: un attaccante molto importante». Così Adriano Galliani tranquillizza il popolo rossonero e apre a Shevchenko («Sheva fa parte della nostra storia; è il più grande goleador del Milan dopo Nordahl»). Ronaldinho appare intoccabile, Eto’o costa troppo (soprattutto l’ingaggio di 8 milioni netti porterebbe a un disastroso effetto domino nello spogliatoio rossonero), Henry è andato al Barcellona, Drogba continua a legare il proprio destino a Mourinho, Eto’o potrebbe finire a Londra. Resta dunque Sheva che tanto piace al presidente Berlusconi e che non vede l’ora di tornare a Milanello (sta passando le vacanze a Miami con Maldini e Nesta): il Chelsea vorrebbe 25 milioni, il Milan ne ha offerti 10. L’identikit della forte punta anticipata da Galliani sembra proprio portare all’ucraino.
[IlTempo.it] Lentamente, ma si avvicina il ritorno di Shevchenko al Milan. I rossoneri, nelle ultime ore hanno preso atto delle difficoltà per Eto’o e Drogba. Senza neppure parlare di Ronaldinho. Tutti giocatori che costano tanto d’ingaggio, cifre pressoché inaccessibili. Il camerunense chiede oltre 7 milioni di euro netti a stagione. Un po’ meno l’ivoriano, che però il Chelsea non vuole cedere. Per l’ucraino, invece, il discorso sarebbe diverso. Anche grazie a un patto tra il presidente Berlusconi e lo stesso calciatore, che adesso sta trascorrendo le vacanze a Miami assieme ad altri calciatori del Milan. Attenzione all’alternativa Pato. Il giovane talento dell’Internacional di Porto Alegre sta convincendo sempre più rapidamente lo staff dirigenziale rossonero. Ieri, il suo agente Veloz è stato nella sede di Via Turati e, sembrerebbe il Milan, pronto ad un clamoroso sorpasso ai danni del Chelsea, che la scorsa settimana ha presentato un’offerta di oltre 20 milioni di euro al suo club. Nei piani del Milan, in ogni caso, non va esclusa la possibilità che provino ad acquistare entrambi. Un campione per il presente, Shevchenko. Una promessa per il futuro, Pato. In un’intervista rilasciata a Mediaset, l’amministratore delegato Galliani non ha perso ancora l’ottimismo: «Abbiamo un solo obiettivo, un attaccante importante. Bisogna stare molto calmi, sia Ronaldinho che Eto’o sono incedibili. Shevchenko? È certamente la nostra storia, il più grande goleador del Milan dopo Nordahl». Quanto alla visita di Veloz, si è parlato anche di Emerson, richiesto da Ancelotti qualche mese fa come rinforzo a centrocampo. Eppure, il Milan sta riflettendo con attenzione sulle condizioni fisiche di un giocatore finito ai margini del Real proprio nella fase cruciale della Liga spagnola. Intanto, il Fenerbahce, che nei giorni scorsi aveva tentato Ronaldo prima e Adriano poi, ha effettuato un sondaggio per Oliveira. Ceduto invece Di Gennaro, una delle stelle della primavera di Galli, in prestito al Bologna.
E dalla Voce del Padrone, una conferma inequivocabile: Sheva, il Milan cerca il ribasso.
[IlGiornale.it] «Bisogna avere pazienza e aspettare, il Milan ha un solo obiettivo: un attaccante molto importante». Così Adriano Galliani tranquillizza il popolo rossonero e apre a Shevchenko («Sheva fa parte della nostra storia; è il più grande goleador del Milan dopo Nordahl»). Ronaldinho appare intoccabile, Eto’o costa troppo (soprattutto l’ingaggio di 8 milioni netti porterebbe a un disastroso effetto domino nello spogliatoio rossonero), Henry è andato al Barcellona, Drogba continua a legare il proprio destino a Mourinho, Eto’o potrebbe finire a Londra. Resta dunque Sheva che tanto piace al presidente Berlusconi e che non vede l’ora di tornare a Milanello (sta passando le vacanze a Miami con Maldini e Nesta): il Chelsea vorrebbe 25 milioni, il Milan ne ha offerti 10. L’identikit della forte punta anticipata da Galliani sembra proprio portare all’ucraino.
27 giugno, 2007
PAZIENZA
Galliani ai tifosi del Milan: Ci vuole pazienza.
[Gazzetta.it] - Il silenzio sul mercato rossonero preoccupa e i tifosi cominciano a rumoreggiare, anche se nella prelazione degli abbonamenti per la stagione 2007/2008 si registra un autentico boom con 21.344 tessere rinnovate per un incasso di 6.841.687 euro, mentre lo scorso anno, alla scadenza del diritto di prelazione, erano appena 8.150. Non a caso il Milan è l'unica squadra della serie A con la casella vuota alla voce acquisti. Adriano Galliani lo sa bene, ma invita alla calma chiedendo al popolo milanista di avere pazienza fino al 31 agosto. Ieri sera all'ippodromo di San Siro, davanti ai tifosi che gli chiedevano di Eto'o, si è limitato a fare cenno di sì con la testa, confermando che il camerunense è il primo della lista.
«Ripeto ai tifosi: pazienza. Il Milan ha un solo obiettivo di mercato, cioè un attaccante molto importante - ha spiegato il dirigente di via Turati -. Eto'o e Ronaldinho? Molto difficili, speriamo non impossibili, come invece è Kakà per chi lo cerca. Vediamo, bisogna stare calmi e lavorare con tranquillità. Il mercato chiude il 31 agosto». Per poi ribadire: «Per ora Ronaldinho ed Eto'o per il Barcellona sono incedibili, poi vedremo». Sornione il sorriso di Galliani a proposito di Andriy Shevchenko, in vacanza a Miami con Maldini e Nesta. «Sheva è un grande attaccante. Fa parte della nostra storia. Con me sfondate una porta aperta, Sheva è il più grande goleador degli ultimi 50 anni, ma ora non è giusto fare nomi. Aspettiamo, lo ripeto, il mercato è aperto fino al 31 agosto».
Pazienza. Sotto i riflettori di Marsiglia, un cranio lucente e il suo impermeabile bianco: fuori per un anno da tutte le competizioni internazionali... ma pazienza! A merenda con Antonio e Luciano, un cranio lucente e il suo sofferto silenzio: due scudetti scippati (prima sul campo e poi nelle aule dei tribunali), una condanna per illecito sportivo in Italia e il pubblico ludibrio in Europa... ma pazienza! In vent'anni di illuminata dirigenza, tanti colpacci di mercato andati a buon fine (da Vierchowod a Vieri) e tanti altri no (da Materazzi a Poulsen)... ma pazienza! Di quando in quando, una perla d'ingegno manageriale (da Ricardo Oliveira a Suazo)... ma pazienza!
Portiamo pazienza, e rassegnamoci all'ineluttabilità del binomio grandi orecchie / cravatte gialle. Binomio inscindibile e imprescindibile, come ha sibilato Ordine nello studiolo bulgaro del Lunedì. Rassegnamoci all'idea che il nostro antennista brianzolo di mestiere non fa il biscazziere a Las Vegas, ma è semplicemente un farabutto un po' più pirla degli altri.
Rassegnamoci, oppure cambiamo sport.
[Gazzetta.it] - Il silenzio sul mercato rossonero preoccupa e i tifosi cominciano a rumoreggiare, anche se nella prelazione degli abbonamenti per la stagione 2007/2008 si registra un autentico boom con 21.344 tessere rinnovate per un incasso di 6.841.687 euro, mentre lo scorso anno, alla scadenza del diritto di prelazione, erano appena 8.150. Non a caso il Milan è l'unica squadra della serie A con la casella vuota alla voce acquisti. Adriano Galliani lo sa bene, ma invita alla calma chiedendo al popolo milanista di avere pazienza fino al 31 agosto. Ieri sera all'ippodromo di San Siro, davanti ai tifosi che gli chiedevano di Eto'o, si è limitato a fare cenno di sì con la testa, confermando che il camerunense è il primo della lista.
«Ripeto ai tifosi: pazienza. Il Milan ha un solo obiettivo di mercato, cioè un attaccante molto importante - ha spiegato il dirigente di via Turati -. Eto'o e Ronaldinho? Molto difficili, speriamo non impossibili, come invece è Kakà per chi lo cerca. Vediamo, bisogna stare calmi e lavorare con tranquillità. Il mercato chiude il 31 agosto». Per poi ribadire: «Per ora Ronaldinho ed Eto'o per il Barcellona sono incedibili, poi vedremo». Sornione il sorriso di Galliani a proposito di Andriy Shevchenko, in vacanza a Miami con Maldini e Nesta. «Sheva è un grande attaccante. Fa parte della nostra storia. Con me sfondate una porta aperta, Sheva è il più grande goleador degli ultimi 50 anni, ma ora non è giusto fare nomi. Aspettiamo, lo ripeto, il mercato è aperto fino al 31 agosto».
Pazienza. Sotto i riflettori di Marsiglia, un cranio lucente e il suo impermeabile bianco: fuori per un anno da tutte le competizioni internazionali... ma pazienza! A merenda con Antonio e Luciano, un cranio lucente e il suo sofferto silenzio: due scudetti scippati (prima sul campo e poi nelle aule dei tribunali), una condanna per illecito sportivo in Italia e il pubblico ludibrio in Europa... ma pazienza! In vent'anni di illuminata dirigenza, tanti colpacci di mercato andati a buon fine (da Vierchowod a Vieri) e tanti altri no (da Materazzi a Poulsen)... ma pazienza! Di quando in quando, una perla d'ingegno manageriale (da Ricardo Oliveira a Suazo)... ma pazienza!
Portiamo pazienza, e rassegnamoci all'ineluttabilità del binomio grandi orecchie / cravatte gialle. Binomio inscindibile e imprescindibile, come ha sibilato Ordine nello studiolo bulgaro del Lunedì. Rassegnamoci all'idea che il nostro antennista brianzolo di mestiere non fa il biscazziere a Las Vegas, ma è semplicemente un farabutto un po' più pirla degli altri.
Rassegnamoci, oppure cambiamo sport.
25 giugno, 2007
IL BILANCIO ONESTO (segue)
Inter prima anche nei debiti, passivo 2006 di 181 milioni.
[Il Giornale.it] L’Inter avrà finalmente vinto sul campo lo scudetto, ma ci sono altre classifiche, fuori dal rettangolo di gioco, in cui la squadra di Massimo Moratti è ben lontana dalla vetta. Anzi, è addirittura all’ultimo posto fra i club della massima serie. Stiamo parlando della graduatoria stilata dal Sole 24 ore (e pubblicata ieri) sui bilanci consuntivi delle società di calcio iscritte al campionato 2005-2006 (l’ultimo di cui si conoscono le cifre). Il club nerazzurro registra una perdita di 181,5 milioni di euro. Ma è tutta la serie A, con rare eccezioni, a uscire malconcia dall’analisi del quotidiano color salmone. Basti pensare che il buco di gestione del nostro torneo per la stagione 2005-2006 si avvicina ai 380 milioni (contro i 407 del 2004-05), nonostante il giro d’affari sia salito di un buon sette per cento (raggiungendo quota 1400 milioni), rispetto alla stagione precedente. Allo studio del Sole 24 ore mancano, a dir la verità, i rapporti su tre squadre: Sampdoria, Reggina e Messina, che sono state considerate nell’indagine facendo una media delle statistiche raccolte sulle altre 17. Se il bilancio dei blucerchiati sarà presto archiviato nella banca dati Cerved-Infocamere, diverso è il discorso per calabresi e siciliani. Secondo quanto riporta il giornale diretto da Ferruccio de Bortoli, dei consuntivi di Reggina e Messina infatti «non c’è traccia». Il dato finale non subirebbe comunque variazioni rilevanti. Non si scappa, insomma: la serie A è in «rosso».
Chi si salva? Innanzittutto l’Udinese, prima della classe, forte di un utile pari a 6,5 milioni di euro. Poi il Parma, l’Ascoli e il Milan, che grazie alla plusvalenza realizzata con la cessione di Shevchenko al Chelsea (42 milioni) è in attivo per 2,48 milioni (al 31 dicembre 2006). A ruota altri cinque club, fra cui la Lazio del «moralizzatore» Claudio Lotito. In piena zona retrocessione invece Juventus (-36,5 milioni) e Fiorentina (-19,5 milioni, ma al 31 dicembre 2006), mentre la Roma chiude quasi in pareggio, con una perdita di appena 800 mila euro. Il Sole 24 ore però non si è limitato a riportare i numeri, spingendosi a dare un voto alla qualità dei conti di ogni squadra. Qui a primeggiare sarebbe il Livorno, seguito da Empoli, Juventus e Parma. L’Inter conserverebbe il primato negativo.
A incidere pesantemente sui conti delle società sono i costi del personale (741 milioni), pari al 56,6 per cento delle entrate. Ecco spiegate le vulgate da parte di proprietari e dirigenti per abbassare gli stipendi degli addetti ai lavori. Curiose, poi, le cifre che calcolano il costo delle reti segnate in rapporto agli ingaggi pagati da ogni squadra. Anche qui l’Inter recita la parte della più «spendacciona» della serie A. Ogni gol realizzato nel 2005-06 da Adriano e soci è infatti stato pagato dalla famiglia Moratti poco più di due milioni di euro. Al secondo posto la Juventus con circa 1,9 milioni a rete, mentre il terzo gradino del podio è occupato dal Milan con 1,6 milioni. Distanti le altre e comunque tutte sotto il milione a segnatura. A testimoniare come le tre grandi, almeno prima di calciopoli, avessero un tetto sugli ingaggi decisamente superiore a tutte le altre. Il confronto fra il numero dei gol fatti e gli stipendi elargiti premia, però, le piccole società come Empoli (192 mila euro a gioia), Chievo (265 mila) e Ascoli (322 mila). Anche il dato generale è interessante: ogni volta che un pallone gonfia la rete di una porta su un campo del nostro campionato, i patron sborsano in media 850mila euro.
[Il Giornale.it] L’Inter avrà finalmente vinto sul campo lo scudetto, ma ci sono altre classifiche, fuori dal rettangolo di gioco, in cui la squadra di Massimo Moratti è ben lontana dalla vetta. Anzi, è addirittura all’ultimo posto fra i club della massima serie. Stiamo parlando della graduatoria stilata dal Sole 24 ore (e pubblicata ieri) sui bilanci consuntivi delle società di calcio iscritte al campionato 2005-2006 (l’ultimo di cui si conoscono le cifre). Il club nerazzurro registra una perdita di 181,5 milioni di euro. Ma è tutta la serie A, con rare eccezioni, a uscire malconcia dall’analisi del quotidiano color salmone. Basti pensare che il buco di gestione del nostro torneo per la stagione 2005-2006 si avvicina ai 380 milioni (contro i 407 del 2004-05), nonostante il giro d’affari sia salito di un buon sette per cento (raggiungendo quota 1400 milioni), rispetto alla stagione precedente. Allo studio del Sole 24 ore mancano, a dir la verità, i rapporti su tre squadre: Sampdoria, Reggina e Messina, che sono state considerate nell’indagine facendo una media delle statistiche raccolte sulle altre 17. Se il bilancio dei blucerchiati sarà presto archiviato nella banca dati Cerved-Infocamere, diverso è il discorso per calabresi e siciliani. Secondo quanto riporta il giornale diretto da Ferruccio de Bortoli, dei consuntivi di Reggina e Messina infatti «non c’è traccia». Il dato finale non subirebbe comunque variazioni rilevanti. Non si scappa, insomma: la serie A è in «rosso».
Chi si salva? Innanzittutto l’Udinese, prima della classe, forte di un utile pari a 6,5 milioni di euro. Poi il Parma, l’Ascoli e il Milan, che grazie alla plusvalenza realizzata con la cessione di Shevchenko al Chelsea (42 milioni) è in attivo per 2,48 milioni (al 31 dicembre 2006). A ruota altri cinque club, fra cui la Lazio del «moralizzatore» Claudio Lotito. In piena zona retrocessione invece Juventus (-36,5 milioni) e Fiorentina (-19,5 milioni, ma al 31 dicembre 2006), mentre la Roma chiude quasi in pareggio, con una perdita di appena 800 mila euro. Il Sole 24 ore però non si è limitato a riportare i numeri, spingendosi a dare un voto alla qualità dei conti di ogni squadra. Qui a primeggiare sarebbe il Livorno, seguito da Empoli, Juventus e Parma. L’Inter conserverebbe il primato negativo.
A incidere pesantemente sui conti delle società sono i costi del personale (741 milioni), pari al 56,6 per cento delle entrate. Ecco spiegate le vulgate da parte di proprietari e dirigenti per abbassare gli stipendi degli addetti ai lavori. Curiose, poi, le cifre che calcolano il costo delle reti segnate in rapporto agli ingaggi pagati da ogni squadra. Anche qui l’Inter recita la parte della più «spendacciona» della serie A. Ogni gol realizzato nel 2005-06 da Adriano e soci è infatti stato pagato dalla famiglia Moratti poco più di due milioni di euro. Al secondo posto la Juventus con circa 1,9 milioni a rete, mentre il terzo gradino del podio è occupato dal Milan con 1,6 milioni. Distanti le altre e comunque tutte sotto il milione a segnatura. A testimoniare come le tre grandi, almeno prima di calciopoli, avessero un tetto sugli ingaggi decisamente superiore a tutte le altre. Il confronto fra il numero dei gol fatti e gli stipendi elargiti premia, però, le piccole società come Empoli (192 mila euro a gioia), Chievo (265 mila) e Ascoli (322 mila). Anche il dato generale è interessante: ogni volta che un pallone gonfia la rete di una porta su un campo del nostro campionato, i patron sborsano in media 850mila euro.
23 giugno, 2007
SILENZIO, MORATTI TI ASCOLTA... (fine)
De Santis pedinato, la procura federale assolve Moratti.
[IlGiornale.it] Procedimento archiviato perché non sono emerse questioni di rilievo disciplinare. Al procuratore federale Stefano Palazzi basta un comunicato di poche righe per dire che il caso Moratti-De Santis non esiste, almeno per la giustizia sportiva. Dunque, non arriverà nessun deferimento per l’Inter dopo il fascicolo aperto dall’Ufficio indagini sui presunti pedinamenti ordinati dal club nerazzurro verso l’ex arbitro internazionale. L’unico caso non prescritto per la giustizia sportiva, a differenza delle altre «vittime» del presunto pedinamento: i calciatori Vieri, Ronaldo, Mutu e Jugovic. Fu proprio Moratti ad ammettere il pedinamento dell’ex centravanti azzurro davanti al capo degli 007 federali Borrelli, con Bobo pronto ora a chiedere un risarcimento danni di 21 milioni di euro.
Le indagini erano iniziate lo scorso settembre, dopo alcune notizie secondo cui nel 2002 l’Inter avrebbe commissionato a una società di investigazioni private legata a Telecom il controllo delle attività di alcuni tesserati, come l’arbitro De Santis. Le informazioni sul fischietto romano emergerebbero dalla vicenda più complessa dello spionaggio Telecom. Il dossier era stato catalogato sotto il nome «Operazione ladroni» e sarebbe nato dopo una conversazione in cui l’ex arbitro Danilo Nucini avrebbe avvertito il suo amico Giacinto Facchetti (bergamasco come lui) sugli strani rapporti tra Moggi, De Santis e l’ex dirigente di Messina e Genoa Fabiani (comparso nella seconda tranche di Calciopoli). Facchetti avrebbe chiesto a Nucini di riferire i fatti alla Procura di Milano, ma quest’ultimo avrebbe fatto marcia indietro. Così l’Inter avrebbe deciso, come sarebbe emerso dal lavoro della magistratura, di rivolgersi all’agenzia investigativa di Cipriani per far pedinare De Santis. E l’indagine privata sarebbe stata scoperta in un dvd (la chiave della vicenda), trovato in una perquisizione ordinata nell’inchiesta sullo stesso Cipriani.
Secondo quanto affermato nell’ottobre scorso da Giuliano Tavaroli, l’ex capo della security di Telecom, il dossier De Santis sarebbe stato commissionato dall’Inter e poi «confezionato» da lui e dal suo «socio in affari» Cipriani. Moratti, interrogato da Borrelli qualche giorno dopo, avrebbe negato: «A Tavaroli chiedemmo solo un consiglio, dopo quanto Facchetti aveva saputo da Nucini sulla Juve e gli arbitri. Volevo proteggere Giacinto, temevo che ai suoi danni qualcuno avesse ordito una trappola. Ma a Tavaroli non ordinammo nulla su De Santis. Tutto ciò che venne realizzato, fu una sua iniziativa». Borrelli a quel punto ha cercato di registrare la versione di Nucini. Il quale però fa ancora marcia indietro: nessuna paura, pare, dell’ex arbitro, ma rispetto alla memoria di un amico (Facchetti) appena scomparso. Un motivo nobile e rispettabile, motivo per il quale vengono a mancare i tasselli decisivi della vicenda per comporre il puzzle. Da qui l’archiviazione del procedimento sportivo, decisa da Palazzi.
Dopo il successo incassato, resta ancora aperto il fronte delle presunte plusvalenze fittizie. La relazione di Borrelli è sul tavolo di Palazzi da una quarantina di giorni, ma il procuratore federale non potrà decidere in tempi brevissimi. «Sono preoccupato quanto lo ero per le “voci” sui pedinamenti - ha detto ieri Moratti, presente all’assemblea dei soci del club nerazzurro -. Avete visto tutti come si è risolta quella vicenda. Certo, non fa piacere che giustizia sportiva e ordinaria si occupino dell’Inter». Intanto ieri è stato votato il nuovo aumento di capitale di oltre 70 milioni di euro. «Tale aumento è la dimostrazione che un’operazione analoga non sarebbe stato un problema anche all’epoca dei fatti contestati dal pm. A suo tempo abbiamo usato altri metodi, comunque regolari, proprio per evitare altre ricapitalizzazioni».
Nessuna risposta a Fabio Capello che nell’intervista a Sky ha lanciato l’ennesima frecciata all’Inter per il caso plusvalenze («in Spagna mi arrivavano tante voci sullo scudetto degli onesti..., sarebbe bello se adesso lo assegnassero alla Roma»). E sempre sull’Inter il tecnico del Real ha aggiunto: «Credo che l’Inter abbia veramente uno squadrone, il livello di classe dei giocatori in generale è nettamente superiore a tutti gli altri. Mancini? Sta facendo bene, adesso poi gli hanno dato anche due scudetti in più, mi sembra...». Capello ha parlato anche dei suoi titoli alla Juve revocati con Calciopoli, oltre che di Luciano Moggi. «Gli scudetti sono nove, le medaglie degli altri due non sono venuti i carabinieri a prendermele a casa. Noi sul campo lo abbiamo vinto correttamente, con agonismo e determinazione, non abbiamo mai avuto, secondo noi, facilitazioni durante le partite. Qualcuno ha deciso di toglierlo altrimenti avrebbero perso il posto in Champions. Moggi? Non rinnego il rapporto con lui, non sono di quelli che salgono sul carro e poi ti scaricano da un momento all’altro. C’è un’amicizia, un rapporto di lavoro che abbiamo avuto e soprattutto un rapporto fuori dal campo che è stato molto importante».
[IlGiornale.it] Procedimento archiviato perché non sono emerse questioni di rilievo disciplinare. Al procuratore federale Stefano Palazzi basta un comunicato di poche righe per dire che il caso Moratti-De Santis non esiste, almeno per la giustizia sportiva. Dunque, non arriverà nessun deferimento per l’Inter dopo il fascicolo aperto dall’Ufficio indagini sui presunti pedinamenti ordinati dal club nerazzurro verso l’ex arbitro internazionale. L’unico caso non prescritto per la giustizia sportiva, a differenza delle altre «vittime» del presunto pedinamento: i calciatori Vieri, Ronaldo, Mutu e Jugovic. Fu proprio Moratti ad ammettere il pedinamento dell’ex centravanti azzurro davanti al capo degli 007 federali Borrelli, con Bobo pronto ora a chiedere un risarcimento danni di 21 milioni di euro.
Le indagini erano iniziate lo scorso settembre, dopo alcune notizie secondo cui nel 2002 l’Inter avrebbe commissionato a una società di investigazioni private legata a Telecom il controllo delle attività di alcuni tesserati, come l’arbitro De Santis. Le informazioni sul fischietto romano emergerebbero dalla vicenda più complessa dello spionaggio Telecom. Il dossier era stato catalogato sotto il nome «Operazione ladroni» e sarebbe nato dopo una conversazione in cui l’ex arbitro Danilo Nucini avrebbe avvertito il suo amico Giacinto Facchetti (bergamasco come lui) sugli strani rapporti tra Moggi, De Santis e l’ex dirigente di Messina e Genoa Fabiani (comparso nella seconda tranche di Calciopoli). Facchetti avrebbe chiesto a Nucini di riferire i fatti alla Procura di Milano, ma quest’ultimo avrebbe fatto marcia indietro. Così l’Inter avrebbe deciso, come sarebbe emerso dal lavoro della magistratura, di rivolgersi all’agenzia investigativa di Cipriani per far pedinare De Santis. E l’indagine privata sarebbe stata scoperta in un dvd (la chiave della vicenda), trovato in una perquisizione ordinata nell’inchiesta sullo stesso Cipriani.
Secondo quanto affermato nell’ottobre scorso da Giuliano Tavaroli, l’ex capo della security di Telecom, il dossier De Santis sarebbe stato commissionato dall’Inter e poi «confezionato» da lui e dal suo «socio in affari» Cipriani. Moratti, interrogato da Borrelli qualche giorno dopo, avrebbe negato: «A Tavaroli chiedemmo solo un consiglio, dopo quanto Facchetti aveva saputo da Nucini sulla Juve e gli arbitri. Volevo proteggere Giacinto, temevo che ai suoi danni qualcuno avesse ordito una trappola. Ma a Tavaroli non ordinammo nulla su De Santis. Tutto ciò che venne realizzato, fu una sua iniziativa». Borrelli a quel punto ha cercato di registrare la versione di Nucini. Il quale però fa ancora marcia indietro: nessuna paura, pare, dell’ex arbitro, ma rispetto alla memoria di un amico (Facchetti) appena scomparso. Un motivo nobile e rispettabile, motivo per il quale vengono a mancare i tasselli decisivi della vicenda per comporre il puzzle. Da qui l’archiviazione del procedimento sportivo, decisa da Palazzi.
Dopo il successo incassato, resta ancora aperto il fronte delle presunte plusvalenze fittizie. La relazione di Borrelli è sul tavolo di Palazzi da una quarantina di giorni, ma il procuratore federale non potrà decidere in tempi brevissimi. «Sono preoccupato quanto lo ero per le “voci” sui pedinamenti - ha detto ieri Moratti, presente all’assemblea dei soci del club nerazzurro -. Avete visto tutti come si è risolta quella vicenda. Certo, non fa piacere che giustizia sportiva e ordinaria si occupino dell’Inter». Intanto ieri è stato votato il nuovo aumento di capitale di oltre 70 milioni di euro. «Tale aumento è la dimostrazione che un’operazione analoga non sarebbe stato un problema anche all’epoca dei fatti contestati dal pm. A suo tempo abbiamo usato altri metodi, comunque regolari, proprio per evitare altre ricapitalizzazioni».
Nessuna risposta a Fabio Capello che nell’intervista a Sky ha lanciato l’ennesima frecciata all’Inter per il caso plusvalenze («in Spagna mi arrivavano tante voci sullo scudetto degli onesti..., sarebbe bello se adesso lo assegnassero alla Roma»). E sempre sull’Inter il tecnico del Real ha aggiunto: «Credo che l’Inter abbia veramente uno squadrone, il livello di classe dei giocatori in generale è nettamente superiore a tutti gli altri. Mancini? Sta facendo bene, adesso poi gli hanno dato anche due scudetti in più, mi sembra...». Capello ha parlato anche dei suoi titoli alla Juve revocati con Calciopoli, oltre che di Luciano Moggi. «Gli scudetti sono nove, le medaglie degli altri due non sono venuti i carabinieri a prendermele a casa. Noi sul campo lo abbiamo vinto correttamente, con agonismo e determinazione, non abbiamo mai avuto, secondo noi, facilitazioni durante le partite. Qualcuno ha deciso di toglierlo altrimenti avrebbero perso il posto in Champions. Moggi? Non rinnego il rapporto con lui, non sono di quelli che salgono sul carro e poi ti scaricano da un momento all’altro. C’è un’amicizia, un rapporto di lavoro che abbiamo avuto e soprattutto un rapporto fuori dal campo che è stato molto importante».
22 giugno, 2007
QUARANTADUE
Verona: crollo verticale di una città.
[DataSport.it] Sono cinque le citta` italiane che possono vantare un derby. Ma Verona e` l’unica che, in un colpo solo, possa vantare, si fa per dire, una doppia retrocessione. In realta` successe anche a Genova, nella stagione 1973-74, quando la Sampdoria chiuse al 15° posto della Serie A e il Genoa un gradino piu` in basso, ma la relegazione in cadetteria venne risparmiata ai blucerchiati a causa delle successive penalizzazioni subite da Verona e Foggia. Così, 22 anni dopo lo scudetto dell’Hellas, 5 dopo la caduta in B, 6 dopo la salita del Chievo nell’olimpo della massima serie, 64 dopo l’ultima esperienza in C dell’Hellas, ecco il doppio salto nel baratro (e se poi si vuole affondare la lama nella ferita, ci si metta anche la retrocessione in A della Marmi Lanza Verona). Questi i numeri di una città che si ritrova all’improvviso quasi senza calcio, con un precedente da brivido, visto che anche nel 1940-41 il Verona cadde nell’inferno della C dopo che all’ultima giornata dovette affrontare lo Spezia, che anche allora, come stavolta, si salvò. E anche allora, come giovedì sera, il match tra veneti e liguri terminò in parità. In mezzo tanta gloria e storia per due squadre che hanno segnato il nostro calcio, chi con tanti anni di militanza, chi attraverso la creazione di una bella favola, incrociando anche il proprio destino in 10 occasioni per un inusitato, giovane e, per qualche anno, rampantissimo derby del Duemila. In mezzo anche tanta Europa per il Chievo e uno scudetto e tre finali di Coppa Italia (perse) per l’Hellas. Che almeno, unica soddisfazione in un mare di desolazione, non perderà l’occasione di altri infuocati derby veneti. Si passerà dalle sfide al calor bianco con il Vicenza a quelle, non meno sentite, con il Padova e il Venezia. Incontri di cui, ne siamo certi, al Bentegodi avrebbero fatto volentieri a meno.

L'ultimo glorioso verdetto di una stagione sportiva che non potremo mai dimenticare: Hellas Verona in Serie C!
Fatale lo spareggio di ritorno con lo Spezia, 0 a 0 al Bentegodi dopo la sconfitta 2 a 1 dell'andata, difronte a 25mila inconsolabili tifosi Gialloblu.
Hellas, Bentegodi, Gialloblu. Nomi e luoghi, facce e colori, che possiamo finalmente rimuovere dal dizionario del calcio che conta, grazie anche al concomitante ritorno in cadetteria dell'altro quartierino felice. E un numero che ritorna: 42. Quarantadue, come l'ultima stagione dei veronesi nel campionato di terza classe (1942-43). Quarantadue, come gli anni che separano gli Onesti dall'ultimo trionfo continentale (1965). Storico gemellaggio di sponde tristi, fatale la sorte che li accomuna nel dolore. ADDIO MERDE.
[DataSport.it] Sono cinque le citta` italiane che possono vantare un derby. Ma Verona e` l’unica che, in un colpo solo, possa vantare, si fa per dire, una doppia retrocessione. In realta` successe anche a Genova, nella stagione 1973-74, quando la Sampdoria chiuse al 15° posto della Serie A e il Genoa un gradino piu` in basso, ma la relegazione in cadetteria venne risparmiata ai blucerchiati a causa delle successive penalizzazioni subite da Verona e Foggia. Così, 22 anni dopo lo scudetto dell’Hellas, 5 dopo la caduta in B, 6 dopo la salita del Chievo nell’olimpo della massima serie, 64 dopo l’ultima esperienza in C dell’Hellas, ecco il doppio salto nel baratro (e se poi si vuole affondare la lama nella ferita, ci si metta anche la retrocessione in A della Marmi Lanza Verona). Questi i numeri di una città che si ritrova all’improvviso quasi senza calcio, con un precedente da brivido, visto che anche nel 1940-41 il Verona cadde nell’inferno della C dopo che all’ultima giornata dovette affrontare lo Spezia, che anche allora, come stavolta, si salvò. E anche allora, come giovedì sera, il match tra veneti e liguri terminò in parità. In mezzo tanta gloria e storia per due squadre che hanno segnato il nostro calcio, chi con tanti anni di militanza, chi attraverso la creazione di una bella favola, incrociando anche il proprio destino in 10 occasioni per un inusitato, giovane e, per qualche anno, rampantissimo derby del Duemila. In mezzo anche tanta Europa per il Chievo e uno scudetto e tre finali di Coppa Italia (perse) per l’Hellas. Che almeno, unica soddisfazione in un mare di desolazione, non perderà l’occasione di altri infuocati derby veneti. Si passerà dalle sfide al calor bianco con il Vicenza a quelle, non meno sentite, con il Padova e il Venezia. Incontri di cui, ne siamo certi, al Bentegodi avrebbero fatto volentieri a meno.

L'ultimo glorioso verdetto di una stagione sportiva che non potremo mai dimenticare: Hellas Verona in Serie C!
Fatale lo spareggio di ritorno con lo Spezia, 0 a 0 al Bentegodi dopo la sconfitta 2 a 1 dell'andata, difronte a 25mila inconsolabili tifosi Gialloblu.
Hellas, Bentegodi, Gialloblu. Nomi e luoghi, facce e colori, che possiamo finalmente rimuovere dal dizionario del calcio che conta, grazie anche al concomitante ritorno in cadetteria dell'altro quartierino felice. E un numero che ritorna: 42. Quarantadue, come l'ultima stagione dei veronesi nel campionato di terza classe (1942-43). Quarantadue, come gli anni che separano gli Onesti dall'ultimo trionfo continentale (1965). Storico gemellaggio di sponde tristi, fatale la sorte che li accomuna nel dolore. ADDIO MERDE.
20 giugno, 2007
IL FALSO NEL BILANCIO ONESTO (segue)
La Covisoc: Irregolare l'iscrizione al campionato 2005-2006
[LaStampa.it] C’è una brutta sorpresa per l’Inter nell’avviso di chiusura delle indagini sui falsi in bilancio, depositato ieri dal pubblico ministero Carlo Nocerino. Sta in una realzione della Covisoc, la commissione di vigilanza per le società calcistiche, allegata al documento. Vi si legge infatti: «L’equilibrio finanziario sarebbe saltato se la società avesse evidenziato le perdite connesse alle plusvalenze fittizie, e l’Inter non avrebbe superato i parametri richiesti per l’iscrizione al campionato 2005-2006». Detta in parole semplici, secondo la Covisoc l’Inter non avrebbe avuto i requisiti per partecipare al torneo che, come si sa, non è stato proprio un campionato qualsiasi: alla squadra nerazzurra venne assegnato «a tavolino» lo scudetto vinto e poi revocato alla Juventus, dopo uno scandalo che aveva travolto il calcio italiano.
Pronta la replica dell’Inter: «Mai appostato plusvalenze fittizie», scrive la società in un comunicato. Aggiungendo di aver «già presentato necessaria e completa documentazione tecnica a dimostrazione che è sempre stato garantito pieno rispetto dei dovuti equilibri finanziari», in particolare tramite «sistematici» aumenti di capitale. Anche per il Milan, società coinvolta assieme all’Inter nell’inchiesta, c’è la stessa «sorpresa», cioè l’estensione dell’indagine ai bilanci «propedeutici» all’ammissione al campionato 2005-2006 (e non soltanto a quello 2004-2005 come sembrava all’inizio delle indagini) ma le conseguenze, sul piano sportivo, appaiono meno gravi. Per il resto è pressochè identica l’accusa formulata dal pm: l’aver compiuto un falso in bilancio attraverso la «falsa esposizione derivata dalle operazioni di compravendita dei diritti alle prestazioni pluriennali di calciatori e delle compartecipazioni»; erano prezzi di cessione e/o acquisto fittizi «in quanto artatamente incrociati a tavolino». Questi «fatti non rispondenti al vero» avrebbero «determinato il superamento delle soglie del cinque per cento del risultato economico e dell’un per cento del patrimonio netto, nonché l’alterazione sensibile della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società». Il documento di Nocerino parla esplicitamente di «operazioni incrociate» tra Inter e Milan. E per i nerazzurri aggiunge anche «la compravendita con la Lazio dei diritti relativi ai calciatori Corradi e Crespo (ipervalutati per un importo almeno pari a 6 milioni e 669mila euro)».
Si chiude così, a Milano, un’inchiesta cominciata alla fine dell’anno scorso; partita dalla procura di Roma e con diramazioni anche a Genova e Torino. Gli indagati, oltre alle due società in quanto tali, sono il vice presidente e ad del Milan, Adriano Galliani, e, per l’Inter, Massimo Moratti, Mauro Gambaro e Rinaldo Ghelfi. Per tutti loro, vista la «durezza» della nota del pm, la richiesta del rinvio a giudizio sembra scontata. In particolare il patron e gli amministratori dell’Inter sono accusati di aver praticato «alterazioni di bilancio» tali di comportare «l’esposizione di un maggior patrimonio netto pari a 32milioni e 459mila euro» e ciò «ha indotto l’organo di vigilanza Covisoc a chiedere un ripianamento patrimoniale inferiore a quello dovuto». Cifre, quelle citate dal pm, frutto di una perizia effettuata dal consulente della procura: Luigi Magistro, colonnello della Finanza e già capo audit all’Agenzia delle entrate. Da esperto ha spulciato i bilanci delle squadre e con i risultati delle sue indagine si è rivolto alla Covisoc, chiedendo se le cifre esposte sarebbero stati «compatibili» con l’iscrizione al campionato: per l’Inter no, è stata la risposta.
[LaStampa.it] C’è una brutta sorpresa per l’Inter nell’avviso di chiusura delle indagini sui falsi in bilancio, depositato ieri dal pubblico ministero Carlo Nocerino. Sta in una realzione della Covisoc, la commissione di vigilanza per le società calcistiche, allegata al documento. Vi si legge infatti: «L’equilibrio finanziario sarebbe saltato se la società avesse evidenziato le perdite connesse alle plusvalenze fittizie, e l’Inter non avrebbe superato i parametri richiesti per l’iscrizione al campionato 2005-2006». Detta in parole semplici, secondo la Covisoc l’Inter non avrebbe avuto i requisiti per partecipare al torneo che, come si sa, non è stato proprio un campionato qualsiasi: alla squadra nerazzurra venne assegnato «a tavolino» lo scudetto vinto e poi revocato alla Juventus, dopo uno scandalo che aveva travolto il calcio italiano.
Pronta la replica dell’Inter: «Mai appostato plusvalenze fittizie», scrive la società in un comunicato. Aggiungendo di aver «già presentato necessaria e completa documentazione tecnica a dimostrazione che è sempre stato garantito pieno rispetto dei dovuti equilibri finanziari», in particolare tramite «sistematici» aumenti di capitale. Anche per il Milan, società coinvolta assieme all’Inter nell’inchiesta, c’è la stessa «sorpresa», cioè l’estensione dell’indagine ai bilanci «propedeutici» all’ammissione al campionato 2005-2006 (e non soltanto a quello 2004-2005 come sembrava all’inizio delle indagini) ma le conseguenze, sul piano sportivo, appaiono meno gravi. Per il resto è pressochè identica l’accusa formulata dal pm: l’aver compiuto un falso in bilancio attraverso la «falsa esposizione derivata dalle operazioni di compravendita dei diritti alle prestazioni pluriennali di calciatori e delle compartecipazioni»; erano prezzi di cessione e/o acquisto fittizi «in quanto artatamente incrociati a tavolino». Questi «fatti non rispondenti al vero» avrebbero «determinato il superamento delle soglie del cinque per cento del risultato economico e dell’un per cento del patrimonio netto, nonché l’alterazione sensibile della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società». Il documento di Nocerino parla esplicitamente di «operazioni incrociate» tra Inter e Milan. E per i nerazzurri aggiunge anche «la compravendita con la Lazio dei diritti relativi ai calciatori Corradi e Crespo (ipervalutati per un importo almeno pari a 6 milioni e 669mila euro)».
Si chiude così, a Milano, un’inchiesta cominciata alla fine dell’anno scorso; partita dalla procura di Roma e con diramazioni anche a Genova e Torino. Gli indagati, oltre alle due società in quanto tali, sono il vice presidente e ad del Milan, Adriano Galliani, e, per l’Inter, Massimo Moratti, Mauro Gambaro e Rinaldo Ghelfi. Per tutti loro, vista la «durezza» della nota del pm, la richiesta del rinvio a giudizio sembra scontata. In particolare il patron e gli amministratori dell’Inter sono accusati di aver praticato «alterazioni di bilancio» tali di comportare «l’esposizione di un maggior patrimonio netto pari a 32milioni e 459mila euro» e ciò «ha indotto l’organo di vigilanza Covisoc a chiedere un ripianamento patrimoniale inferiore a quello dovuto». Cifre, quelle citate dal pm, frutto di una perizia effettuata dal consulente della procura: Luigi Magistro, colonnello della Finanza e già capo audit all’Agenzia delle entrate. Da esperto ha spulciato i bilanci delle squadre e con i risultati delle sue indagine si è rivolto alla Covisoc, chiedendo se le cifre esposte sarebbero stati «compatibili» con l’iscrizione al campionato: per l’Inter no, è stata la risposta.
C'È SOLO UN CAPITANO (segue)
Gattuso: Derubati di due scudetti
«Cannavaro ed Emersono si sentono derubati dei due scudetti della Juventus? Anch'io». Un tackle duro quello di Gennaro Gattuso ai due ex juventini (freschi campioni di Spagna con il Real Madrid). Se la Vecchia Signora, in seguito allo scandalo di Calciopoli, è stata spogliata di due titoli (uno è andato all'Inter), i rimpianti del Diavolo non sono da meno: «Sul campo la Juventus aveva dimostrato di essere forte. Come noi, secondi tutte e due le volte», prosegue "Ringhio" ai microfoni di Sky Sport. Intanto il Milan è in vacanza all'insegna del relax. E Gattuso evidenzia come il rilassamento sia influenzato anche dalla vittoria in Champions League: «Abbiamo raggiunto un traguardo che parecchi di noi non si aspettavano per tutto quello che abbiamo passato. Adesso andiamo ad affrontare una Supercoppa Europea e un Mondiale per Club: tantissimi obiettivi, e a questo gruppo manca proprio la vittoria intecontinentale per consacrarsi».
da Dieci di oggi.
«Cannavaro ed Emersono si sentono derubati dei due scudetti della Juventus? Anch'io». Un tackle duro quello di Gennaro Gattuso ai due ex juventini (freschi campioni di Spagna con il Real Madrid). Se la Vecchia Signora, in seguito allo scandalo di Calciopoli, è stata spogliata di due titoli (uno è andato all'Inter), i rimpianti del Diavolo non sono da meno: «Sul campo la Juventus aveva dimostrato di essere forte. Come noi, secondi tutte e due le volte», prosegue "Ringhio" ai microfoni di Sky Sport. Intanto il Milan è in vacanza all'insegna del relax. E Gattuso evidenzia come il rilassamento sia influenzato anche dalla vittoria in Champions League: «Abbiamo raggiunto un traguardo che parecchi di noi non si aspettavano per tutto quello che abbiamo passato. Adesso andiamo ad affrontare una Supercoppa Europea e un Mondiale per Club: tantissimi obiettivi, e a questo gruppo manca proprio la vittoria intecontinentale per consacrarsi».
da Dieci di oggi.
STORIA DI UN CRANIO LUCENTE
Caro Signor Galliani...
[banditosnews.blogspot.com] Il Signor Adriano Galliani. Brianzolo purosangue, nato a Monza, 30.7.1944, geometra figlio di un segretario comunale; Adriano Galliani: babypensionato sociale (dal '76 all'età di anni 32) grazie agli 8 anni da geometra nell'ufficio edilizia pubblica. Una mini pensione da 223,83 euro al mese. Dopo avere provato a sfondare nel settore citofoni senza particolari risposte, e dopo avere gestito uno stabilimento balneare a Vieste sul Gargano, località raggiunta ogni fine settimana in Fiat 500, stando a malapena a galla, Galliani acquista la società Elettronica Industriale ipotecandosi l'appartamento. Produce "apparati di ricezione". In buona sostanza, antenne. Ma ha capito che le televisioni nazionali cambieranno il mondo: la scintilla si accende guardando la Svizzera e Capodistria, che in quegli anni già trasmettono a colori mentre la Rai, secondo lui, "è un mortorio". Veramente, la pulce nell'orecchio gliela infila suo padre, già segretario comunale a Lissone, che qualche anno prima aveva conosciuto uno svizzero, tale ingegner Barbuti, capace di spalancargli tutto un universo fatto di antenne, tralicci, ripetitori, concessioni, segnali, programmi in rete. Il futuro, probabilmente. Papà Galliani si mette in movimento e acquista montagne in proprio. Appalta cocuzzoli, attività che Adriano amplierà su scala industriale, vendendo i suoi apparati di ricezione e spostando la tivù svizzera fuori frequenza: chi voleva tornare a vederla, doveva acquistare i magici aggeggi dell'Elettronica Industriale.
Il tutto avveniva in assenza di leggi specifiche, anche se delle irregolarità c’erano e riguardavano i gabbiotti che ospitavano i trasmettitori che, se rintracciati, venivano chiusi dai carabinieri. «Non vorrei raccontare – Galliani racconta in una vecchia intervista al settimanale Epoca - una storia troppo piratesca e sembrare uno di quei baronetti inglesi che prima avevano fatto i corsari. Comunque con quel sistema cominciammo a vendere decine di migliaia di convertitori alla settimana. Dalla fabbrica di Lissone consegnavamo queste apparecchiature ai rivenditori di materiali elettrici che, oltre alle apparecchiature, distribuivano il segnale all’interno delle varie regioni. Una specie di catena di Sant’Antonio. Loro prendevano il segnale al Nord della regione, lo trasportavano sino al Sud e ce lo riconsegnavano. Noi lo passavamo a un altro concessionario e così via. Con questo sistema arrivammo sino a Messina con Telecapodistria e con la tv svizzera. E finalmente nel 1975, la legge di riforma della Rai: la cosa divenne legale». Così quando nel 1976 una sentenza della Corte Costituzionale riconosceva legittimità alle tv locali, Galliani era già in possesso di frequenze e ripetitori. Tra i suoi clienti comparirono i possessori di Tv locali, tra cui Mondadori, che si rivolgevano a lui per aumentare la copertura dei segnali di regione in regione attraverso un sistema di ponti. La svolta avviene alla fine del 1979, si racconta di una telefonata perentoria che lo invitava il 31 ottobre a cena ad Arcore. Berlusconi lo vuole con sé. Galliani era il braccio tecnico a cui affidare la diffusione nazionale di Canale 5. «Se accetta, io sono disposto ad acquistare il 50 per cento dell’Elettronica Industriale. Il prezzo lo faccia lei».
Geometra Galliani, il solo nel globo a dividere, al 50%, una società con Silvio Berlusconi. «Dopo quel colloquio e quell’accordo con Berlusconi - raccontò ancora Adriano Galliani - partii ventre a terra per costruire la rete di trasmissione e cominciai a preparare tante emittenti regionali, poiché solo quello si poteva fare... Chiamai a raccolta tutti miei commandos e a tutti dicemmo di abbandonare le trasmissioni della Svizzera italiana per spostarsi su quelle di Canale 5. Un anno dopo, nel novembre 1980, la rete era completata... A quel punto Berlusconi ebbe un’idea geniale, determinante per il successo: capì che non c’era spazio per una tv che trasmettesse in ambito locale, vivendo quindi di pubblicità locale. C’era bisogno di grandi inserzionisti, che a loro volta avevano bisogno di reti nazionali e soprattutto di inserire i loro messaggi nello stesso prodotto televisivo». La soluzione escogitata fu quella del "pizzone" che veniva spedito a tutte le emittenti con il medesimo programma preregistrato e gli stessi spot pubblicitari per trasmettere in simultanea ed aggirare il divieto alle trasmissioni in diretta. Con l’acquisizione di Italia1 e Retequattro (1.1.1985) la Fininvest era pronta a conquistare i mercati della tv e della pubblicità. C’era però da superare qualche problemino legale. Nel 1985 numerosi pretori italiani disposero l'oscuramento dei canali Fininvest, per chiamiamola l’extralegalità degli impianti. Ma non c’è cosa che non si possa risolvere: occorre una sanatoria e Craxi è al governo anche per questo...
Le vicende giudiziarie vedranno Galliani accompagnare Berlusconi: falso in bilancio (processo All Iberian 2, nel 2002 il governo Berlusconi ha cambiato la legge sul falso in bilancio, trasformando i suoi reati in semplici illeciti sanabili con una contravvenzione e soprattutto riducendo i tempi di prescrizione del reato - da 7 anni, aumentabili fino a 15, sono diventati 4. Processo andato quindi in prescrizione). Lo stesso Galliani è stato salvato dalla prescrizione per i dieci miliardi in nero versati dal Milan per comprare l'attaccante Luigi Lentini dal Torino. Adriano Galliani è stato rinviato a giudizio dal gip Fabio Paparella per frode fiscale a conclusione dell'indagine preliminare sui contratti di sfruttamento dell'immagine relativi ad alcuni calciatori e atleti di società sportive controllate dal gruppo Fininvest. Nel 1986 Berlusconi acquista il Milan. Galliani fa già parte del ristretto entourage di Silvio. C’è preoccupazione tra gli uomini del presidente per l’avventura calcistica, tra i tanti "precedenti" che portano con loro non ne figura nessuno in campo calcistico. Adriano sì, vanta un’esperienza dirigenziale nel Monza - anche un passato da tifoso juventino, ma su quello è meglio sorvolare conoscendo la tifoseria rossonera, solo dopo molti trionfi ne parlerà seppure in modo sfumato: «Una certa juventinità in Brianza c’è, bisogna ammetterlo... io non ero tifoso del Milan perché ero tifoso del Monza dov’ero dirigente, ma ho sempre ho avuto forte simpatia per il Milan».
Galliani è nel Milan ma acquista la luce dei riflettori solo quando questi si spengono. Marsiglia, 20 marzo ’91, partita di ritorno della Coppa dei Campioni dopo il pareggio (1-1) a San Siro, il Milan perde uno a zero contro l’Olimpique. Mancano ormai pochi minuti alla fine dell’incontro e per i rossoneri si profila l’eliminazione, quando un guasto nell’impianto di illuminazione mette al buio una zona di campo. Galliani scende in campo, gesticola ed alla fine ordina il ritiro della squadra dal campo: avremo partita vinta, annuncia. Per il Milan l’Uefa ha altre idee: viene squalificato per un anno da tutte le competizioni europee. La reazione è semplice: organizzarsi una propria manifestazione, nasce proprio nell’estate del 1991 il "Trofeo Luigi Berlusconi". Qualche anno di rodaggio, le trasmissioni in diretta televisiva su Canale5, e dal 1995 l’antagonista del Milan non cambia più: è la ritualizzazione dell’appuntamento in sfida estiva Milan – Juventus. Nel 1993-94 nasce Tele+ e Galliani è presente nel suo Consiglio d’amministrazione, così come in quello della Mediaset. "Amico del presidente del Milan" - sta scritto nel Dizionario del Calcio Italiano a cura di Mario Sappino - ne diventa l’ombra, ne condivide le iniziative, ne difende le scelte a ogni livello. E quando Berlusconi entra in politica, i suoi poteri aumentano. Queste le parole di Silvio: «Ho fatto la scelta di restare nominalmente presidente del Milan... Non sono più andato a vedere le partite... I tifosi del Milan devono sapere che la responsabilità delle scelte è dell’attuale dirigenza e dell’attuale allenatore. A Galliani ho dato e confermo la mia totale fiducia. Lui ha scelto l’allenatore e ne ha condiviso le scelte. E non può essergli addebitato di aver risparmiato sugli investimenti». E Galliani per ringraziare di questa permanente investitura, puntualmente rispondeva a chi lo chiamava Presidente del Milan: «E’ una carica che non mi spetta perché il presidente può essere solo Silvio Berlusconi». E quando nel marzo 2002 l’annoso e irrisolto "conflitto di interessi" avrebbe portato verso una legge relativa all’incompatibilità tra impegni di governo e cariche onorifiche Galliani, dopo la maglia di Baresi ha ritirato anche la carica di presidente. La forza del geometra è stata la sua capacità di dare operatività a pensieri, desideri, intuizioni del Cavaliere. Da ripetitore televisivo a suo depositario nel mondo del calcio quando Berlusconi entra in politica.
Amministratore delegato e vicepresidente del Milan assume incarichi per la Lega Nazionale Calcio, fra cui trattare la cessione dei diritti televisivi alle emergenti pay-tv, fino a diventarne vicepresidente. Il bello ed il brutto della storia recente rossonera passano da Galliani. Ed è una storia ricca di successi Dal 1986: 7 scudetti, 1 coppa Italia, 5 supercoppe, 5 coppe campioni, 4 supercoppe d’Eropa, 2 coppe Intercontinentali. Ha scavalcato l’Inter e si è avvicinato alla Juve. Passano nel dimenticatoio le brutte figure, gli acquisti sbagliati, i giocatori mandati via troppo in fretta (Davids, Vieira), gli allenatori sbagliati (Tabarez, Terim), quelli rimasti solo perché hanno vinto uno scudetto come Zaccheroni, i numerosi buchi nell’acqua da Rivaldo, Redondo a Oliveira alla "colonna" Chamot, il processo per l’acquisto di Lentini... Nel 2001 Franco Carraro, presidente di Lega, viene individuato come l’uomo giusto per la presidenza della Federalcalcio. I mondiali di Corea e Giappone bussano alle porte, e non c’è tempo da perdere. In Lega si scatena la battaglia infinita tra Franco Sensi, allora avversario di Juve e Milan, ed il giovane Tanzi, che non viene risolta né a colpi di maggioranza, né dai "saggi" nominati tra cui l’imperturbabile geometra brianzolo – che nel frattempo è riuscito agevolmente a far diventare cittadino comunitario Andry Shevchenko, molto prima dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea. E proprio Galliani, con la regia di Giraudo, diventa l’uomo che risolve la crisi di Via Rosellini.
Il geometra viene nominato il 9 luglio 2002 presidente della Lega e contestualmente deve lasciare le proprie poltrone nei consigli d’amministrazione di Mediaset e Telepiù - bastano questi atti formali per mettere fine ad un conflitto d’interessi?. L’esordio è clamoroso, sembra non sia stato al vertice della squadra che più ha fatto impazzire i conti del calcio italiano (panchina lunghissima, doppia squadra, ingaggi stratosferici, obbiettivo del campionato europeo per club) e strabilia gli occhi di fronte ai bilanci – i conti sono nel pallone! Invocare lo stato di crisi, dopo averlo provocato, serve ad ottenere sgravi fiscali e misure indirette di sostegno. Serve anche a forzare la mano per interventi a sostegno del criptato, a favorire il processo di concentrazione in atto tra Stream e Tele+, con l’obbiettivo di regalare tutto al magnate Murdoch. Cosa che puntualmente avviene con l’apertura anche in Italia della piattaforma Sky. I risultati puntualmente arrivano. Dopo le minacce di serrata e la farsa di "Giococalcio" piattaforma alternativa perorata da Matarrese, il campionato riparte. Aver cancellato la Fiorentina non fa respirare le finanze del calcio nazionale, i bilanci sono drammatici, le insolvenze non si contano e, soprattutto, il giochino delle plusvalenze, che proprio il Milan di Galliani ha sviluppato in modo industriale con gli eterni rivali dell’Inter, non basta più a cambiare in positivo il segno dei bilanci. Puntualmente il governo Berlusconi all’inizio del 2003 è intervenuto con il cosiddetto decreto "spalmadebiti" che permette a poche società di distribuire in dieci anni (poi portati a 5 dall’Unione Europea) ammortamenti per 1090 miliardi di lire, posponendo la crisi finanziaria.
L’asse con Giraudo e la Juve ha una sua celebrazione a livello mondiale nel 2003. Dopo la finale di Champions a Manchester, 0-0 e poi calci di rigore, l’incontro viene replicato, questa volta per l’assegnazione della Supercoppa italiana, a New York il 3 agosto 2003. Questa "globalizzazione" del Trofeo Berlusconi ha anche un obbiettivo a breve termine. Il 31 luglio 2003 è la data di inizio delle trasmissioni di Sky, ed il primo evento di grande rilevanza ad essere trasmesso è proprio la partita di New York. Poco importa che la stessa estate del 2003 sia stata la più rovente per il calcio italiano. Il caso Catania, le sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali (TAR) che modificano in continuazione le classifiche; il decreto governativo che cambia il format della serie A e della serie B, la conseguente serrata delle squadre di B... scandali di ogni tipo, plusvalenze, fallimenti. Credibilità del calcio a pezzi, ma nessun pezzo grosso non solo non paga ne pagherà, ma rimarrà saldamente al proprio posto. L’esistenza di un centro di potere sull’asse Milano-Torino, è la caratteristica del calcio italiano all’indomani dello scudetto vinto dalla Sampdoria di Mantovani (1990-91). Degli ultimi 14 scudetti 6 sono andati al Milan e 6 alla Juventus. Al gatto ed alla volpe ne sono scappati soltanto 2 - non a caso a cavallo del Giubileo – andati a Roma e Lazio, ma costati carissimi sia a Cagnotti – fallimento - che a Sensi – patrimonio proprio ceduto a Capitalia).
La ciliegina sulla torta è l’accordo siglato da Galliani con Mediaset per la cessione dei diritti del digitale terrestre relativi a Milan, Juventus ed Inter nella tarda serata del 28 giugno 2004. Mediaset ha comunicato di aver raggiunto un accordo con Juventus, Milan e Inter per la trasmissione in Italia, con accesso a pagamento, delle partite interne del campionato di Serie A via digitale terrestre, cavo e Adsl. L`accordo ha una durata di tre stagioni, a partire dal 2004/2005, e ha un valore complessivo di 86 milioni di euro. Si scatena la protesta dei presidenti: il geometra brianzolo ha trattato direttamente con Mediaset (ovvero con se stesso) insieme a Juventus e Inter, senza informare e coinvolgere le altre 39 società che facevano parte della Lega che presiede, venendo meno a mandato, doveri e responsabilità del ruolo che riveste. Il conflitto si renderà palese quando, nella querelle tra Rai e Mediaset dopo che quest'ultima ha acquistato i diritti tv della stagione in corso, Galliani "schiererà" la Lega calcio dalla parte del biscione nelle previste battaglie legali. Ma al duopolio non può sfuggire, come si è visto lo scorso anno con la battaglia di Della Valle in Lega, il possesso dei centri decisionali che permettono, tra l’altro, la gestione delle regole e della giustizia sportiva. Per questo il 23 marzo 2005 Galliani è stato rieletto presidente della Lega. Non bisogna mai scordarsi che il mondo del calcio è, giuridicamente, un "ente privato" in cui i "soci" si danno le regole che vogliono.
Massimo Cervelli
[banditosnews.blogspot.com] Il Signor Adriano Galliani. Brianzolo purosangue, nato a Monza, 30.7.1944, geometra figlio di un segretario comunale; Adriano Galliani: babypensionato sociale (dal '76 all'età di anni 32) grazie agli 8 anni da geometra nell'ufficio edilizia pubblica. Una mini pensione da 223,83 euro al mese. Dopo avere provato a sfondare nel settore citofoni senza particolari risposte, e dopo avere gestito uno stabilimento balneare a Vieste sul Gargano, località raggiunta ogni fine settimana in Fiat 500, stando a malapena a galla, Galliani acquista la società Elettronica Industriale ipotecandosi l'appartamento. Produce "apparati di ricezione". In buona sostanza, antenne. Ma ha capito che le televisioni nazionali cambieranno il mondo: la scintilla si accende guardando la Svizzera e Capodistria, che in quegli anni già trasmettono a colori mentre la Rai, secondo lui, "è un mortorio". Veramente, la pulce nell'orecchio gliela infila suo padre, già segretario comunale a Lissone, che qualche anno prima aveva conosciuto uno svizzero, tale ingegner Barbuti, capace di spalancargli tutto un universo fatto di antenne, tralicci, ripetitori, concessioni, segnali, programmi in rete. Il futuro, probabilmente. Papà Galliani si mette in movimento e acquista montagne in proprio. Appalta cocuzzoli, attività che Adriano amplierà su scala industriale, vendendo i suoi apparati di ricezione e spostando la tivù svizzera fuori frequenza: chi voleva tornare a vederla, doveva acquistare i magici aggeggi dell'Elettronica Industriale.
Il tutto avveniva in assenza di leggi specifiche, anche se delle irregolarità c’erano e riguardavano i gabbiotti che ospitavano i trasmettitori che, se rintracciati, venivano chiusi dai carabinieri. «Non vorrei raccontare – Galliani racconta in una vecchia intervista al settimanale Epoca - una storia troppo piratesca e sembrare uno di quei baronetti inglesi che prima avevano fatto i corsari. Comunque con quel sistema cominciammo a vendere decine di migliaia di convertitori alla settimana. Dalla fabbrica di Lissone consegnavamo queste apparecchiature ai rivenditori di materiali elettrici che, oltre alle apparecchiature, distribuivano il segnale all’interno delle varie regioni. Una specie di catena di Sant’Antonio. Loro prendevano il segnale al Nord della regione, lo trasportavano sino al Sud e ce lo riconsegnavano. Noi lo passavamo a un altro concessionario e così via. Con questo sistema arrivammo sino a Messina con Telecapodistria e con la tv svizzera. E finalmente nel 1975, la legge di riforma della Rai: la cosa divenne legale». Così quando nel 1976 una sentenza della Corte Costituzionale riconosceva legittimità alle tv locali, Galliani era già in possesso di frequenze e ripetitori. Tra i suoi clienti comparirono i possessori di Tv locali, tra cui Mondadori, che si rivolgevano a lui per aumentare la copertura dei segnali di regione in regione attraverso un sistema di ponti. La svolta avviene alla fine del 1979, si racconta di una telefonata perentoria che lo invitava il 31 ottobre a cena ad Arcore. Berlusconi lo vuole con sé. Galliani era il braccio tecnico a cui affidare la diffusione nazionale di Canale 5. «Se accetta, io sono disposto ad acquistare il 50 per cento dell’Elettronica Industriale. Il prezzo lo faccia lei».
Geometra Galliani, il solo nel globo a dividere, al 50%, una società con Silvio Berlusconi. «Dopo quel colloquio e quell’accordo con Berlusconi - raccontò ancora Adriano Galliani - partii ventre a terra per costruire la rete di trasmissione e cominciai a preparare tante emittenti regionali, poiché solo quello si poteva fare... Chiamai a raccolta tutti miei commandos e a tutti dicemmo di abbandonare le trasmissioni della Svizzera italiana per spostarsi su quelle di Canale 5. Un anno dopo, nel novembre 1980, la rete era completata... A quel punto Berlusconi ebbe un’idea geniale, determinante per il successo: capì che non c’era spazio per una tv che trasmettesse in ambito locale, vivendo quindi di pubblicità locale. C’era bisogno di grandi inserzionisti, che a loro volta avevano bisogno di reti nazionali e soprattutto di inserire i loro messaggi nello stesso prodotto televisivo». La soluzione escogitata fu quella del "pizzone" che veniva spedito a tutte le emittenti con il medesimo programma preregistrato e gli stessi spot pubblicitari per trasmettere in simultanea ed aggirare il divieto alle trasmissioni in diretta. Con l’acquisizione di Italia1 e Retequattro (1.1.1985) la Fininvest era pronta a conquistare i mercati della tv e della pubblicità. C’era però da superare qualche problemino legale. Nel 1985 numerosi pretori italiani disposero l'oscuramento dei canali Fininvest, per chiamiamola l’extralegalità degli impianti. Ma non c’è cosa che non si possa risolvere: occorre una sanatoria e Craxi è al governo anche per questo...
Le vicende giudiziarie vedranno Galliani accompagnare Berlusconi: falso in bilancio (processo All Iberian 2, nel 2002 il governo Berlusconi ha cambiato la legge sul falso in bilancio, trasformando i suoi reati in semplici illeciti sanabili con una contravvenzione e soprattutto riducendo i tempi di prescrizione del reato - da 7 anni, aumentabili fino a 15, sono diventati 4. Processo andato quindi in prescrizione). Lo stesso Galliani è stato salvato dalla prescrizione per i dieci miliardi in nero versati dal Milan per comprare l'attaccante Luigi Lentini dal Torino. Adriano Galliani è stato rinviato a giudizio dal gip Fabio Paparella per frode fiscale a conclusione dell'indagine preliminare sui contratti di sfruttamento dell'immagine relativi ad alcuni calciatori e atleti di società sportive controllate dal gruppo Fininvest. Nel 1986 Berlusconi acquista il Milan. Galliani fa già parte del ristretto entourage di Silvio. C’è preoccupazione tra gli uomini del presidente per l’avventura calcistica, tra i tanti "precedenti" che portano con loro non ne figura nessuno in campo calcistico. Adriano sì, vanta un’esperienza dirigenziale nel Monza - anche un passato da tifoso juventino, ma su quello è meglio sorvolare conoscendo la tifoseria rossonera, solo dopo molti trionfi ne parlerà seppure in modo sfumato: «Una certa juventinità in Brianza c’è, bisogna ammetterlo... io non ero tifoso del Milan perché ero tifoso del Monza dov’ero dirigente, ma ho sempre ho avuto forte simpatia per il Milan».
Galliani è nel Milan ma acquista la luce dei riflettori solo quando questi si spengono. Marsiglia, 20 marzo ’91, partita di ritorno della Coppa dei Campioni dopo il pareggio (1-1) a San Siro, il Milan perde uno a zero contro l’Olimpique. Mancano ormai pochi minuti alla fine dell’incontro e per i rossoneri si profila l’eliminazione, quando un guasto nell’impianto di illuminazione mette al buio una zona di campo. Galliani scende in campo, gesticola ed alla fine ordina il ritiro della squadra dal campo: avremo partita vinta, annuncia. Per il Milan l’Uefa ha altre idee: viene squalificato per un anno da tutte le competizioni europee. La reazione è semplice: organizzarsi una propria manifestazione, nasce proprio nell’estate del 1991 il "Trofeo Luigi Berlusconi". Qualche anno di rodaggio, le trasmissioni in diretta televisiva su Canale5, e dal 1995 l’antagonista del Milan non cambia più: è la ritualizzazione dell’appuntamento in sfida estiva Milan – Juventus. Nel 1993-94 nasce Tele+ e Galliani è presente nel suo Consiglio d’amministrazione, così come in quello della Mediaset. "Amico del presidente del Milan" - sta scritto nel Dizionario del Calcio Italiano a cura di Mario Sappino - ne diventa l’ombra, ne condivide le iniziative, ne difende le scelte a ogni livello. E quando Berlusconi entra in politica, i suoi poteri aumentano. Queste le parole di Silvio: «Ho fatto la scelta di restare nominalmente presidente del Milan... Non sono più andato a vedere le partite... I tifosi del Milan devono sapere che la responsabilità delle scelte è dell’attuale dirigenza e dell’attuale allenatore. A Galliani ho dato e confermo la mia totale fiducia. Lui ha scelto l’allenatore e ne ha condiviso le scelte. E non può essergli addebitato di aver risparmiato sugli investimenti». E Galliani per ringraziare di questa permanente investitura, puntualmente rispondeva a chi lo chiamava Presidente del Milan: «E’ una carica che non mi spetta perché il presidente può essere solo Silvio Berlusconi». E quando nel marzo 2002 l’annoso e irrisolto "conflitto di interessi" avrebbe portato verso una legge relativa all’incompatibilità tra impegni di governo e cariche onorifiche Galliani, dopo la maglia di Baresi ha ritirato anche la carica di presidente. La forza del geometra è stata la sua capacità di dare operatività a pensieri, desideri, intuizioni del Cavaliere. Da ripetitore televisivo a suo depositario nel mondo del calcio quando Berlusconi entra in politica.
Amministratore delegato e vicepresidente del Milan assume incarichi per la Lega Nazionale Calcio, fra cui trattare la cessione dei diritti televisivi alle emergenti pay-tv, fino a diventarne vicepresidente. Il bello ed il brutto della storia recente rossonera passano da Galliani. Ed è una storia ricca di successi Dal 1986: 7 scudetti, 1 coppa Italia, 5 supercoppe, 5 coppe campioni, 4 supercoppe d’Eropa, 2 coppe Intercontinentali. Ha scavalcato l’Inter e si è avvicinato alla Juve. Passano nel dimenticatoio le brutte figure, gli acquisti sbagliati, i giocatori mandati via troppo in fretta (Davids, Vieira), gli allenatori sbagliati (Tabarez, Terim), quelli rimasti solo perché hanno vinto uno scudetto come Zaccheroni, i numerosi buchi nell’acqua da Rivaldo, Redondo a Oliveira alla "colonna" Chamot, il processo per l’acquisto di Lentini... Nel 2001 Franco Carraro, presidente di Lega, viene individuato come l’uomo giusto per la presidenza della Federalcalcio. I mondiali di Corea e Giappone bussano alle porte, e non c’è tempo da perdere. In Lega si scatena la battaglia infinita tra Franco Sensi, allora avversario di Juve e Milan, ed il giovane Tanzi, che non viene risolta né a colpi di maggioranza, né dai "saggi" nominati tra cui l’imperturbabile geometra brianzolo – che nel frattempo è riuscito agevolmente a far diventare cittadino comunitario Andry Shevchenko, molto prima dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea. E proprio Galliani, con la regia di Giraudo, diventa l’uomo che risolve la crisi di Via Rosellini.
Il geometra viene nominato il 9 luglio 2002 presidente della Lega e contestualmente deve lasciare le proprie poltrone nei consigli d’amministrazione di Mediaset e Telepiù - bastano questi atti formali per mettere fine ad un conflitto d’interessi?. L’esordio è clamoroso, sembra non sia stato al vertice della squadra che più ha fatto impazzire i conti del calcio italiano (panchina lunghissima, doppia squadra, ingaggi stratosferici, obbiettivo del campionato europeo per club) e strabilia gli occhi di fronte ai bilanci – i conti sono nel pallone! Invocare lo stato di crisi, dopo averlo provocato, serve ad ottenere sgravi fiscali e misure indirette di sostegno. Serve anche a forzare la mano per interventi a sostegno del criptato, a favorire il processo di concentrazione in atto tra Stream e Tele+, con l’obbiettivo di regalare tutto al magnate Murdoch. Cosa che puntualmente avviene con l’apertura anche in Italia della piattaforma Sky. I risultati puntualmente arrivano. Dopo le minacce di serrata e la farsa di "Giococalcio" piattaforma alternativa perorata da Matarrese, il campionato riparte. Aver cancellato la Fiorentina non fa respirare le finanze del calcio nazionale, i bilanci sono drammatici, le insolvenze non si contano e, soprattutto, il giochino delle plusvalenze, che proprio il Milan di Galliani ha sviluppato in modo industriale con gli eterni rivali dell’Inter, non basta più a cambiare in positivo il segno dei bilanci. Puntualmente il governo Berlusconi all’inizio del 2003 è intervenuto con il cosiddetto decreto "spalmadebiti" che permette a poche società di distribuire in dieci anni (poi portati a 5 dall’Unione Europea) ammortamenti per 1090 miliardi di lire, posponendo la crisi finanziaria.
L’asse con Giraudo e la Juve ha una sua celebrazione a livello mondiale nel 2003. Dopo la finale di Champions a Manchester, 0-0 e poi calci di rigore, l’incontro viene replicato, questa volta per l’assegnazione della Supercoppa italiana, a New York il 3 agosto 2003. Questa "globalizzazione" del Trofeo Berlusconi ha anche un obbiettivo a breve termine. Il 31 luglio 2003 è la data di inizio delle trasmissioni di Sky, ed il primo evento di grande rilevanza ad essere trasmesso è proprio la partita di New York. Poco importa che la stessa estate del 2003 sia stata la più rovente per il calcio italiano. Il caso Catania, le sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali (TAR) che modificano in continuazione le classifiche; il decreto governativo che cambia il format della serie A e della serie B, la conseguente serrata delle squadre di B... scandali di ogni tipo, plusvalenze, fallimenti. Credibilità del calcio a pezzi, ma nessun pezzo grosso non solo non paga ne pagherà, ma rimarrà saldamente al proprio posto. L’esistenza di un centro di potere sull’asse Milano-Torino, è la caratteristica del calcio italiano all’indomani dello scudetto vinto dalla Sampdoria di Mantovani (1990-91). Degli ultimi 14 scudetti 6 sono andati al Milan e 6 alla Juventus. Al gatto ed alla volpe ne sono scappati soltanto 2 - non a caso a cavallo del Giubileo – andati a Roma e Lazio, ma costati carissimi sia a Cagnotti – fallimento - che a Sensi – patrimonio proprio ceduto a Capitalia).
La ciliegina sulla torta è l’accordo siglato da Galliani con Mediaset per la cessione dei diritti del digitale terrestre relativi a Milan, Juventus ed Inter nella tarda serata del 28 giugno 2004. Mediaset ha comunicato di aver raggiunto un accordo con Juventus, Milan e Inter per la trasmissione in Italia, con accesso a pagamento, delle partite interne del campionato di Serie A via digitale terrestre, cavo e Adsl. L`accordo ha una durata di tre stagioni, a partire dal 2004/2005, e ha un valore complessivo di 86 milioni di euro. Si scatena la protesta dei presidenti: il geometra brianzolo ha trattato direttamente con Mediaset (ovvero con se stesso) insieme a Juventus e Inter, senza informare e coinvolgere le altre 39 società che facevano parte della Lega che presiede, venendo meno a mandato, doveri e responsabilità del ruolo che riveste. Il conflitto si renderà palese quando, nella querelle tra Rai e Mediaset dopo che quest'ultima ha acquistato i diritti tv della stagione in corso, Galliani "schiererà" la Lega calcio dalla parte del biscione nelle previste battaglie legali. Ma al duopolio non può sfuggire, come si è visto lo scorso anno con la battaglia di Della Valle in Lega, il possesso dei centri decisionali che permettono, tra l’altro, la gestione delle regole e della giustizia sportiva. Per questo il 23 marzo 2005 Galliani è stato rieletto presidente della Lega. Non bisogna mai scordarsi che il mondo del calcio è, giuridicamente, un "ente privato" in cui i "soci" si danno le regole che vogliono.
Massimo Cervelli
Iscriviti a:
Post (Atom)

